La malattia di Mario

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Mario ha un grave problema. A Mario è stata diagnosticata una grave forma di onestà intellettuale.

L’onestà intellettuale è una malattia peggiore dell’onestà e dell’intellettualismo sommati assieme, che già presi separatamente sono pericolosi morbi da evitare o curare sul nascere.
È un malanno che dapprima si manifesta come un saltuario e innocuo solletico, poi sfocia in un fastidioso prurito e, se non curato, col tempo diviene una piaga infetta e invade il corpo come un morbo diffuso.

Sta cominciando a prudere? Mettici la pomata” – dicevano – “mettici la pomata se no non guarisce! E se si aggrava poi sono guai!“.

Lo dicevano per il suo bene, Mario lo capisce solo adesso; ma, come al solito, quando capisci qualcosa è sempre troppo tardi. I consigli vanno seguiti e basta, senza cercare di capire, bisogna obbedire subito, per fede.

E così, dopo tanti “…domani…”, un bel giorno ti ritrovi davanti allo specchio con la faccia rassegnata del coglione e insieme a te c’è questo handicap, questo bubbone, questa menomazione, che ti guarda con la faccina innocente da cagnolino, di quei cagnolini piccoli e pucciosi fuori ma bastardissimi dentro.
Ti guarda così e tu, che hai sempre tenacemente pensato fosse comunque giusto ed insomma non granché pericoloso permettere che crescesse, tu, quel male, lo odi, giorno dopo giorno sempre con maggior odio.

Pensava di passare ancora inosservato come ai primi tempi, che si trattasse in fondo solo di una privata faccenda personale, ma invece se ne accorgono, e come se gli altri se ne accorgono. Sono sempre di più quelli che capiscono che hai un problema, che non ti sei curato, che sei diverso, magari persino contagioso.

Bivio

Il dilemma delle scelte…

Appena uscito di casa Mario già inizia a sentirsi male.
Cerca di non pensarci, di andare per la sua strada come nulla fosse, ma si vede che è appesantito, nauseato, impacciato, e capisce al contempo che gli altri, quelli sani, se ne sono già accorti, ormai lo conoscono, lo osservano dall’altro lato della strada, confabulano tra loro e cercano di evitarlo.

Non ti lamentare adesso, dovevi pensarci prima!
Non ti rammaricare di essere solo; se ti fossi messo la cremina e avessi inghiottito le pilloline come hanno fatto gli altri adesso anche tu come loro viaggeresti in uno di quei piccoli branchi di gente felice e sorridente.
Non ti lamentare se nulla ti va bene, è normale, sei malato, a chi malato il cibo buono sembra amaro, la luce che per gli altri è accettabile risulta abbagliante e il suono di ogni sospiro provoca dolore alle orecchie.
Non ti lamentare se ti senti spesso nauseato, confuso, arrabbiato, se non riesci a capacitarti di come facciano le cose a non andare diversamente, se ti ritrovi escluso dai privilegi che gli altri si sono attribuiti tra sé.
È la malattia che ha reso il tuo cervello marcio e oramai prigioniero di sfasati circuiti mentali basati sulla logica, viziato da fallaci paradigmi causa-effetto, morbosamente attaccato a enti astratti quali “i fatti”, “gli avvenimenti” e “la realtà”, incancrenito nel continuo soppesare priorità, dati oggettivi, ragioni ed idee, situazioni di contorno e scenari globali.
Ma soprattutto la tua brutta situazione è conseguenza di quei tuoi maledetti sensi di equità, proporzionalità ed empatia e della tua fottuta linguaccia che, incontrollata, spara sempre l’affermazione più “giusta” ma quasi sempre meno vantaggiosa per te stesso.

Mario ricorda spesso, con gran rabbia e roso dai rimorsi, i primi segni dell’insorgenza della malattia, quando, da adolescente, cominciò a rilevare in sé le prime idee diverse da quella maggioanza, le prime sensazioni che nel mondo ci fosse qualcosa di, per lui evidentemente, storto e sbagliato, i primi discorsi a difesa o in attacco di persone o idee che si rivelarono col tempo soltanto sempre più controproducenti per sé stesso ed il suo status sociale.
La malattia cresceva, si faceva largo dentro lui, solleticava, prudeva, ma lui, cocciuto, fissato, niente!, non si mise la cremina, non prese le pilloline. Lui ci credeva, ci sperava…
Ed ecco, Mario, questo è il risultato; gran bel capolavoro!

La bocca della verità (?)

La bocca della verità (?)

