Il fascino della donna alfa: quando la moda è neoconservatrice

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Il modello proposto dalle ultime sfilate di moda è quello della «donna alfa», colei che spesso ha l’esigenza di confrontarsi con i diversi ambienti per inserirsi appieno nella società. Si tratta però di un modello che non vuole rifarsi al movimento femminista, sebbene quest’ultimo sia stato il presupposto necessario per la lunga strada verso l’emancipazione, bensì cerca di autoaffermarsi con intelligenza e competenza nelle diverse situazioni lavorative. Le donne di oggi, quindi, non sono le stesse che durante gli anni Settanta si univano sulle piazze per rivendicare i loro diritti. Al contrario, sono donne in carriera, che mantengono persino una certa individualità.

Il terreno fertile nel quale è avvenuta la comparsa della donna alfa è quello della modernità, dell’evoluzione e del progresso, nel quale oggi le donne tendono a ricoprire sempre più spesso incarichi importanti. Si hanno così milioni di professioniste, dirigenti, imprenditrici che hanno conseguito una formazione decisiva, come quella universitaria, e che prima era riservata solo agli uomini.

Catherine Deneuve. Una donna in carriera.

Catherine Deneuve. Una donna in carriera.

Ma in che cosa si distinguono quindi le donne alfa? In realtà, queste donne si stanno allontanando sempre più dal canone delle femministe che sta lentamente perdendo la sua attrattiva, a favore di altri elementi importanti che però non dipendono dal sesso ma dall’istruzione e dalle opportunità di studio e di lavoro come, infatti, ha individuato anche la scrittrice e sociologa Alison Wolf nel suo saggio Donne Alfa pubblicato dai tipi di Garzanti.

In realtà l’autrice nel libro riporta l’esempio della celebre scrittrice Jane Austen che nel 1802 fece una cosa incredibile per l’epoca: ruppe, infatti, il proprio fidanzamento con un giovane facoltoso, tale Harris Bigg-Wither. Privandosi della condizione di moglie e di madre, e preferendo una vita da single, avrebbe certamente perso il suo status e il prestigio che avrebbe potuto garantirle il giovane. Eppure Jane Austen preferì la sua integrità morale, piuttosto che seguire anche lei la sorte comune alle donne del tempo. Una condizione tuttavia oggigiorno è impensabile nella società occidentale, poiché si sa che le donne ricoprono incarichi professionali e aziendali quasi con la stessa frequenza degli uomini.

Coco Chanel. L'icona della moda.

Coco Chanel. L’icona della moda.

«Questa nuova classe di donne si è insidiata e ampliata solo negli ultimi trenta quarant’anni. Prima di allora, nel corso dei millenni, quasi nessuna donna aveva goduto dell’opportunità di percorrere una carriera completa, lunga un’intera vita», spiega Alison Wolf. Qualcosa in realtà si è già visto nell’ambito della moda, che in questa sede è l’oggetto di studio principale. Gli esempi di certo non mancano, e anzi sono rappresentati perfino da un’icona senza tempo com’è appunto Coco Chanel.

Infatti, durante gli anni Venti la stilista ha inaugurato la figura emancipata della garçonne; un’immagine che si è rafforzata con il clima di benessere e di ottimismo dell’epoca in una società pervasa da un nuovo senso di libertà. «Di quante preoccupazioni ci si libera quando si decide non di essere qualcosa bensì qualcuno», ha detto Coco Chanel. Un’affermazione che potrebbe racchiudere in sé il tema delle donne alfa, che dal 1970 hanno deciso di seguire le inclinazioni professionali e i desideri da qualche tempo sopiti.

Malgrado ciò le donne alfa si possono dividere in due categorie. Da una parte, infatti, ci sono quelle che hanno bisogno di lavorare per occuparsi della famiglia e dei figli, un’esigenza molto sentita nella società odierna in cui sempre più spesso solo lo stipendio del marito non basta; dall’altra, invece, ci sono quelle che non hanno bisogno di lavorare per crearsi una famiglia giacché il loro unico obiettivo è affermarsi negli ambienti di lavoro.

Riccardo Tisci per Givenchy. Collezione Primavera/Estate 2015.

Riccardo Tisci per Givenchy. Collezione Primavera/Estate 2015.

