Lezioni hopperiane: l’arte del silenzio

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È possibile rendere visualmente il silenzio, materia impalpabile per definizione?

Sguardi assorti, quasi rapiti, rivolti altrove, fissi sopra pagine bianche, orientati verso un palcoscenico inanimato, un pianoforte mai accordato, una tazza di liquido fumante insapore, sogni irrealizzati, orizzonti sconosciuti, incolori e invisibili a occhio nudo. Parole inascoltate, monologhi interiori, strade sgombre, case apparentemente disabitate, camere d’albergo scorte distrattamente da una tenda mossa dal vento, al loro interno uomini e donne statici, pensierosi e taciturni, impettiti nei rispettivi ruoli e rispettosi dell’etichetta.

Una luce accesa in una stanza vuota, scorci di vita non-vita, interni di case colti in flagrante, un malsano ordine onnipervadente: l’attesa è tangibile, la tensione pure. Volti impassibili spiccano sullo sfondo di paesaggi anonimi, a lungo ignorati, di periferia, urbani, cittadini, di campagna; un alberello, coraggioso, sfida la desolazione circostante, un faro si staglia in alto fra le sterpaglie, una barca a vela solca il mare piatto.

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Anonimato, spersonalizzazione, incomunicabilità, alienazione.

Rendere il silenzio a parole, come vedete, non è difficile: un’operazione semplice con un po’ di fantasia (o tutt’al più, un dizionario dei sinonimi e dei contrari). Tutt’altra cosa è ingannare gli occhi e trasmettere l’assenza di suono in termini visivi. Per fortuna, le arti figurative accorrono in nostro soccorso, in primis la pittura.

Ma perché riconsiderare il silenzio? E perché proprio sotto Natale, in febbre da shopping compulsivo?

Come ben sappiamo, anno dopo anno è sempre la stessa storia che si ripete, dicembre è periodo di festività natalizie: file infinite alle casse dei supermercati, serpenti di auto chilometrici, parcheggi coperti stracolmi, centri commerciali straripanti, fiumane di gente senza capo né coda, scaffali traboccanti d’ogni delizia, oggetto e giocattolo, sedicenti “regali perfetti” da mettere sotto l’albero. Insomma, dopo tutto, chi non sente quell’irrefrenabile, insopprimibile e irrinunciabile bisogno di silenzio, ora più che mai?

Non essendo sempre fruibile, si lavora d’immaginazione. “A Natale puoi”, direbbe qualcuno. C’è poi chi preferisce immergersi in una storia d’avventura (magari in quel romanzo che tanto desideravamo), chi sprofonda sulla poltrona da lettura, chi ancora si dedica a qualche hobby, chi riposa avvolto nel suo plaid tempestato da “Babbi Natale” sorridenti e chi, come me, non può fare a meno di tuffarsi nell’arte sotto ogni sua forma, specialmente in un dipinto…sì, ma quale?

Se il bisogno di quiete è divenuto una necessità vitale e volete che lo stress sia soltanto un pallido ricordo della vita d’ufficio, il mio consiglio spassionato è Edward Hopper, soluzione e insieme chiave di volta. Indubbiamente il miglior pittore realista americano del XX secolo, di gran lunga il più conosciuto, criticato da alcuni ma soprattutto oggetto d’adorazione per molti, di lui è stato detto che sapeva dipingere il silenzio. Impossibile dissentire da una simile affermazione, veritiera e lampante.

Ecco perché non posso trattenermi dal suggerirvelo: toccasana per l’animo, infonde pace e tranquillità in chi trova tempo e pazienza di osservarlo. Senza pregiudizi di forma o di sostanza. Guardate.

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Atmosfere quotidiane, cosicché tutti potessero proiettarvisi, si alternano a situazioni altrettanto incolori e sbiadite, improntate a quella triste solitudine che, meglio di tante altre, rappresenta una caratteristica quantomeno fondante del nostro secolo. Storie di isolamento e abbandono si intrecciano indissolubilmente con quello stile unico e inimitabile che porta la firma di Hopper.

Luci fredde, quasi taglienti, illuminano quanto basta l’ambiente, svelando a poco a poco il personaggio di turno, mai intento a fare qualcosa se non a pensare. Riflettere, rimuginare, meditare, valutare: attività della mente che non implicano altro movimento se non il lavorio costante di un’idea che si accavalla all’altra.

«Edward Hopper […] ritrasse coloro che sembravano sopraffatti dalla società moderna, che non potevano rapportarsi psicologicamente agli altri e che, con gli atteggiamenti del corpo e i tratti facciali, indicavano di non avere mai avuto una posizione di autorità. » (M. Baigell – Arte Americana, 1930-1970). Detta altrimenti, il suo soggetto prediletto era l’inettitudine sotto ogni sua veste: uomo o donna che fosse, la sensazione principale che doveva trasmettere era quella di inadeguatezza, trascendendo spazio e tempo.