Mario però è a tratti cosciente del proprio status; nei sempre più rari periodi di lucidità sente chiaramente di vivere la sua vita nel mondo in modo alieno, problematico, incompatibile col poter stare sereno ed essere felice.
Al contempo sono sempre più frequenti i momenti in cui il suo patologico stralunamento allucinatorio arriva al punto da fargli persino formulare l’ipotesi che potrebbe forse lui, lui solo, ad essere nel giusto, ad agire come si dovrebbe per migliorare sé stessi e rendere il mondo un posto migliore, persino a teorizzare di essere lui quello “normale” e gli altri gli alienati!
In cuor suo Mario talvolta, la notte, mentre sta nel letto e non riesce a prender sonno, coltiva persino l’inconfessabile speranza che esista un Paradiso per quelli come lui, un luogo ultraterreno in cui quelli che abbiano trascorso buona parte della vita ad esercitare un pensiero limpido resistendo a mille tribolazioni e persecuzioni saranno infine apprezzati e consolati…

Proviamo compassione per te, caro Mario.

Fidati, la tua, grazie al Cielo, è una malattia rara, che colpisce sempre meno individui nel mondo, anche grazie alle capillari televaccinazioni di massa diligentemente praticate negli ultimi anni.
Insomma, benché talvolta ti sembri di riconoscere tuoi simili o senta di far parte di un gruppo elitario, nascosto e clandestino, ascoltaci: sei solo, Mario. Sei solo.
E non ti illudere, per te non ci sarà altra consolazione se non quella derivante da una corretta guarigione; il Paradiso già esiste, ma lo sanno tutti che non ci andranno i malati come te, bensì i sani, quelli che si sono fidati a farsi curare e guidare senza farsi tante inutili domande.

Cosa potrà ora fare Mario per guarire dal suo malanno, per affrancarsi da questa sua condizione di depressione personale, per riprendere di nuovo in mano la sua vita in modo positivo e tornare ad occupare un produttivo posto in società?
Con la malattia in tale stato avanzato dovrà curarsi, prendere le pillole, quelle grosse, e spalmarsi le pomate, quelle a doppia efficacia, ma soprattutto dovrà rieducare la sua mente e il suo spirito.

Dovrà innanzitutto riequilibrare il suo malsano senso della realtà.
La soluzione è semplice e a portata di mano: come tutti gli altri, semplicemente dovrà considerarsi il centro dell’Universo, il prescelto dalla Divinità, il metro di misura e il termine di paragone inarrivabile ed innumerabile con tutto il resto del reale ed immaginario, passato, esistente e futuribile.

Opinioni

Un mondo di persone, ognuna con la propria visione di esso

Dovrà comprendere che i “fatti” non esistono, nemmeno quelli a prima vista più certi e inequivocabili, che un avvenimento può quantomeccanicamente manifestarsi in espressioni opposte e contemporanee, che ogni atto di eventualità nasce in entanglement con la sua versione opposta e sarà solo la furbizia dell’osservatore che utilizzerà una situazione a suo vantaggio a decidere cosa sia avvenuto davvero.
In questo scenario ovviamente concetti come “verità” ed “equità” non sono altro che emergenti fenomeni illusori, miti, credenze, superstizioni.

Tu, Mario, sei l’Unico.
Ogni tuo pensiero, ogni tua parola, ogni tua azione sia esclusivamente volta alla tua personale accrezione, ogni tuo ideale e ogni tuo rapporto umano siano utili alla tua promozione, volti a conquistare le tue quotidiane vittorie, tutto ciò che penserai, dirai e farai sia un mezzo orientato al perseguimento dello scopo ultimo della vita: te stesso.

Noi vogliamo solo la tua felicità, Mario.
Vogliamo vederti spensierato, sorridente, benvoluto ed in allegra compagnia; vogliamo quello che vuoi tu!

Devi solo obbedire, affidarti, non resistere, smettere di dire “no” e cominciare a pronunciare la bella sillaba della felicità, un bel piccolo “sì”. Meglio ancora se seguito da “signore” o “padrone”.

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16 commentiCosa ne è stato scritto

  1. patrizia

    Mi sento profondamente Mario , la “diversità” non paga in questo mondo e la storia ce lo insegna…talvolta vorrei essere diversa talvolta sono felice di essere come sono. Un abbraccio a tutti i Mario. Grazie del ‘ racconto’

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  2. michael7

    Facciamocene una ragione: i Mario sono sempre esistiti (purtroppo) – dico sempre- a causa di troppi strxxxx che (purtroppo) sono vissuti (da Caino e discendenti in poi con lo stesso DNA “difettoso”) e vivono & scialacquano ancora a tutt’oggi (purtroppo) sul pianeta Terra. Ormai non resta che sperare negli Alieni-buoni-giusti-scacciastrxxxx-portapace, perchè i Mario stanno (purtroppo) aumentando. Purtroppo i “purtroppo” sono troppi, ma…

