Stato alcolico

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Il Presidente se ne stava seduto in aula, cercando di mettere ordine a tutte le sue idee confuse. Era però difficile farlo, perché c’era troppo chiasso in aula, in troppi volevano far sentire la propria voce. Era da più di tre mesi che discutevano su quella legge, ma non si era ancora arrivati ad un accordo, nemmeno su un punto della questione. La discussione si era ridotta ad una miriade di diverse e inutili proposte a vantaggio di pochi, urlate in modo spropositato. Ogni qualvolta lui cercava di prendere parola veniva sopraffatto dalle voci degli altri e quindi preferiva starsene in silenzio, cercando di carpire qualche voce fuori dal coro che dicesse una “cosa giusta”, qualcosa di utile al “bene comune”. Ma non c’era verso, non c’era modo di trovare una soluzione che andasse bene alla maggioranza. Eppure le sorti del paese dipendevano proprio da quella legge.

Un amante del buon bere.

Un amante del buon bere.

La sera, quando rientrava a casa, si sentiva stordito e confuso, tanto da non essere sicuro nemmeno delle sue idee, nonostante prima di entrare in aula ce le avesse ben chiare. Man mano che il tempo passava si sentiva ossessionato dall’idea che se quello stato di cose non fosse cambiato si sarebbe creata un’impasse che avrebbe frenato la crescita economica del paese. E, in qualità di Presidente, a pagarne le conseguenze sarebbe stato principalmente lui. Eppure non aveva idea di quale fosse il modo migliore per creare un ambiente fecondo ad uno scambio di idee pacifico e produttivo. In una delle innumerevoli giornate in cui aveva assistito alle solite risse verbali rientrò a casa con il morale a terra ancor più degli altri giorni. Dopo aver passato alcuni minuti a rimuginare inutilmente su eventuali soluzioni, decise di provare a non pensarci più. Scese nella sua cantina e tirò fuori una bottiglia di Brunello d’annata. L’aveva tenuta in serbo per le grandi occasioni ma quella sera si sentiva quasi in dovere di darvi fondo per sopraffare il tormento dei suoi guai.

Dopo aver scolato quasi mezza bottiglia si sentì pervadere da una piacevole ebbrezza e per la prima volta da quando erano cominciate le discussioni in aula, riuscì a sentirsi rilassato. Bevve l’altra mezza bottiglia e l’ubriachezza lo portò ad uno stato di euforia inimmaginabile. In realtà quello stato di ubriachezza non gli diede chissà quale benessere, ma solo un’irrefrenabile voglia di urlare a più non posso. Istintivamente il suo pensiero andò alle persone in aula, alle loro esagerate urla. Per via di questo pensiero rise di gusto, perché notò una strana corrispondenza fra la sua voglia di urlare e le urla reali in aula. “Che siano tutti ubriachi?” si chiese, e continuò a ridere fino a farsi venire i crampi allo stomaco.

Passato il momento di ilarità tornò nuovamente serio e preoccupato. “Una banda di ubriachi urlatori, ecco chi dovrebbe decidere le sorti del paese!” si disse fra sé e sé. E all’improvviso nel suo cervello annebbiato dai fumi dell’alcool giunse quella che gli sembrò un’idea risolutrice, per quanto assurda: presentarsi in aula ubriaco, forse era questo l’unico modo per farsi valere in quella bolgia e giungere finalmente ad una conclusione. Cosa aveva da perderci in fondo? Quella situazione non poteva perdurare in eterno e se non fosse stata sbloccata in tempi brevi sarebbe stato costretto a dare le dimissioni, tanto valeva provarci.

E così la mattina seguente si svegliò e anziché latte e caffè bevve un buon bicchiere di Chianti. Mangiò una fetta di pane e ne bevve un altro. E poi un altro e un altro ancora, fino a quando non si sentì pervadere dall’ubriachezza. A quel punto si lavò, si vestì ed uscì di casa.

Quando arrivò in aula trovò che il solito vociare fosse più fastidioso che mai e che per prima cosa avrebbe dovuto metterci fine. Così balzò in piedi sulla sua sedia e gridò più forte di tutti. Sorprendentemente tutti si zittirono. Il primo passo era stato fatto. Ora si doveva solo esporre una giusta idea. Ma lui non riusciva a pensare, perché oramai era ubriaco. Decise allora di dare la parola ad uno degli urlatori a caso, fingendo che in tutto quel marasma avesse davvero compreso la sua idea e fosse d’accordo con questo. Lo fece avvicinare e gli fece esporre la sua proposta.

