80 allora

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E’ un principio di autunno quello che sento nell’aria tersa e fredda di una sera di Domenica lungo un viottolo bolognese che conduce verso una mostra fotografica e verso strade solo apparentemente perdute di un’infanzia e un’adolescenza vissute in un’era criticata e leggera. In un’era di felice acquisizione di vittorie importanti, solo poco prima maturate da figli in rivolta contro il conservatorismo dei padri, e di muri definitivamente abbattuti in nome di un’idea di libertà più ampia, ma più complessa.
Gli anni 80 fanno orgogliosa mostra di sé in un’insolita galleria quasi al termine di quel viottolo.
Nel buio che rapidamente cala sul centro di Bologna che, per qualche istante, pare perdere identità per farsi contenitore di storie e ricordi, mi chiedo dove io sia e, smarrita, attratta da una piccola insegna, faccio per accedere a quello strano rifugio per nostalgici anni 80, quando una voce mi chiama e mi risucchia verso luoghi della memoria.

Per un istante la voce fresca del mio compagno rimasto indietro lungo il sentiero si tramuta in quella grave del mio papà e, come in un sogno, abbastanza piccola, mi ritrovo nella grande casa di famiglia, dove l’immenso spazio a mia disposizione sapeva rassicurarmi, nella mia idea di figlia ribelle, che un certo rigorismo paterno, maternamente avallato, nulla avrebbe potuto di fronte ai tanti, mille nascondigli, che quella casa offriva, in cui gridare felice il mio bisogno di libertà.E quel grido passava per la musica e le sue fantasie, per il cinema, per un’idea di estetica femminile che all’aria mandava la rassicurante immagine della donna che certe dive del passato suggerivano alla mia mamma come unica possibile.

Nulla poterono i grandi di fronte alla forza eversiva della visione dello storico concerto di Madonna a Torino nel 1987, quando la Ciccone esibì, con orgoglio e sapiente sfrontatezza, il suo corpo atletico e ritmico.
E nulla potevano i grandi di fronte alla forza irriverente di certi pomeriggi condivisi con gli amici ascoltando la medesima e commentando il suo ultimo video appena passato in tv e già oggetto di critica e discussione. In fondo, il terreno era stato ben preparato dalla pubblica e allegra proiezione, nel grande salone di casa, di Pollon, figlia non registrata all’anagrafe del noto dio Apollo, cartone cult della mia infanzia e che a suo modo sdoganava certezze mitologiche ben radicate, anticipando la natura sovversiva delle future scelte musicali.

Cyndi Lauper, "Time after time", le ragazze vogliono solo divertirsi.

Cyndi Lauper, “Time after time”, le ragazze vogliono solo divertirsi.

Non avevo voglia di assomigliare alle dive del passato e, se potevo, volevo scardinare ataviche certezze circa la condizione sempre uguale a se stessa della donna del sud delle mie origini. E, se intorno si costruivano lodi alla simmetria del viso dal perfetto incarnato di una Ingrid Bergman sufficientemente algida da non scuotere l’immobilismo meridionale radicatosi persino negli animi maschili, io cedevo alla sensuale bellezza della figliola, quella Isabella Rossellini che, proprio in quegli anni, grazie agli incubi di David Lynch, si affermava prepotentemente nel cinema e nella vita con la sua femminilità irrequieta e dirompente.
L’idea di quel femminile sapevo sostenerla e nutrirla con metodica perseveranza, trasformando, senza troppi permessi, che, in buona parte, mi sarebbero stati rifiutati, quella che, nelle intenzioni materne, avrebbe dovuto essere una sala da pranzo e che io trovavo sprecata in questa funzione già abbondantemente assolta dalla cucina

Così, nella fascia pomeridiana di certe lunghissime estati del principio della mia adolescenza, mi facevo fervente promotrice di eventi che, in quella sala, avrebbero dovuto svolgersi e, dopo avere radunato un numero di amici sufficiente a creare disordine e scompiglio, davo inizio alle danze sulle note di Cindy Lauper o di Samantha Fox, su quelle di Belinda Carlisle o di una Ivana Spagna agli esordi inglesi, mi facevo padrona di una femminilità ancora sconosciuta sulle note de “La isla bonita”, sognando le labbra rosse di Madonna, e, laddove potevo, compatibilmente con le leggi di famiglia, osavo nel vestiario, con qualche pantalone con frange o con asimmetriche magliette, con enormi maxi-pull accompagnati dagli immancabili fuseaux o con le mitiche “converse”, riuscito oggetto di lunghe contrattazioni con i capi tribù sostenute da argomentazioni tanto serie e valide da farle apparire quasi scarpe da brevetto per sanitarie.
In quella stanza, che in breve si era tramutata nel mio mondo, gli anni 80 entravano a dare forza alla mia ribellione e alla mia crescita difficile, come quella di tutti.

