“Infuria, infuria contro il morire della luce”: Interstellar di Christopher Nolan

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I richiami alla filosofia di Nietzsche in “Interstellar” si sprecano. Filosofia, la quale sostituisce l’analisi onirica presente in “Inception”, e trama imbastita a mo’ di scatola cinese (o di matrioska se vi sta più simpatica la Russia): questa è l’ossatura dell’ultima opera del britannico Christopher Nolan.

Titolo originale: “Interstellar”interstellar-film-poster
Regia: Christopher Nolan
Soggetto: Kip Thorne
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Paese: Stati Uniti, Regno Unito
Genere: fantascienza, avventura, filosofia

Interpreti:

Matthew McConaughey: Cooper
Anne Hathaway: Amelia Brand
Jessica Chastain: Murphy “Murph”
Wes Bentley: Doyle
Michael Caine: Professor Brand
John Lithgow: Donald
Topher Grace: Getty
Casey Affleck: Tom

Consigliato a: filosofi o aspiranti tali, speranzosi, fisici e appassionati di fantascienza
Sconsigliato a: scettici, contadini, sognatori in pensione

Matthew McConaghey è un gran figo e si assume le proprie responsabilità

Matthew McConaghey è un gran figo e si assume le proprie responsabilità

Ci troviamo in un futuro distopico non molto lontano dal nostro presente. La bellezza del creato si disperde, minata da violente tempeste di sabbia. La terra non è più fertile e i raccolti vanno tutti a male. Al mondo servono contadini più che studiosi e pensatori. L’umanità è disillusa e a differenza di un tempo, quando riusciva a sognare guardando le stelle, abbassa lo sguardo osservando la terra arida senza nessuna prospettiva per il domani. Cooper (Matthew McConaughey), il quale ha perso prematuramente la moglie e vive in una fattoria con il suocero e i due figli, diventa l’ultima speranza dell’umanità. Guidato da strani segni gravitazionali messi in evidenza dalla figlia minore Murph, riesce a trovare l’ultimo baluardo della NASA e viene messo a conoscenza del progetto Lazarus. Attraverso un buco nero apertosi cinquant’anni prima nei pressi di Saturno dodici scienziati sono riusciti ad accedere ad un lontano sistema solare. Dodici scienziati per dodici pianeti da esplorare, sperando di trovare una nuova e accogliente dimora per la razza umana. Dati positivi sono arrivati da tre dei dodici pianeti. Ora tocca a Cooper e al suo team, composto dalla dottoressa Brand (Anne Hathaway), Doyle (Wes Bentley) e Romilly (David Giasy), far chiarezza attraversando il wormhole. Cooper rischierà il tutto per tutto per salvare la razza umana? O metterà al primo posto la sua sopravvivenza in modo da poter rivedere la sua famiglia?

Ciò che rende un film di fantascienza un buon film di fantascienza non sono le navicelle spaziali o i raggi laser, ma i dettagli. Fare un buon film di fantascienza vuol dire usare delle scusanti aliene ad esempio per mettere in evidenza delle nuance di realtà le quali, altrimenti, scivolerebbero nel nostro background quotidiano, abituati come siamo (alla pari dell’umanità di questo film) a guardare a terra, a guardare noi stessi e non il cielo. “Interstellar” permette di fare ciò, di guardare il cielo sperando ancora in un futuro migliore a un passo dalla possibilità di realizzazione.

Jessica Chastain, nonostante tutto le terrestri sono belle

Jessica Chastain, nonostante tutto le terrestri sono belle

Il film è stato interamente basato sulle teorie del relativismo di Einstein, sceneggiato insieme al fisico teorico Kip Thorne, in modo tale da sfiorare la veridicità delle attuali scoperte scientifiche. Lo si vede nel momento in cui Romilly spiega che cos’è in realtà un buco nero, lo si percepisce quando i protagonisti sono all’interno del buco nero stesso, lo si tocca alla fine nella realtà a cinque dimensioni.

