Francesco Totti e andarsene di casa

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Al pari di Baggio e Del Piero, Francesco Totti è il più grande fuoriclasse che abbia prodotto il football italiano negli ultimi trent’anni. Totti è talento puro, un campione autentico, di quelli che ne nascono solo una volta ogni tanto. Durante la sua carriera, Totti si è tolto un bel po’ di soddisfazioni: ha vinto campionati, coppe Italia e pure un campionato del Mondo. Ed è ancora lì a segnare gol in ogni dove.

Tuttavia, è assai probabile che se si fosse trasferito in squadre come il Milan, Juventus o Real Madrid (e ne ha avuto l’opportunità), avrebbe vinto molto di più ed avrebbe raggiunto livelli di fama e risultati internazionali paragonabili a quelle dei più forti giuocatori d’ogni tempo. Sia perché queste squadre hanno vinto di più della Roma negli ultimi anni, sia perché avrebbero potuto vincere di più anche grazie alla sua presenza. Ma Totti è rimasto a Roma e alla Roma diventandone il simbolo, la bandiera, il re e negandosi quindi la possibilità di calcare i palcoscenici più prestigiosi e portare a casa molte più coppe, molti più scudetti, molti più trofei.

Totti è un giuocatore della Roma dal 1989 (squadra giovanile) ed ha esordito in serie A nel marzo 1993

Totti è un giuocatore della Roma dal 1989 (squadra giovanile) ed ha esordito in serie A nel marzo 1993

Premettendo che la scelta di Totti è legittima e rispettabilissima (ci mancherebbe altro!), è nostra intenzione qui indagare sulle intime ragioni di questa decisione, non per giudicare, quanto per prenderla ad esempio e pretesto per analizzare comportamenti che hanno a che fare con la nostra vita di non giuocatori di football.

La prima risposta che si può dare è che Totti abbia scelto di rimanere a Roma e alla Roma per puro e ineguagliabile amore per la sua città e la sua squadra. Totti è uno dei simboli di Roma ed il suo rapporto con i tifosi, la città e la società è una bellissima prova di fedeltà e amore in un mondo sempre più mercificato, nel quale è sempre più rara l’identificazione di una squadra di football con la realtà e le persone del luogo. Anche Gigi Riva, altro campionissimo, rimase a Cagliari invece di trasferirsi a Milan, Juve o Inter ed è oggi venerato in Sardegna e ricordato in tutta Italia.

Totti sarà certamente felice sapendo di aver donato tanta gioia ai suoi concittadini (eccetto i laziali…), alle persone a lui vicine per cultura, costumi, tradizioni. Deve essere una grande soddisfazione diventare una bandiera e un riferimento per l’ambiente in cui si è cresciuti e in cui si è trascorso tanto tempo, dedicandovi energia e passione. Totti è il re di Roma, er Pupone, il Capitano.

Papa Francesco...

Papa Francesco…

Eppure…eppure non possiamo fare a meno di domandarci se non sia stata invece proprio questa identificazione e simbiosi totale ad impedire a Totti di trasferirsi in un club di più alto livello. E più in particolare, ci chiediamo se non sia stata la paura a spingere er Pupone a rimanere a Roma e alla Roma: paura di ritrovarsi in un ambiente straniero e sconosciuto dove tutto è da reinventare, paura di fallire e di steccare sui palcoscenici più prestigiosi, paura di doversi misurare con altri campioni al suo livello e non essere quindi il re e il Capitano, paura di lasciare l’accogliente “casa” dove tutto ci è perdonato e familiare e doversi confrontare con un mondo nuovo e difficile, dove non esistono più le protezioni, le abitudini, le rassicuranti pacche sulle spalle degli amici di sempre.

Ma non solo tutto questo: anche paure apparentemente stupide e spesso hanno influenza decisiva nell’indirizzare le nostre scelte. Se Totti fosse andato al Real Madrid, avrebbe dovuto imparare una nuova lingua, rilasciare interviste rischiando di fare figuracce, faticare a farsi comprendere da compagni ed allenatore. Sembrano stupidaggini, ma non è raro che dietro alle svolte più importanti delle nostre vite o anche della storia ci siano i dettagli più banali.

