Quando la fine è meglio dell’inizio

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Esiste al mondo qualcosa più importante della fine? Si, parlo proprio della “fine”, di quell’inquietante momento che pone termine ad ogni cosa. La fine è forse il momento più carico di realismo, non come l’inizio. L’inizio genera ansia, aspettative, spesse volte crea illusioni ed è solo un momento astratto, dove si brancola nel buio finché non si comincia a vivere la realtà degli eventi.

Eppure è sempre della fine che si ha paura, più che dell’inizio. Quando s’inizia si ha una carica tale addosso che ci sentiamo spinti a muoverci e a gettarci in ogni avventura senza stare a pensarci troppo. Quando si avvicina la fine invece i movimenti sono rallentati, siamo intimoriti e inclini a diventare nostalgici.

"Avevo spazio solo fino al 2012." "Ah, qualcuno se la farà sotto, uno di questi giorni."

“Avevo spazio solo fino al 2012.”
“Ah, qualcuno se la farà sotto, uno di questi giorni.”

In questi termini l’inizio può essere visto come un sogno, la fine come la realtà. E forse questo che ci spinge a preferire un inizio ad una fine? Preferiamo forse sognare piuttosto che guardare in faccia alla realtà? Be’, potrebbe essere un’ottima spiegazione. Ma mi voglio ergere a difensore della fine e così voglio qui presentare undici momenti in cui la fine è preferibile all’inizio.

La prima e più banale riguarda la fine di una lite. Quando ha inizio una lite si pensa sempre di aver ragione, pur se a torto o a ragione. Si accetta lo scontro, si urla, s’inveisce e nei casi più estremi si arriva allo scontro fisico. All’inizio ogni nostra azione sembra giustificata dall’aver ragione e si è disposti a tutto pur di affermarla a scapito del dirimpettaio. Ciò ci turba, ci innervosisce e certamente non ci fa stare bene, ma andiamo comunque avanti perché riteniamo che sia giusto così e più che attendere la fine attendiamo il momento (spesse volte illusorio) in cui riusciremo ad aver ragione. Con il tempo però l’odio si affievolisce, siamo stanchi di combattere e cominciano a vacillare le nostre ragioni. Così l’unica cosa che vorremmo è la fine, poter tornare a guardare in faccia il nostro avversario, poterci sentire in pace con noi stessi, leggeri e liberi da sentimenti negativi come l’odio e la violenza. Si arriva dunque ad un punto in cui si è disposti a fare un passo indietro e quando finalmente la lite è finita dimentichiamo tutte le ragioni che ci avevano indotto a farla, sempre che non ci facciamo muovere da quell’orgoglio che ci appanna la vista e ci fa persistere, lasciandoci dentro il peso di un odio inutile e controproducente.

Il secondo momento è durante le storie d’amore adolescenziali. Si pensi un po’ all’inizio, a quei momenti pieni di carezze, effusioni e cuoricini sparsi nella stanza. Ogni attimo fa parte di un sogno e quello che stiamo vivendo sembra essere l’amore ideale, perfetto e irripetibile. Siamo onesti, ci si inebetisce un po’ e si finisce per apprezzare tutto, anche ciò che prima non avremmo mai apprezzato. Così ci si terrorizza all’idea che tutto possa finire, si cerca con tutte le forze di preservare quell’amore ideale e si finisce per agire contro la nostra stessa natura, il che, passato questo abbaglio iniziale, diventa alienante e insopportabile, finché i rapporti non si inclinano e deve sopraggiungere la cara e vecchia fine a toglierci dagli impicci e a ricordarci che è sempre meglio essere noi stessi.

Canzone per quando la fine è vicina...

Canzone per quando la fine è vicina…

Il terzo momento e quando si vuol diventare amico della persona più popolare della scuola, semplicemente perché rappresenta tutto ciò che vorremmo essere. Ci si avvicina con discrezione e si cerca così di compiacerla in tutto e per tutto e all’inizio basta che ci dia minimamente retta perché siamo felici. Si sogna un legame indissolubile e si spera che con quella amicizia si riesca a diventare la persona che sogniamo di essere, perché in quel momento si è convinti che la popolarità venga prima di tutto. Ben presto però questa sorta di “servilismo” viene fin troppo sfruttata senza nulla in cambio dalla persona in questione e pian piano ci si accorge dei suoi difetti e di come non sia poi così bello costruirsi una maschera per essere popolari. Quando arriva la fine di una tale amicizia diventiamo finalmente consapevoli di noi stessi, delle nostre qualità e ci rendiamo conto che ognuno vale per ciò che è e non per ciò che vorrebbe essere.