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  3. anna

    Veramente grazie sono Anna-Mario certo non sono molto felice tutta sola in mezzo a tante pecore ..e continuo a valicare i muri questi muri che chiudono gli spazi e cosi mi rigenero ogni volta senza sacrificare nulla certo un po di solitudine in piu’ ,x dirla come una canzone di Leo Ferre ”io vedo il mondo come l’incredibile ,l’incredibile che non si puo vedere,vivo dentro a una feritoia,vivo altrove dentro la dimensione X..complimenti bello

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  4. cat

    Ecco……Mario, in fondo sei abbastanza fortunato, sei rimasto te` stesso, non hai usato le cremine. C`e pero`a chi , come dice Vittoria, l` intelligenza e il cuore non sono bastati per “reggere” la solitudine sociale, a 16 anni hai bisogno degli altri quasi piu` dell `aria che respiri, e per non usare le cremine ha iniziato a prendere quelle pillole speciali che non prendono tutti ma le trovi ovunque, che ti consentono di tenerti le tue idee, i tuoi sogni, le tue verita`diverse e allo stesso tempo di sentirti “uguale”, insomma la soluzione ideale, sei in grado di sentire le gioe piu` grandi e sopportare i dolori piu` atroci.
    Poi ad una velocita` allucinante ,` passano 30 anni di gran casino, succede di tutto , le pillole magiche dopo una breve felicita` illusoria ti hanno attaccato, ti vogliono distruggere, e passi la vita a tentare di liberartene non sapendo neanche piu` esattamente perche` avevi iniziato a prenderle, il quotidiano lo passi tra sogno, realta` e incubo, un grande grande casino.
    A piu`o meno 50 , la battaglia e` finita, ne sei fuori, il mondo e` come, adesso ti ricordi , lo avevi lasciato, anzi un po` peggio, sei l` ombra di te` stesso anzi non sei neanche piu` sicuro che sia la tua vera ombra.
    L unica cosa che veramente sai e` che guardando in faccia la morte hai potuto deciderti per la vita.
    Questo e` l` essenziale, adesso sai che , comunque essa sia e` gia` in se` stessa un miracolo.
    Buona fortuna caro Mario

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  5. gianluigicapucci

    mi è piaciuto davvero tanto, il mario dentro di me si è ritrovato e il sapere di avere anime attorno in continua ricerca e movimento lo riempie di gioia. complimenti!

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    • Stellanigra

      “Loro” cercheranno sempre di far credere ai “Mario” di essere soli.
      Per fortuna basta ascoltare le “voci di dentro” ed osservare gli altri per comprendere quanto ciò sia falso!

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  6. Susanna Cappellini

    In un momento storico come questo, in cui trionfano gli Yes Men e le Yes Women di regime, non c’è posto per Mario, né per quelli/e come lui. Non rimane che attendere tempi migliori, se mai verranno…

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    • Stellanigra

      Il tempo migliore forse è ogni giorno, nel proprio piccolo “intorno”, proprio in mezzo al branco di “yes man”.

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  7. bruna

    Sono Mária(e non Marìa) anch’io..ma non mi sento sola…e so essere spensierata e sorridente davvero,col cuore,e non col finto sorriso e non con i surrogati di certezze..e mi prendo la sofferenza di essere vera,inevitabile prezzo della scelta di non-omologazione…ma bello l’articolo amaro/arguto ritratto di un’anima sempre in cerca di autenticità

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  8. Vittoria

    Mario, trovo che la tua sia soprattutto una lamentela, una presa di coscienza della condizione in cui ti ritrovi mancante ancora del passo per trasformare la “depressione personale” in atteggiamento positivo verso te stesso.
    Non devi dire “si, signore” a nessuno perchè l’unico padrone sei tu, e non è da intendere come forma di egocentrismo.
    Essere corenti con se stessi e, allo stesso tempo, riuscire ad adattarsi al proprio intorno è il percorso che ciascuna persona è chiamata a fare durante la sua vita.
    Chiunque sia dotato di intelligenza e cuore si trova a confrontarsi con domande le cui risposte spesso fanno presagire un senso di solitudine sociale. Questo però non deve essere motivo di pessimismo, al contrario può esser utilizzato come stimolo per produrre valore per se stessi e verso gli altri.
    Il percorso per creare attorno a sè un ambiente positivo non è facile ma credo sia l’unico modo per diventare un individuo libero.
    La libertà è la condizione necessaria per amare ed essere felici.

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  9. nick1stfloor

    mi è piaciuto molto…al di là del riconoscersi in “Mario”, è anche la forma con cui è scritto. Caustica, ironica ma graffiante, quasi “violenta” in certi punti per la sua verità (onestà intellettuale?). E’ lacerante e liberatorio allo stesso tempo.
    mi unisco all’applauso volentieri.

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  10. Simone

    Dieci minuti di applausi + standing ovation. E un grazie per questo…articolo? Racconto? Un grazie comunque, da me…che sono un po’ Mario.

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