E’ ovviamente impossibile sapere con sicurezza cos’ha guidato Totti a prendere queste decisioni e forse neanche lui, in cuor suo, conosce la risposta. Così come spesso facciamo fatica a conoscerla noi tutte le volte che ci troviamo di fronte alla possibilità di “lasciare la casa” per avventurarci in territori stranieri, siano essi un invito a cena con gente sconosciuta, un viaggio o una scelta di vita che ci porta lontano da amici, affetti, abitudini.

“Andarsene di casa” oppure no è forse la scelta più grande ed importante che la vita ci pone di fronte. Ed è assai difficile affermare se esista una scelta giusta e una sbagliata. Forse Totti ha fatto bene a vestire sempre la stessa maglia per vent’anni e rimanere circondato da persone e situazioni familiari senza provare ad uscirne e misurarsi con il “big world”. Non c’è nulla di male in questo, neanche se il nostro criterio di giudizio fosse la “necessità” di conoscere il mondo e mettersi alla prova in situazioni nuove. Si può fare tutto questo anche senza “andarsene di casa”. Allo stesso tempo è però vero che spesso la paura di uscire dalla tana e il desiderio istintivo di tornare sotto la protezione delle vecchie abitudini ci impedisce di fare esperienze meravigliose che potrebbero arricchirci, farci crescere e, in definitiva, celebrare e trarre il massimo dalla vita.

Totti celebrato da "The Guardian"

Totti celebrato da “The Guardian”

Si tratta di impulsi assolutamente umani: non esiste sentimento più forte e più antico dell’animo umano della paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto. E non esiste persona più facile da ingannare che noi stessi. La paura può prendere mille forme e parlarci con mille voci e convincerci che non esiste alcuna necessità di affrontare l’ignoto e lasciare il porto sicuro, che andare in cerca di cose nuove non è un viatico per la felicità. Chissà se la voce che gli ha sussurrato che :“Uno scudetto a Roma vale come dieci a Milano” e che ciò che più importava era l’amore di Roma e della Roma e non vestire la maglia del Milan e giuocarsi qualche finale di Champions League era la paura, mascherata da chissà chi e chissà cosa.

E chissà quante volte anche noi diamo retta alla paura che prende le forme di richiami familiari, frasi di amici, pensieri notturni, e che ci convince a restarcene buoni e tranquilli nel rassicurante mondo che conosciamo da sempre, senza farci venire nessun grillo per la testa.

Eppure, i percorsi della mente umana sono contorti e contraddittori e ci sembra di finire in un labirinto nel quale l’uscita è introvabile. E ci si può ingannare anche agendo come se l’”andarsene di casa” fosse un dovere e non un desiderio. Come se Totti dovesse andare a giuocare nel Milan perché questo è il percorso stabilito dalle attuali “leggi dello sport” e non perché fosse ciò che lui voleva. Come se andarsene altrove e lasciare il mondo familiare in cui viviamo protetti sia un obbligo che nasce da chissà quali bisogni e meccanismi indotti e magari anche dall’incapacità di star bene dove si sta e di godersi la piccola quotidianità del nostro “piccolo mondo”.

Che valga per Totti, per Gigi Riva o per chiunque di noi, l’unico autentico consiglio che possiamo darci e con cui possiamo concludere questa breve digressione è una breve frase che era iscritta nel tempio di Apollo a Delfi, nella Grecia antica: “ΓΝΩΘΙ ΣΑΥΤΟΝ”, conosci te stesso.

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14 commentiCosa ne è stato scritto

  1. matilde

    Totti meritava di vincere molto di piu se fosse andato al Real sarebbe ora considerato al pari di Zidane…….

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  2. gol e' quando arbitro fischia

    Una occasione sprecata.
    Probabilmente poteva essere un campione, ma non lo sappiamo.
    Ha preferito la bambagia a Roma, e nessuno discute la scelta.
    Il fatto e’ che non ha vinto praticamente niente. Uno scudetto.
    In Germania 2006 ha segnato un rigore e il resto da dimenticare.

