Tra En e Xanax: “Due Giorni, una notte” di Jean-Pierre e Luc Dardenne

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I registi belgi e pluripremiati a Cannes Jean-Pierre e Luc Dardenne sono stati a lungo ritrattisti della classe operaia, osservandone gli oneri economici, morali, spirituali e psicologici in film come “La Promesse”, “Rosetta”, “Le fils” e “L’enfant”. In “Jours deux, une nuit”, fissano lo sguardo su Sandra Bya (Marion Cotillard), mentre cerca di recuperare il suo posto di lavoro in una fabbrica di pannelli solari.

Titolo originale:Deux jours, une nuit”two-days-one-night-poster-001

Regia, soggetto e sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Paese: Belgio, Francia, Italia
Genere: drammatico

Interpreti:
Marion Cotillard: Sandra
Fabrizio Rongione: Manu
Pili Groyne: Estelle
Simon Caudry: Maxime
Catherine Salée: Juliette
Olivier Gourmet: Jean-Marc

Consigliato a: a: chi apprezza il neorealismo, chi non si aspetta l’inaspettabile, ai lavoratori di fabbrica
Sconsigliato a: depressi spinti, psichiatri, manager di fabbriche di pannelli solari

marion cotillard dardenneSandra è una moglie e madre che è stata in congedo a seguito di una crisi depressiva. Durante la sua assenza, il suo capo Dumont e il caposquadra Jean-Marc hanno scoperto che possono sopravvivere senza di lei, con i 16 dipendenti rimasti con in spalla la sua mole di lavoro, lavorando per un extra tre ore a settimana. Con Jean-Marc a guidare la carica, Dumont ha dato ai suoi collaboratori una scelta: sbarazzarsi di Sandra e ricevere un bonus o reintegrare Sandra e rinunciare al bonus. Sollecitata dal marito Manu (Fabrizio Rongione, attore feticcio dei registi) e la sua collega Juliette, Sandra convince Dumont a indire un’ulteriore sessione di voto lunedì mattina. E’ lei che deve convincere gli altri lavoratori a cambiare il loro voto in suo favore.

Il marchio di compassione dei Dardenne si solidifica mentre seguiamo Sandra passare da un collega all’altro in una serie di lunghe scene girate tutte con camera a mano. E’ facilmente intuibile che tutti i suoi colleghi siano per lo più riluttanti. Il loro voto non è necessariamente contro di Sandra, ma piuttosto a favore di qualcosa a cui tutti fa comodo in quest’esatto periodo economico. Una manciata di loro ha un secondo lavoro per far quadrare i conti. Uno dice che il bonus servirebbe a coprire un anno di bollette del gas e dell’energia elettrica, un altro ha una moglie con il sussidio di disoccupazione, un altro si preoccupa che il suo contratto non verrebbe rinnovato se cambiasse il suo voto, la maggior parte ha uno o due bambini da crescere. C’è molto in gioco, non per ultima la fragilità emotiva di Sandra. Per la maggior parte del film, vuole arrendersi nel vivere in una foschia Xanax, strisciando nel letto per non venirne più fuori. Sandra ha il suo orgoglio, non vuole la pietà dei suoi colleghi o causare problemi nelle loro vite. Eppure lei continua, con un ampio supporto da Manu e Juliette, andando avanti.

immagine_due-giorni-una-notte_49022La Cotillard, nuda, cruda e luminosa, è meravigliosa. Mappa le reazioni di Sandra (speranzosa, sconsolata, dubbiosa, disgustata da sé) con onestà emotiva e precisione. E’ così espressiva che si potrebbe staccarla dalla pellicola, come si fa con un singolo quadro da una mostra, e ancora sentirne e capirne ogni emozione. Sandra ha scarsa stima di se stessa, ma ogni incontro, a prescindere dal risultato, costruisce il suo personaggio, rafforza la sua determinazione e senso di sé. Ciò si può sentire nella progressione della sua voce, tremula e titubante in un primo momento, calma e determinata alla fine, e si può vedere nelle spalle dritte e squadrate a conclusione del film. C’è una vittoria, ma non quella prevista. Nelle mani umane, ma poco sentimentali dei Dardenne, essa si trasforma in un trionfo sia dell’individuo che dello spirito collettivo.

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