Deutschland über alles

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Diciamolo subito forte e chiaro: ci piaccia o no, l’Europa assomiglia sempre più ad uno solo degli Stati che la costituiscono: la Germania.

Jean Monnet, uno dei padri dell’Europa l’aveva detto: “L’Europa avanzerà solo grazie alle crisi”. Ed il risultato della crisi economica, sociale, internazionale degli ultimi anni è un’Europa ad immagine e somiglianza della Germania. Gli sconfitti di questo processo che sta avvenendo sotto i nostri occhi sono la Francia – storico nemico dei tedeschi sul Continente – incapace di rilanciare la propria economia e i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) – cronici sconfitti per la verità – ormai Stati subordinati, depressi, “meridionali”. Chappatte-merkel-europe Se cioè l’Italia, in Europa, non affonderà completamente (perché ai tedeschi non conviene), non riuscirà neanche a rialzare davvero la testa (perché ai tedeschi non conviene). Alla Super-Germania fa assai comodo che esistano regioni europee depresse (economicamente e psicologicamente), ma non del tutto sfasciate. Perché sono mercati per i prodotti tedeschi, luoghi in cui andare in vacanza e serbatoi di lavoratori qualificati che possono andare in Germania a lavorare, contribuendo al suo sviluppo e al sua cultura.

La Germania è il centro e il fulcro della nuova Europa, dove sono prese le decisioni, dove si muove il danaro, dove nascono le innovazioni e dove possono fiorire l’arte e la cultura. Perché è lì che le menti più brillanti trovano le migliori opportunità. Al margine ci siamo noi: il Sud Europa o perlomeno consistenti parti delle attuali Italia, Spagna, Grecia…paesi devastati dalla corruzione, dalle inefficienze, dalla illegalità fatta sistema, nei quali si vive bene solo se si hanno privilegi consolidati e dai quali – esattamente come fanno da decenni i giovani meridionali italiani – occorre andarsene se si vogliono trovare le condizioni per fiorire le proprie ambizioni e desideri. achtung

Pensiamo ad un esempio semplice: Lufthansa, la compagnia di bandiera tedesca si è di fatto convertita nella compagna aerea di riferimento per chi vuole viaggiare dal nord Italia verso il nord Europa o le Americhe. Dov’è finita Alitalia? Sommersa dalle inefficienze e dalle lentezze politiche e manageriali. Risultato: i tedeschi hanno “invaso” un settore dello spazio economico italiano che gli italiani non sono stati capaci di occupare. Ogni volta che compriamo un biglietto Lufthansa stiamo arricchendo l’economia tedesca, a casa nostra. Di chi è la colpa? Della voracità e arroganza tedesca o della inettitudine latina?

Per comprendere l’identità di qualcosa, è spesso utile esaminarla dall’esterno. Così, per comprendere cosa sta diventando l’Europa, è un buon esercizio osservare come la percepiscono i non-europei. E cosa vedono i non-europei quando vedono o pensano ad immagini, notizie e suggestioni che parlano d’Europa? Alla Germania. Quando i giovani sudamericani, asiatici, africani dicono e immaginano di andare a studiare in Europa, assai spesso intendono Germania. Ci piaccia o no, quando si parla dello stile di vita europeo moderno, delle opportunità che offre il Vecchio Continente, di frequente ci si riferisce alla Germania. 8548114-abstract-brandenburg-gate-with-words-berlin-berlin

E diciamolo: è un bene che sia così. E’ un bene che – in quanto europei – l’Europa sia identificata con la Germania. Perché, seppure tra tanti difetti, esiste in Germania un rispetto delle regole e della legalità, una spinta verso il futuro, un’attenzione verso l’ambiente e i servizi pubblici, una ricerca di nuove soluzioni per la convivenza e la integrazione, investimenti in cultura e ricerca, che noi, italiani e sud Europei, ci sogniamo! Sarà anche vero che i tedeschi sono rigidi, freddi e noiosi. Ma è davvero meglio vivere in un paese dove le relazioni umane sono più soddisfacenti, ma dove la corruzione, il clientelismo, l’impunità cronica e la “furbizia” sono la regola? Purtroppo la cultura sud-Europea ha perduto: non è stata capace di costruire un’alternativa funzionale, non solo economicamente, ma anche perciò che riguarda la convivenza civile, rispetto alla Germania o, in generale, al nord-Europa. Sarà anche vero che i tedeschi spremono e sfruttano i paesi sud-europei, e guidano l’economia continentale secondo i propri interessi, ma la responsabilità non sarà anche di chi abita e governa un paese dove – per fare un esempio tra tanti – un pregiudicato continua ad avere un ruolo sulla scena politica dopo vent’anni di sfaceli?

Pensiamo ad un altro esempio: il calcio. Che non è più il frutto del talento di qualche buon giuocatore o delle capacità di qualche dirigente, bensì di organizzazioni complesse, scelte politiche lungimiranti ad ogni livello, attente pianificazioni, investimento nei giovani, ecc.: insomma tutto ciò che caratterizza una società moderna che funziona. E tutto ciò che la Germania calcistica ha fatto e fa, raccogliendo evidenti risultati negli ultimi anni: un Mondiale stravinto nel 2014 (dopo essere stata finalista nel 2010 e semifinalista nel 2006) e terzo posto con sorpasso ai danni dell’Italia nella classifica UEFA basata sui risultati dei club in competizioni europee. Il calcio tedesco è lo specchio della società tedesca: costruito e gestito senza parossismi, senza sparate propagandistiche, senza drammatizzazioni, senza ricatti da parte di delinquenti, bensì con un’oculata e lungimirante programmazione, un metodo solido e difeso politicamente, basato sull’investimento nei giovani, sul rinnovare le infrastrutture, su regole condivise e rispettate e così via. Insomma, tutto quanto, nel calcio e fuori dal calcio, è assente – salvo casi particolari, frutto di contingenze e individuali genialità – in un paese come il nostro.

La Nazionale (tedesca)

La Nazionale (tedesca)

Potrà sembrare un dettaglio poco rilevante, ma il potere dell’immagine di forza, serietà e solidità offerta dalla Nazionale tedesca ai mondiali brasiliani è importantissimo ad ogni livello ed in ogni angolo del pianeta. Soprattutto la Germania – calcistica e no – dimostra con i fatti ed i risultati come può e deve essere l’Europa del futuro: non può competere con i soldi arabi o asiatici, non ha l’energia innovativa e l’entusiasmo del Sud America, le manca la spinta visionaria statunitense, ma può mettere a frutto la propria storia e tradizione con la programmazione, l’organizzazione delle proprie strutture sociali, scelte coraggiose e non azzardate.

Quindi, in quanto cittadini europei, dobbiamo rallegrarci dell’immagine che la Germania dà dell’Europa del mondo. Come cittadini italiani, rassegniamoci ad un declino inevitabile, seppure lentissimo, al punto che, “protetti” e chiusi dal nostro provincialismo, potremo continuare a sorseggiare ineguagliabili cappuccini, vestiti impeccabilmente Dolce & Gabbana. Il mondo, intanto, accade altrove.

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