L’anno prima della guerra. Dicembre 1914

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Cosa accadeva cento anni fa in Italia? Per capire un anno decisivo della storia italiana, l’Undici racconta gli avvenimenti dell’anno prima della guerra. Ogni mese, dall’aprile 1914 al maggio 1915, politica, arte, cultura, sport, cronaca. In aprile Salandra sostituisce Giolitti. All’opposizione il PSI di Lazzari e Mussolini, duri e puri. In giugno la “Settimana rossa”, ma la furia anarchica e rivoluzionaria si esaurisce nel nulla. Il 28 giugno l’assassinio di Sarajevo scatena la prima guerra mondiale: l’Italia, tradita dai suoi alleati, si dichiara neutrale: l’esercito è logorato dalla guerra libica, gli italiani non ne vogliono sapere di guerra. A settembre comincia la campagna interventista: pochi, esagitati e rumorosi a cui si unisce Mussolini rompendo con il partito socialista. A novembre Salandra rimpasta il governo, eliminando gli oppositori all’aumento delle spese militari. La guerra intanto prosegue senza interruzioni. Che farà l’Italia?

Che ne sanno le donne della guerra?

Che sanno della vita, della realtà? Esseri poco razionali, prigioniere del ciclo, ottenebrate dai sentimenti, poco più di bambini, che hanno bisogno di un tutore legale. Adesso ci sono quelle che vorrebbero fare le avvocate. Non sono capaci di badare a loro stesse e vorrebbero difendere gli altri? Una follia degna di questo folle secolo. A Torino le laureate in giurisprudenza inviano una petizione per chiedere l’accesso alla professione di avvocato. Tra di loro c’è Lidia Poët, la prima laureata in legge in Italia. Sta aspettando dal 1881. Le trombe femminili squillano a Torino, il l’Ordine degli avvocati di Roma risponde con un categorico no. Come tutto nel nostro paese, il dibattito sui diritti delle donne va avanti da almeno trent’anni. Bisognerà aspettare la fine della guerra. Lidia diventerà avvocato nel 1920, all’età di 65 anni.

Il primo dicembre viene fondata a Bologna la Società Anonima Officine Alfieri Maserati che all’inizio si occupa, con solo cinque dipendenti, di sviluppare auto da gara per la Isotta Fraschini. Il 5 dicembre avviene un grave incidente ferroviario sulla linea Roma-Napoli: 11 morti e 50 feriti. Il 6 dicembre si conclude la prima fase del campionato di calcio nel nord Italia. Tutte le grandi sono promosse: Genoa, Pro Vercelli, Casale, Juventus, Milan, Inter, Torino e poi altre squadre come Alessandria, Andrea Doria (Genova), Vigor (Torino), Novara, Juventus Italia (Milano), Como, Vicenza, Hellas e Venezia. Si ricomincerà a gennaio con quattro gironi semifinali di quattro squadre.

Lidia Poet, prima avvocata italiana.

Lidia Poet, prima avvocata italiana.

Cronache dall’inferno

Il macello industrializzato di milioni di uomini è di una violenza mai vista. Chi era partito alla guerra con entusiasmo sotto il sole d’agosto, oggi si ritrova in una trincea fangosa, con i piedi gelati nell’acqua, esposto al continuo fuoco nemico. Ad ovest il fronte si è ormai stabilizzato dalla Manica alle Alpi. I soldati dei due schieramenti iniziano una lunga e terrificante guerra di logoramento. I tedeschi hanno trasferito truppe sul fronte orientale dove sperano di sfondare le linee russe. Riescono a prendere Lodz ma non vanno molto più avanti, mentre gli austriaci le prendono dai russi sui Carpazi. Il due dicembre l’esercito austrungarico occupa Belgrado, che i serbi riconquistano il quindici, a prezzo di enormi perdite, sia militari che civili. Russia e Turchia sono impegnate tra i ghiacci del Caucaso. Il Regno Unito impone il protettorato sull’Egitto, abolendo la finzione della sovranità ottomana. Le Isole Falkland sono testimoni di una delle poche battaglie navali della guerra: vincono gli inglesi che affondano quattro navi tedesche e catturano la quinta. Ciò nonostante, i comandi sono fiduciosi che a primavera la guerra sarà finita.

