Il mio primo libro: il fiume Idice

1
Share on Facebook160Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
LA GUERRA MI NEGO’ IL PIACERE DI LEGGERE.

La stagione della mia lontana infanzia – risale ai cruenti anni quaranta della Seconda guerra mondiale – mi scippò, con violenza, la seduzione del Libro e la magia della Lettura. Una ferita mai più cicatrizzata nell’età adolescenziale dove il leggere mi trascinò in teatri popolati di narrazioni inneggianti l’età giovanile: mondi vitali di straordinaria attrazione che alzavano il sipario su pianure profumate dai fiori dell’autonomia e della indipendenza.
Le righe stampate sulla stagione d’esordio della mia vita raccontano, ancora oggi, le memorie di un bambino nato sotto le due Torri al quale le contingenze belliche negarono il piacere di leggere e di sognare. Due parole ancora su quel lontano furto.

La guerra asciugò il mio prorompente desiderio di possedere libri. Di conseguenza, mi sentivo derubato di quel piacere di leggere che percepivo come una generosa fontana pronta a saziare la mia voglia – tutta infantile – di vivere magie, incantesimi, prodigi e sortilegi.

BOLOGNA CHIESA DI SAN FRANCESCO DOPO BOMBARDAMENTITorniamo agli anni tragici del fascismo mussoliniano che idolatrò la discesa in guerra di un’Italia delirante di patriottismo dispotico e totalitario. Sfollato da Bologna con mia madre (mio padre, costretto alla divisa militare, combatteva sul fronte greco) trovammo nella valle del fiume Idice – a Bisano, trenta chilometri dalla città – una sistemazione precaria che ci poneva al riparo dal diluvio di bombe che flagellavano i palazzi e i portici petroniani.

Sto richiamando alla memoria anni felici e dolorosi. E vuoti di sorrisi. Bisano era privo di tutto. Un solo negozio – uno spaccio – riforniva i suoi abitanti di generi alimentari che, peraltro, scarseggiavano di giorno in giorno. Ovviamente, questo piccolo aggregato di case non disponeva di librerie e di biblioteche. E neppure di una Scuola Materna e di una Scuola Elementare. A noi bambini, affamati non solo di cibo, ma anche di alfabeti saporiti, la lettura era scippata. Di fatto, proibita. E senza libri se ne andava il piacere di tuffarsi in mondi popolati di gnomi, di folletti, di fate e di streghe.

PAGINE FELICI NEL GRETO DI UN TORRENTE.

Nel povero e malinconico scenario di vita da sfollati, noi infanzie della via Pal trovammo, fortunatamente, un affascinante e straordinario rifugio: il letto del torrente Idice. Divenne, per noi, un teatro di vita: un libro di lettura e un sussidiario dove sperimentavamo – giorno dopo giorno – la costruzione di storie, di avventure e di scoperte in diretta: tutte prive di replay.
All’improvviso, cambiò lo scenario bellico. E i suoi protagonisti. L’Italia – e il fronte partigiano – sciolse il patto di guerra a fianco dei tedeschi che risposero con inaudita brutalità militare.fiume idice

In prima fila, fummo noi bambini (e le nostre mamme) a subire una linea gotica posta tra due fuochi: in fuga sui crinali possibilmente più alti dell’Appennino. Trovammo accoglienza in cima a un colle presso una famiglia contadina. Da quel balcone osservavo, con il cuore in gola, i ripetuti scontri a fuoco che in valle si susseguivano tra truppe tedesche e forze alleate. Fu l’addio ai nostri angoli di gioco e di fantasia che, quotidianamente, avevamo assaporato nel greto del torrente Idice. Con in più una incancellabile consapevolezza. L’esilio tra acqua, sabbia e sassi era stata la culla di straordinarie avventure esistenziali. Non lette e assaporate nelle pagine della letteratu­ra infantile, ma vissute e trasfigurate – giorno dopo giorno – nell’album dei ricordi di storie di vita avvolte di terrore ma anche di straordinari incanti.

Pensierino della memoria.

La letteratura infantile è diventata, anni dopo, uno dei rami privilegiati della mia quercia pedagogica. Ne sono felice perché mi ha permesso di recuperare, in parte, un mio grave ritardo professionale e culturale.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook160Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

  1. Chica

    Grazie per questa condivisione. E soprattutto per me, che posso soltanto vivere dei racconti di quegli anni.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?