I tarocchi tra storia e magia – prima parte

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Bologna è ormai una delle pochissime città italiane dove sopravvive il gioco dei Tarocchi, detti localmente Tarocchini, e dove esiste un’Accademia che cerca di sostenere e divulgare questo prezioso patrimonio della cultura insidiato da Poker, Burraco e videogiochi. Ma cosa sono i Tarocchi e da dove derivano? Allo stato attuale delle conoscenze storiche sappiamo che consistono nell’unione, operata in Italia nel XV secolo, di un gruppo di carte allegoriche con un mazzo di normali carte da gioco – in circolazione in Europa fin dal Medioevo – contrassegnate dai semi di bastoni, coppe, denari, spade.

Tarocchi miniati.

Tarocchi miniati. Visconti-Sforza. Il mondo.

Responsabili dell’attrazione fatale esercitata su pubblico e studiosi dell’occulto sono in particolare le 22 allegorie – dette anticamente Trionfi o briscole e molto più recentemente Arcani maggiori – che aggiunte ad altre 56 carte formano il mazzo intero comprendente anche fanti, cavalli, donne, re. Le immagini ospitate nei Trionfi sono: il Matto, il Bagatto, la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore, il Papa, l’Innamorato, il Carro, la Giustizia, l’Eremita, la Ruota della fortuna, la Forza, l’Appeso, la Morte, la Temperanza, il Diavolo, la Torre, le Stelle, la Luna, il Sole, il Giudizio, il Mondo.

Il fascino degli Arcani è dovuto alla veneranda antichità dei loro simboli che illustrano temi presenti in tutte le forme universali dell’arte e del pensiero: l’uomo e la donna, la follia e la saggezza, la miseria e il potere, il bene e il male, la legge, la religione e il destino, la colpa e la punizione, la morte e la rinascita, la speranza e la redenzione.

Come la polvere da sparo e la bussola, le carte da gioco furono inventate in Cina, da cui si diffusero dapprima in India e in Persia, per arrivare nel XIII secolo nel vicino Oriente da cui gli Arabi le importarono in Europa dopo aver conquistato la Sicilia e la Spagna meridionale.

Tarocchi miniati di Carlo Vi. La temperanza.

Tarocchi miniati di Carlo Vi. La temperanza.

Conosciute all’inizio come “Nayb” o Naibi, da un termine che i mamelucchi usavano per indicare i loro governatori, ebbero un tale successo come gioco d’azzardo da preoccupare Chiesa e Capitani di giustizia che intervennero a vari titoli contro di esse con l’accusa di allontanare dal lavoro, dalla casa e dalla religione i padri di famiglia e di causare violente turbative all’ordine pubblico. Nonostante multe e reprimende il gioco delle carte continuò però a diffondersi: ed è proprio nel nord Italia, non si sa se in Lombardia o Emilia Romagna, che avvenne la trasformazione del mazzo comune in “Ludus Triumphorum”, il gioco dei Trionfi, egualmente amato e giocato con passione nella corte milanese dei Visconti-Sforza e in quella degli Este a Ferrara.

Le immagini erano miniate su cartoncino e arricchite con dorature da valenti pittori lautamente pagati; vista la fragilità del supporto cartaceo, a noi sono arrivati pochi e incompleti originali legati alla corte di Filippo Maria Visconti, tra cui i Tarocchi Carey-Yale o Visconti di Modrone, il mazzo Brambilla e il più integro, il Visconti-Sforza, di cui restano ben 74 carte suddivise tra l’Accademia Carrara di Bergamo e la Pierpont Morgan Library di New York.

Tarocchi marsigliesi. La maison dieu.

Tarocchi marsigliesi. La maison dieu.

Di origine ferrarese sono invece le 17 carte erroneamente credute di Carlo VI di Francia e conservate alla Bibliothèque Nationale di Parigi. Le differenze iconografiche nella rappresentazione dello stesso Arcano da mazzo a mazzo si appiattirono man mano che il Tarocco miniato cedette il posto a quello stampato; affiancata alla produzione di lusso infatti, se ne diffuse ben presto un’altra più economica e popolare, eseguita all’inizio con stampa xilografica e in seguito con matrici in metallo.

La diffusione di carte e dadi innestò una contro-reazione tra i religiosi che li consideravano opera del diavolo, incitando a bruciali in piazza o a riutilizzare la cartapesta per creare immagini sacre. Non facendo parte dei giochi d’azzardo, i Trionfi scamparono ai roghi ma incorsero egualmente in dure ammonizioni: verso la fine del Quattrocento un anonimo e scandalizzato predicatore domenicano pubblicò una raccolta di sermoni conosciuta come “Sermo de ludo cum aliis” nei quali se la prese con la superficialità con cui i giocatori trattavano alcune figure altrimenti edificanti (le Virtù, gli Angeli, viste solo per il loro valore di presa) e condannando in particolare il Papa e la Papessa la cui presenza in un gioco profano era sconcertante e puzzava di zolfo.

Nel Cinquecento il Ludus Triumphorum mutò nome e diventò Ludus Tarochorum: tra le plausibili spiegazioni del cambiamento etimologico c’è la derivazione della nuova parola dal verbo italiano antico “altercare”, “litigare”.

I Tarocchi però non sfociavano necessariamente in risse: nelle lunghe serate a corte erano utilizzati anche per eseguire giochi di abilità verbale come la creazione di motti eruditi basati su una carta estratta a caso, oppure giochi di abbinamento tra gentiluomini e gentildonne o note cortigiane.

Tarocchini bolognesi. Ruota della fortuna. Giuseppe Maria Mitelli.

Tarocchini bolognesi. Ruota della fortuna. Giuseppe Maria Mitelli.

Dalla fine del Quattrocento, dopo l’invasione francese del Ducato di Milano, i Tarocchi varcarono le Alpi e cominciarono ad essere prodotti pure all’estero con diverse varianti fantasiose, tuttora in uso, che spesso non hanno nessun rapporto con la tradizione nostrana: in Francia in particolare nacque l’alternativa alle carte latine con l’introduzione dei semi rosso-neri, cuori, quadri, picche, fiori, che risparmiando sui colori permettevano di abbassare il costo di stampa.

In epoche successive si inventarono i cosiddetti Tarocchi Marsigliesi – in realtà di origine italiana – e altre carte didattiche, satiriche o ad indirizzo politico. A Bologna, a partire dal XVI secolo, il mazzo fu ridotto con l’eliminazione di una parte delle carte numerali: nasceva così il “Tarocchino”, il cui documento visivo più antico – che risale al 1669 – si deve alla fertile fantasia dell’incisore Giuseppe Maria Mitelli; in seguito quattro figure di Mori andarono a sostituire il Papa e la Papessa, l’Imperatore e l’ Imperatrice, che alludendo al potere spirituale e temporale, rendevano forse le carte poco accettabili al governo pontificio che assieme al Senato bolognese controllava la città.
(fine prima parte)

Bibliografia:
Le carte di corte, i Tarocchi, gioco e magia alla corte degli estensi. Catalogo della mostra, Nuova Alfa Editoriale, 1987
Bianca Maria Rizzoli, Tarocchi, storia e significato simbolico, Vallardi, 1997
Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo, Mondadori, 2007

Immagine in evidenza. Giocatori di carte, Palazzo Borromeo, Milano.

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