American Horror Story: Freak Show

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As they pulled you out of oxygen tent. You asked for the latest party. With your silicone hump and your ten inch stump. Dressed like a priest you was. Todd Browning’s freak you was!

Diamond Dogs-David Bowie

La diversità come orbita ruotante su cui concentrare il canone estetico della modernità che, attraversando i luoghi e i tempi dei secoli, muta la propria pelle trasformandola in una bellezza deforme. Freakeggiante sinfonia scorre lungo le arterie artistiche dei giorni odierni dondolando su un trapezio che volando sfiora la musica, il cinema e la moda.

A SINISTRA FRED WILSON, L'UOMO ARAGOSTA. A DESTRA EVAN PETERS

A SINISTRA FRED WILSON, L’UOMO ARAGOSTA. A DESTRA EVAN PETERS

Freak come specchio dinanzi al quale crollano le convinzioni più profonde dell’animo umano e dove la bellezza, ricercata purezza, non trova asilo presso questi corpi abbandonati nel sociale esilio. Da doni malaugurati creati e spediti da una divinità vendicatrice si passa al pensiero dei filosofi più audaci come Aristotele che dona nuova vita alle sfortunate creature ponendole al centro degli sfarzosi divertimenti degli aristocratici destinandoli alle corti e a rarità da collezionare presso le proprie dimore.

Al 1573 la natura dei freak veniva riassunta in tredici meravigliose cause, espresse da Ambroise Paré in Monstres et prodiges:

La prima è la gloria di Dio. La seconda la sua collera. La terza una quantità eccessiva di seme. La quarta una quantità troppo scarsa di seme. La quinta l’immaginazione. La sesta la strettezza o la piccolezza dell’utero. La settima la posizione sbagliata della madre che, durante la gravidanza, rimane troppo a lungo seduta con le cosce accavallate o premute contro lo stomaco. L’ottava una gragnuola di colpi sferrati contro lo stomaco della madre incinta. La nona malattie ereditarie o accidentali. La decima la putrefazione o corruzione del seme. L’undicesima la mescolanza o mistura del seme. La dodicesima un artificio di mendichi vagabondi. La tredicesima demoni o diavoli.

Sarà il 1770 l’anno d’inaugurazione degli spettacoli circensi a base di freak che, dall’Inghilterra, troveranno negli anni a seguire terreno

LA DONNA BARBUTA ANNIE JONES, A DESTRA KATHY BATES

LA DONNA BARBUTA ANNIE JONES, A DESTRA KATHY BATES

fertile nel suolo libertario dell’America e nella mente creativa dell’impresario Phineas T. Barnum, tornado a stelle e strisce che rese definitivamente noto il freak show. Dal generale Tom Thumb, l’ uomo più basso del mondo alla gigantessa Anna Swan, da Zip il microcefalo a Josephine Clofullia, la donna barbuta.

“Tu vedi una persona per la strada, e la cosa fondamentale che noti è il suo difetto”. Un difetto che presto diventerà la fonte a cui l’arte attingerà come fosse linfa vitale. Il primo strumento che osservò il diverso attraverso una prospettiva differente sarà la fotografia: dalle carte de visite di Eugène Disdéri al noto fotografo Charles Eisenmann. Un mezzo, quello fotografico, che ci permette di rivivere lo stupore di quegli anni e le cui collezioni private, come quella del giapponese Akimitsu Nurayama, ci consentono di ammirarne la particolare bellezza.

KOO KOO THE BIRD GIRL,  A DESTRA BEN WOOLF

KOO KOO THE BIRD GIRL, A DESTRA BEN WOOLF

Tutto questo e non solo è stato ripreso dalla coppia Murphy-Falchuk per la realizzazione della quarta stagione di American Horror Story – Freak Show, ormai alla sua settima puntata. Ambientata nel 1952, in un contesto storicamente e socialmente particolare per gli spettacoli circensi dei fenomeni da baraccone, soprattutto se si considera il boom della società dei consumi e dei mezzi tecnologici, nuovi pionieri dello spettacolo grazie alla veloce diffusione della televisione, la serie si concentra sulle infinite sfumature del concetto di diversità. Un esperimento differente rispetto alla serie, anch’essa recente, Life It’s Too Short diretta dai comici Ricky Gervais e Stephen Merchant con protagonista l’attore nano Warwick Davis.

I personaggi sono chiaramente riproduzioni moderne di freak realmente esistiti, interpretati dagli attori feticcio dell’intera serie. Dalle gemelle siamesi interpretate da Sarah Paulson a Kathy Bates nel ruolo della donna barbuta, dai bambini aztechi presenti anche nella seconda stagione Asylum a Evan Peters come l’uomo aragosta. Citazione nella citazione in un circolo continuo che unisce realtà e finzione, il cinema di Tod Browning e la fotografia di Diane Arbus, ripresi non solo dai personaggi ma dalle stesse scenografie (si veda il tendone di Elsa in cui vivono, compreso di lunga tavolata) ai dialoghi che inseriscono chiari riferimenti come il famoso motto “gobble gobble, one of us”.

Ogni freak viene dotato di deformità e profondità, di sogni e desiderio costante di integrarsi all’interno di un mondo considerato da loro stessi

JENNY LEE SNOW ED ELVIRA SNOW

JENNY LEE SNOW ED ELVIRA SNOW

dimenticato da Dio. Un mondo che viene loro adattato dalla figura di Elsa (Jessica Lange), madre e diva in declino il cui tentativo di diventare una star di Hollywood viene eclissato dal passato nella Germania sua patria e dalla magia ricercata nella diversità dei Freak, fonte di interesse ma allo stesso tempo di disgusto per gli abitanti del paese.

Elementi interessanti sono l’attuazione di una decontestualizzazione musicale in cui personaggi come Elsa o Jimmy, il ragazzo aragosta, si esibiscono cantando brani che faranno la loro effettiva comparsa venti e quaranta anni dopo: Life on Mars di David Bowie e Come as you are dei Nirvana e le strategie tecniche ormai leitmotiv della serie che contano su inquadrature disturbanti legate da un montaggio alternato e l’uso di colori saturi, in particolar modo quando labile diviene il confine tra realtà ed immaginazione/aspettative.

SORELLE SIAMESI

SORELLE SIAMESI

American Horror Story Freak Show parte bene, d’impatto la grafica della sigla e la colonna sonora creata sotto forma di melodia da carillon. La storia interessa, i personaggi colpiscono per la particolarità e il costume diviene una componente privilegiata. A partire dalla quinta puntata comincia un declino, con cadute nel sentimentalismo e nella narratività banale. Impossibile non pensare alla superiorità di Asylum, la seconda stagione che di gran lunga ha avuto il maggior successo rispetto alle altre.

Si attende il seguito degli episodi per ora trasmessi solo in America. In Italia sarà possibile vederla a partire da gennaio 2015 sulla Fox.

 

[Per le fonti storiche si ringrazia Alberto Fiorani]

 

 

 

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