Andrea Strozzi, il cambiamento a portata di mano

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Che sia il momento del cambiamento lo dicono un po’ tutti.
Lo monita il Presidente Napolitano nei confronti dell’Europa, lo sloganeggiava il nostro giovane premier nella sua campagna per le primarie di quasi un anno fa, persino il mio gatto l’altro giorno se ne è uscito miagolandomi “Basta, è ora di cambiare!” e non è più tornato.
Cambiare si, ma per andare dove? E sopratutto, perché? E’ quello che ho tentato di capire intervistando Andrea Strozzi, uno che di cambiamenti sembra intendersene. Qualche anno fa ha deciso di creare un blog, Low Living High Thinking, che in poco tempo è diventato un think-net per chi sente il bisogno di dover cambiare vita ma non sa dove sbattere la testa.
Vengo a conoscenza di LLHT e di Andrea grazie al suo (altro) blog che tiene su “Il Fatto Quotidiano” e decido che è una persona da conoscere e da far conoscere.
Scrivo due righe ad Andrea, e lui molto gentilmente risponde che sì, possiamo fare un’intervista e che sì, forse è meglio usare Skype. Concordo, meglio il contatto (il più) diretto (possibile). Appuntamento alle 18, arrivo con qualche minuto di ritardo, clikko ok ed Andrea mi appare. Ecco: come ci si immagina un ex business man di un importante gruppo bancario che ha deciso di cambiare la sua vita e di provare a cambiare quella degli altri? Infatti non te lo puoi immaginare, ed Andrea mi appare così com’era normale che fosse: normale appunto, un uomo sorridente sui 40 anni, con una parlantina contagiosa ed un ancor più contagioso accento emiliano. Mi ero preparato delle domande che decido di non fare non appena Andrea comincia a parlare.
Andrò a braccio, ed è meglio così.

Riccardo: Andrea, forse è meglio se cominci raccontandoci chi sei.

Andrea: Per chi non mi conosce, mi chiamo Andrea Strozzi, ho 40 anni e sono il fondatore di Low Living High Thinking, la mia “anima divulgativa”, un blog che ho aperto da due anni e che banalmente vuole far conoscere nuovi stili di vita, un argomento che ormai non viene più trattato solo da qualche idealista ma che è al centro di ogni dibattito critico sulla nostra società attuale, almeno oltre i nostri confini. Con me collaborano altri professionisti che hanno intrapreso lo stesso percorso magari imboccando sentieri diversi, c’è chi si occupa del fenomeno delle Transition Town o del nuovo concetto di Sharing Economy, tutti termini inglesi che uso non perché facciano più “figo” ma che semmai sono gli indicatori di quanto noi siamo ancora lontani dall’aver fatto nostre, anche a livello di lessico, certe tematiche.

 

R: Tutto chiaro. Se l’anima divulgativa è LLHT, l’anima progettuale quale è?

A: Spesso il rischio che corre chi discute di nuovi stili di vita è quello di non riuscire a concretizzare ciò che si teorizza. Ad oggi molte persone insoddisfatte sono imprigionate in quei modus vivendi che credono essere l’unica via possibile, ed occorre dare loro strumenti pratici per poterne uscire. Per quanto mi riguarda nel 1998 mi sono laureato a pieni voti in Economia Statistica e per 14 anni ho lavorato in alcuni gruppi bancari nazionali. Dal 2004 al 2007 ho riedificato una vecchia stalla come abitazione e due anni fa ho creato LLHT. Da quest’anno ho deciso, detto di nuovo banalmente, di cambiare vita, abbandonando il posto fisso e dedicandomi a coltivare ciò che mi rappresenta. A gennaio uscirà anche un libro dove ho raccolto la mia esperienza. Dal punto di vista progettuale e pratico collaboro spesso con PeR.

 

Il Parco per le Energie Rinnovabili

Il Parco per le Energie Rinnovabili

R: E PeR sarebbe…

A: PeR è il Parco per le Energie Rinnovabili, e si trova in Umbria, tra Todi ed Amelia. Il PeR è stato fondato da Alessandro Ronca, che dopo aver lavorato per anni in situazioni ambientali difficili ha deciso di usare le sue esperienze per creare un luogo completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, tecnologicamente all’avanguardia e che fosse inoltre un collettore di persone ed esperienze, come dicevo all’inizio, magari provenienti da strade diverse ma che puntano alla stessa meta: uno stile di vita che renda migliori noi stessi ed il mondo in cui viviamo. Un altro tassello fondamentale del PeR è l‘associazione PAEA ed il suo vulcanico esperto in energie rinnovabili e stili di vita alternativi Paolo Ermani.
Ci tengo a sottolineare quanto le idee espresse, per una sempre più piccola fetta di popolazione, possano sembrare roba da “freak” o da hippies. Non è così, per due motivi: prima di tutto perché tutte le persone che ruotano intorno a progetti seri di vivibilità hanno solide basi scientifiche ed umanistiche, e non solo sogni da inseguire. Secondo, perché è la società stessa in cui viviamo a dimostrarsi sempre meno adatta a sostenere il modello di sviluppo che ci è stato imposto da oltre 30 anni, e questo è sotto gli occhi di tutti.

