La pagina della Cover Writer. Open di Andre Agassi

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“Corteggio il disastro. Finirò per farmi male.”

Ho terminato di leggere Open, una biografia, di Andre Agassi, scritto in realtà dal premio Pulitzer J.R. Moehringer, il 17 settembre. E come mi è capitato raramente nella vita non sono riuscita, anche a distanza di oltre una settimana, ad iniziare un altro libro. Per superare la fine di un romanzo che mi appassiona in genere agisco col metodo “Chiodo scaccia chiodo: ho già pronti sul comodino 1 o 2 libri che mi allettano. Ora ne avrei molti di più. Tanti titoli che aspettavo di avere e diversi autori che non ho mai letto o altri che non deludono mai. Ne avrei 10 o 12 fra cui scegliere. Invece no, non riesco. Non posso lasciare questa storia vera. Credo di sapere perché.

Un interrogativo si agita in me, anzi più di uno:
perché il talento non salva? Il talento in qualsiasi campo, dallo sport alla recitazione, dalla musica alla scrittura, dall’arte alla scienza è un dono o una maledizione?

Mi sembra che il li libro finisca nel momento sbagliato. Non ci dice come stiano ora i protagonisti. Come se la loro vita fosse terminata il giorno in cui hanno giocato la loro ultima partita a tennis.
Certo Andre Agassi, classe 72, dopo aver fatto la storia del tennis (è stato professionista per 20 anni, dal 1986 al 2006) ha mollato, così come sua moglie, l’altrettanto talentuosa Steffi Graf, ritiratasi prima di lui.
Ma la loro esistenza come continua? Come stanno veramente? Riescono a sopportare la quotidianità? Come vivono la fine della loro carriera che li portava a lottare ogni giorno fra talento e disperazione?
C’è vita dopo l’eccezionale che ti dilania?
Se il tuo talento è la parte fondamentale o è il tutto nella tua identità,
forse rinunciare è l’unica scelta per non farsi schiacciare, per sopravvivere?
Si consiglia l’opzione normalità, banalità per riuscire a stare al mondo?
Meglio una sana mediocrità salvavita che una capacità eccezionale che ti uccide?

Guardate Agassi da vicino qualche volta – per essere un uomo così piccolo e un giocatore così grande, è sorprendentemente privo di finezza, con movimenti che assomigliano più a quelli di un musicista heavy-metal che a quelli di un atleta. D F Wallace.

Guardate Agassi da vicino qualche volta – per essere un uomo così piccolo e un giocatore così grande, è sorprendentemente privo di finezza, con movimenti che assomigliano più a quelli di un musicista heavy-metal che a quelli di un atleta. D F Wallace.

Ecco, vorrei chiamarli, chiamare il mio nuovo amico di carta Andre, che però è un personaggio che esiste, vive a Las Vegas e vorrei andare a cena da lui e da sua moglie, un’altra persona eccezionale. Vorrei poter porre loro tutte le mie domande. Per allargarle ad ogni genere di talento, anche non sportivo.
Perché capisco che se la tua abilità è legata all’eccellenza sportiva, il tempo, l’età, il decadimento fisico spesso trascendono talento e volontà. Ad un certo punto la scelta è forzata: devi scegliere la vita quotidiana dei normali.
Anche fra gli atleti c’è chi non si adatta, vivendo in maniera sconsiderata piuttosto che anonima.
Ma se la tua capacità é intellettuale, e ti esprimi con la scrittura, come Virginia Woolf o David Foster Wallace, e potresti scrivere fino a cento anni, è possibile che il tuo genio non ti sia di nessun aiuto per capire che sei un talento eccezionale, che dovresti seppellirci tutti per dare al mondo la possibilità di accedere al più alto numero possibile di tue opere, di tuoi brani, delle tue espressioni artistiche?
Lo stesso vale per la musica, l’arte, la pittura.

Questo 2014, poi, ci ha portato via due attori eccezionali.
Robin Williams e Philip Saymour Hoffman hanno scelto di farla finita suicidandosi o abusando di sostanze stupefacenti. Eppure erano personaggi universalmente riconosciuti capaci nel campo della recitazione, apprezzati, amati, considerati inconsueti e originali.
Premiati, di successo ma contemporaneamente depressi.

Quello che mi chiedo quindi è se il talento, sempre legato ad un’estrema sensibilità sia un fardello insopportabile. Oppure non importa quanto tu sia capace e apprezzato: il tuo talento, tu non lo vedi come lo vedono gli altri e ti senti sempre un impostore, un passeggero non registrato a bordo di questo pianeta. Un incapace che si punirà per quello che non gli riesce invece di crogiolarsi nella gioia di quello che di eccezionale riesce a fare.

Riflettendo, forse in “Open” alcune risposte sul talento, la paura e le difficoltà ci sono
” Il tennis è quello sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti… parlano con se stessi e si rispondono … Farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego. Perché il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, nè parli a lui o qualcun altro.”

“La rete è il peggior nemico, ma pensare è il peccato capitale. Pensare, così la vede mio padre è la causa di tutti i mali, perché pensare è il contrario di fare. Quando papà mi scopre a pensare, a sognare ad occhi aperti sul campo da tennis, reagisce come se mi avesse sorpreso a rubare dal suo portafoglio. A volte mi chiedo come si faccia a smettere di pensare. Mi domando se mio padre mi grida di smettere di pensare perché sa che sono un pensatore di natura. O sono stati tutti i suoi strilli a fare di me un pensatore? Pensare a qualcosa di diverso dal tennis è un atto di sfida?”

“La casa è circondata dal deserto che per me è sinonimo di morte. … il deserto intorno a casa nostra non sembra aver altra ragione di esistere che quella di offrire alla gente un posto dove scaricare la roba che non gli serve più… Las Vegas si staglia lontano come un miraggio. Siamo venuti qui, in mezzo al nulla, in questa desolazione per un cortile abbastanza grande per il suo campo da tennis ideale.”