La legione di Peppino Garibaldi entra in azione il 21 dicembre 1914.

La legione di Peppino Garibaldi entra in azione il 21 dicembre 1914.

Gli italiani in guerra, per il momento, appartengono a due categorie: le truppe regolari che devono fronteggiare la rivolta araba in Libia, fomentata dalla Turchia. L’aggressività dei legittimi abitanti libici ci costringe ad un graduale abbandono delle posizioni avanzate nel deserto verso la costa. Il governo vigila che non giungano alle orecchie dell’opinione pubblica notizie sfavorevoli, che dimostrerebbero l’impopolarità del dominio italiano e la nostra impreparazione militare.

Nella seconda categoria troviamo i volontari della legione italiana agli ordini di Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe, già noto combattente in Venezuela, Grecia e Messico. La legione nacque dopo non pochi travagli. Il governo italiano non vedeva di buon occhio la presenza di combattenti italiani in Francia, che minacciavano la neutralità dell’Italia, tra l’altro tutti repubblicani, come se non bastasse guidati da un pericolosissimo Garibaldi. All’inizio anche la Francia era perplessa. Sono 2500 uomini, tra cui anche molti non italiani, con una divisa francese che nasconde la camicia rossa. Dopo un lungo addestramento, il 21 dicembre la Legione riceve il battesimo del fuoco tra le colline dell’Argonne. Nella prima giornata cadono a dozzine. Il 26 dicembre muore anche Bruno, il fratello di Peppino.

Il mistero Salandra

La Camera dei deputati.

La Camera dei deputati.

Il presidente del consiglio continua a tenere il paese all’oscuro delle sue intenzioni. E il paese, diligentemente, lascia fare, senza porre domande. Si fida ciecamente. Gli unici che vorrebbero capire sono i socialisti. Resteremo neutrali? Cosa stiamo dicendo nelle capitali europee? Perché l’aumento delle spese militari? Nessuna risposta. Anche gli interventisti premono, per motivi diversi. Ma insomma, nell’ora suprema della storia europea, l’Italia vuole restare fuori? Quando diventeremo grandi? Crediamo davvero che l’Austria ci regalerà Trento e Trieste senza combattere? Nessuna risposta.

La grande maggioranza governativa, formata da deputati ignavi, giornalisti, industriali e banchieri, si piazza al centro del dibattito e soffoca ogni discussione seria. Il governo sa, il governo ha le informazioni, il riserbo è essenziale, le trattative sono delicate, la diplomazia si conduce con discrezione, non nelle aule parlamentari. I giornali commentino, se vogliono, c’è libertà di stampa, ma lascino fare. Quanto alle masse, il governo sta lavorando per loro, per dargli un’Italia più grande e più bella. Per la nostra epoca tutto ciò è inconcepibile ma questa era la normalità nel 1914 e non solo a Roma. Una delle cose che la Grande Guerra seppellirà sarà proprio la segretezza della diplomazia. Le guerre non sono cessate da allora, purtroppo, ma almeno sappiamo perché sono vengono scatenate.

Il popolo italiano era questo. Povero, ignorante e affamato. La grandezza d'Italia era l'ultimo dei suoi pensieri.

Il popolo italiano era questo. Povero, ignorante e affamato. La grandezza d’Italia era l’ultimo dei suoi pensieri.

Per cui, quando il 3 dicembre riapre il Parlamento dopo cinque mesi di vacanza, l’obiettivo è quello di evitare dibattiti, imbavagliare l’opposizione e richiudere la Camera appena possibile. Il governo ha esercitato discrete pressioni affinché i deputati iscritti a parlare rinuncino. Il popolo italiano non ha diritto di mettere bocca nella politica estera. Ha il dovere di morire per la grandezza d’Italia ma non il diritto di chiedere perché.

