Brasile. L’inizio di un mondo nuovo

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Fu semplicemente un istinto, un pensiero fugace apparentemente scollegato dalla normalità del quotidiano, benché sia vero che i nostri impulsi, al di là della rapidità con cui si manifestano e il consequenziale effetto sorprendente, in realtà provengono da un percorso, emotivo e razionale, tra le mille esperienze che si sono succedute sino a quel preciso momento. Fu così che quel giorno pensai al Brasile, o meglio a quella città del Sud del Brasile, che nella mia sfera personale si raffigurava con le due ragazze, con i jeans e lo zaino a spalla, giunte da lontano per conoscere il nostro bel paese.

VerdeBrasile Ero in cerca della migliore alternativa, o in ogni caso di qualcosa di diverso da cui ripartire, consapevole di non poter più continuare a assumere quel ruolo, una sorta di occhio del grande fratello che monitora minuziosamente e agisce, non sempre con le dovute conoscenze e competenze, lì dove si riscontrano anomalie o difetti o mancanze. Non è facile riconoscersi estranei nel luogo protagonista delle fasi cruciali della propria esistenza, così come nel sentirsi liberi di ammettere il proprio benessere, forse perché tale condizione, anche se apparentemente scaturita da un pensiero istintivo, si raggiunge con impegno, coerenza e coraggio e il desiderio di difendere se stessi vivendo tutto ciò in cui si è immersi, giorno dopo giorno, come un’occasione, al di là delle sfaccettature con le quali si presenta.

Giunse il Brasile, un mondo tanto lontano, diverso nella forma, nell’apparenza e nella sostanzialità delle cose, oggetto a volte di racconti dal carattere fantasioso per una generalizzazione di idee stereotipate che limitano questo stato immenso, variegato e eterogeneo alle dimensioni di una singola città. Un luogo appena assaporato, con cui presto mi ricongiungerò, ritrovando così quel desiderio di affrontare la vita per lasciare un segno indelebile, come donna e come professionista, dal valore inestimabile, sia preso singolarmente sia considerato al tempo stesso come una piccola tappa di un cammino lungo, difficilissimo, estremamente complesso ma soddisfacente, che accomuna tutti e che forse ci rende parte di un universo ben più grande.

È come se vivessimo all’interno di quei giochi di società tipici delle serate adolescenziali (e non solo) in famiglia e tra gli amici, in cui dobbiamo difendere noi stessi, proteggendoci dai vari attacchi esterni. Un gioco in cui si possono seguire tanti percorsi differenti, che teoricamente rappresenterebbero la scelta ambita, tra cui il migliore viene individuato ascoltando la continua pulsazione dei sogni, delle speranze e delle innumerevoli emozioni. E da qui si definisce la distinzione tra una sopravvivenza e il gusto vero della vita, che necessariamente passa attraverso l’accettazione del rischio, l’attimo di ripensamento, il mancato appagamento forse momentaneo dalla percezione di quanto si manifesta nello spazio condiviso con altri e altre cose e il coraggio nel dire sì o nel dire no, intervenendo personalmente a quanto può sembrare assolutamente oggettivo.

CasaAzzurraBrasileSoltanto alla fine di una fase transitoria si può comprendere davvero cosa significhi giungere a un punto e mettere tutto in discussione, e da quel momento ritrovarsi a preparare le proprie valigie, selezionando cosa portare, cosa gettare o lasciare lì, lì dove sempre è stato, senza una promessa futura sul proprio destino, con la consapevolezza che ci saranno delle perdite e dei guadagni scarsi nell’immediato e molti vantaggi futuri, nel presente soltanto possibilmente raggiungibili, con quel grado d’incertezza e indefinitezza determinate dalla realtà stessa.

Così quelle pagine che testimoniano di colei che incontro davanti allo specchio, al lavoro, nelle serate al femminile, nel suo essere donna, amica, amante, professionista, casalinga, viaggiatrice e sognatrice, naturalmente sono succedute da altre che sembrano seguire la scia di evoluzione e trasformazione veloce di quel lontano paese che presto sarà nuovamente raggiunto e che nel tempo si arricchiranno con altre scaturenti da uno sguardo nuovo rivolto allo stesso mondo e dalla visione non più di una comparsa per un tempo limitato, ma di protagonista attiva e partecipe.

Così fu il viaggio in quell’aereo con il minischermo e la visione dei film in lingua portoghese con sottotitoli in inglese preceduto da un’intera notte in aeroporto e le interminabili camminate con le valigie già testimoni e compagne di altri tanti viaggi trascorsi, e il tizio accanto a me e l’impossibilità di una comunicazione, seppure all’apparenza interessante.

SucoBrasileE fu lo sbarco in un mondo sconosciuto e il desiderio di raggiungerlo prima possibile, l’accoglienza calorosa di chi aspetta ansiosamente il tuo arrivo, e all’indomani, che viene riproposta con una colazione arricchita dai colori accesi della frutta, il profumo misto dei tanti dolci, le marmellate e il pane tostato, non confezionati secondo precise quantità tali da definirne i limiti di tolleranza e tollerabilità, il profumo del caffè caldo che lentamente si assapora e si configura come la partenza di un processo di lento conoscimento di quella realtà nuova, manifestata sin dai primi istanti con quei sorrisi che scaldano il cuore, contribuendo alla percezione di essere già parte di qualcosa di sconosciuto fino a un attimo prima.