Eppure si sa che la moda è il principale mezzo attraverso cui le persone si mostrano agli altri e fanno emergere le loro caratteristiche, in una relazione fra le pratiche e gli elementi culturali. Le ultime collezioni come quelle create per esempio dello stilista Riccardo Tisci per Givenchy, ci mostrano una femminilità e una bellezza proposta in chiave leggermente diversa dal solito poiché assurge al modello della donna alfa, che però fa un passo indietro e vuole recuperare il suo passato, in particolare il periodo compreso fra gli anni Sessanta e Settanta. Una fase quest’ultima che tuttavia non si vuole abbandonare. Si parla così di «moda neoconservatrice», com’è stato rilevato dalle due studiose Lucia Ruggerone e Laura Bovone nel saggio Che genere di moda? (Franco Angeli, 2006).

Se, come ha affermato Anne Wintour, famosa per essere la direttrice di Vogue dal 1988, «la moda non guarda indietro. Guarda sempre avanti», ne deriva che la moda non può essere neoconservatrice, bensì la sua prerogativa è cercare sempre e comunque l’innovazione. Malgrado ciò, la collezione di Riccardo Tisci, proposta per la stagione Primavera/Estate 2015, è nata seguendo un approccio diverso, poiché si presenta con un’estetica moderna unita a una serie di rimandi del passato come i corsetti tipici del Settecento, oppure i giochi di trasparenze che donano fascino alle donne in carriera.

È chiaro dunque che l’affermazione della Wintour assomiglia più a una provocazione, piuttosto che un a un suggerimento. Infatti, come sostiene Giorgio Riello, professore di Storia globale presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Warwick in Gran Bretagna, nel suo saggio La moda (Laterza, 2012): «La moda coglie l’attimo; è effimera, passeggera, chimerica. Quello che è di moda oggi non lo sarà in futuro e non lo era in passato. Essere di moda, far moda, e produrre moda significa proiettarsi verso il futuro. Viceversa il passato, nella moda, è scarto residuo di quel che era di moda e che rimane ad ingombrare armati sempre più pieni; è rifiuto di ciò che è stato, nella convinzione che il nuovo sia migliore di quel che è venuto prima».

Anne Wintour, direttrice di Vogue dal 1988.

Anne Wintour, direttrice di Vogue dal 1988.

Anche se, prosegue Riello: «La storia non si ripete, cioè non si ripresenta mai con gli stessi contenuti o i medesimi attori. Viene però praticata, per motivi diversi dalla semplice previsione del futuro. La moda è quindi un fenomeno attraverso il quale guardare e comprendere la vita delle persone che ci hanno preceduto; capire, ad esempio, perché la maggioranza delle nostre nonne e bisnonne contadine portava un fazzoletto in testa e perché i nostri nonni indossavano spesso la cravatta. La storia della moda diventa quindi storia di “modi”, di comportamenti e azioni quotidiane, non solo di chi fa o è di moda, ma di tutti».

Sulle passerelle di moda si vedono perciò le modelle che indossano gli abiti creati dagli stilisti che combinano sia gli elementi della modernità sia il passato. Non si tratta di essere fuori moda, bensì di proporre in chiave diversa i contenuti che hanno determinato gli anni precedenti, e che hanno suscitato interesse da parte sia dei professionisti del settore sia dei sociologi come Alison Wolf. Nondimeno la scrittrice Allison Pearson, famosa per il romanzo Ma come fa a far tutto?, dal quale è stato tratto il film omonimo con Sarah Jessica Parker, la quale ha detto che: «Abbiamo cercato di somigliare agli uomini. Abbiamo accettato le loro regole e i loro schemi di comportamento. Abiti mortificanti e ore di lavoro in più per dimostrare che siamo brave. Ora possiamo tornare a essere noi stesse».

Il fascino senza tempo di Grace Kelly.

Il fascino senza tempo di Grace Kelly.

Quest’affermazione è dunque importante visto che rende evidente le nuove tendenze della moda, che, come già detto, vuole riconquistare il fascino della donna tipica borghese. Così per esempio Tisci si è ispirato alle icone femminili del cinema, soprattutto Catherine Deneuve, Jacqueline Bisset, Romy Schneider, Grace Kelly, Liz Taylor e Marilyn Monroe, ognuna delle quali è ricordata per motivi diversi, ma tutte unite da quell’aura di mistero che ha ispirato i designer per le loro creazioni, e che ancora oggi ci vengono continuamente ripresentate in chiave diversa.

