Festivaletteratura. Il New England di Elisabeth Strout a Mantova

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

“LA SCIENZA ALLUNGA LA VITA. LA LETTERATURA LA ALLARGA”.
Questa frase letta sul sito del Festivaletteratura di Mantova esprime concretamente lo spirito di questo festival, che più che un evento è un è luogo meraviglioso. Mantova da sola vale il viaggio, ma gli amanti di letteratura, lettura e scrittura troveranno in quel dato posto e nella condivisione di questa passione, il valore aggiunto. Perché a Mantova c’è la quantità della qualità.

Festivaletteratura   Mantova 2014 programma dei 700 eventi.

Festivaletteratura Mantova 2014 programma dei 700 eventi.

Iniziato nel 1997, il festival dura 5 giorni e colonizza tutta la città, proponendo centinaia di iniziative e incontri di ogni tipo, per ogni gusto anche molto diversificato, per ogni età e ogni desiderio. Si tiene la prima settimana di settembre e ogni tanto vado la serata del sabato, considerando la gita il miglior regalo di compleanno che possa ricevere da mio marito. Quest’anno, oltre al piacere dei riti che si ripetono e non deludono, ho avuto una meravigliosa sorpresa. Fra i classici sempre graditi ci sono la possibilità di visitare le bancarelle o librerie super fornite, e il rivedere, finalmente, la mia storica amica Luisa di Mantova, con la quale parlare di libri e politica bevendo ottimo vino, mangiando salumi e la torta Sbrisolona. Gioie.

La vera sorpresa però è stato l’incontro con Elisabeth Strout, la scrittrice del New England di cui conoscevo solamente il nome. Ho scoperto che molti, invece, non solo la conoscevano e leggevano, ma adorano, letteralmente. Ed erano a Mantova solo per lei. Ad onor vero ho ritenuto che la cosa potesse essere interessante anche perché a presentarla c’era Piero Dorfles, un volto noto anche per il ruolo di professore che svolge nella trasmissione “Per un pugno di libri” in onda su Rai 3 dallo stesso di nascita del festival (1997). E bisogna dargli il merito di saper incuriosire.
Ma Mrs Strout si è rivelata anche una gran donna, con un senso dell’umorismo e un umiltà che raramente si incontrano far scrittori di fama mondiale.
Il suo inglese poi era comprensibile. O almeno lo era per me. O almeno spero di aver colto il senso di ciò che ci raccontava la scrittrice.

Quelle che seguono sono 11 frasi da tenere a mente, che son state pronunciate nella serata, difronte alla platea gremita di estimatori (oltre 500 persone).
Spunti da ricordare, quando leggiamo, quando scriviamo, quando desideriamo star bene o male grazie alle parole di autore.

11 frasi memorabili, di o su Elisabeth Strout

1 – I feel I’m quite not well read enough.
Sento di non aver letto abbastanza letteratura, di non essere abbastanza colta/letterata.
In qualsiasi occasione, chiunque voglia consigliare un metodo per scrivere bene, inizia col “Bisogna leggere”. Anche la professoressa delle medie che corregge i temi dei nostri figli e li trova poveri, sgrammaticati e banali. E non ha torto.
Questa signora americana del Maine che ha letto tutto Tolstoj e i classici americani, però si sente di non aver frequentato abbastanza le buone letture. Figuriamoci come mi sento io…

2 – Marriage is a country of its own.
il matrimonio è un paese a se stante. (Pietro Dorfles sul romanzo della Strout. “Olive Kitteridge”, presto una miniserie per HBO).
Volendo, anche questa frase può essere un’evoluzione della storica citazione dell’incipit di Anna Karenina di Tolstoj “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.” Questa affermazione, ispirata alle coppie presenti nei libri di Strout e soprattutto al matrimonio della tremenda Olive Kitteridge è un passo avanti. Perché ci dice che guardare un matrimonio dal di fuori è un po’ come capire le regole di un paese che non conosciamo. Magari ci sembrano assurde, ma quel paese funziona così. Oppure non funziona, ma vive di una vita propria che nulla ha che vedere con il nostro paese. E con la nostra vita di coppia. Che è essa stessa un mondo a sé.