Con il buffet a chilo, il dolce all’uva e la gelatina di frutta, il “chimarrao” bevuto insieme, il suo profumo, la condivisione e l’appartenenza e quel filo conduttore che permette di non avvertire mai la solitudine. Con la natura partecipe e magnifica, incontaminata, la sua meraviglia e la meraviglia nel prenderne parte, con quel passaggio insieme dietro la cascata e il particolare fotografato nello stesso istante, nella stessa foto, ignari nel contempo di tutto questo. Con l’impressione al mattino di una città immensa e, messe a nudo dalla prima camminata per le sue strade, con una trasformazione rapidissima e la contemporaneità di passato, tradizione, futuro, aspettative e un presente che sfugge velocemente dalle mani e che evoca un’apparente confusione fatta di risa, di lunghe e rapide salite e discese, di un vivere insieme, lottando insieme per non perdersi di vista mai nella semplicità dei momenti e nella verità cercata, difesa, desiderata, ambita.

E in una giornata da turista in un luogo che forse mai si sarebbe selezionato da semplice turista, la convinzione dell’attesa di un particolare evento grandioso che ben presto si scoprì essere semplicemente il sole luminoso di una domenica pomeriggio, un sentore dell’inizio della primavera e quindi un’occasione per gustare lo “chimarrao”, lasciandosi scaldare da quei raggi invernali inattesi. Momenti piacevoli di sorprese quotidiane come la poesia scritta sul vetro e le tre botti di legno sul tetto del bar nella via del Vino, e quei tratti tipici come le camice a fiori, lo smalto alle unghie, il caffè de tarde, i fritel tanto amati, la caipirinha e la cachaça al limone o al “morango”.

AlturaBrasileUn susseguirsi casuale d’immagini, situazioni, piccoli e grandi particolari e la volontà di concedersi davvero, lì dove sembra possibile non avvertire la percezione di essere fuori tempo, fuori luogo, in un’alternanza cronica di ritardi e anticipi, e fuori misura, trovando sempre una valida alternativa di pensiero a quei tratti tipici di una cultura occidentale, contaminati dai simboli fuorvianti di innovazione e progresso.

E ora l’attesa di un qualcosa che si pone come un radicale mutamento rispetto a quanto visto e toccato e ascoltato sino a oggi, che sarà bellissimo e al tempo stesso difficile per le tante sfide che si presenteranno, tra cui la comprensione e la condivisione di una mentalità tanto diversa dalla propria, nel bene e nel male, e i classici interrogativi che inevitabilmente si genereranno.

Sembra di leggere nuovamente le pagine di Terzani e le conclusioni cui giunge alla fine di un lungo percorso, perché oggi posso comprendere in prima persona cosa significhi ritrovarsi nel punto d’inizio di un nuovo giro di giostra e che in fondo è la vita a essere il più grande miracolo, esattamente come si presenta, a volte crudele a ingiusta, a volte molto generosa. Il miracolo è il passato con i suoi incontri casuali, gli amori persi e ritrovati, il primo contatto virtuale da cui ha preso origine la determinazione per ritrovare il coraggio perduto e quello scambio epistolare che ha permesso di ritrovarsi, con tempi e modalità differenti. Anche ciò che generalmente si definisce destino o causalità, in realtà origina dalla nostra personalissima interferenza in ciò che appare nella sua obiettività agli occhi di tutti, e che si può configurare nel caso particolare come una ricerca assidua di un riscatto e una libertà nell’osare determinate dalle stesse difficoltà in passato limitative.

AiuolaBrasilePorterò con me la ragazza che sperava di poter cambiare il mondo, in un tempo in cui forse ancora non era viva la consapevolezza di quanto fosse immensamente grande questo mondo e conseguentemente della complessa impresa non nel cercare di cambiarlo, ma nel costituire per alcuni un esempio, o uno spunto di riflessione. L’adolescente con la sua innocente scelleratezza, e quel desiderio di prenderne parte, sempre, comunque e a ogni costo. La giovane universitaria con la sua intenzione di creare attraverso i propri studi un filo conduttore tra i diversi aspetti della propria personalità, da arricchire, lentamente, con nuove esperienze, competenze, conoscenze e un pizzico di sana follia. L’ingegnere che ora identifica in quella corrente che avanza veloce e che investe un paese emergente, dove il presente lascia velocemente il giusto spazio a nuovi obiettivi i quali, con un passaggio estremamente rapido e a volte impercettibile, diventano essi stessi quel presente da cui poter guardare al di là, il mondo dove poter essere ingegnere ma al tempo stesso ritrovare quei sogni di tanto tempo fa e far leva su tali sogni per lasciare quel segno indelebile in un mondo dove la marmellata, così come il miele, la verdura e la frutta non sono appositamente divisi in proporzioni dalle quantità riconosciute universalmente, ma si lascia a ognuno la libertà di non consumarle o di gustarle fino a quando si ha necessità o disponibilità nel farlo.

Lì dove il progresso si raffigura con un piatto ricco di profumi, sapori e colori, e non con un’insalata mista di cui si conosce l’esatto apporto calorico. Io, figlia di una realtà talmente diversa, per ora assisto dubbiosa ma certamente a causa di una mentalità che nel tempo si è radicata come un’abitudine, seppur non pienamente o consapevolmente condivisa. E ora ho quell’abito appena stirato riposto con cura nella valigia, precedentemente la mia prima partenza, in difesa di quell’apparenza ricercata e difesa, di nuovo appeso nell’armadio, intoccato, al mio ritorno, che troverà comunque nuovamente il suo spazio, con il ricordo dell’imbarazzo di essere accolta a seguito di un viaggio lungo, stancante, con il passaggio in tre diversi stati e le cinque ore di fuso orario, che si scontrò presto con quell’accoglienza vera e sincera, di chi attende te, esattamente come sei, spoglia di qualsiasi maschera o trucco.

Tutte le foto sono dell’autrice. Grazie Costanza.

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