Il giorno della riapertura della Camera una gran folla assiepa la spianata di Montecitorio. Eleganti signore sfoggiano i vestiti alla moda dalle tribune riservate al pubblico. Ci sono magistrati, militari, membri della dinastia. Tutti i deputati sono presenti alle 14 quando il presidente della Camera Giuseppe Marcora apre la seduta. Dopo cinque minuti entra Salandra, seguito dai suoi ministri, tutti in redingote nera, l’abito delle occasioni solenni. Nell’aula chiacchierona piomba il silenzio. Si sa che le comunicazioni del governo saranno brevissime. Salandra non delude le attese. Il suo discorso dura in tutto venti minuti e sostanzialmente dice una sola cosa, decido io quello che è giusto per l’Italia. Quale sia l’interesse nazionale, Salandra non lo dice. Il governo non pone obiettivi, non spiega come ottenerli, non ritiene che gli italiani debbano essere motivati ad accettare una decisione. Le parole chiavi sono neutralità operosa e guardinga, armata, pronta ad ogni evenienza. “Ove cessi l’impero del diritto” resta solo la forza. L’Italia è pronta.

In mezzo al discorso accade però che Giuseppe De Felice, deputato catanese del gruppo dei socialisti riformisti, favorevoli alla guerra contro l’Austria, gridi “Viva Trieste italiana!” seguito da moltissimi deputati. Salandra e ministri rispondono col gelo. Ecco il tipo di scena che rischia di creare inutili problemi con l’Austria. Alle 14.30 Salandra ha finito. Si appella all’unità del paese e alla concordia nazionale, scatenando un tripudio di entusiastiche grida di “Viva l’Italia”. Fragorose invocazioni in favore del Belgio. I deputati si alzano in piedi. Tutti, tranne i socialisti. Anche Giovanni Giolitti resta seduto ma applaude. Al vecchio notabile piemontese tutti questi sfoghi patriottardi devono sembrare fuori luogo. Forse perché lui è uno dei pochi a sapere che l’Italia non è pronta ad una guerra.

Contadini italiani. La situazione nelle campagne non era affatto migliorata prima dello scoppio della guerra.

Contadini italiani. La situazione nelle campagne non era affatto migliorata prima dello scoppio della guerra.

Giolitti ha in mente una piccola mossa a sorpresa. Due giorni dopo, si iscrive a sorpresa a parlare. Racconta che nel luglio 1913 il governo italiano aveva impedito all’Austria di lanciare una guerra preventiva contro la Serbia. La rivelazione ha un effetto dirompente. Con poche parole Giolitti ricorda a Salandra (che non era stato informato dell’iniziativa) chi comanda in Parlamento, critica implicitamente Salandra per non aver agito con uguale vigore in luglio per impedire l’aggressione. Inoltre, mette in mora l’Austria. Vienna non si può lamentare che l’Italia sia rimasta neutrale. Anche tra le grandi potenze le scorrettezze si pagano.

La Camera approva a larghissima maggioranza (493 a 49, contrari solo i socialisti) un ordine del giorno che conferisce al governo piena libertà d’azione. Così facendo, la Camera abiura alle proprie responsabilità. La radice dell’intervento imposto contro il volere della nazione comincia qui. Il 10 i deputati approvano l’esercizio provvisorio fino al 30 giugno 1915 e il giorno successivo votano a favore dell’aumento delle spese militari: 1,2 miliardi di lire. Quanti soldi sono? Proviamo a capirlo. Il bilancio dello stato nel 1914 era di 4,5 miliardi di lire. La spesa per la difesa, già la principale voce di spesa, passa al 46%.

Subito dopo (12 dicembre), esausto per lo strenuo lavoro, la Camera va in vacanza. I deputati si danno appuntamento al febbraio 1915. Inutile il tentativo dei socialisti di continuare i lavori.

Discreti sondaggi diplomatici

Rinfrancato dal successo parlamentare, Salandra può ripresentarsi a Vienna col cappello in mano. Il 9 dicembre riprendiamo le trattative. La situazione nei Balcani è cambiata. Con l’occupazione di Belgrado e la probabile sconfitta della Serbia, potremmo invocare la clausola del trattato della Triplice Alleanza, a cui siamo formalmente ancora legati, che prevede compensi per l’Italia in caso di espansione dell’Austria. I nostri dirigenti si muovono nel mondo della diplomazia col puntiglio dell’Azzeccagarbugli e la volgarità di un parvenu. Vienna, comprensibilmente, recalcitra. Volete Trento? State pazziando! E non vi basta! Volete pure Trieste, il porto dell’Impero.

