L’anno prima della guerra. Ottobre 1914

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Cosa accadeva cento anni fa in Italia?

Per capire un anno decisivo della storia italiana, l’Undici racconta gli avvenimenti dell’ultimo anno di pace prima della guerra. Ogni mese, dall’aprile 1914 al maggio 1915, politica, arte, cultura, sport, persone. In aprile Salandra sostituisce Giolitti, i socialisti sono l’unica opposizione, intransigente e rivoluzionaria. In maggio il Casale vince lo scudetto. In giugno Calzolari vince il Giro d’Italia più duro della storia. Subito dopo la “Settimana rossa”, ma la furia anarchica e rivoluzionaria si esaurisce nel nulla. Il 28 giugno a Sarajevo l’assassinio degli arciduchi austriaci scatena la prima guerra mondiale. L’Italia tradita dai suoi alleati si dichiara neutrale: non siamo pronti, l’esercito è a pezzi, gli italiani non ne vogliono sapere di guerra. Ma un pugno di esagitati irresponsabili vuole a guerra a tutti i costi.

Cupe vampe

Le cupe vampe della guerra si allungano sul continente ma l’Italia cerca ancora di vivere la sua bella estate. Cominciamo questo mese con qualche di allegro. Il 5 ottobre il Quirinale annuncia che la regina Elena è incinta del suo quinto figlio. La nascita è prevista per gennaio.

Domenica 4 riprende finalmente il campionato di calcio. Edizione maggiorenne, la diciottesima. Edizione maggiorata, con ben 36 squadre divise in sei giorni eliminatori nel torneo maggiore della pianura padana, l’unico che conti. Favorite le solite piemontesi, la Juventus, il Torino reduce da una bella tournée in America Latina, il Casale scudettato, il Pro Vercelli, poi Genoa, Milan e Internazionale. Non c’è altro. Emilia e Veneto hanno poca roba. A sud del Po è il deserto pallonaro, 15 squadrette toscane, romane e napoletane si affronteranno per il titolo di campione centro-sud, da cui uscirà la contendente al titolo finale con la vincitrice del torneo settentrionale. La prima fase è scontata. Passano il turno le prime due di ogni girone e le quattro migliori terze. Le grandi sono seccate di questa fase inutile in cui si giocano partite senza storia e i campioni rischiano un infortunio. All’esordio il Genoa travolge l’Acqui 16-0, la Juventus batte il Valenzana 9-0, il Milan fa a pezzi l’Audax Modena 13-0 e così via. Fino a Natale ci sarà poco da divertirsi. Il 25 ottobre si tiene il derby di Torino, già all’epoca caratterizzato da grande animosità. L’ultima partita, nel febbraio 1913, era finita 8-6 per il Torino. Stavolta è un pareggio con un gol per parte.

Il Genoa in una foto del campionato 1914-15.

Il Genoa in una foto del campionato 1914-15.

I grandi campioni del ciclismo sono tutti al fronte: Trousselier, Lapize, Faber. Nell’ultima prova dell’anno, il Giro di Lombardia, che si tiene domenica 25, ci sono solo corridori italiani. La scarsità di campioni non convince le masse ad affollarsi alle cinque di una mattina fredda e nebbiosa per assistere alla punzonatura davanti al ristorante “Sempioncino” di Milano. Alla partenza alle 7.15 solo 48 ciclisti, tra cui Costante Girardengo con la maglia tricolore conquistata la settimana prima. Vince in volata, al termine di più di 7 ore di corsa, il rovighese Lauro Bordin davanti a Giuseppe Azzini, per tre quarti di ruota. Girardengo arriva solo sesto.

E’ impossibile sfuggire alla guerra.

Siamo circondati e chiunque può rendersi conto che sarà impossibile per l’Italia tenersi fuori dal conflitto. Posto che i nostri capi lo vogliano davvero. In ottobre i tedeschi occupano Anversa. Il Belgio saluta il novero delle nazioni indipendenti. Il fronte occidentale si va stabilizzando dal Canale della Manica alla frontiera svizzera ma resta ancora alta l’illusione che la guerra non durerà a lungo. Ad est c’è più movimento ma l’offensiva tedesca si ferma sulla Vistola. I russi tengono meglio del previsto. Gli austro-ungarici sono indeboliti dalle divisioni nazionali ed etniche. La guerra si avvicina all’Italia. Si moltiplicano gli arresti di presunte spie austriache, colte con appunti su caserme, fortificazioni, porti. I russi cercano di coinvolgerci proponendo di spedire in Italia i prigionieri di guerra austriaci di origine italiana a condizione che restino in Italia. Una bella proposta avvelenata che ci metterebbe in una pessima posizione nei confronti di Vienna.