Avaro di particolari, persino i paesaggi esprimono essenzialità, non essendovi alcun indugio sulla grandiosità di Madre Natura: distributori di benzina, spazi aperti ma chiusi in se stessi, camere da letto minimali, “boudoirs” scarni, bar senza troppe pretese. È la gente comune a farla da padrone, la solitudine che li avvolge ne è il corollario: inaccessibili, ai margini di una società sempre più individualista e dedita alla cura del proprio orticello, vivono e soffrono, pensano ma non trovano soluzione al male cronico che li attanaglia. E Hopper ce lo dice, anzi ce lo fa vedere.

La prima sensazione a trasparire è quella di calma, quasi metafisica. Non vi è dinamicità, escludendo il libero flusso di pensiero in cui i personaggi sembrano sprofondati quasi in trance. Ipnosi e dissociazione collettive, che rimandano a un copione già letto, a una scenografia di sottofondo vista e rivista, assimilabile a quella frenetica e cacofonica dei nostri centri commerciali: grandi masse informi si muovono come sciami d’api e stormi d’uccelli chiassosi, producendo lo stesso sentimento di estraniazione.

E se quello di Hopper fosse un invito a scoprire tramite la sua arte il ruolo della riflessione nelle nostre vite, il valore del tempo e, infine, quello del beneamato silenzio? Quanto potremmo migliorarci e vivere meglio, se riscoprissimo quel piacere insito nel bastarsi?

Sarà che siamo in epoca di Natale, sarà che mi sto adagiando sugli allori, sarà che devo ancora andare a prendere gli ultimi regali, sarà che prima o poi toccherà anche a me affrontare a viso aperto fiumi e fiumi di persone deliranti, eppure hic et nunc la lezione di Hopper (lontano dalle etichette strettamente artistiche) consiste anche in questo: un elogio della meditazione. A dicembre più che mai.

Un’ulteriore argomentazione a favore? Se siete affamati di cultura, sappiate che il cibo per la mente ha meno calorie di quello di qualsiasi “cenone”! Una scelta light di cui beneficiare per la vita!

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21 commentiCosa ne è stato scritto

  1. makaerin

    Complimenti vivissimi per l’articolo: mi piace come il silenzio qui sia visto come positivo più che negativo, come avviene di solito. Hopper, poi, riesce ad esprimere moltissimo: non a caso piace ai più; una boccata d’aria fresca~
    Mi sa che andrò a cercarmi altri tuoi articoli :3

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    • Veronica Fabbro

      Il tuo consiglio non rimarrà di certo inascoltato! La dimensione dell’incomunicabilità e dell’alienazione è (tanto nelle arti figurative quanto nel cinema) un terreno irto d’ostacoli, un disagio esistenziale che spesso non incontra né comprensione né il plauso del pubblico, trovandosi dinanzi a uno sguardo tutt’al più di superficie.
      D’altro canto, ritengo che la solitudine vada abbracciata, rielaborata e non occultata da perbenismo e tendenziale indifferenza: si tratta di uno scenario che accomuna milioni e milioni di persone…dunque, ben venga la settima arte e la sua straordinaria potenza espressiva, capace di entrare in menti e cuori degli spettatori, puntando le luci dei riflettori su un “male” sempre più diffuso e sempre meno ignorabile!

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  2. EricaT

    Veronica, ti faccio i miei complimenti per questo articolo stupendo! La tua lettura delle opere di Hopper mi ha veramente colpita, la passione che hai messo nelle tue parole mi ha fatto venire voglia di informarmi per conoscere meglio questo artista di cui, lo ammetto, prima non sapevo molto. Continua così!

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    • veronicafabbro91

      Erica, il tuo commento arriva come una manna dal cielo! Quanto entusiasmo traspare! Sapere di aver suscitato un’emozione o uno stimolo in più, non può che rappresentare il motore propulsore della mia attività, il suo miglior “elisir di lunga vita”, da cui attingere nei momenti di difficoltà! E’ per questa (intrinseca) meraviglia che non smetterò mai di scrivere! Grazie per il tuo riscontro!

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  3. Athenae Noctua

    Una riflessione profonda, e non solo artisticamente parlando. Leggevo il tuo commento e, a poco a poco, mi si svelava quella parola che i dipinti di Hopper suggeriscono, ma che, in qualche modo, non ho mai pronunciato: silenzio è, evidentemente, quel termine. Le linee nette e le figure così staccate e staccabili dal loro sfondo mettono in evidenza l’incomunicabilità: non c’è sfumato, non c’è sovrapposizione fra le figure che permetta di individuare relazioni reciproche o con l’ambiente in cui son inserite. Complimenti per l’articolo, davvero intenso! Cristina

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    • veronicafabbro91

      Cristina, hai colto nel segno! Trovo che, nonostante l’incomunicabilità di fondo, Hopper sia al contempo estremamente espressivo: i suoi lavori hanno una carica emotiva straordinariamente potente, riuscendo a estrinsecare l’inesprimibile! Non smetterò mai di ripeterlo: è impareggiabile, col suo stile unico e inimitabile, così netto nelle scelte di colore eppure anche così (volutamente) vago nel contenuto! Un “paradosso pittorico”, un realismo ineguagliabile, scarno e vivo come la condizione umana… Grazie per la tua analisi, così puntuale e artisticamente competente, e per il tuo spirito d’osservazione! Spero che le immagini scelte a titolo d’esempio abbiano assolto alla propria funzione!

