Bamboccioni, Angeli del fango, ecc.

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L’ennesima drammatica alluvione che ha interessato la zona di Genova ha riportato alla ribalta il problema, eterno e mai risolto, del dissesto ileomidott 2drogeologico italiano. Ma oltre alle solite domande post-disastro, alle accuse e al rimpallo di responsabilità, è emerso spontaneamente un impegno civico che ha visto coinvolti diverse centinaia di giovani, rinominati dai media “angeli del fango”, i quali si sono dati da fare per ripulire e salvare la città.
Intorno a questo sforzo comunitario, i media si sono subito avventati come avvoltoi, senza alcun pudore, utilizzando fino alla nausea la retorica del “giovane puro, impegnato e disinteressato”, dei politici inetti che vengono a fare le “passerelle”, veicolando, infine. il messaggio che esiste una nuova generazione di volontari, nettamente diversa dal solito clichè legato ai bamboccioni e ai giovani sfaccendati.

Questo eccesso di retorica e questa continua esaltazione degli “angeli del fango” però può essere molto pericolosa, in quanto tende a nascondere i problemi legati alla generazione di chi, oggi, ha tra i i venti e  trenta anni. Il fatto che diverse centinaia di giovani si siano impegnati a disastro avvenuto, non può far dimenticare il menefreghismo e il disimpegno praticati a livello di massa fino al giorno prima.
Il mobilitarsi in situazioni di emergenza è assolutamente encomiabile, ma per sanare una società come la nostra, tutto ciò è tardivo e insufficiente. Quello che serve veramente, ed è la parte più difficile, meno visibile e meno premiante (quantomeno a livello mediatico), è l’impegno quotidiano in cooperazione con altri giovani del territorio, in modo da monitorare la propria comunità e contribuire costantemente.

Per troppi anni si sono visti migliaia di giovani presentarsi alle manifestazioni o agli eventi sociali/culturali una volta all’anno, giusto per leomidott 3ripulirsi la coscienza, come fanno tanti cittadini nelle proteste con “gita incorporata e palloncini”. L’impegno una tantum purtroppo non cancella il fatto che una parte del mondo giovanile (non tutto per fortuna) è ripiegato nella propria individualità, nella cura della propria carriera e del proprio orticello, salvo poi lamentarsi in maniera ripetuta della vita precaria, dello Stato assente e via dicendo. Per quanto uno possa impegnarsi a livello di singolo nel fare esperienza, studi, master e quant’altro, non sarà mai abbastanza influente per migliorare la situazione sociale (e quindi anche la propria…). Solo la cooperazione con altri può garantire la creazione di una rete con sufficiente peso e influenza. Solo “combattendo” costantemente, uniti e in modo organizzato si migliora il proprio habitat. Queste affermazioni suoneranno banali e vecchie per parecchie persone, ma in un mondo dominato dall’esaltazione dell’individualismo idiota, della competizione sfrenata e dell’odioso narcisismo, servono in maniera disperata.

Il dramma di Genova, come tanti altri, non è frutto solo dei politici incompetenti, di azioni criminali e dell’impossibile burocrazia italiana, ma anche del disinteresse di una buona parte degli abitanti, del fatto che molti hanno pensato unicamente ai loro piccoli vantaggi personali, mentre le Istituzioni marcivano, trascinando con sé la città.
Gli “angeli del fango” sono stati utili per risollevare momentaneamente le sorti di una comunità allo sbando. Ma senza un successivo impegno, diffuso e costante, rimarranno solo una brevissima pagina positiva, in mezzo allo squallore individualista che sta facendo lentamente decadere la nostra comunità.

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