Bernhard Von Bulow.

Bernhard Von Bulow. Ambasciatore tedesco a Roma dal 1893 al 1897 poi Ministro degli esteri fino al 1900. Cancelliere imperiale per nove anni fino al 1909.

A Berlino, però, sentono odore di bruciato. Sanno benissimo con chi hanno a che fare: i Savoia non hanno mai rispettato la parola data. La Germania non ha motivi di attrito con l’Italia. La sua influenza commerciale e finanziaria è forte, le élite italiane sono legate a quelle tedesche, ma capisce che se l’Austria non cede qualcosa, l’Italia rischia di passare al campo avversario. Per questo Gugliemo II decide di sostituire l’Ambasciatore a Roma, richiamando dalla sua dorata pensione il principe Bernhard Von Bulow.

Breve descrizione di Von Bulow. Ex ambasciatore a Roma, ex cancelliere imperiale, sposato con Donna Minghetti, figlia dell’ex presidente del consiglio, una carriera nei gangli della politica e della diplomazia prussiana, fu uno dei responsabili della politica di riarmo di inizio secolo che portò la Germania verso un pericoloso militarismo nutrito dalla retorica. A riposo dal 1909, venne richiamato per una missione di cui fu chiara fin dall’inizio la natura: impedire l’intervento dell’Italia convincendo l’Austria a cedere alcuni territori all’Italia.

La missione Von Bulow è un punto decisivo dei complessi passaggi diplomatici che portarono all’intervento. Il diplomatico parte dalla Germania con un treno speciale imperiale, accompagnato dalla moglie italiana e da dieci persone di servizio. Si ferma alla stazione di Milano dove ordina la cena. Arriva la mattina del 17 a Roma, va a vivere a Villa Malta, una sua proprietà nel cuore di Roma. Il 18 vede Sonnino che gli dice che l’Italia sarebbe rimasta neutrale solo con la cessione del Trentino e di Trieste. Il giorno dopo incontra Salandra. Von Bulow confessa l’impossibiltà per l’Austria di cedere Trieste. In quel momento Salandra non ha ancora avviato formali contatti con l’Intesa e ritiene di poter ottenere ingrandimenti territoriali senza combattere. Ma Vienna non intende cedere.

Nel frattempo prosegue la campagna interventista. L’11 si costituisce a Milano il fascio intervenzionista. Ci sono De Ambris, Mussolini, Michele Bianchi, Aurelio Galassi. Mussolini iracondo: “vogliamo l’intervento immediato. Il signor Bulow arriva col Trentino in tasca. No, noi non patteggiamo la viltà. Basta con questa aspettativa sorniona!” Mussolini forgia la frase ad effetto “guerra oppure rivoluzione”, minaccia che sarà abilmente usata dal governo Salandra nei mesi successivi, per giustificare l’inevitabilità dell’intervento. Mussolini stringe amicizia con un altro futuro amichetto del fascio tricolore e rinnovatore, Italo Balbo, omologo interventista, che farà da guardia del corpo a Cesare Battisti.

Il Daily Mirror del gennaio 1915 fu uno dei pochi giornali che raccontarono i toccanti momenti della tregua di Natale. Ecco una foto tra soldati tedeschi ed inglesi. I comandi di tutti i paesi proibirono ogni tipo di fraternizzazione con il nemico.

Il Daily Mirror del gennaio 1915 fu uno dei pochi giornali che raccontarono i toccanti momenti della tregua di Natale. Ecco una foto tra soldati tedeschi ed inglesi. I comandi di tutti i paesi proibirono ogni tipo di fraternizzazione con il nemico.