“(Gil, il preparatore atletico) Ci sono un sacco di cose in serbo per te al di là della stanchezza. Stancati Andre, è lì che conoscerai te stesso. Al di là della stanchezza.”

” … vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno Slam (Wimbledon), so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quanto è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Neanche lontanamente.”

Agassi? Un taglio di capelli e un dritto-cit. Ivan Lendl.

Agassi? Un taglio di capelli e un dritto-cit. Ivan Lendl.

” (il così detto club dei famosi) … Lo trovo surreale, poi assolutamente normale. Mi colpisce la rapidità con cui il surreale diventa la norma. Mi meraviglio di quanto poco eccitante sia essere famoso, di quanto siano ordinarie le persone famose. Sono confuse, incerte, insicure, e, spesso, odiano ciò che fanno.”

” … Da quel momento sono stato attratto sempre di più da Barbra (Streisand). L’idea che possedesse uno strumento così devastante, un talento vocale così possente e non potesse usarlo a suo piacimento mi affascinava. Mi appariva affascinante e deprimente. … stava meditando di tornare a dare concerti. Io la incitavo a farlo, le dicevo che era sbagliato privare il mondo di un simile talento, di quella voce straordinaria. Soprattutto le ho detto che sarebbe stato pericoloso cedere alla paura. … Che importava se non voleva esibirsi? Doveva farlo, altrimenti la sua vita sarebbe stata un inferno. … Naturalmente mi sentivo un ipocrita ogni volta che dicevo queste cose. Parlavo con lei allo stesso modo con cui parlavo ai giornalisti: dicevo cose che sapevo vere e altre cose che speravo fossero vere, alla maggior parte delle quali non ero capace di credere veramente.”

“Cerchi sempre di essere perfetto senza riuscirci, dice, e questo ti fa andare fuori di testa. La tua fiducia in te stesso è distrutta e la colpa è del tuo perfezionismo. Cerchi di fare di ogni tiro un colpo vincente, quando essere costante, continuo, terra terra, ti basterebbe per vincere il 90% delle volte. … Se insegui la perfezione, se fai della perfezione il tuo obiettivo ultimo, sai cosa succede? Insegui qualcosa che non esiste. Rendi infelici tutte le persone intorno a te. Rendi te stesso un infelice. La perfezione? Saranno fra sì e no cinque le volte in un anno in cui ti svegli perfetto, le volte in cui non puoi perdere con nessuno, ma non sono quelle cinque volte che fanno di te un tennista. O un essere umano, se è per questo. Sono tutte le altre volte.”

“Andre, dice, alcune persone sono termometri, altri termostati. Tu sei un termostato, non registri la temperatura nella stanza, la cambi. Perciò … mostra chi sei veramente.”

“… quando proteggi una cosa spesso ne rompi un’altra…”

“Perdere di proposito non è facile, è quasi più difficile che vincere. E non è nemmeno tutta la tua mente che vuole perdere, ma solo un’ala scissionista. Le decisioni deliberatamente sbagliate sono prese in un luogo oscuro, molto sotto la superficie…”

“La filosofia di Gil in tutte le cose è quella di cercare il dolore, di sollecitarlo, riconoscere che il dolore è vita…. Non lo negare, dice Gil. Sguazzaci. Soffriamo. E allora, soffriamo…”

Andre e Steffi Graff, la coppia più bella del mondo.

Andre e Steffi Graff, la coppia più bella del mondo.

“Ho la nausea. Penso a quest’ultimo anno, a questi ultimi 18 mesi, a questi ultimi 18 anni. Milioni di palle, milioni di decisioni. Questa è la mia ultima chance di vincere, la mia ultima opportunità di vincere 4 slam e completare la serie, il che significa la mia ultima occasione per redimermi. L’idea di perdere mi terrorizza ma il pensiero di vincere mi spaventa quasi di più. Sarò in grado di apprezzarlo? Ne sarò degno? Saprò approfittare dell’occasione – o la sprecherò?”

“Sono terrorizzato da quanto è bello. Vincere non dovrebbe essere così bello. Non dovrebbe mai importare così tanto. Ma è così, e non posso farci niente. Sono sopraffatto dalla gioia… senza tutti gli alti e bassi, compresa l’infelicità degli ultimi tempi, questo non sarebbe stato possibile.”

Mike e Andre Agassi

Mike e Andre Agassi

“Sono bugie, se ho finito per crederci, almeno in parte?
Sono bugie se a furia di ripeterle hanno assunto una patina di verità?
Questa volta però suonano un po’ diverse…
Lasciano un retrogusto amaro.
Alla fine dell’intervista provo malessere.
Non è un senso di colpa, è piuttosto un rimpianto. Un’occasione mancata. …
Mi chiedo cosa sarebbe successo se fossi stato franco con lui e con me stesso.
Per la verità, Charlie, io odio il Tennis.”

Da Open, di Andre Agassi, edizioni Einaudi Stile Libero. 2011.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    Grazie del video. Gli Agassi son veramente una coppia spettacolare. E Open un gran libro.

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  2. marincola

    Gli Agassi stanno benissimo
    https://www.youtube.com/watch?v=8DMD4cw2Ybk
    vecchio ma indicativo.
    Su youtube ci sono varie interviste, anche recenti, dei due. Spettacolari.
    Leggere Open l’anno scorso ha avuto lo stesso effetto della lettura di Siddharta annissimi fa.
    Grazie Andre, statunitense ignorante che ha trovato la ragione e il significato della (sua) vita
    a dispetto del suo grandissimo talento tennistico.

    Rispondi