La rabbia – un’emozione da gestire con consapevolezza

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Sappiamo bene cos’è. L’abbiamo provata tutti. Non c’è da vergognarsene. E’ la rabbia.

E’ una delle emozioni più pericolose, se mal gestita, perchè i confini del buon senso, della razionalità, della capacità di attribuire il giusto peso a ciò che ci capita vengono violentemente spazzati via come fa una tromba d’aria che arriva all’improvviso, passa veloce, travolge tutto e se ne va lasciando dietro di sé i segni della devastazione.

Si usa dire “conta fino a 10” a chi sta per scoppiare per spingerlo a prendersi un po’ di tempo perchè, si sa, la rabbia, quella che travolge chi la prova e chi la subisce, non può durare a lungo. Non ne ha la forza. Passato il primo momento critico perderà via via il suo impeto lasciando pian piano, con lo scorrere del tempo, lo spazio alla riflessione, alla delusione, alla disperazione, alla rassegnazione o al superamento.

La rabbia scoppia quando ci si sente ingiustamente trattati, quando si subisce un torto, quando si viene traditi, quando qualcuno ci ha provocato un danno. E’ dunque una reazione naturale e spontanea a qualcosa di spiacevole che ci colpisce. In quel momento sentiamo fortissima l’esigenza e l’ugenza di scaricare una pressione troppo forte per essere sublimata in altro modo. L’urlo che sale dalla gola deve esprimersi, invadere il territorio psichico dell’altro nel tentativo di neutralizzare o indebolire  la sua capacità di attacco e di difesa. E a volte, purtroppo, si spinge anche molto più in là …

Ma è un sentimento precario la rabbia. E’ tipico dei momenti e delle persone più deboli, quelle che non riescono a tenere bene in mano le redini della loro vita, che non hanno voce, né forza interiore né strumenti più elaborati per affrontare il disagio. E può capitare a tutti di passare un periodo di fragilità.

La rabbia non lascia scampo. Essa investe e trascina, non lascia spazio al confronto. Chi la vive perde il contatto con se stesso, chi la subisce, spesso, risponde mettendosi sullo stesso piano nella speranza di sopraffare l’avversario. Così, come avviene in natura con gli animali selvatici che si affrontano per difendere il proprio territorio, uno contro l’altro, corna contro corna e vinca il più forte. La vittoria di uno è l’annientameto dell’altro. Ma noi non siamo bestie.

Rutting season beginsAffrontare una situazione critica quando sta montando la rabbia è una delle cose più sbagliate che possiamo fare. Ne usciremo perdenti, comunque vada. E’ molto meno rischioso andare a farsi una corsa, sbattere con forza un asciugamano arrotolato sul pavimento, urlare con la faccia spiaccicata nel cuscino. Scaricare insomma. Poi avremo le idee più chiare e spesso ci diremo “meno male che non ho detto niente in quel momento, l’avrei massacrato/a” oppure “credevo che non avrei mai più potuto risolvere questa faccenda ma ero accecato/a dalla rabbia”.

C’è poi un altro tipo di rabbia, quella sorda, quella che cova dentro per mesi, qualche volta per anni ed è ancor più pericolosa perchè, non riuscendo a scaricare l’energia all’esterno, colpisce il portatore, la sua psiche, il suo corpo, il suo pensiero. La devastazione è dentro. E’ inevitabile.

Ma la rabbia esiste. E’ una reazione umana e naturale. E come tale va rispettata. Va vissuta, compresa, accettata, mai soppressa. Se siamo consapevoli della sua potenziale forza distruttrice, dovremmo cercare di fare in modo che essa possa esprimersi in modo sano allo scopo di chiarire la propria posizione e alleggerire un pesante senso di impotenza senza creare danni a noi e agli altri.

La rabbia deve dunque essere espressione di un dissenso e non un’arma per fare del male. Abbiamo il diritto e il dovere di dire quello che pensiamo, di affermare il nostro punto di vista, anche in maniera forte, di proteggere, rispettare e far rispettare la nostra vita e la nostra persona ma dobbiamo imparare a farlo nel modo più funzionale. In questo caso, dopo l’arrabbiatura staremo meglio e non peggio.

Non è facile, lo sappiamo tutti, ma comprendere il valore delle nostre emozioni ci aiuterà a stare meglio con gli altri e soprattutto con noi stessi.

“Se sei pieno di rabbia evita le discussioni. Non riuscirai a farti capire. Dirai delle cose di cui poi ti pentirai. Colpirai alla cieca. E rischierai di fare e di farti molto male. A volte non ci sarà modo di rimediare. Concediti un po’ di tempo. Aspetta un po’ … respira … poi, quando ti sentirai meglio, pensa in quale parte del tuo cuore, della tua mente o della tua anima dimora la tua rabbia. Cerca di individuare dove nasce, il canale attraverso cui scorre disorientata e verso quale direzione va … se riuscirai ad essere onesto con te stesso potrai dare alla tua rabbia la voce, il colore e il tono che si merita. Consapevolmente. Senza esserne travolto e senza travolgere. Allora si, la tua rabbia sarà funzionale, sana espressione del tuo sentire”
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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. sabr

    Bell’articolo e posso affermare di concordare in tutto quel che dici (mi permetto di darti del Tu!).
    Credo però ci possano essere delle eccezioni a questa regola generale dell’aspettare. Situazioni che richiedono un intervento deciso e anche definitivamente chiaro. Situazioni in cui si deve prendere le difese di qualcuno che non è in grado di farlo da sé. Situazioni in cui, anche senza la rabbia, comunque non c’è più nulla da recuperare… Ahimé!
    La mia esperienza personalissima mi ha mostrato che ci sono tipi e tipi di rabbia: quella che puoi osservare, che aumenta un po’ alla volta, che monta e quindi la puoi anche analizzare e gestire se ne hai coscienza. Poi c’è quella esplosiva, in reazione a qualcosa di molto grave, ma molto grave… E lì c’è poco da analizzare, da mediare. C’è solo da raccogliere i cocci poi e vedere se si può farne qualcosa di Buono.
    Come diceva DeAndré: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

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    • Daria Cozzi

      Grazie Sabr per il tuo contributo!
      E’ vero che a volte non si può – e non si deve – aspettare. Ma anche in questi casi, anzi, proprio in questi casi, lo sforzo di gestire la rabbia anziché esserne travolti è necessario. Di sicuro non è mai facile perché la rabbia è impetuosa, tumultuosa e travolgente. Credo che possa aiutare la consapevolezza del voler esprimere ciò che si sente con decisione perché questo è l’obiettivo, far capire che siamo arrabbiati! Ed è sacrosanto! Ma una volta espressa la nostra posizione è necessario chiudere quella porta e andare avanti. Non si può vivere di rabbia! ;-)

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