    I campioni vincono.
    Ma soprattutto, nella sua carriera, nessuno lo ha visto giocare fuori dall’Italia.
    La Roma con Totti capitano ha fatto qualche Champions league, ma lasciamo perdere i risultati.
    Quindi a parte le strombazzate dei giornali sportivi internazionali che copiano quello che si scrive in Italia (e in Italia si e’ scritto chilometri su Roma e Totti anche quando la Roma era una squadra di mezza classifica),il grande pubblico internazionale non ha potuto farsi una idea.
    I campioni sono conosciuti in tutta europa.
    Per restare agli italiani, Del Piero nei suo anni migliori, Inzaghi e gli italiani che vincevano e incantavano in champions league.
    Non si puo’ essere campioni in una squadra che non vince (neanche da lontano) e non conta niente fuori dalla penisola.

    Vale per Totti, Lucarelli, e gente cosi’. Bandiere ok. Il paragone con Riva etc. non calza, era un altro calcio e altri tempi.

    Abbiamo goduto delle sue giocate spettacolari e da potenziale campione e ci siamo vergognati dei suoi sputi e della sua arroganza….ma nessun problema, uno come tanti.
    Anni fa c’era Giannini, fra 5 anni ci sara’ sempre un idolo della maggica da sciroppare al resto dei tifosi italiani.

    Francesco Totti: non classificato.

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    • marco iamiceli

      Quindi della vicenda Doping su Del Piero e company cosa rimane? Sono campioni di livello internazionale costoro per te?

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      • Gian Pietro "Jumpi" Miscione

        Del Piero, Baggio e Totti li metto sullo stesso livello. Purtroppo nessuno di loro si è dimostrato in grado di essere un leader/trascinatore di una grande squadra, ossia una squadra capace di essere sempre protagonista ai massimi livelli internazionali. Totti è leader della Roma, Baggio e Delpie non sono stati autentici leader nella JUve.
        Non è un caso che il mondiale del 2006 lo abbiamo vinto con una squadra di “operai”, senza un leader.

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        • marincola

          Scusa Jumpi ma non capisco questa relazione fra essere campione e carattere. Certo c’e’ correlazione…..ma Messi non e’ un leader nel Barcellona e tanto meno nell’Argentina, ma nessuno in buona fede dubiterebbe mai della sua “campionita’”. Anche Ronaldo nel Real, Ronaldone nel Brasile…. Zlatan ai suoi tempi nella Juve e nell’inter. Inzaghi, …ci sono tanti campioni che hanno vinto molto e a tutti i livelli. Poi ok, di Maradona, Keane e Cruyff ne nascono pochi.

          Sono d’accordo con il fatto che per essere campioni e’ necessario giocare in una grande (a livello internazionale) squadra, altrimenti ha ragione mio cuggino, stella del Pizzighettone, che si lamenta che non lo chiamano in nazionale perche’ “fuori dal grande giro”. Sai, a lui piace la nebbia, non vuole “misurarsi con il big world”….pero’ i giornalisti adulanti del cremona today ogni giorno riportano le sue lamentele.

          Per finire…..dai!!! Del Piero ok no leader ma ha vinto champions!!! Baggio in nazionale ha portato l’Italia in finale USA a forza di miracoli. Totti a fianco di questi e’ una scoreggia (molto rumorosa) nello spazio, sempre detto. :)

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  3. maxkeefe

    Faccio i miei complimenti a Giumpi perché, come romanista, è mica facile scrivere di Papa Francesco… aggiungo che forse dalla scelta di Totti di restare a Roma è emersa una sua saggezza sconosciuta, ha preferito una carriera più sicura a Roma piuttosto che rischiare di finire bruciato a Madrid o Manchester, come è successo a tanti altri campioni. All’inizio della sua carriera la Roma era una delle squadre che avrebbe potuto vincere tutto in Italia e in Europa. In Italia la squadra si è scontrata prima con la Juventus di Moggi e poi con l’Inter di Mourinho. In Europa sono mancati a un certo punto soldi e progetto