Più a sud, l’Albania non ha pace. Il paese è dilaniato dalle bande. A sud i greco ortodossi che vogliono l’annessione alla Grecia fanno stragi di mussulmani che fuggono verso Valona. L’Italia vorrebbe tanto non farsi risucchiare dal gorgo albanese ma Valona è la chiave d’ingresso dell’Adriatico. Dopo giorni di tentennamenti, il 26 ottobre sbarca a Valona una spedizione “sanitaria” come si chiamavano allora gli interventi militari, con lo scopo ufficiale di aiutare i profughi in fuga dall’Epiro. E’ una formula ambigua, per rispettare formalmente la sovranità albanese. Pochi giorni dopo il tricolore sventola sull’isola di Sasseno che chiude il porto di Valona. L’operazione occupa in complesso sei navi militari e 1200 uomini.

Anche la quarta sponda è in difficoltà. Nonostante la campagna di repressione dell’estate, la ribellione araba in Libia continua. Il bel suol d’amor è la tomba di tanti giovani. Il 13 ottobre una carovana che trasporta rifornimenti per la guarnigione di Agedabia in Cirenaica viene attaccata dai ribelli: 26 morti tra gli italiani, 15 tra le truppe indigene, più 25 feriti. Un’altra carovana viene assalita il 20. Lasciamo 6 morti ed 8 feriti. La ribellione libica continua ad essere alimentata dalla Turchia che scivola sempre più verso la guerra a favore degli Imperi centrali. A fine ottobre i turchi lanciano improvvisi attacchi contro le basi russe senza dichiarazione di guerra. La situazione strategica nel Mediterraneo cambia e noi ci troviamo con la guerra praticamente in casa. La Gran Bretagna deve proteggere l’Egitto e il Canale di Suez. La Grecia non potrà restare inerte di fronte al ritorno della Turchia. Bulgaria e Romania non resteranno inerti. L’Italia però non è pronta. Salandra aspetta.

La baia di Valona con l'isola di Sasseno che la chiude.

La baia di Valona con l’isola di Sasseno che la chiude.

Il sacro egoismo

Sul piano politico il mese di ottobre è un momento decisivo. Già a settembre si erano rincorse le voci di un rimpasto di governo, se non di una sostituzione di Salandra. Solo Giolitti, che fa il gentiluomo nel suo Piemonte, ha il potere di dividere Salandra dalla poltrona. E allora Salandra ne approfitta: trasforma le crisi di ottobre in altrettante occasioni per consolidare la sua posizione. La prima crisi il 10 ottobre quando il ministro della guerra, generale Grandi, si dimette in contrasto con Cadorna, Capo di Stato Maggiore, che pretende 600 milioni di lire per l’esercito. Lo sostituisce il generale Zupelli, fedele del testardo Cadorna.

Il 16 muore di gotta il ministro degli esteri Di San Giuliano. Salandra prende l’interim mentre agita una caramella al suo sodale Sydney Sonnino che esita. Interessante il discorso che Salandra compie il 18 ottobre al palazzo della Consulta, allora sede del Ministero degli esteri, ai diplomatici italiani, in cui afferma che deciderà il miglior corso “…con animo scevro da ogni preconcetto, da ogni pregiudizio, da ogni sentimento che non sia quello dell’esclusiva e illimitata devozione alla Patria nostra, del sacro egoismo per l’Italia. Questa frase resterà il simbolo del cinismo di un’intera classe dirigente.

Pochi giorni dopo una nuova crisi spacca la compagine governativa. Il Ministro del tesoro Rubini, di tendenza neutralista, contrario all’aumento delle spese militari, si dimette dopo un tempestoso Consiglio dei Ministri. Salandra sale dal re a rimettere il mandato, sapendo bene che nessun altro potrà prendere il suo posto.