 

R: Torniamo a te ed all’idea di LLHT: chi sono i tuoi ispiratori?

A: L’idea alla base di LLHT è che nessun cambiamento avviene dall’alto, solo la consapevolezza personale può farci uscire dal nostro proprio modus vivendi, e non potrebbe essere altrimenti! E’ il concetto della “congruenza” espresso con chiarezza da Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanista: la congruenza è la piena coscienza di cosa si è, di cosa si fa ma sopratutto di cosa ci fa stare bene. La ricerca della congruenza, una piena consapevolezza di chi siamo e di come siamo, è il primo passo per accorgersi se c’è qualcosa che dovremmo cambiare nelle nostre vite. Sta tutto lì: pensare alto e vivere basso, alla Terra, lontano da tutto ciò che la società moderna ci indica come indispensabile solo per potersi autoconservare.
Rimanendo nella sfera dei “grandi”, direi che uno dei miei numi tutelari è senza dubbio Ivan Illich, uno dei più grandi pensatori del ’900, un prete austriaco poi scomunicato, uno dei primi che mise in crisi il sistema come lo conosciamo. Un altro importante pensatore, anche se più “speaker”, è senza dubbio Serge Latouche. Non posso poi non citare Nicholas Georgescu-Roegen, il brillante economo rumeno che per primo teorizzò di Bioeconomia. A corto raggio mi sono ispirato anche a Simone Perotti, ex-manager di un importante gruppo editoriale italiano ed autore di “Adesso basta”, una sorta di manuale pratico del downshifting.
Come ti dicevo prima, sono tutte personalità ben lontane dall’essere degli hippie pretestuosi. Anzi, l’etichettatura di certe teorie come “strampalate” non fa altro che rafforzare la loro drammatica centralità nella discussione moderna.

 

R: Incredibile come partendo da una semplice intervista all’ideatore di un blog si siano arrivate a trattare tematiche e ad introdurre personalità che da noi non vengono prese in considerazione neanche nei programmi tv dopo mezzanotte.
Quali sono i tuoi prossimi passi, Andrea?

A: Ho intenzione di ampliare la portata di LLHT, cercando di aumentare la consapevolezza su certe tematiche in chi ancora crede che tutto questo sia qualcosa di bello ma irrealizzabile. LLHT potrebbe anche diventare un webmagazine, chissà… Lo scorso weekend (22 – 23 novembre) sono stato ospite proprio da PeR per tenere un corso sulla Bioeconomia, ed è andato talmente bene che abbiamo deciso di replicarlo il 17 – 18 gennaio 2015 (qui il programma, NdA). Per tutto il resto, ci vediamo su LLHT!

 

Saluto Andrea che deve andare a prendere sua moglie a yoga, e spengo Skype.
Il sentore è di aver solamente intravisto il mondo di cui Andrea voleva parlarmi, un mondo fatto di persone capaci che con una seria e corretta analisi del presente stanno costruendo passo dopo passo un futuro economicamente, umanamente e professionalmente più sostenibile per chi verrà dopo di noi.
Mi guardo intorno, fuori dalla mia finestra le colline romagnole sono avvolte da una nebbia bassa e grigia. Per me che ho scelto di trasferirmi dalla città alla campagna ed ho la fortuna di non dover subire il mio lavoro, le parole di Andrea non suonano così strane. Ma quanta strada c’è da fare ancora? Quanti sono quelli imprigionati in una vita che gli hanno suggerito essere l’unica da poter vivere? Quanti ancora pensano basso e vivono cercando miseramente l’alto?
Quindi buona fortuna Andrea, e buona fortuna anche a noi.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. pierluigi

    Con le vostre storie potrete semplicemente sollecitare i sogni dello schiavo moderno medio, che sogna una liberta’ che mai raggiungera’ e che foraggera’ i vostri aperitivi prezzolati. Provate ad abbandonare ogni vostro bene, smettetela di scrivere (per vendere! non per condividere idee…) e mettetevi in viaggio, parlate faccia a faccia con uno sconosciuto, non tramite i vostri blogcatturaclick. Siate onesti con gli altri (che dite di voler ‘educare’), prima che con voi stessi. Il downshifting che volete promuovere, lo puo’ fare chi ha qualche centinaia di migliaia di eu da investire.

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  2. pierluigi

    Salve, ho letto con interesse, scoprendo altri due nuovi attivisti del ‘downshifting italiano’. Dopo perotti (un ex manager dei monopoli), ecco il sig. strozzi (manager bancario) ed il sig. bartoletti. Tutto molto bello. Fa piacere che ex manager e persone con una carriera avviata, decidano di fare scelte controcorrente, ma per favore non parlatemi di downshifting! Uno con una barca a vela che porta in giro milanesi annoiati e radical-chic, ed uno che ha un blog per promuovere libri su come vivere senza lavorare, sono dei furbetti (fortunati) di quartiere, figli della solita borghesia benestante, che ha scoperto che fa piu’ figo atteggiarsi a ‘guru’, piuttosto che alla classica figura di manager aziendale. Tutto qui, altro che downshifting e vita dal basso.

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