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    • anselmo

      Beh dai, Max… La Roma di Totti non si è mai scontrata con la Juve di Moggi, se non nella mente dei tifosi che avevano bisogno del Babao a cui dare la colpa.
      La Juve di Moggi data 1995-2006, in quegli anni la Roma vince il suo meritatissimo scudetto nel 2000-2001 (e ricorderai l’affaire Nakata alla vigilia di Juve-Roma, sempre per rimanere in tema di poteri forti e capacità di manovrare il Palazzo) e arriva seconda l’anno dopo (ma il vero secondo morale di quell’anno è l’Inter del 5 maggio). Tutti i rimanenti anni non pervenuta, con stagioni con anche tre allenatori a sostituirsi.
      A proposito di allenatori, il divino Zeman è sempre lì a pestare l’acqua nel mortaio, ma due esoneri a Roma (sponda AS Roma) li ha beccati per nullità di risultati ed esasperazione della dirigenza, non certo per la longa manus di Moggi (peraltro, ex DG della Roma).

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      • Max Keefe

        Ciao Anselmo. Secondo me, con le tue conoscenze calcistiche, dovresti scriverci un articolo che racconta l’infinita storia del complotto juventino per vincere il campionato (da Boniperti ad Agnelli).
        Quando di parla di Juventus e Roma entriamo nel regno della teologia cattolica. Finché non si mettono in dubbio i fondamenti della fede, puoi dimostrare qualsiasi assurdità, pure la verginità di Maria e i miracoli dei santi subito. Oppure che Zeman sia un grande allenatore. Lo è senz’altro, finché gioca in serie B.
        Lasciando da parte l’irrazionale fede romanista, per la quale mi perdonerai, mi è sempre rimasta la domanda sul perché la Juventus non ha mai vinto granché in Europa rispetto ad altre squadre come Inter e Milan. Forse perché la Juve, come la FIAT, riesce a vincere solo dove non c’è concorrenza?

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        • anselmo

          Max, ascolta.
          Sei stato il mio redattore capo nella bellissima cavalcata sulle squadre mondiali (senza dubbio la cosa migliore che abbia mai fatto in vita mia, forse l’unica), evitiamo per favore di buttarla in caciara, con il teatrino del romanista e dello juventino che litigano sul gol di Turone.
          Mi verrebbe da risponderti che forse alcune squadre (o meglio, alcuni allenatori) sono più portati a tornei lunghi e logoranti che alla roulette della partita secca; Trap, Conte e Lippi appartengono ai primi, Sacchi o Benitez ai secondi, ma è una spiegazione epistemologicamente debole.
          Quindi limitiamoci ai dati: dati che dicono che la Juventus è al quarto posto in Europa per coppe internazionali vinte, dietro Real, Milan e Barcellona, pari al Liverpool e con un trofeo in più di Ajax e Bayern (ammetto che il trofeo in più è l’Intertoto, ma anche l’Ajax vinse la prima supercoppa europea che era una amichevole inventata da un giornalista olandese). E’ l’unica società europea (unica) ad avere vinto tutte e sei le competizioni ufficiali Uefa (contando come unica Coppa Fiere, Uefa ed Europa league). E’ stata la prima a vincere le tre coppe principali (oggi raggiunta da altre tre squadre). Sono sei i calciatori ad avere vinto tutte e sei le manifestazioni Uefa per Club; di questi, cinque sono juventini (il sesto è Danny Blind, il vice di Van Gaal ai mondiali e padre di Daley). E’ uno solo l’allenatore che ha vinto tutte le manifestazioni di cui sopra: il Trap alla guida della Juve (+1 uefa alla guida dell’Inter), a dimostrazione che devo smentire la mia stessa percezione di pelle di un Trap adatto esclusivamente a tornei lunghi.
          Sono 10 i giocatori ad avere vinto le tre coppe maggiori; di questi, otto sono juventini.
          Ah, a proposito: oltre a queste vittorie internazionali, la Juventus ha anche perso 10 finali (e va bene che “non c’è secondo, Maestà”, soprattutto in una coppa europea, ma nell’ottica della tua convinzione di una squadra che vince solo se non c’è concorrenza, sono comunque altre 10 volte che arriva in fondo).