Angelo Belloni. Lui stesso si definiva un po' matto. Per chi vuole leggere di più su questa assurda storia, ecco il link.

Angelo Belloni. Lui stesso si definiva un po’ matto. Per chi vuole leggere di più su questa assurda storia, ecco il link.

Dov’è il sottomarino?

La mattina di sabato 3 il sottomarino numero 43 lascia il cantiere navale FITA-San Giorgio di La Spezia per un normale collaudo. I sedici membri dell’equipaggio non hanno alcuna idea di cosa abbia deciso di fare il loro comandante, l’ex capitano di vascello ingegnere Angelo Belloni, geniale e folle. A sera del mezzo non si sa nulla. Nell’ufficio di Belloni trovano un suo messaggio alla madre che dice che sta per partire per una destinazione ignota per fare una strage. Tre giorni dopo il sottomarino appare in Corsica. Belloni cerca di ottenere dei siluri per lanciare una guerra personale contro l’Austria nell’Adriatico. I francesi lo acchiappano e rispediscono il Belloni in manette con il sommergibile. Finisce all’italiana. Messo sotto processo per “esportazione non autorizzata di sommergibile”, viene assolto per non aver commesso il fatto. Belloni continuerà ad avere un ruolo fondamentale nello sviluppo dei sottomarini italiani fino alla Republichetta di Salò.

In un altro settore, Giovanni Caproni riesce finalmente a realizzare e far volare il prototipo di un bombardiere a tre motori, il Ca.31. Caproni  godeva dell’aiuto di Giulio Douhet, comandante del Battaglione Aviatori e che aveva già capito l’importanza del dominio dell’aria, e della convinta ostilità dell’ispettore dell’Aeronautica Maurizio Moris che riteneva completamente sbagliato il progetto. Tanto sbagliato che l’aereo fu utilizzato durante la guerra dall’aviazione italiana, francese, britannica e americana.

Agitati in agitazione

“Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi” così scrive Papini su Lacerba del primo ottobre. Gli interventisti di ogni risma si agitano. Sono pochi e rumorosi, con obiettivi diversi. Chi vuole la guerra che metterà fine a tutte le guerre. Chi vuole la guerra per la guerra. Per molti la paura è di arrivare troppo tardi, a cose fatte, quando non potremo reclamare la parte del bottino dei vincitori.

Lunedì 5 ottobre appare il manifesto del Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista, che nasce dagli ambienti del sindacalismo rivoluzionario e che segna la prima saldatura tra istanze rivoluzionarie e nazionalismo, l’humus in cui prospererà il fascismo dopo la guerra. Al comitato promotore aderiscono nomi come Filippo Corridoni, Michele Bianchi, Angelo Oliviero Olivetti, Libero Tancredi, tutte personalità rilevanti nel successivo regime mussoliniano.

Giovanni Papini e Ardengo Soffici, fondatori della rivista fiorentina Lacerba.

Giovanni Papini e Ardengo Soffici, fondatori della rivista fiorentina Lacerba.

Prosegue la campagna personale di Cesare Battisti nel nord Italia in favore dell’intervento italiano. Salvemini avverte Ernesta Battisti affinché il marito non si mescoli con i nazionalisti. “La campagna di Battisti deve conservare carattere democratico. Battisti non deve lasciarsi sequestrare dai nazionalisti. Se si presenta in compagnia dei nazionalisti, indispone quegli elementi democratici e socialisti, che possono essere ancora conquistati, e si prende tutti i tumulti diretti contro i nazionalisti.” Gli austriaci spiccano un mandato di cattura contro il traditore e lo fanno seguire da funzionari di polizia e spie per ogni dove.

