La Repubblica Italiana è andata…

2
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

L’ennesimo scandalo politico-economico-mafioso ha fatto capolino nella vita dei cittadini italiani, suscitando il solito dibattito sulle cause di questo malaffare, sui rimedi e sulle conseguenze per la partecipazione politica. Siamo giunti a un tale livello di saturazione, che ormai non si capisce se fa più orrore il solito giro di tangenti e venduti, o le analisi puerili e patetiche fatte dai “grandi” opinionisti sui media, insieme alle reazioni fintamente scandalizzate dei politici.

Solo in una democrazia avviata verso il fallimento come la nostra, si possono sentire le dichiarazioni allucinanti di un delinquente che leodic2chiede ad altri lestofanti di dimettersi. Oppure le reazioni patetiche dei notabili del PD, abbellite dalle letterine di Veltroni, il quale con una falsità lampante fa finta di non essersi accorto di un sistema clientelare che dura da decenni.
In soccorso di costoro, arrivano le grandi firme dei giornali e gli opinionisti televisivi, che si dilettano nel giochino delle poche mele marce, delle future soluzioni partorite dal Governo per contrastare il marciume, in caramellose sviolinate verso il nuovo che avanza (peccato che Renzi sia in politica da venti anni, giusto in tempo per imparare come va il mondo…), fino ai noiosissimi appelli alla fiducia da parte del Presidente della Repubblica.

Considerato che non siamo pagati dai potenti per raccontare “cazzate pro-sistema”, possiamo dire che la Repubblica Italiana è destinata al fallimento. Ed è un processo inarrestabile. Il sistema democratico in cui viviamo è ormai troppo marcio e corrotto per essere recuperabile, o salvabile con nuovi codici penali, nuovi discorsi o nuove inutili invettive. Il processo di decadenza è iniziato decenni addietro, spargendosi a macchia d’olio in tutta la Penisola, portando le forze criminali a fondersi con le forze politico-leodic3 leodic4economiche, in un tracollo di valori impressionante. Concetti quali onestà, lealtà, coerenza e dignità, non solo sono diventati inutili, ma addirittura un ostacolo per la mera sopravvivenza del cittadino, in un mondo dove tutti tendono a fregare gli altri, spinti da un sistema criminale amorale. È ovvio che in un contesto del genere si sviluppano classi dirigenti che sono la rappresentazione all’ennesima potenza del degrado repubblicano. A questo degrado, ci aggiungiamo poi l’incapacità e la mediocrità dei nuovi arrivati, bravi a twittare, a parlare 24 ore su 24, a urlare dai palchi, ma troppo incompetenti/impotenti per fermare il declino.

Oltre che a sparare a zero su coloro che ci influenzano (non solo i politici, i banchieri, ma anche le star televisive e i pagliacci pagati a peso d’oro), dovremmo dare un’occhiata a una bella fetta di noi comuni cittadini, che invece di combattere, impegnarsi e cooperare, si sono rinchiusi in casa, nel proprio piccolo orticello, sperando che la tempesta passi e arrivi il cavaliere bianco.

Bene, possiamo avvisarvi che il cavaliere bianco non esiste, esattamente come Babbo Natale. Possiamo avvisarvi che andare a votare ogni “tot anni” mettendo una “x” su una scheda, non vuol dire impegno. Non vuole dire nulla.

La democrazia per sopravvivere e non degenerare in una spelonca di ladri, ha bisogno di un costante impegno attivo in modo da rendere la società viva, dinamica, in grado di generare resistenze contro il malcostume. Questa vivacità è lentamente affondata, con un minoranza (fatta da leodic5attivisti, sia nel campo sociale che politico) che combatte disperatamente per salvare il salvabile.
Lentamente, il nostro modello ci ha spinto nell’individualismo più becero “pensa a te stesso, pensa alla carriera, pensa alla famiglia, pensa al cane/gatto, pensa alla casa, pensa al 28esimo selfie, pensa a quante stronzate stiamo pensando”, rendendoci un numero sacrificabile, come la crisi economica ha ampiamente dimostrato. Senza un collante sociale, la Repubblica alla lunga cesserà di esistere e diventerà preda di bande (sta già succedendo!), dove anche il vostro bell’orticello verrà saccheggiato e bruciato.

Per il povero cittadino smarrito, a questo punto, è consigliabile riscoprire una parola dimenticata: cooperazione. Solo facendo rete in gruppi compatti si potrà resistere alla feccia che avanza. Rete reale, fisica, non qualche collegamento su Facebook. Lasciamo perdere le urla sui social network, diventati lo sfogatoio dell’impotenza generale, ma guardiamoci attorno, nelle nostre comunità (altra parola da riscoprire in fretta), dove operano dalla mattina alla sera associazioni di volontari, attivisti, artisti e qualsiasi altra cosa che presuppone una vitalità di gruppo.
La Repubblica Italiana morirà, come sono morte in passato altre forme di potere, ma non sarà la fine della nostra società. Chi vorrà rimanere solo, verrà spazzato via. Gli altri, organizzati, sopravviveranno e daranno vita al nuovo mondo. Ora si tratta solo di capire quando succederà e chi ne pagherà il prezzo.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Mrzzolani Graziella

    Concordo perfettamente con tutto ciò che è stato scritto ….per quello che mi riguarda sento una profonda coscienza critica su tutto il degrado nel quale stiamo sprofondato e per cercare di dare nel mio piccolo un contributo mi sono avvicinato alla nascente associazione Eleanor Roosevelt….un movimento che cerca di formare le persone attraverso un pensiero critico su tutta la politica , farci aprire gli occhi su tutta la corruzione che pervade ogni ganglo della nostra vita. È ora di dire basta a questi politici delinquenti e corrotti !!! Dobbiamo riprenderci il nostro paese con uno scatto di orgoglio e non accettare più passivamente ciò che ci propinano i media main stream e quella facce di bronzo che vediamo tutti i giorni in Tv.

    Rispondi
  2. Francesca Graziani

    Io, per quel che mi riguarda, sono andata in Brasile. Ora, mi rendo conto che la “fuga”, se così questa si può definire, è un pochino come il pensare al proprio orticello. Ma dall’altro canto, ho un tempo, un tempo che si può estendere per un tempo indeterminabile, e in questo tempo mi guardo intorno, e cerco di cogliere l’occasione. Poi, si, concordo in pieno con tutto quanto dici.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?