          Con immutata Stima
          Anselmo
          “Ci sono le bugie grandi e le bugie piccole. E poi c’è la statistica”
          Mark Twain

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          • maxkeefe

            Te l’avevo detto di fare un articolo… moh sta risposta me la riscrivi e ci fai un pezzo per novembre altrimenti continuo a credere che la Juve non vince in Europa. La frase di Twain la cambierei in questo modo: “ci sono bugie e verità. Poi c’è la statistica”. Con affetto.

          • Anselmo

            E per completare, qualcuno della trentina di statistici che frequentano questo blog ti direbbe che per avere dimostrazione della tua ipotesi dovresti avere qualche prova controfattuale. Non è sufficiente “la Juve vince in Italia, fa schifo in Europa, ergo la Juve fa schifo, solo che in Italia l’aiutano in Europa no”. Il Perché il problema potrebbe non essere l’Europa, bensì l’Italia… Ovvero la Juve ha un livello sufficiente a vincere in Italia, ma non in Europa. Da qui, l’esperimento controfattuale: se la Juve vince in Italia, ma qualche italiana vince in Europa, quella italiana POTREBBE essere più forte della Juve, ma boicottata in Italia.
            Vediamo (da Moggi in qua): nel ’95 (I dell’era Moggi), ’96, ’97, ’98 la Juve arriva in finale di coppa; una (’95) la perde effettivamente con una italiana (Parma di Nevio Scala), ma vi pregherei di andarvi a rivedere la doppia finale, l’andata in particolare, per dirmi se meritava di perdere. In ogni caso, sono anni in cui vince in Italia (arrivando tre vv prima ed una 2a) e arriva in fondo in Europa (1 vittoria, 3 secondi posti, tutti molto sfortunati). ’99, ’00, ’01, non vince né in Europa né in Italia. 2002, prima in Italia, male in Europa (eliminata al secondo turno), ma come la Roma e meglio della Lazio (eliminata al primo), nessuna squadra italiana meglio. ’03, campione d’Italia, seconda ai rigori in Champions (dietro una squadra italiana, il Milan, ma ai rigori).
            ’05: prima in Italia, eliminata ai quarti in champions dai futuri campioni (Liverpool) effettivamente una italiana fa molto meglio (il Milan arriva in finale). ’06: prima in Italia, eliminata ai quarti, di nuovo il Milan fa meglio, esce al turno dopo).
            Poi la caduta in B. Ritorna vincente in Italia nel ’12 (ma non disputa le coppe), nel ’13 (esce ai quarti in Champions, eliminata dal futuro campione, ed è la migliore delle italiane) e l’anno scorso, in cui esce al primo turno e il Milan fa meglio (eliminato agli ottavi).
            Riassumendo, dall’era Moggi in qua (1995-2014, ossia 20 stagioni) le sole volte in cui è stata vincente in Italia, ma qualche italiana è andata meglio di lei in Europa sono state 5; di queste, 4 volte è stato il Milan, 2 volte la Juve è arrivata comunque in finale.
            E’ sufficiente per dire che c’è una chiara linea di tendenza? La parola agli statistici.
            PS: perché con questo due post non ci ho fatto un pezzo a novembre? Perché sarebbe stata la cosa più noiosa che avrei scritto in vita mia.

  4. Marinda

    Bel pezzo, interessante e condivisibile. Aggiungo due considerazioni. 1 – mio padre diceva: è meglio essere il numero 1 del cortile che il numero 2 dell’intera città. Non so, lo vedreste Totti far della panchina in Inghilterra o in Spagna per far giocare altri numeri 1i? 2 – Esiste la terza opzione, l’antitesi dell’andare per crescere, redimersi e realizzarsi cantata da Bruce Springsteen, ed è lasciare tutto e non arrivare a niente. L’andare per perdersi, perchè a volte è più facile scappare, che restare. Detto questo… Per me Totti sta bene dov’è.

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  5. fiorella modeo

    Molto vero. E’ familiare quel sentimento che combatte dentro ciascuno di noi sintomo di due contrapposti stati d’animo: la curiosità che ci spinge fuori, la paura che ci ricaccia nella tana.

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