Altri due momenti sono: la fine di un film brutto e la fine di un film bello. Ci apprestiamo a vedere un film per passare un bel momento o lo scegliamo in base alle nostre voglie ed esperienze, quindi quando cominciamo a vederlo lo facciamo sempre sperando che soddisfi le nostre aspettative. Nel caso di un film brutto è fin troppo facile perché è meglio la fine, così da non rischiare di addormentarci in posizioni scomode! Nel caso di un film bello vorremmo che non finisse mai ma con la fine ne sapremo di più, ne potremo discutere con gli altri in modo tale che si compiacciano della nostra cultura in materia.

Per queste stesse ragioni altri momenti sono la fine di un discorso noioso e la fine di un discorso interessante, così come si può aggiungere la fine di un bel libro. Il caso un libro brutto si può escludere perché si è troppo propensi a chiuderlo dopo le prime pagine senza arrivare alla fine, mentre i film brutti il più delle volte continuiamo a guardarli fino alla fine per inerzia.

Altri due momenti sono la fine di un lavoro, quando si viene licenziati e quando lo si lascia di propria iniziativa. Quando si comincia a lavorare si è pieni di voglia di lavorare e di mettersi in mostra, anche a scapito dei propri colleghi. Ci si butta a capo fitto e molte volte non ci si rende conto che stiamo tralasciando tutto il resto della nostra vita, passando sopra le tante piccole cose che in realtà hanno fatto sempre la nostra felicità fino ad allora. Così quando veniamo licenziati possiamo ritenere che saremo nella possibilità di poterle apprezzare nuovamente, alla faccia dei soldi e di chi ha solo quelli! Se invece siamo noi a lasciarlo be’, vuol dire che lasciandolo ci stiamo liberando di un peso.

Un film che non si vorrebbe mai finire.

Certi film finiscono troppo presto.

Il penultimo momento è la fine delle vacanze. All’inizio siamo felici e indaffarati a prepararle per il meglio. Ci stressiamo con questo intento e anche i momenti “vuoti” li passiamo meditando su questo e quello, è un periodo così frizzante che ci sentiamo carichi al punto di scoppiare. È solo alla fine delle vacanze però che nascono i ricordi dei momenti vissuti, pur se subentra una temporanea nostalgia e malinconia possiamo essere felici di poter dire di aver vissuto dei bei momenti e possiamo pensare ad essi ogni qualvolta ci sentiamo giù di morale.

L’ultimo momento in cui è preferibile la fine riguarda questo mio scritto. Come ogni riflessione all’inizio si ha l’impressione che debba essere qualcosa di rivelatrice, utile ad affrontare gli eventi della vita. Ma arrivando alla fine si capisce che il mio intento non è questo. Sono consapevole che i casi riportati sono confutabili e facilmente ribaltabili. Ma la mia vera intenzione è quella di porre l’accento sul fatto che non si può agire solo quando siamo sicuri delle conseguenze, bisogna invece fare ciò che si ritiene giusto serenamente e altrettanto serenamente bisogna vivere ogni fine, positiva o negativa che sia. Per ogni cosa che finisce c’è sempre qualcosa che inizia, ma la cosa più importante è che la fine rappresenta pur sempre qualcosa che si è vissuto realmente e concretamente e già solo per questo vale la pena di andarne fieri.

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Chi lo ha scritto

Marco Ruberto

Marco nasce a Basilea ma vive e lavora in Calabria. Ama leggere, viaggiare, deliziarsi dei momenti trascorsi in compagnia della sua famiglia, della sua ragazza e dei suoi amici. Adora il calcio e il rock, quelli puri. Ma soprattutto adora scrivere, mettere su carta i suoi sogni e i suoi pensieri. Non smette mai di osservare con curiosità tutto ciò che lo circonda con la consapevolezza che si trova sempre qualcosa di bello da guardare.

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