Ma tutti questi movimenti sono poca cosa rispetto a quello che sta maturando nella mente inquieta, rozza e geniale di Mussolini, probabilmente uno dei leader politici più temuti ed amati dell’epoca. Lo scoppio della guerra l’ha messo in crisi. Per uno spirito combustibile come il suo, la neutralità era uno spreco di energie. Gli interventisti più accesi lo sollecitano a passare dalla loro parte. In ottobre cominciano ad apparire pettegolezzi e voci sulle oscillazioni di Mussolini. Il 4 ottobre un articolo sul “Giornale d’Italia” di Lombardo Radice attacca le esitazioni di Mussolini, pur senza nominarlo. Il 7 ottobre sul Resto del Carlino Libero Tancredi attacca la doppiezza di Mussolini, che vorrebbe la guerra ma spera che sia il governo a proclamarla. Mussolini nelle risposte dichiara le sue simpatie per la Francia e la sua ostilità per l’Austria, cercando di non saltare il fosso, difendendosi con arditi equilibrismi “sono venuto a valutare l’eventualità di un intervento italiano nella conflagrazione europea da un punto di vista puramente e semplicemente nazionale. Il che non esclude che sia proletario.”

Salvemini colse molti anni più tardi questo momento. “Un giornalista deve avere al momento buono un’opinione pronta per qualsiasi avvenimento, e deve esprimere tale opinione anche prima di averci pensato su. La disgrazia di Mussolini derivò dal fatto che la sua natura egocentrica e violenta non gli permise di mostrare al pubblico quei dubbi che si andavano insinuando nel suo animo folle. Continuò a brandire la sua penna come si usa una spada, senza accettare di venire mai contraddetto su quanto scriveva, mentre in cuor suo non era affatto sicuro di quello che avrebbe pensato il giorno dopo.”

Mussolini rompe gli indugi il giorno che si apre la Direzione del PSI. Il 18 ottobre l’Avanti! pubblica un suo editoriale che si intitola molto chiaramente “Dalla neutralità assoluta a quella attiva e operante”. Mussolini smonta l’impossibile tesi assolutistica del partito per una neutralità a favore dell’Intesa contro l’Austria. Il ragionamento è basato sul rifiuto dell’immobilismo del partito e il ruolo che l’Italia potrebbe avere per accelerare la conclusione del conflitto e in favore della rivoluzione proletaria. “Vogliamo essere – come uomini e come socialisti – gli spettatori inerti di questo dramma grandioso? O non vogliamo esserne – in qualche modo e in qualche senso – i protagonisti?” Emerge la personalità convulsa, l’ansia di protagonismo, la voglia di primeggiare e di essere dalla parte di chi vince.

antonio_gramsci_1922Se Mussolini sperava di portare dalla sua il partito con un tipico gesto di audace rottura, ha fatto male i calcoli. La Direzione lo sconfessa all’unanimità. Mussolini scrive il 20 suo ultimo articolo per L’Avanti! e si dimette ma in questo momento non pensa di lasciare il partito. La presa di posizione di Mussolini suscita un forte dibattito che la direzione del PSI si sforza di soffocare. Costringe i socialisti a porsi il problema della guerra e della sua posizione nella politica italiana. Il PSI deve avere una politica e sporcarsi le mani oppure deve attendere in una posizione moralmente ineccepibile ma sterile? Molti chiedono un congresso straordinario, tra cui il sindaco socialista di Milano. La sera del 21 Mussolini si presenta ad un’assemblea dei socialisti milanesi in cui viene acclamato proprio per le sue posizioni interventiste.

Molti giovani socialisti sono istintivamente dalla parte di Mussolini. A Torino, due studenti di scarsi mezzi si interrogano sul futuro del partito. Il 31 ottobre Gramsci pubblica uno dei suoi primi articoli su “Il Grido del Popolo” dal titolo “Neutralità attiva ed operante” che, pur non sostenendo Mussolini, sosteneva la tesi che il partito e il proletariato dovevano riprendere l’iniziativa altrimenti l’avrebbero lasciata alla classe dominante. Gramsci critica “la comoda posizione della neutralità assoluta”. Gramsci, prima della pubblicazione, fece vedere l’articolo a Togliatti che lo approvò senza riserve. Togliatti, dal canto suo, è un interventista democratico.