Se non fosse stato ubriaco si sarebbe reso conto che l’idea di questo era veramente pessima. Andava a tutto vantaggio di un gruppo ristretto di persone, a scapito della maggioranza restante. Ma era troppo ubriaco per pensarci e riusciva solo ad ergersi a suo difensore, urlando più degli oppositori. E continuò ad urlare e a difendere il suo protetto fino a quando tutti convennero che fosse meglio dar loro retta e votare in quella direzione. La legge fu così approvata.

Visto il successo nei giorni che seguirono continuò a presentarsi in aula ubriaco, perché solo così riusciva a comunicare con quella gente. Merlot, Pinot nero, bianco e grigio, Cabernet, Barbera d’Asti… Furono promulgate diverse leggi ma non riusciva ad essere felice perché, nei momenti di sobrietà, si rendeva conto di quanto tali leggi fossero dannose per il popolo. Pensò che prima o poi i cittadini si sarebbero ribellati, in aula era riuscito a convincere tutti urlando, ma con il popolo ciò era impossibile.

Non gli rimaneva comunque che continuare a bere perché, anche se da sobrio avrebbe avuto la lucidità per far prevalere le proposte migliori, senza alcol non sarebbe mai riuscito a farsi ascoltare. Per cui era molto meglio affidarsi agli altri, prima o poi anche qualcuno di loro avrebbe avuto l’idea giusta.

Ma così non fu, perché le decisioni prese continuarono ad essere sbagliate e dannose per il popolo. Non era solo lui ubriaco dunque, ma lo era tutta l’aula, non era possibile che nessuno riuscisse ad avere un’idea utile al benessere comune! Furono così tante le decisioni sbagliate che pian piano il popolo imparò a scegliere fra mali minori, perché niente di oggettivamente giusto sarebbe mai stato fatto.

Democrazia in azione.

Democrazia in azione.

Così molti cittadini presero a cercare di intraprendere rapporti con i prescelti dal Presidente ubriaco e ben presto il popolo si conformò a tutte quelle decisioni sbagliate. Scomparve ogni tipo di opposizione. L’ingiustizia divenne pertanto normalità e l’inettitudine del Presidente cominciò ad essere osannata in quanto si riteneva che se qualcuno rimaneva fuori dal gioco lo doveva solo a se stesso, al fatto che non aveva saputo saltare sul carro dei vincitori.

Divenne il Presidente più benvoluto dalla storia, lui, che da sobrio sognava un mondo in cui tutti remassero nella stessa direzione, in cui tutti lavorassero per il bene comune. Ora era riuscito a far sì che tutti seguissero la medesima strada, ma non era quella giusta.

Era inevitabile ormai essere ubriaco e così continuò a bere. Dal vino passò ai superalcolici, vodka, rum, cognac, tequila… Bevve così tanto che ben presto si ammalò e dopo poco tempo morì. Alla sua morte il popolo pianse di disperazione, si sentì smarrito, in molti pensarono che oltre a lui non ci fosse nessuno in grado di mettere ordine e prendere delle decisioni.

E solo allora i cittadini riaprirono gli occhi e si resero conto della catastrofica situazione in cui si trovava la nazione. Scoppiarono tafferugli e rivolte, ogni singolo uomo cercava di prevalere sull’altro con ogni mezzo, tutti accusavano tutti, ma a nessuno venne in mente di dare la colpa a quel Presidente ubriaco e per tanto tempo ancora avrebbero continuato a ricordarlo con affetto e nostalgia.

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Chi lo ha scritto

Marco Ruberto

Marco nasce a Basilea ma vive e lavora in Calabria. Ama leggere, viaggiare, deliziarsi dei momenti trascorsi in compagnia della sua famiglia, della sua ragazza e dei suoi amici. Adora il calcio e il rock, quelli puri. Ma soprattutto adora scrivere, mettere su carta i suoi sogni e i suoi pensieri. Non smette mai di osservare con curiosità tutto ciò che lo circonda con la consapevolezza che si trova sempre qualcosa di bello da guardare.

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