Dodici anni umano – “Boyhood” di Richard Linklater

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Uno dei doni del regista Richard Linklater è la sua straordinaria capacità di prendere la più semplice delle storie e imbarcarci dentro qualcosa di profondo ed emotivamente complesso. Lo ha fatto con la serie di “Prima dell’alba”, una commovente trilogia multistrato di drammi romantici la quale ruota intorno a due persone che, per la maggior parte del tempo, semplicemente passeggiano e discutono la natura delle relazioni sentimentali.

Mentre lo fanno, tuttavia, riescono ad essere convincenti, mettendo in luce i temi universali dell’amore: ciò che attrae un essere umano ad un altro essere umano. Ora ha fatto tutto di nuovo, in maniera più efficace forse, in “Boyhood”.

Regia: Richard Linklaterboyhood poster
Soggetto: Richard Linklater
Sceneggiatura: Richard Linklater
Paese: Stati Uniti
Genere: drammatico

Interpreti:

Ellar Coltrane: Mason Evans
Ethan Hawke: Mason Evans Sr.
Patricia Arquette: Olivia Evans
Lorelei Linklater: Samantha Evans

Consigliato a: neogenitori, a chi è diventato da poco un/una giovane uomo/donna, a tutti gli essere umani
Sconsigliato a: i fans di Michael Bay, a chi è senza cuore, a chi non è purtroppo anche un po’ bambino dentro 

Come la trilogia che lo precede, la trama del film è l’immagine della semplicità e può essere riassunta in quattro parole: un ragazzo che cresce. Ma, come già i film della serie “Prima dell’alba”, “Boyhood” è un film di una profondità ingannevole: lavora nell’animo dello spettatore scoprendo verità universali nella minuzia monolitica della vita di tutti i giorni. Un capolavoro del cinema indipendente, quest’ultima opera del regista texano è a dir poco emozionante, quasi indimenticabile.

Ellar Coltrane ci mostra la vita funziona che gli anni passano (e non tornano)

Ellar Coltrane durante le riprese: la vita funziona che gli anni passano (e non tornano)

Se si è sentito parlare di “Boyhoood” è probabilmente a causa dell’approccio decisamente non convenzionale di Linklater al film. Tale approccio, sia ambizioso che audace, è il suo colpo da maestro. Linklater ha girato “Boyhood” in più di 12 anni, riconvocando il suo cast una volta l’anno per tre o quattro giorni di riprese. Quando incontriamo per la prima volta il protagonista del film, ovvero Mason (interpretato dall’esordiente Ellar Coltrane), egli ha 5 anni e viene sgridato per non aver consegnato i compiti alla maestra. (“Lei non li ha chiesti”, scrolla le spalle mo’ di spiegazione).

Nel momento in cui il film di Linklater si conclude, Mason si sta dirigendo al college. Nel frattempo, guardiamo Mason e Coltrane crescere simultaneamente davanti ai nostri occhi: da bambino paffuto dell’asilo a preadolescente confuso, da rimuginante teenager a, finalmente, giovane uomo. Si tratta di un effetto sorprendente. “Boyhood” sembra avere un inizio normale, ma questo è un film lento anche se non ci vuole troppo prima che la scommessa di Linklater dia i suoi frutti. Mentre guardiamo Mason/Ellar crescere, veniamo interamente investiti dalla sua storia. Anzi, dalla sua vita e da ciò si genera il vero concetto di realismo. I personaggi non sono più personaggi ma persone reali. E Mason non è solo un ragazzo, ma è il nostro ragazzo.

boyhood ethan hawke patricia arquette

Ethan Hawke e Patricia Arquette vivono 12 anni di vita. E noi con loro

Quando “Boyhood” inizia, Mason è un passeggero della vita. Poi diventa un osservatore, poi un partecipante attivo. Non molto differentemente da qualsiasi genitore, guardare questa crescita risulta gioioso, terribile e straziante allo stesso tempo. Quando Mason sorride, noi sorridiamo con lui. Quando sente il mal di pancia del primo amore, noi ci sentiamo come lui. E quando le circostanze lo abbattono ci deprimiamo anche noi. Ma non c’è bisogno di essere un genitore per apprezzare il film di Linklater. Basta essere un essere umano. Tutti ricordiamo come ogni cosa era meravigliosa secondo la prospettiva di un bambino. E ci ricordiamo anche di come è stato spaventoso, confuso ed emozionante scoprire progressivamente come funzionasse davvero il mondo.

Guarda, questa è la vita!

Guarda, questa è la vita!

Degno di nota è il talento di Linklater per la tessitura di un qualcosa che risulta così interessante anche se generato da fatti che sembrano apparentemente insignificanti (se confrontati con la vastità spazio temporale del creato. Che valenza ha il percorso di una singola vita rispetto al corso temporale dell’intero universo?). “Boyhood” non parla di un unico evento in quanto è la confluenza randomica degli eventi a far fluire la singola esistenza. I più grandi film, quelli che ci portiamo dentro, sono in realtà degli specchi per la condizione umana, i quali riflettono qualcosa di nuovo a noi spettatori (leggi come umanità) che troppo spesso purtroppo riusciamo a trascurare. “Boyhood” è uno di quei film.

 

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