Gramsci ha 23 anni. Conduce una vita grama da studente di lettere in una misera stanza in un quartiere popolare. Campa con una borsa di studio di 70 lire al mese e 15-20 lire mandati dal padre irregolarmente. I soldi non bastano mai. Oltre alle tasse universitarie, deve pagare 25 lire al mese per l’affitto della stanza, la luce, la pulizia, i pasti, la legna e il carbone per il riscaldamento: privo anche di un cappotto, “la preoccupazione del freddo non mi permette di studiare, perché o passeggio nella camera per scaldarmi i piedi oppure devo stare imbacuccato perché non riesco a sostenere la prima gelata”. Il 1914 è stato un anno durissimo. Povero, psicologicamente fragile, cerca di mantenersi al pari con gli esami per non perdere la borsa di studio ma lo sforzo lo debilita. Il suo isolamento è rotto dall’iscrizione al partito socialista verso la fine del 1913. Frequenta i giovani compagni di partito, fra i quali erano Tasca, Togliatti, Terracini: “uscivamo spesso dalle riunioni di partito [...] mentre gli ultimi nottambuli si fermavano a sogguardarci [...] continuavamo le nostre discussioni, intramezzandole di propositi feroci, di scroscianti risate, di galoppate nel regno dell’impossibile e del sogno”. Per questi ragazzi di Torino è l’inizio di una carriera politica che farà la storia d’Italia.

Anche questo accadeva nell’anno prima della guerra.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gianni

    Al di là d’irredentisti, rivoluzionari che desideravano la guerra per innescare profondi rivolgimenti politici, da Gramsci a Mussolini, tutti soreliani, e nazionalisti imperialisti, cioè destra e sinistra, fu determinante l’atteggiamento del re (che con una sorta di colpo di Stato ebbe la meglio sul parlamento maggioritariamente neutralista, mobilitando la piazza) ed il “Corriere della sera” di Albertini che a sua volta era il portavoce della massoneria italiana, dipendente da quella franco-britannica. A quel tempo l’opinione pubblica si manipolava con la stampa….L’intervento italiano fu comunque una scellerata follia, in tutti i sensi. L’Austria era disposta a darci il Trentino ed a fare di Trieste un “Porto Libero” come accertò la missione von Bülow… ma i massoni volevano distruggere gli Imperi Centrali e noi ci cademmo, al solito, come gonzi, pensando d’essere furbi…Sonnino e Salandra furono due criminali. Il resto è retorica patriottarda…

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    • Max Keefe

      Fondamentalmente è proprio così Gianni.
      Ovviamente, quando si parla di opinione pubblica, parliamo di quei pochissimi che leggevano. Le masse non erano rappresentate dal Corriere della Sera né dagli altri giornali. Però è importante capire come la guerra spacca le coscienze e divide i partiti. Molti sono sinceramente convinti che questa sarà la guerra che concluderà tutte le guerre. Non solo, tutti questi movimenti interventisti diventano decisivi in maggio, nel momento in cui Salandra utilizza i minoritari movimenti di piazza dei vari D’Annunzio per imporre l’intervento a un paese e un parlamento recalcitrante.
      Come vedremo nei mesi successivi, l’intervento in guerra fu deciso da due persone, Salandra e Sonnino, con la complicità del re, che era informato di tutto.
      Bisogna però anche considerare è che difficilmente l’Italia sarebbe rimasta fuori. La sua collocazione nel Mediterraneo la esponeva troppo. Nel momento in cui anche la Turchia entra in guerra a fine ottobre 1914, la nostra posizione diventa ancora più precaria.
      Nella logica delle potenze, l’unica che si comprendeva a quell’epoca, l’Italia doveva allargare i suoi confini e difendere le colonie.
      Certamente, le scelte di Salandra e Sonnino furono scellerate, fatte senza alcuna considerazione per la vita umana. Era chiaro quello che stava succedendo sul fronte occidentale. Era chiaro che la guerra sarebbe durata a lungo. Partivamo dalle valli per attaccare gli austriaci trincerati in montagna che da mesi si stavano preparando. L’esercito aveva pochi mezzi, poca artiglieria, poche riserve, non era preparato ad una guerra prolungata, gli ufficiali e i comandi superiori erano nella maggior parte dei casi mediocri. Il governo non si preoccupò neppure di fare scorte di carbone e altre materie prime pensando che la guerra sarebbe finita nell’estate. In questo senso, se l’intervento fu (forse) una scelta obbligata per la logica dell’epoca, i modi con cui fu deciso e i modi con cui andammo in guerra giustificherebbero l’appellativo di “criminale” per l’intera classe politica italiana.

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