“L’amore bugiardo – Gone Girl” di David Fincher, il marionettista dell’apparenza

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ROSAMUND PIKE

ROSAMUND PIKE

Uno dei film più attesi all’ultima edizione del Festival di Roma ed, in generale, per i fedelissimi di Fincher, un ulteriore opera da assaporare senza temerne la delusione ripensando a grandi cult come Fight Club, Se7en e Zodiac. Gone Girl si inserisce perfettamente, come fosse un tassello mancante, nella filmografia fincheriana con la consapevolezza della maestria del suo creatore in quel complesso genere che è divenuto ormai il thriller.

Titolo originale: “Gone Girl”gone-girl-poster
Regia: David Fincher
Soggetto: Gillian Flynn (romanzo)
Sceneggiatura: Gillian Flynn
Paese: Stati Uniti
Genere: drammatico, thriller
Durata: 149 minuti
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita italiana: 18.12.14

Interpreti:
Ben Affleck: Nick Dunne
Rosamund Pike: Amy Elliott-Dunn
Neil Patrick Harris: Desi Collings
Tyler Perry: Tanner Bolt

Consigliato a: a tutti coloro che amano i thriller, a tutti coloro che non li amano
Sconsigliato a: a chi “Io ho capito tutto”.

 

Trasposizione cinematografica del romanzo del 2012 L’amore bugiardo di Gillian

Flynn, co-sceneggiatore del film, la storia ruota intorno alla perfezione apparente di una coppia di coniugi il cui declino condurrà alla tessitura di una ragnatela composta da inganni ed omicidi. Una coppia formata da Nick ed Amy, due nomi che rimandano a visi felici immortalati sulle foto posizionate accuratamente sopra il camino ed interpretati da un sorprendente Ben Affleck, accusato spesso di monotonia espressiva, ed un’altrettanto grandiosa Rosamund Pike, raggiante e psicopaticamente perfetta.

Il racconto si scioglie attraverso salti temporali narrati ora dalle parole di Amy, trascritte all’interno del suo diario, ora dal presente condotto dai dialoghi degli stessi protagonisti. Le voci scandiscono il ritmo, una tensione che aleggia costante anche nei momenti di apparente tranquillità. Perché è di apparenza che Fincher vuol parlare. Un’apparenza che stringe il suo rapporto più stretto con un secondo protagonista: il sistema dei media. Il regista inserisce tra i filamenti della ragnatela la critica al giornalismo sensazionale di cui l’America si fa portatrice attraverso il personaggio di Ellen Abbot, caricatura del sistema mediatico costantemente focalizzato non sulla ricerca della verità, bensì su ciò che può creare scalpore seppur intriso di pura finzione.

BEN AFFLECK

BEN AFFLECK

Le domande che il protagonista si pone all’inizio del film (A cosa pensi? Cosa provi?), la volontà che esprime attraverso di esse di entrare nella testa della moglie, pone i presupposti per il ruolo che andrà ad assolvere non solo il protagonista stesso, ma anche e soprattutto lo spettatore. Una delle peculiarità del film è insita nel ruolo che il regista decide di affidare a noi voyeur, totalmente nelle sue mani ci lasciamo condurre verso ciò che, sempre in apparenza, sembrerà la soluzione, ma che in realtà, ovviamente non è.

È un continuo boom, boom, boom di colpi di scena accompagnati dalla musica di Reznor e Ross e dalla stupefacente fotografia ottenuta grazie alla 6K Red Dragon che rende l’immagine qualitativamente migliore ad un ormai semplice HD.

Nick ed Amy rappresentano simbolicamente un roseto morente le cui spine aguzze non possono essere celate neppure da un brano dei Blue Oyster Cult passato per caso alla radio. La pazzia che divaga tutt’intorno, anche in ciò che consideriamo normale, si viene ad inserire in quella già citata ragnatela che Fincher rende via via sempre più complessa.

Ma che cosa è la normalità? E soprattutto, dove termina l’apparenza e comincia la realtà?

 

 

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