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  4. Francesca Graziani

    Il tuo testo è davvero bello. La meravigliosa ricerca del silenzio, del vero silenzio, quello in cui le parole risulterebbero soltanto delle note stonate attraverso la contemplazione di una pittura che lo rievoca. Si tratta di dar senso a quello che viviamo, di non accettarlo passivamente, ma di interiorizzare i nostri passaggi, la nostra realtà al di là, di riflettere, lasciando tempo e spazio per questo intimo contatto. Grazie, davvero, è esattamente quello a cui pensavo stamattina. Ripensavo a un incontro casuale con un paesaggio in un luogo lontano dal rumore quotidiano. Un luogo dove hanno preso posto i pensieri, le emozioni, dove si è esplicitato in maniera chiara il motivo di una mia scelta.

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    • veronicafabbro91

      Il tuo contributo mi ha commossa, cara Francesca! Hai perfettamente ragione… Per dare un senso più compiuto alle nostre vite, dovremmo riappropriarci in toto del silenzio, di quel contatto intimo e unico con noi stessi, col nostro animo sempre così pericolosamente in bilico fra Es, Io e Super Io freudiani: sarebbe a tutti gli effetti un atto d’amor proprio!
      Lasciami confessare un pensiero a dir poco martellante: la consapevolezza d’aver suscitato in te una riflessione così profonda, è uno dei motivi più alti e nobilitanti che mi sospingono nello scrivere e nel continuare a farlo senza remore…dunque, sono io a doverti ringraziare per questo bell’omaggio!

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  5. Valentina

    Le sue opere come un fermo immagine tratto dal vortice della caotica quotidianità, rivelando, nell’attimo sospeso, tutta la fragilità del nostro essere uomini.

    Un caro abbraccio,
    Valentina

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    • veronicafabbro91

      Le tue parole racchiudono con tatto e delicatezza l’essenza stessa della condizione umana intesa nella sua universalità, nonché il cuore dell’opera e del messaggio hopperiani… Grazie per la tua sensibilità, Valentina!

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  6. Giacomo

    Il tuo è uno stile particolare e ricercato, in contrasto con l’immediatezza richiesta di questi tempi. Leggerti significa mettersi di buona lena e lasciare da parte smartphone e tablet: non sei “un libro da leggere durante le due ore di viaggio in treno”.

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    • veronicafabbro91

      Ti ringrazio per le tue parole, Giacomo! Spero che questa mia peculiarità possa piacere ed emozionare, tempo permettendo! La riscoperta della lentezza nella lettura potrebbe essere un ottimo digestivo, soprattutto in questo periodo di festività natalizie dove la frenesia, si sa, la fa da padrona!

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    • veronicafabbro91

      Grazie, Rinaldo! Ogni riscontro, ogni parola e ogni dardo scoccato a mio favore non possono che stimolare in me un moto d’ispirazione! Sono aperta a qualsiasi critica (se costruttiva), ma anche a ogni suggerimento per ulteriori approfondimenti! Se dovessi avere qualche idea che ti piacerebbe veder sviluppata in futuro, rimango a tua/vostra disposizione!

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    • veronicafabbro91

      Grazie, Rinaldo! Ogni riscontro, ogni parola e ogni dardo scoccato a mio favore non possono che suscitare in me un moto d’ispirazione! Sono aperta a qualsiasi critica (se costruttiva), ma anche a ogni suggerimento per ulteriori approfondimenti futuri! Se dovesse esserci un’idea o un argomento in particolare che ti piacerebbe veder sviluppato in questa sede, non esitare a farmelo presente!

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    • Veronica

      Grazie, Rinaldo! Ogni riscontro, ogni parola e ogni dardo scoccato a mio favore non possono che suscitare in me un moto d’ispirazione! Sono aperta a qualsiasi critica (se costruttiva), ma anche a ogni suggerimento per ulteriori approfondimenti futuri! Se dovesse esserci un argomento in particolare che ti piacerebbe veder sviluppato in questa sede, non esitare a farmelo presente!

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        • veronicafabbro91

          Il tuo commento è stato così sentito da far mandare letteralmente in tilt il computer dal quale sto scrivendo: evidentemente si è emozionato! Pertanto, ti invio un triplice grazie e…al prossimo tonico per la mente e per lo spirito!

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