Troppa Palma d’oro: “Il regno d’inverno – Winter sleep” di Nuri Bilge Ceylan

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L’inverno è sinonimo di letargo. E’ la stagione più lenta e pacificatrice. La neve che sommerge il paesaggio rendendolo silenzioso fa da contorno al quieto torpore dell’animo umano. Nel film di Nuri Bilge Ceylan non è così. L’inverno si fa portatore di scariche emotive forti, lotte interiori senza via d’uscita. Nessuna pace. Nessun conforto.

Titolo originale: Kış Uykusuwinter sleep
Regia: Nuri Bilge Ceylan
Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan
Paese: Turchia (coproduzione Germania, Francia)
Genere: drammatico

Premi: Palma d’oro Festival di Cannes 2014

Interpreti:
Haluk Bilginer: Aydin
Melisa Sözen: Nihal
Demet Akbag: Necla
Ayberk Pekcan: Hidayet

Consigliato a: professori che insegnano storia del teatro al DAMS, attori mancati, persone con un’eccezionale concentrazione.
Sconsigliato a: Animalisti, mogli di ricconi insoddisfatte, professori ubriaconi

Winter Sleepwintersleep websitejpgIl protagonista, Aydin, un ex attore teatrale, è un ricco possedente nella piccola regione dell’Anatolia: possiede un albergo, alcune case occupate da poveri affittuari impossibilitati a pagarlo; possiede la Cultura, sta iniziando a scrivere un libro sul teatro Turco e sforna articoli per il giornale locale; possiede una giovane moglie alla quale ha costruito attorno un gabbia d’oro che ormai le sta troppo stretta. Un giorno un bambino, figlio di un moroso affittuario, con una pietra spaccherà il finestrino della sua autovettura. Ma non sarà solo il vetro a rompersi, bensì tutta la sicurezza di Aydin sui rapporti umani accumulata negli anni, la sua maschera comprensiva e accondiscendente. E sarà proprio un’azione quasi del  tutto dovuta come marito a far sciogliere il suo orgoglio, come fanno le zollette di zucchero nel tè caldo.5703845_orig

Vincitore dell’ultima Palma d’Oro al Festival Internazionale di Cannes “Il regno d’inverno – Winter sleep” rappresenta un viaggio di quattro ore dove il simbolismo la fa da padrone. Sono chiari i riferimenti a Shakespeare (l’hotel di Aydin si chiama “l’Othello”, nel suo studio c’è una locandina dello spettacolo teatrale “Antonio e Cleopatra”, il poeta viene citato testualmente in una “gara culturale”) e c’è una certa strizzata d’occhio alla letteratura Russa: la risoluzione di tutte le fragilità viene identificata nell’odierna Istanbul, un po’ a ricordare il valore che assumeva Mosca nelle opere di Cechov. In più possiamo equiparare il personaggio del motociclista a una certa cognizione di tempo limitato, di giovinezza ormai andata. Oppure viene naturale immaginare che il cavallo selvaggio, prima catturato e poi liberato da Aydin, rappresenti la libertà dai legami affettivi opprimenti.

Quentin Tarantino e Uma Thurman consegnano la Palma d'oro al regista turco Nuri Bilge Ceylan

Quentin Tarantino e Uma Thurman consegnano la Palma d’oro al regista turco Nuri Bilge Ceylan

Un film non scontato ma non per tutti, di una durata che definire immensa è poco. Le uniche crepe sulla coltre di ghiaccio plasmata dal regista si vengono a creare quando lo spettatore non assiste mai a una conclusione ponderata di un solo dramma. Tante storie, tanti teatranti, tutti in scena che si sfiorano con la loro bravura e il loro talento. Ma oltre a ciò? I lunghissimi dialoghi a cosa servono se non si ha una fine? Non si dovrebbero porre domande se non si hanno le risposte. Ma soprattutto quest’opera non regge il confronto con pellicole vincitrici dello stesso premio nelle annate precedenti (vedi le ultime tre palme d’oro “La vita di Adele” di Kechiche, “Amour” di Haneke e “The Tree of Life” di Malick). Ormai va di moda premiare ciò che non si comprende? Ciò che manca? Opere lunghe ma mozze? Chiediamocelo.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Ho visto il film, come mi aspettavo, come volevo, è rimasto inconcluso, silente all’interno, lavora ancora ora dentro, sotterraneo.
    Come la scena in cui la camera “entra” da dietro nella testa del protagonista, questo è stato un film in cui, entrati dentro, si rimane ad osservare, a sentire, a ricordare le atmosfere, senza che sia necessario avere finali, conclusioni, senza il fiocchetto sul pacco.

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