Quando la gelosia è patologica

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Sei geloso/a? Quante volte vi siete sentiti fare questa domanda? Le risposte sono le più svariate: si, no, dipende, solo se ne ho il motivo … Parliamo, in questo caso della gelosia di coppia.

Ci sono i gelosi moderati, quelli complulsivi, quelli ossessivi, quelli cerebrali. E poi ci sono i non gelosi. Esseri rarissimi per i quali questo sentimento è sconosciuto, esseri straordinariamente equilibrati e psicologicamente maturi oppure estremamente immaturi, distratti, superficiali e/o centrati solo su se stessi.

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Quando uno dei due partner, per qualche motivo, toglie una parte di attenzione dalla propria “metà” per posarla su un altro soggetto, il “depredato” va in crisi. Si sente violato, tradito, offeso. Si trova improvvisamente spogliato di quelli che sono stati finora i gesti di tenerezza, i progetti fatti insieme, i pensieri reciproci. Sente l’affetto, l’attenzione, la progettualità che ha elargito a piene mani come pegno d’amore improvvisamente polverizzati, disconosciuti nel proprio valore.   La sensazione è di vuoto, di disorientamento, di paura. La fiducia è calpestata. E subito dopo scatta la rabbia e l’aggressività, l’estremo tentativo di salvare il salvabile, di difendere i proprio territorio. Una questione molto darwiniana. Sopravvive il più forte.

La gelosia è un sentimento umano. Umanissimo. Scatta quando temiamo di perdere la persona amata. E’ un sentimento profondo e devastante legato alla paura di veder calpestato o ignorato, o cancellato il proprio ruolo, il proprio valore, la propria posizione in cima alla top ten. A volte il terrore è quello di non sentirsi più amati, di non poter reggere il confronto, di sentirsi soli, dimenticati, sostituiti. Non è mai da sottovalutare questo dolore che può essere sconvolgente a tal punto da alimentare l’idea di far sparire il colpevole o i colpevoli. La cronaca ce l’abbiamo tutti sotto gli occhi.

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Nella maggior parte dei casi, per fortuna, tutto si risolve con una litigata, un pianto, una spiegazione. Ma che fare quando la gelosia è patologica? Quando si annida nella mente e accompagna la persona durante tutta la giornata? Quando diventa un pensiero ossessivo, anche in assenza ogni logica motivazione possibile? Quando impedisce una vita di relazione serena costringendo il/la partner all’isolamento fisico e psichico? Quando scatta il controllo maniacale? Quando diventa una catena per il corpo e per il cuore? Quando anche un semplice buongiorno, un’ombra o una telefonata possono diventare la miccia che precede la deflagrazione?

gelosia1La prima cosa da fare, senza dubbio, è prenderne coscienza. Riconoscere che l’impulso è irrefrenabile anche quando la situazione non giustifica la reazione è il primo importantissimo passo da fare. Ma difficilmente si riuscirà a venirne fuori da soli. In questi casi può essere estremamente utile l’intervento di un professionista capace di aiutare il soggetto a rivalutare e ricostruire, ove possibile, i propri schemi di pensiero.

Ma vale la pena di spendere due parole anche sull’altro partner, quello che subisce. Per quanto l’amore possa essere grande, accettare una gelosia patologica condurrà inevitabilmente a una sofferenza enorme. Per entrambi. Con esiti infausti.

Pensare che passerà è una trappola della mente che cerca di giustificare situazioni per cui non intravvede possibili soluzioni. La consapevolezza della necessità di un intervento serio, sui singoli e sulla coppia è inevitabile.

E per finire suggerisco di riflettere sull’impermanenza dei sentimenti, delle relazioni, delle situazioni. Stare in coppia, quando si nutre il rapporto nel rispetto dell’altro, dei suoi bisogni, dei suoi spazi è una straordinaria avventura di vita. A volte, statisticamente poche, per tutta una vita. Perciò, per quanto possa essere difficile e innaturale quando si inizia una relazione e si è innamorati pensare che non sarà per sempre, sarebbe saggio, lasciare un piccolo spazio nella nostra coscienza dove questa riflessione possa riposare silente ed essere recuperata, al bisogno, come salvavita, quando le cose non vanno come avevamo sperato.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Giulia Valsecchi

    Che dire…le tue parole oggi mi sono state di molto conforto.
    Soprattutto l’osservazione finale: “…sarebbe saggio, lasciare un piccolo spazio nella nostra coscienza dove questa riflessione possa riposare silente ed essere recuperata, al bisogno, come salvavita..”

    Potrei scrivere un libro su questo argomento.

    Firmato: moglie purtroppo succube di marito geloso.

    Avrei qualcosa da aggiungere sui motivi che animano chi invece non sa nemmeno cosa sia, la gelosia.

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    • Daria Cozzi

      Cara Giulia ho scritto questo articolo perché consapevole di quanto la gelosia possa essere un sentimento devastante e molto faticoso da sostenere. Da entrambe le parti. Ma, come in tutte le cose, le strade per proteggerci dagli “attacchi” della vita ci sono. Molto spesso non le vediamo. Chiniamo la testa e ci accorgiamo solo della strada che sta sotto i nostri piedi. La vita è movimento e la mente è plastica. I pensieri vengono creati e modificati continuamente. Nessuno può veramente costringerci ad essere, pensare e agire come non vogliamo. Spesso siamo noi a far si che questo possa avvenire. Non dimentichiamocelo.Ti auguro di cuore di poter trovare il modo per alleggerire il tuo peso. C’è. Un abbraccio.

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      • Giulia Valsecchi

        Oh sì, c’è eccome :-) !
        Ii tuo ragionamento sul potere della mente per creare prigioni ma anche per scioglierne le inferriate è proprio la cosa su cui mi sono focalizzata di più, da qualche anno a questa parte.
        Ed è proprio su questo che si sta appoggiando la mia reazione, la mia rinascita, la mia nuova consapevolezza.
        Purtroppo è una consapevolezza da condividere con il proprio compagno, ma non sempre ci riesco.

        Comunque, grazie.
        Vorrei che scrivessi ancora su questi argomenti.

        Anche del bisogno di protezione che si cela dietro all’accettazione di atteggiamenti anche sbagliati, purchè si resti oggetto di attenzione… e poi del come imparare a volersi bene, ad accrescere l’autostima, e poi del come sia possibile che non si provi gelosia per l’amato/amata: l’altra faccia della stessa medaglia.

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        • Daria Cozzi

          Ne terrò conto! Intanto tu, se ne hai voglia, leggi gli altri articoli che ho scritto per l’Undici (basta fare clik sul mio nome sotto il titolo di questo articolo) affrontano tutti il tema del vivere e delle relazioni. Buona lettura ;-)

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