L’altro invasato dell’epoca, Gabriele D’Annunzio, invece, è ancora a Parigi. Freme per tornare in Italia ma aspetta il momento giusto. Nel frattempo, sempre con i soldi degli altri, cambia casa. Si sposta nel vecchio ed elegante quartiere del Marais. “Cinque stanze, splendidamente arredato, con boiseries, una collezione d’armi, una di strumenti musicali, una biblioteca musicale, una serie di statuette riproducenti divinità orientali.” Spende ancora un mucchio di denari non suoi per riempirla di tendaggi e addobbi. Al suo servizio ci sono la vecchia cuoca Victoire e la giovane cameriera Amélie-Aélis, che non si limita a rassettare le coperte.

Natale con i tuoi e con gli altri

A Natale truppe italiane sbarcano a Valona minacciata dall’insurrezione filoturca. I soldati italiani passano da 300 a 6800. Decisione del re e Sonnino, un modo per acquistare territori e aiutare i parenti montenegrini. Cadorna critica la decisione, errata dal punto di vista militare perché disperde le forze.

Il 7 dicembre Papa Benedetto XV propone una tregua natalizia. All’inizio sono favorevoli Inghilterra, Belgio, Germania ed Austria. La Turchia è favorevole. La Russia propone che la tregua si estenda al Natale ortodosso. La Francia anticlericale e invasa dai tedeschi non ci sta per cui il tentativo fallisce. In compenso, in molti settori del fronte i soldati francesi, inglesi e tedeschi osservano una tregua informale, con scambio di auguri e di piccoli doni, e perfino alcune partite di calcio. Una cosa che viene duramente osteggiata dai comandi e che non si ripeté.

Una rarissima foto del 1914. Durante la tregua di Natale ci furono anche improvvisate partite di calcio tra soldati nemici.

Una rarissima foto del 1914. Durante la tregua di Natale ci furono anche improvvisate partite di calcio tra soldati nemici.

Sperduti nel buio

In questi giorni freddi e piovosi è il momento giusto per andare al cinema. Purtroppo solo in pochi vanno a vedere il nuovo film di Nino Martoglio “Sperduti nel buio” con Giovanni Grasso e Virginia Balistrieri. Eppure questo è un film che fa parte della storia del cinema italiano. Di che parla? E’ una vicenda strappacuore, un confronto tra miseria e nobilità. Paolina è la figlia illegittima del Duca di Venezia. Vita grama, di espedienti, a contatto con la malavita, ma ovviamente illibata ed onesta. Paolina conosce Nunzio, suonatore cieco sfruttato, che la difende da lenoni e poliziotti, finché i due non decidono di scappare assieme, mentre il Duca cerca inutilmente, pentito, la figlia scomparsa. In contrasto con la produzione di commediole, drammoni borghesi e peplum storici, “Sperduti nel buio” è considerata la prima opera del neorealismo italiano. Purtroppo del film si trovano solo dei fotogrammi, perché l’unica copia è andata perduta durante la seconda guerra mondiale, quando i tedeschi trafugarono le attrezzature cinematografiche di Cinecittà. Questa piccola storia è narrata qui.

Il 26 dicembre nasce Maria Francesca Anna Romana di Savoia, quinta ed ultima figlia del re, che non lascerà grandi tracce nella storia. Grazie a questo atto, il re promulga un’amnistia di cui beneficiano i ferrovieri scioperanti della scorsa estate e quasi tutti i partecipanti alla Settimana Rossa. Restano esclusi solo gli omicidi e i recidivi.

Sperduti nel buio di Nino Martoglio.

Sperduti nel buio di Nino Martoglio.

Il 28 dicembre ricorre il sesto anniversario del terremoto di Messina. La ricostruzione della città non è neppure cominciata. Messina è ancora un’immensa baraccopoli, formata da quartieri di legno costruiti dalle istituzioni, nazioni o persone che l’avevano edificati (il quartiere svizzero, il Regina Elena, l’americano). A fine 1911 le autorità avevano emanato il nuovo piano regolatore ma i lavori non partirono per problemi burocratici e mancanza di fondi. La guerra bloccherà tutto. La ricostruzione terminerà solo poco prima della seconda guerra mondiale. Le baracche ci sono ancora e vi abitano i discendenti dei superstiti, cento anni dopo.

L’anno si chiude con la nomina di un gruppo di senatori, tra cui Guglielmo Marconi.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?