Troppo sarebbe stato colmare i vuoti di un maschile non ancora giunto a salvarmi, tappezzando la stanza dei miti dell’epoca: dal moro, oggi sensualmente scontato, Nick Kamen, pupillo di Madonna, che io associavo, per abbronzata estetica all’altrettanto noto Poncharello, coprotagonista dei “Chips”, telefilm che soleva accompagnare le mattine senza scuola della mia infanzia, al rosso e rassicurante Rick Astley, fino all’esteta Dave Gahan. Non demordevo, però, da “brava” adolescente e non rinunciavo a ritagliarmi i miei spazi in insoliti luoghi, visibili a pochi, in cui avevano accesso le fulgide bellezze dell’epoca con cui potere sognare una fuga e, perché no, una vita insieme.

E, poi, l’idillio che spesso si interrompeva all’ingresso, non esattamente tranquillo, di un papà che avrebbe voluto quiete per i suoi vitali riposi da lavori mentali e impegnativi e che trovava frastuono e rumore, dopo essersi reso complice del possesso da parte della colpevole ufficiale del sistema hi-fi, strumento indispensabile per la diffusione e il mantenimento del caos. Al pensiero del mio papà sulla soglia della mia stanza e dei miei anni 80, torno con la mente a Bologna. Il varco potrebbe aprirsi ulteriormente, trascinandomi in qualche pozzanghera di tristi mancanze, e potrei anche saltare la mostra, risucchiata verso altri mondi. Oggi non ne ho voglia. Torno al presente e mi godo la mostra.

Locandina Madonna

Madonna ‘sti anni ’80…

“Madonna – New York 80’s”: una galleria fotografica di immagini insolite di una giovanissima Madonna Louise Veronica Ciccone, sorpresa in sorrisi più o meno accennati, in sprazzi di sincero imbarazzo e in scatti di cosciente fascino pur nella evidente imperfezione di un’estetica solo fintamente trascurata. Le foto parlano chiaro, parlano di una cura nei dettagli, di un trucco barocco, dai forti richiami pittorici, di un’idea di bellezza che faceva i conti non con la ricerca dell’assoluto perfetto, ma con l’esaltazione e la valorizzazione dell’imperfetto. E, se Deborah Feingold immortala Madonna in una naturalezza disarmante, il resto lo fanno gli anni 80, quelli della storia e quelli della mia vita, lo fa lo spazio, quello della galleria “Ono”, quasi un ventre in cui raccogliersi e ritrovarsi, in un’atmosfera sospesa. Mi fermo ancora qualche istante: tra vinili, foto, libri dell’epoca.
E il varco si riaffaccia a rammentarmi che certe età della vita passano e che, passando, si portano via pezzi di sé e di vite altrui e possono far male.
Stasera, certamente, ascolterò i Pet Shop Boys e Tracy Chapman, rivedrò Patsy Kensit e le Bananarama.
Cercherò Giacinta e Maria Rosa, cercherò Salvatore e Sascha.
Cercherò Alessandra.
Senza più autoritarismi.
Oramai non più paterni, ma propri.
Perché a diventare come chi ci ha preceduto siamo tutti bravi, troppo bravi.

“Madonna – New York 80’s”, Deborah Feingold
Dal 18 Settembre al 31 Ottobre.
Dove: Galleria Ono, Arte contemporanea, via Santa Margherita, 10, Bologna.
Giorni e orari:
Lunedì chiuso
Martedì e Mercoledì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19:30
Giovedì e Venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 21:30
Sabato, dalle 10:00 alle 21:30 (orario continuato)
Domenica, dalle 16:00 alle 21:00

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    La polirematica greca “Panta rei” non riguarderà mai gli anni Ottanta…
    Grazie, mi avete fatto dono di sensazioni personali ma al contempo intrise di un unico, trasversale sentimento collettivo che, come d’incanto, si riconosce nello sguardo di chi, avendoli vissuti o meno, ha impressi nell’animo quegli anni, favolosi, straordinari e mitici.

    Rispondi

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