Proprio in questa oscura (forse volutamente buia) parte della pellicola, quando Cooper si abbandona al freddo abbraccio del wormhole, è celata la filosofia. Momenti ripetuti in eterno su piani temporali paralleli ma contemporanei. L’eterno ritorno ci illumina, seduti come siamo sulle nostre poltroncine a mangiare pop-corn. Nessun attimo è unico perché destinato a ripetersi. E quindi gli eventi non si possono cambiare. Sembra quasi di poter modificare il fato ma in realtà non è così. Per infinite volte si compirà un gesto e per infinite volte tutto cambierà e dunque, di conseguenza, non cambierà nulla.

L'accogliente pianeta lontano

L’accogliente pianeta lontano

Proprio in questa prospettiva nichilista dove ci si può perdere per disperazione riconoscendo l’impotenza umana, proprio una citazione di Nietzsche riporta l’uomo a sperare: “Tutto ciò che è fatto per amore è sempre fatto al di là del bene e del male”. E se la quinta dimensione fosse proprio l’amore? Quell’amore che guida la dottoressa Brand a vagare nello spazio o quello che guida Cooper verso casa dai suoi figli? E se i costruttori di questi tesseract pentadimensionali fossero gli esseri umani del futuro, i quali proprio per amore decidono di salvare gli esseri umani del passato? Nolan ce l’ha fatta un’altra volta. La trottola continua a girare. E noi in cosa crediamo?

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Bella recensione!
    Ponderata, umana, filosofica.
    Ne ho lette altre così miopi, livorose e scientista da deprimermi…
    Comunque, come i buoni film fanno, anche questo rimane dentro e scava, scava…

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  2. Gian Pietro "Jumpi" Miscione

    Film appassionante, Matthew McConaughey un po’ troppo cow boy (del resto è sempre un film ammmericano), parti scientifiche interessanti e non eccessive, finale non troppo chiaro nei dettagli. Comunque da vedere.

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  3. Emanuele Lorenzo Cavassa

    La tua recensione è molto bella, unico appunto: non scambiare come fossero sinonimi wormhole e buco nero!
    Quello che si apre vicino Saturno è un wormhole, quello in cui si lasciano cadere alla fine è un buco nero e NON sono la medesima cosa!

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    • Serena Risitano

      Premetto di non essere ferrata sull’argomento ma mi sono rifatta alle varie feturette scientifiche rilasciate dalla WB in vista dell’uscita del film. Inoltre nel doppiaggio italiano (sono andata a ricontrollare) chiamano quello apertosi vicino saturno “buco nero” e “porta spazio-temporale”, difatti il tizio di colore, prima di addormentarsi per il viaggio di due anni che ha come meta saturno, spiega a Cooper come sia fatto in realtà un buco nero. Poi io non so nemmeno quale sia la differenza tra un buco nero e un wormhole ma, anzi, pensavo fossero sinonimi (come ho dedotto erroneamente dalla traduzione italiana) e se mi spieghi cosa sono te ne sarò anche grata :) La parte finale [SPOILER] quando Cooper si lascia cadere e finisce nel tesseract a cinque dimensioni, io ho trovato scontato pensare che si fosse abbandonato alla stessa anomalia da cui erano entrati (quella vicina saturno ma all’incontrario anche se ho sempre saputo che all’opposto di un buco nero c’è un buco bianco in teoria) dato che i due pianeti inospitali si trovavano vicinissimi, per così dire, al buco nero/wormhole.

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      • Anselmo

        No, effettivamente McConaughey si butta nel buco nero (Gargantua), quello che creava problemi temporali all’atterraggio sul primo pianeta; il wormhole è quello da cui entrano nella nuova dimensione.
        Film bellissimo (visto ieri). Ha ragione il diretùr, notevole robustezza scientifica ma rimanendo nell’alveo del comprensibile anche ai profani (più o meno). Bellissimo il finale nel tetratto e (spoiler) la stretta di mano tra McConaughey e la Hathaway che si vede quasi all’inizio (se il tempo è una delle cinque dimensioni, ci si può andare avanti e indietro come nello spazio, mi pare che durante il film lo dicano pure)

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