I ragazzi Burgess

I ragazzi Burgess

3 – As a novelist, I don’t judge my characters. I just follow their maturation. But I have all of them under control.
Quando scrivo romanzi, non giudico i miei personaggi, ne seguo la maturazione. Ma non li lascio prendere una loro strada, devo aver sempre tutti sotto controllo. L’idea che i personaggi vivano di vita propria è sempre affascinante. La forza dello scrittore capace è proprio quella di far sì che si sviluppino, senza perderne il controllo.

4 – Elisabeth Strout è un passo oltre la prosa e a un passo dalla poesia .(Alessandro Baricco).
Ora che sto leggendo I ragazzi Burgess, credo di poterlo confermare.

5 – What a job to be a priest: you simply just can’t be a decent human being.
Che strano lavoro fare il prete. Non puoi accontentarti di essere semplicemente un essere umano decente. Sul protagonista di “Resta con me” un pastore anglicano che cade in disgrazia e in depressione fra i pettegolezzi e il disprezzo dei suoi fedeli.

6 – When you describe your character’s feelings and attitudes, you don’t need to have done the same experiences. I use for my characters feelings, emotions, memories I found going back and forth in my mind for details.
Non è necessario aver fatto le stesse esperienze quando descrivi sensazioni e comportamenti di un personaggio. Io uso per loro sentimenti, emozioni, ricordi che ripesco andando avanti e indietro nella mia mente alla ricerca di dettagli.
Così se vuoi parlare di un personaggio che si sente fuori posto in una libreria, non importa se per te è un luogo naturale. Sarai stato a disagio una volta nella vita. Basta ricordare quella sensazione e aggiungere dettagli con l’immaginazione.

7 – Such a nice husband can drive you crazy.
Un marito così buono, gentile e comprensivo può realmente mandarti fuori di testa.
Sì, in effetti forse anche il suo matrimonio è veramente un paese a se stante.

8 – I always wrote. When I was a child I wrote instead of drawing.
Ho sempre scritto. Quando ero una bambina scrivevo invece di disegnare.
Ecco, ci immaginiamo una bambina, con la madre in casa, durante gli autunni nel Maine, quando tutte le chiome degli alberi si infiammano e poi si spogliano. E per non annoiarsi, guarda fuori dalla finestra e si ispira. E invece di disegnare l’oceano in tempesta e gli aceri dalle foglie rosse, prende un quadernino e scrive a lettere stampate, per pagine intere. “Il mare è mosso. Il vento soffia forte. Gli alberi perdono le foglie rosse.” Poteva solo fare la scrittrice.

9 – I often begin from the end, then I write the beginning and then I find connections.
Spesso inizio dal finale, poi scrivo l’inizio e poi trovo le connessioni. Un metodo che mi incuriosisce, che trovo difficile, ma forse funziona.

Elisabeth Strout

Elisabeth Strout, il suo pubblico a Mantova 07/09/2014

10 – I think I understand things other can’t see. It sounds arrogant, but i find people so amazing.
Penso di capire cose che altri non vedono. Può suonare arrogante, ma è perché trovo le persone così stupefacenti.
Io penso di capirla perfettamente. Perché quello che muove la sua passione per la scrittura non è la presunzione arrogante di comprendere le storie meglio delle persone che le vivono. Ma in ogni sua parola traspare la passione per i dettagli coerenti con luoghi, storie e caratteri che solo la curiosità positiva verso ogni persona genera. Nell’osservazione, l’ispirazione.

11 – When I read the last words of my books, I tell myself “Do really people read this stuff?”…
Ogni volta che finisco di scrivere un libro e leggo le ultime parole, mi chiedo “Ma veramente la gente leggerà questa roba?”

Sì. Io ti leggerò. Con soddisfazione. Come migliaia di altre persone.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?