Intervista agli Olotropica: percorsi, passione e musica di una band indipendente

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Chi sono e cosa fanno gli Olitropica, cosa vuole dire fare musica in Italia oggi e, soprattutto, cosa significa il loro nome? Olotropica deriva dal greco e vuol dire ” muoversi verso l’interezza”. La respirazione olotropica è una tecnica di auto-esplorazione che stimolerebbe la crescita interiore e il superamento di traumi e sintomi di vario tipo, attraverso l’idea che il sintomo “negativo” sia un’opportunità di cambiamento e di miglioramento e che non vada soltanto soppresso.

Il nome scelto e il concetto ad esso abbinato, la dice lunga su questo gruppo, sul loro spirito e sulla loto musica. Fossero stati una band americana, idea molto lontana da loro, avrebbero potuto, come i Ramones, chiamarsi DiCesares, visto che 3 componenti su 5 portano lo stesso cognome anche se non sono imparentati tutti fra loro.

Michele Musti batteria, Pierluigi Di Cesare basso, Paolo Di Cesare chitarra, Riccardo Pezzopane tastiera, Valentina Di Cesare voce. Proprio lei ha accettato di rispondere a 11 domande a nome di tutti i componenti del gruppo.

Presto uscirà il loro primo disco insieme, realizzato con il crowfunding; il progetto sarà online su becrowdy corredato da questo breve video di presentazione: Olotropica – promo BeCrowdy Crowdfunding

https://www.youtube.com/watch?v=QGAec7e_8DA&feature=youtu.be

Nell’attesa della voce musicale di Valentina, leggiamo le sue parole di risposta alle 11 domande che le ho rivolto.

Gli Olotropica

Gli Olotropica

1 Cover o inediti?
Nel nostro caso suonare le cover è stato un passo necessario e fondamentale per conoscerci bene, per creare quell’alchimia indispensabile alla realizzazione di pezzi propri. Non credo che sarei mai riuscita a far leggere i miei testi a semplici esecutori, magari bravissimi ed esperti, senza avere con loro un minimo di feeling. Ogni forma di creatività che coinvolge più di una persona non può prescindere dai rapporti interpersonali, dalla stima, dalle buone sensazioni.

2 Scriversi i pezzi o interpretarli?
Scriverli, se si sente di poterlo fare, buttare via tutto se non ci piace e aspettare se necessario. Interpretarli anche, ma sempre se si è in linea con quanto scritto o espresso dall’autore del pezzo. Le cose che non si sentono davvero, non arrivano a nessuno.

3 Pochi ma buoni (i fan) o inseguire il vasto pubblico?
Dipenda da cosa si intende per poco o molto.

4 Youtube o live?
Live su youtube.

5 Piccoli locali fra amici o verso mete sconosciute?
Il “cammino” che si inizia, comincia sempre con un piccolo passo. Sono tappe consequenziali che è impossibile saltare.

6 Talent o non talent?
Non sono mai stata particolarmente attratta da questi format. Per quanto mi riguarda non avrei mai il coraggio di parteciparvi, ma non critico né giudico chi lo fa. Sono scelte dettate dalle esigenze e dalle aspettative di ogni persona.

7 Etichette indipendenti o autopromozione?
Non so risponderti in maniera assoluta. Ora l’autopromozione è molto diffusa, non so neanche più se per reale necessità o per moda. A me le mode fanno molta paura.

8 Ci si mangia o ci si rimette?
In genere si mangia bene nei locali dove suoniamo!

9 Autodidatta o formazione musicale?
Noi 5 abbiamo tutti storie “artistiche” molto diverse. Diciamo che siamo ben assortiti, non ci facciamo mancare niente.

10 Italiano, inglese ?
Italiano senza ombra di dubbi: la nostra è una lingua ricchissima e molto musicale.

11 Sogno nel cassetto o cassetto pieno di demo in attesa di sfondare?
Il cassetto deve contenere sempre qualcosa. Bisogna stare attenti che non sia mai troppo pieno da non poterlo né aprire né chiudere. Contrariamente a ciò che vuole il luogo comune, sognare richiede una grande dose di lucidità.

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