Tra magia e mitologia nell’Egloga Ottava di Virgilio

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Edizione scolatica EglogheSolitamente quando si pensa a Virgilio, il pensiero va direttamente all’Eneide, massimo alla raccolta di canti Georgiche. Questo mese, invece, ho pensato di spulciare un po’ la raccolta di canti pastorali Bucoliche dell’autore latino. Quest’opera conta dieci “gare” di brevi racconti d’amore pastorale, tra coppie di pastori. Il termine greco “bucolos” indica il mandriano. All’interno i racconti sono divisi in egloghe” o ecloghe che rappresentano i “canti scelti”, cioè degli scritti selezionati.

Temi portanti sono i forti richiami alla tradizione avviata dal poeta siciliano Teocrito, che racconta la solare e vivace campagna siciliana, mostrandone i lati più ironici e piacevoli, dalle gare canore agli amori pastorali, il tutto slegato da sentimenti pieni. In Virgilio, invece, troviamo molti richiami ai paesaggi del nord Italia, la malinconia e l’opacità della campagna, permeano i suoi scritti, influenzando anche i temi e i canti dei protagonisti, che cedono il posto a sentimenti di malinconia e disillusione nei confronti della realtà di una Roma, tartassata dalla guerra civile, dalla confisca dei beni e dagli esili. Detto questo comprendiamo come sia semplice trovare elementi rituali o pagani che rendano più “oscuro” il narrato. È il caso dell’Egloga Ottava nella quale i pastori Damòne e Alfesibèo cantano la loro delusione amorosa per una giovane che li ignora e si dedica alle arti magiche per riportare il suo amato Dafni a casa.

L’attacco è di Damòne che, dopo essersi compianto per la terribile Nisa, con il flauto come unico compagno e votandosi al dio Pan, minaccia di porre fine alla propria vita. Gli amanti dell’esoterismo troveranno questa egloga affascinate perché il Flauto diviene un elemento esistente, l’unico referente nel monologo di Damòne. In più c’è un ribaltamento magico, anzi, sconvolgente della realtà. Se Nisa lo rifiuta, ecco che tutto il mondo deve invertire il proprio ordine.

E adesso il lupo fugga davanti al gregge,

le dure querce portino mele doro,

fiorisca l’olmo di narcisi,

stillino i tamerschi dalla scorza resina d’Ambra,

gareggi il gufo con il cigno.

 

Unito alla ferocia attribuita ad Amore che porta alla pazzia.

Feroce Amore insegna alla madre a macchiarsi

Le mani con il sangue dei suoi figli: […]

Crudele più la madre o empio quel fanciullo?

Empio il fanciullo; madre, anche tu crudele!

 

Damòne chiude con una maledizione: Che tutto sia sommerso da un profondo mare: boschi, addio!

A questo punto la parola passa a Alfesibèo, che canta le arti magiche di Nisa, riportando, passo dopo passo, il rituale per la conquista di Dafni. I movimenti e i passaggi segnalati dall’autore hanno un profondo senso mistico e, letti oggi a posteriori, ci richiamano ispirazioni di varie culture.

Rito pagano in BulgariaL’utilizzo delle erbe magiche, simile all’idea delle pozioni, apre tutto il procedimento:

Porta l’acqua, cingi di morbide bende questo altare,

brucia grasse verbene e incenso maschio,

perché io possa, con i riti magici, traviare la ragione

del mio amante. […]

La sacralità dei numeri, molto cara a Pitagora e al suo seguito, qui ritorna nel famoso e sempre presente, numero tre.

[…] Prima ti avvolgo intorno per tre volte

Questi fili di tre colori; e per tre volte intorno a questo

Altare io porto la tua immagine. […]

Improvvisamente troviamo un richiamo alla magia Woodoo, ciò che viene fatto a Nisa lei lo replica su Dafni, da lontano, sostituendolo con le foglie di alloro.

Dafni spietato mi brucia: io brucio lui in questo alloro.

Il picco massimo si tocca in chiusura, dove è la stessa donna ad affermare di essere provvista di veleni e rimedi per vendicarsi, e di averli acquistati da un uomo in grado di tramutarsi in lupo e far risorgere i morti.

lupo_grigioQueste erbe, questi veleni che vengono dal Ponto

[…]me li ha donati Meri;

io stessa l’ho veduto trasformarsi in lupo,

nascondersi nel bosco, e spesso risvegliare i morti dal sepolcro,

e trasportare altrove le messi seminate.

Insomma, in questi giorni molto prossimi alla festività di Halloween, possiamo ben vedere che gli antichi non erano solo letteratura, guerra e intrallazzi politici. La magia o la presunta magia, erano una costante della vita dei romani, tanto che simili attestazioni le troviamo anche nel “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio. Ne I d.C. già era pensabile l’idea di lupi mannari, streghe, canti magici, Woodoo, teletrasporto, pozioni (o alchimia che dir si voglia).

Tutt’ora ci sforziamo nell’immaginare scenari, magie, abilità soprannaturali, ma ricordate, stiamo facendo i conti con più di due mila anni di tradizioni. Per quanto Halloween sia una festa recente, morti che camminano e palle di pelo inferocite popolavano già gli incubi dei nostri antenati.

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