Christian Dior: quando lo stile conquista la scena

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Era il 12 febbraio 1947 e al 30 di Avenue Montaigne andavano in scena gli abiti di debutto di Christian Dior, lo stilista che nel dopoguerra rilanciò la moda parigina. Sì, perché con le sue idee, in contrapposizione con i dettami del tempo, avrebbe infranto le mode che fino a quel momento vedevano le donne indossare le gonne corte, simbolo di un periodo condizionato dalle ristrettezze economiche. «Ebbe il coraggio di annunciare a un mondo scettico che l’abito da giorno del futuro avrebbe avuto una lunghezza al polpaccio o addirittura alla caviglia», disse la scrittrice statunitense Mary Higgins Clark a proposito dell’ambizioso progetto di Dior, che dal 1947 confezionò le vesti della sua Linea Corolla: i costumi di scena per il primo atto dell’Haute Couture, rilevante per la storia della moda mondiale.

Christian Dior New Look

Christian Dior New Look

Dal 1947 in poi la linea avrebbe avuto un’enorme popolarità, a tal punto da indurre lo stilista a creare quel New Look che risolleverà le sorti dell’industria tessile, fin troppo stremata dall’irrompere della Seconda guerra mondiale. Via, dunque, alla cupezza e al razionamento; via anche alla gravità e alle uniformi che mortificavano i corpi, e avanti all’eleganza che avrebbe fatto giustizia alle donne e alla loro femminilità.
«Volevo che gli abiti fossero “costruiti”, modellati sulle curve del corpo femminile del quale avrebbero stilizzato le forme. Sottolineavo la vita e il volume dei fianchi, mettevo in evidenza il petto. Per dare più struttura ai miei modelli, feci foderare quasi tutti i tessuti di percalle o di taffetà, riprendendo così una tradizione da tempo abbandonata», ci tenne a precisare il maestro della moda francese.

Il mito di Dior è imperituro, e oggi la sua maison conta più di duecento boutique in tutto il mondo, di cui cinque solo in Italia, distribuite fra Milano, Roma, Firenze, Venezia e Portofino. Certo, i tempi sono cambiati, dunque la casa di moda si è aperta a nuove vedute come quella di coinvolgere non solo le donne, bensì anche gli uomini e i bambini; non più solo i vestiti, ma anche gli accessori – soprattutto gioielleria e orologeria –, le calzature, i profumi – come J’Adore, dalla fragranza floreale, che è diventato un mito della sensualità e della raffinatezza –, il maquillage e la cosmesi. Tutto ciò si lega intimamente con il New Look, che lo stesso Dior definì come: «Il ritorno a un ideale di felicità civilizzata».

«All’epoca nessuno era mai stato al numero 30 di Avenue Montaigne. Si diceva che, per la sua casa di moda, Christian Dior avesse voluto il Luigi XVI 1900, uno stile che non esisteva realmente, se non nei suoi ricordi d’infanzia, passata tra Granville in Normandia e Passy a Parigi», così inizia la graphic novel La ragazza indossava Dior di Annie Goetzinger, neo editato da Bao Publishing (128 pagine a colori, cartonato, 19 euro), una sorta di biografia dello stilista. Presentato in occasione della sfilata della Maison Dior a Parigi, l’opera vuole celebrare i dieci anni – dal 1947 al 1957 – che hanno visto l’ascesa della casa di moda.

La ragazza indossava Dior

La ragazza indossava Dior

«Si citano sempre tre grandi nomi nell’haute couture francese: Chanel, Dior e Saint Laurent. Molto si è scritto sugli altri due, ma poco su Christian Dior» ha detto l’autrice Annie Goetzinger. Ebbene, ci pensa lei a dare giustizia alla memoria dello stilista, e lo fa in un modo assai originale che unisce l’immagine del fumetto alla testimonianza storica. Ne deriva un volume che è, al tempo stesso, satira e ironia di una società troppo legata all’immagine e all’esteriorità, ma è anche la consacrazione di un mito che attraverso il fumetto prende forma.

La leggenda è filtrata dallo sguardo della protagonista Clara, una ragazza cresciuta in una famiglia di sarte che ambisce a diventare una redattrice di moda, la quale avrà la possibilità di conoscere Dior. Grazie alla sua esperienza, infatti, ci introduce nel mondo dello stilista: dalla prima rivoluzionaria sfilata di Avenue Montaigne alla creazione del New Look, dall’isolamento nella natura che permetteva al maestro di lavorare ai suoi abiti, alla protesta delle donne americane che si rifiutano di indossare la gonna troppo lunga da lui riproposta, fino al 1957 anno della sua morte. Ma all’interno del fumetto, tra realtà e finzione, sebbene Clara sia un personaggio inventato, è tuttavia una copia identica di un’icona longeva di stile: Audrey Hepburn.

La ragazza indossava Dior

La ragazza indossava Dior

E pensare che il sogno di Christian Dior era di diventare architetto. Aveva persino frequentato l’École des Sciences Politiques dal 1920 al 1925, che a nulla sarebbe servita per la sua carriera. In realtà qualcosa avrebbe costruito, i suoi abiti, che scolpisce quasi fossero delle sculture. D’altra parte Carmel Snow, caporedattrice dell’Harper’s Bazaar, l’aveva detto: «Mio caro Christian, i suoi abiti hanno un tale new look!».

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?