Poeti del futuro

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La poesia, genere considerato “di nicchia”, bistrattato dai lettori ed ignorato dalle case editrici, in realtà rappresenta un filone letterario amato dai giovani. Fra gli “addetti ai lavori”, sta nascendo una nuova generazione di poeti “in erba”, che dà molta importanza all’espressione dei sentimenti, e che pubblica, magari all’inizio servendosi della cosiddetta modalità di autopubblicazione, una propria silloge poetica.
Cosa interessante, sarebbe capire in quale modo è avvenuto questo cambiamento. Quali sono le tematiche trattate dai giovani poeti, rispetto ai grandi del passato? Punto in comune, adesso come allora, è una sensibilità d’animo nel porsi delle domane e voler trovare delle risposte; non prendere la vita nella sua più totale ineluttabilità, ma cercare di comprendere.

Ungaretti in trincea, fronte Austro - Ungarico 1916

Ungaretti in trincea, fronte Austro – Ungarico 1916

Un tempo, se si pensa a Leopardi, a Baudelaire, a Keats, così come ad Alda Merini, a Bukowski, solo per citarne alcuni, il poeta era un essere “alienato”, “disadattato”, che riconosceva sé stesso estraneo al mondo circostante. Egli aveva l’urgenza di esternare il proprio personale disagio, proclamando che si sentiva solo, isolato, in sostanza, che non condivideva le “regole”. Era un tipo di componimento intimista, scaturito da pensieri, emozioni, episodi di vita. La poesia poteva consistere anche nella denuncia sociale, come per esempio faceva Ungaretti sulla prima Guerra Mondiale, oppure Hans Sahl sulle atrocità della Germania nazista. Più semplicemente, c’erano gli “edonisti”, in primis D’Annunzio, che univano ad un sentimento fortemente marcato nei confronti di una tematica, meglio se una donna, parole musicali, che sembravano “flirtare” fra loro all’interno dei versi stessi. Alcuni hanno alternato poesie d’amore al doloroso tema dell’esilio, come fece il poeta cileno Pablo Neruda. Il suicidio, la morte, sono tematiche sempre presenti in poesia, a partire dagli antichi greci, specialisti nella “tragedia”, giungendo al moderno Pavese. L’uomo quindi ha sempre espresso, nel bene o nel male, tutto ciò che ha allietato oppure angosciato il suo animo.

Queste sono tematiche universali, che hanno gettato le basi della poesia stessa, e che rimarranno tali. Eppure, negli ultimi tempi, si avverte una ventata d’aria fresca, un leggero ed impercettibile cambiamento.

Il novello poeta parte sempre da una domanda di fondo, che può sembrare banale, ed invece è sacrosanta: chi siamo e da dove veniamo? Vi è in lui, prima di qualunque altra cosa, la volontà di indagare l’universo. Ho conosciuto poeti che hanno analizzato la realtà circostante, partendo proprio dagli oggetti di vita quotidiana. L’acqua della doccia, per esempio, è stata insignita di nuove simbologie, che sanno di battesimo e nuova e continua rinascita. Altri si sono concentrati proprio sulla figura del poeta, cercando di scandagliare questo essere “diverso” dal resto dell’umanità, e sui motivi che lo spingono a scrivere.
Naturalmente chi “rispolvera” i classici c’è sempre, perché è legittimo risentire dell’influenza di un poeta che a scuola si è tanto amato. Le esperienze amorose, vissute in maniera struggente e a tratti dolorosa, vanno sempre per la maggiore, ma con quel tocco “velato”, che nasconde un pudore di fondo e porta all’astenersi dal fare nomi. La poesia è divenuta una “questione” personale fra il foglio bianco ed il poeta; di chi, in fondo, non deve fornire spiegazioni nell’esprimere i propri sentimenti. Ecco perché la critica può sbizzarrirsi nel dare una propria personale opinione. Si fanno molti meno “commenti alla poesia”, rispetto ad una volta.
Tutto è più libero, forse perché a lungo andare si è compreso che nella poesia non vi è nulla di giusto e niente di sbagliato. È solo questione di personale interpretazione, di gusti e di musicalità. Forse un traguardo è stato raggiunto, in questo senso.
E allora, coltiviamo di più questo genere letterario, bellissimo e profondo.
E facciamo tanti auguri ai nuovi poeti. Mi raccomando, non mollate!

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