La donna alfa dunque si rifà a quell’immagine della borghese che, come ha detto la stessa Alison Wolf, non vuole più nascondere il suo carisma e la bellezza ma sentirsi sicura di sé nella società che ha sì dei lati negativi, ma altrettanti certamente positivi. In fondo, come ha detto ancora Coco Chanel: «La moda non esiste solo nei vestiti. È nel cielo, è per strada. Ha a che fare con le idee e con quello che succede». E che cosa c’è di meglio se non esprimersi liberamente? La moda quindi passa in secondo piano, ciò che è importante è sentirsi a proprio agio.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Mi domando quale senso abbia dividere le donne alfa in donne che lavorano per aiutare la propria famiglia e donne che lavorano per portare a casa il loro successo nel contesto sociale. Penso che si tratti di due categorie femminili distinte e distanti fra loro. Mi pare indubbio che le donne che devono lavorare ci sono sempre state, in ogni epoca, mentre le donne che lavorano per emergere nel sociale siano una risoluzione di epoca piuttosto recente. Che costoro trovino soldi, modo, tempo per vestirsi sempre all’ ultima moda, che è per sua natura innovativa altrimenti il fine ultimo della moda va a farsi benedire essendo la moda medesima un’ immane macchina che produce affari e quattrini, mi pare un fatto normale anche se abbastanza indigesto. Infatti, non per essere guastafeste e astiosa caratteristiche lontane dal mio pormi nel mondo, mi chiedo se non sarebbe meglio che queste signorine e signore che non avrebbero, in poche parole, bisogno di niente perché han già tutto, non farebbero meglio a dedicarsi ai loro hobby. Perché andare a far frastuono e fracasso nel mondo del lavoro,vestite e svestite appunto come le dive, anziché lasciare che in questo mondo, direi peraltro piuttosto dannato, si barcamenino coloro che hanno effettivamente bisogno di lavorare per tirare a campare? Se mi si viene a dire che in tal modo perderemo talenti ineguagliabili, non poteri far altro che rispondere, ovviamente, che tutti hanno i loro talenti e che tutti i talenti sono ineguagliabili perché peculiari. O dobbiamo credere ancora alla buffonata degli uomini e donne superiori? I lager son stati chiusi da lungo tempo, via! Non continuiamo ancora ad ingenerare nelle menti deboli che ci siano uomini e donne che fan meglio di noi, donne in questo caso!
    Ma, santo cielo, con tutto il bisogno di lavorare che c’è in giro, si deve veder gente che sta a casa al freddo e alla fame perché una belloccia, magari scollacciata, sgambata, patinata sa come menar pel naso qualche brocco padrino dal cuore ed altro debolucci? Oddio, lo so lo so che ci son le donne che vanno avanti per meriti propri, ma in un mondo in cui nessun talento risulta bastevole per ottenere un residuale lavoretto con pagamento voucher, non mi sento proprio in vena di credere che molte donne non si trovino in carriera per altri e ben più banali meriti.
    E, posso assicurare per esperienza diretta, che una donna che lavora fuori casa, a casa, domenica compresa, non ha materialmente il tempo di seguir troppo l’ ultima moda. Compra quel che trova nell’ ipermercato più vicino, quando corre e s’ affanna per la spesa settimanale. Chiaramente l’ iper rifila la brutta copia dell’ ultima moda di grido, ma chi suda non va certo a portare i sudati guadagni alle maisons della couture. E il mutuo? E i materiali scolastici dei figlioli? E le rate di auto, frigo, divano, letto ecc…ecc…come si fa a pagarle?
    Dunque risulta evidente che le comuni mortali son per forza di cose tagliate fuori dalle “scelte”, scelte che invece le divine possono fare: quale e quanto lavoro, quale e quanto vestito, quale e quanta automobile, e via dicendo… Però io non sono del tutto certa che le dee della autoaffermazione abbiano compiuto scelte veramente libere, o non siano piuttosto state condizionate dalla vanità, dall’ avidità, dalla sete del guadagno, dalla sete del potere. A me pare proprio che le donne in carriera non si siano affatto e giammai private di peculiari e ovvi abitucci a la page, come suol dirsi, per vistosizzarsi e rendersi alquanto gradite.
    Quelle che continueranno ad inseguire vanità e gloria continueranno a perlustrare le patinate riviste di moda e le scintillanti boutiques del centro, quelle che dovranno lavorare per portare a riva il loro lontano e umile sogno di metter su famiglia continueranno a pelar patate per il frettoloso spezzatino nella pentola a pressione, coprendo con lo sdrucito grembiule di casa i leggins e la maglietta 10€ tutto, che hanno frettolosamente prelevato dal bancone del negozietto dell’ iper che sfoggiava il vistoso cartello” ultima moda: tutto a 10 €”. E il famoso made in Italy o made in France te lo scordi proprio, che che il cartellino è il solito made China. Lacrimevolmente.
    Ma, tutto sommato, chi è più penosa? Per chi dobbiamo lacrimare veramente? Io la mia idea ce l’ ho. Gli altri pensino e facciano come pare e piace a loro.

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