…come un pesce senza bicicletta

6
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

In un paese lontano, durante una missione di pace, nell’unico bar del villaggio di scatenò una rissa. Purtroppo i due gruppetti di uomini erano di eserciti diversi e il litigio degenerò a tal punto che si scatenò la terza guerra mondiale. I generali di ogni fazione non esitarono, per sedare la rivolta e placare gli animi, a utilizzare potenti armi chimiche che fino al giorno prima avevano giurato di non possedere.

Certo non erano mai state testate e l’effetto fu devastante. In 5 minuti e 32 secondi chiunque avesse una Y abbinata al cromosoma X, morì. Nessun uomo sopravvisse. La maggior parte delle donne di ogni età pianse: non c’erano più mariti, fidanzati, compagni, amanti, amici. Ma soprattutto improvvisamente chiunque aveva perso un padre, un fratello e terribile e a dirsi, un figlio. In alcune zone si iniziò a far festa: nella penisola araba, credo a Dubai, frotte di donne presero d’assalto i centri commerciali. Acquistarono bikini per turiste e guidando fino alla spiaggia più vicina, fecero per la prima volta il bagno in mare, in costume. In alcuni luoghi riapparve la frase pronunciata dalle femministe degli anni ’70: Una donna senza un uomo è come un pesce senza bicicletta. Hillary Clinton capì che era il suo momento. Gli Usa erano pronti per la prima donna presidente.

Ovunque le donne presero i posti del comando: non c’era più un politico, un manager, un primario o un professore in nessun vertice o luogo di potere. L’euforia durò poco. Perchè già alla prima notte nei letti caldi o freddi del mondo si capì che fare l’amore non sarebbe più stato come prima. Per molte significava chiudere col sesso. Certe cose fra donne non davano la stessa soddisfazione, quanto meno non a tutte. Autoerotismo e giochini meccanici non sarebbero mai stati la stessa cosa. E divenne un problema non solo il divertimento, ma anche la sopravvivenza. Le donne da sole non potevano riprodursi. Anche se qualcuno sperava nella capacità cinese di copiare perfettamente ogni cosa e di farla funzionare. Chissà. Magari presto ci sarebbero stati uomini realizzati in serie da acquistare al supermercato. Ma no, nessuna scienziata, nessuna ingegnere, nessuna dottoressa fu in grado di riprodurre un uomo. La popolazione mondiale, dimezzata del genere maschile, si doveva preparare a scomparire.

Quando si capì che in intere nazioni non esisteva una donna idraulico o elettricista, e che al cinema e in TV ci sarebbero state solo cantanti, attrici e artiste di genere femminile, scoppiò il panico. Rimpiazzare i taxisti di New York fu possibile. Ma non si riuscì più a gustare una pizza come si deve, se non in rarissimi locali. La legge sui matrimoni gay fu approvata anche negli angoli più remoti del globo. Strategia inutile. Nemmeno questo sollevò gli animi. C’erano meno incidenti stradali, meno tafferugli allo stadio, meno politici corrotti. Ma la fine dei principali campionati di calcio e gli stadi vuoti fecero tristezza anche chi non si era mai interessata di azioni, punizioni e rigori. Si provò a parlare di libertà, della fine del femminicidio, del calo drastico delle morti sul lavoro e di come la disoccupazione femminile fosse praticamente scomparsa. Niente dava più soddisfazione. Il pianeta si spense lentamente. Molte smisero anche di andare dalla parrucchiera e dall’estetista, le azioni di Prada crollarono. Le bambine non temevano più l’uomo nero, ma non avevano più nessun motivo per aspettare Babbo Natale o Gesù Bambino.

L’anno nuovo iniziò così, senza allegria. La sera si stava in casa a guardare vecchi telefilm, che raccontavano di veri detective prestanti o rassicuranti, oppure di medici geniali o rubacuori. Anche l’ultimo sonno fu cullato da colonne sonore diverse, ma a base di voci maschili. Musica triste, piena di rimpianto per gli amori perduti.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

marina

Marina Marinda Flamigni. Donna, con occhiali e rughe d’espressione, sorriso verso il mondo e cervello in fuga da fermo. Mi interessa tutto e non mi intendo specificamente di nulla. Ho lavorato in comunità per tossicodipendenti e ho letto tutto "Infinite Jest". Maneggio male la realtà ma provo a gestirla scrivendoci sopra.

6 commentiCosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *