La Bolla Renziana

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Il 22 febbraio 2014 diventava Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il più giovane premier della Repubblica. Da allora sono passati sette mesi, con diversi cambiamenti all’interno dello scenario politico italiano e internazionale. È quindi giunto il momento di analizzare in profondità il Renzismo e il movimento, o presunto tale, che ha impresso al Paese.
L’Italia è con lui…

Uno degli spartiacque del governo renziano è stata sicuramente la vittoria alle elezioni europee del 25 maggio. Prima di allora la legittimazione del Presidente del Consiglio poggiava unicamente sulle leggi della Repubblica, dato che molti lo accusavano di non avere un consenso popolare e di avere preso la carica attraverso un’oscura lotta di potere con il precedente Enrico Letta.
Alle suddette elezioni, il Partito Democratico ha trionfato con il 40,8%, una percentuale che non si vedeva dai tempi della DC. Da allora, su tutti i mass media, con a ruota la propaganda del PD, è risuonato nel Belpaese il motto che l’Italia fosse diventata “renziana”, convertita in modo efficace dalla novità politica del giovane fiorentino. Peccato che la suddetta egemonia del nuovo leader non sia mai esistita.

Leoset2Lo shock degli altri partiti e lo schieramento compatto di tutti i maggiori media hanno nascosto la realtà dei numeri, che invece rivelano una situazione nettamente diversa: il PD ha avuto un consenso sul totale dell’elettorato pari al 22%. E infatti il partito di centro-sinistra moderato ha incamerato 11.203.231 voti, nettamente sotto il risultato di Veltroni alle elezioni politiche del 2008, che era arrivato a 12.095.306 con il 33%. Il circo delle tv e dei giornali ha nascosto molto velocemente il fatto che ben il 41% degli elettori ha preferito restarsene a casa, piuttosto che scegliere uno degli schieramenti attuali. Un’astensione mai vista dalla nascita della Repubblica italiana, a testimonianza dello scollamento sempre più forte fra i cittadini e l’impegno elettorale. Senza contare poi il fatto che il restante 59,2% dei votanti ha preferito scegliere altre forze.

L’Italia che ha votato Renzi è solo un 1/5 degli elettori, una minoranza che nulla a che fare con il consenso della Democrazia Cristiana degli anni migliori.
Molti professionisti del “salto sul carro del vincitore” hanno subito dato fiato al paragone che il PD fosse diventato come la DC dei tempi d’oro, dimenticandosi però che lo scudo crociato negli anni ’50 vinceva elezioni con un’affluenza del 93% e aveva realmente il consenso di quasi metà nazione, tralasciando poi le enormi differenze culturali, politiche e anche di leadership; roba da far sembrare l’osceno paragone, un insulto nei confronti di De Gasperi e gli altri fondatori.
I fatti e i numeri dimostrano inequivocabilmente la reale situazione del paese, con buona pace della grancassa mediatica e di tutti i supporter del nuovo arrivato.

L’Uomo nuovo

Alcuni dei fattori che hanno contribuito alla rapida ascesa del leader fiorentino, sono stati sicuramente la giovane età e soprattutto il modo di presentarsi come outsider rispetto ai suoi diretti avversari.
Questo elemento “giovanile” ha contribuito molto alla sua immagine pubblica, specialmente in una nazione come la nostra che è stata per anni sfibrata da una gerontocrazia inconcludente, legata ad un mondo stagnante e in via di esaurimento. Ma il giovanilismo e la sua esasperazione hanno portato all’effetto opposto: la creazione di una classe dirigente basata non sulle capacità, ma sull’età, lo stile e gli slogan che gli corrono dietro (come nel caso della scelta di alcuni ministri). Inoltre si è elogiato l’avvento del nuovo governo in base all’età anagrafica e all’immagine “da giovane”, piuttosto che in base ad un ragionamento serio sulle idee proposte.

Anche in questo caso una fredda analisi della realtà mostra tutt’altro rispetto alla cronaca patinata che ci viene rifilata ogni giorno. Il premier, inLeoset3 primis, non è un politico novizio, dato che è entrato nell’arena politica nel lontano 1996, dove lentamente ha compiuto il suo cursus honorum all’interno dei partiti di centro-sinistra. Una carriera ventennale che gli ha permesso di conoscere e consolidare molto bene le conoscenze nelle alte sfere della dirigenza italiana. Sicuramente non può essere presentato come un cavaliere solitario, spuntato ad un certo punto nel lontano 2010. Le stesse ministre più in vista (Madia, Boschi e Mongherini) sono tutte un prodotto dell’establishment al potere, che le ha gentilmente promosse al rango più alto. Al contrario della retorica dell’Homo Novus, siamo in presenza di gente ben conosciuta e incistata dentro le istituzioni, i quali amano rappresentarsi come rottamatori privi di legami con il vecchio mondo politico.

L’altro grande fattore di successo è stato sicuramente il linguaggio, l’atteggiamento e le proposte “moderne” declamate da Renzi durante la sua scalata al vertice del PD. Il suo stile diretto, veloce, semplice, alla moda ed estremamente dinamico, lo ha portato ad essere quasi una pop star, in contrapposizione con il grigiore dei precedenti leader della sinistra. Le sue stesse proposte politiche, in un certo senso trasversali, sono state viste subito come innovative e risolutrici rispetto alla flemma di Bersani & company. Ma solo in un ambiente antiquato e inconcludente come quello della sinistra italiana, potevano risuonare come “nuove” le suddette proposte. Per chi ha un occhio attento e globale, non può non riconoscere nella parole di Matteo le soluzioni decantate già a suo tempo, negli anni ’90, da Tony Blair, Clinton e altri leader affascinati dalla Terza Via (un mostro mitologico mai visto, ma buono per i gonzi che ci hanno creduto). Peccato però che il mondo sia parecchio cambiato rispetto a 20 anni fa, grazie alla rapida evoluzione del Sistema, dei paesi in via di sviluppo e della Globalizzazione. Un cambiamento che fa suonare le citate mirabolanti promesse come già vecchie e inadeguate per le sfide in atto.
C’è di più. Oltre a rispolverare la presunta social-democrazia anni ’90, bisogna comunque riconoscere a Renzi il fatto di aver rotto definitivamente alcuni tabù presenti nel suo schieramento, abbattendo de facto la continua retorica sulla demonizzazione dell’elettorato berlusconiano, la sacra intoccabilità dei sindacati e la continua dimenticanza nei confronti delle Pmi, dei commercianti e delle partite Iva, fattori che avevano sempre compromesso le vittorie elettorali del centro-sinistra.

Milioni di promesse

Ormai non passa giorno in cui il nostro Presidente del Consiglio non faccia un ammonimento o una promessa di cambiamento, rinnovamento, ecc. Molti lo hanno accusato di soffrire di “annuncite” e a guardare i risultati raggiunti da questo Governo, non si può dare torto a costoro. Come un trottola impazzita, fin dal primo minuto sono state alimentate una miriade di speranze, molte delle quali irraggiungibili anche attraverso una dittatura.
All’inizio si era partiti con la promessa di una riforma epocale al mese (come se fosse possibile cambiare una repubblica complessa come la nostra in un battibaleno), passando poi per l’enorme campagna pre-elettorale degli 80 euro, finendo (per ora) con il lungo cambiamento dei 1000 giorni. In mezzo a questi mega-annunci, ovviamente c’è sempre una nuova soluzione pronta al via, dalle scuole al job act, fino alla rivoluzione dell’Unione Europea:  “Oggi l’Italia è nelle condizioni di poter essere, nei prossimi anni, la guida dell’Europa”.

Leoset4Alla luce dei fatti, specialmente quelli economici, questa montagna illusoria è sul punto di sparire divorata dalla realtà. L’unica promessa realmente mantenuta è stata quella degli 80 € per circa 10.000.000 di persone (e non tutti hanno avuto 80 € netti). Un mossa giusta, specialmente in uno stato sprecone e ad alta tassazione come il nostro. Ma molti non si sono accorti o non hanno voluto vedere (il fanboysmo in politica è una delle tragedie universali) il gioco delle tre carte attuato dal Governo, attraverso l’aumento di altre tasse, tagli ai Comuni, rimodulazione delle detrazioni e aumento del debito pubblico in ascesa stellare. I restanti grandi cambiamenti promessi, sono rimasti per ora sulla carta o sono stati ridimensionati nettamente. Sia a partire dalla scuola, a cui erano stati promessi miliardi su miliardi, poi diminuiti per questioni di bilancio, passando per i rimborsi dovuti alle imprese da parte della PA, che dovevano essere già stati saldati da tempo, fino alla mirabolante crescita dello 0,8%, mai vista, la quale si tradurrà molto probabilmente in un nuovo anno recessivo.

È palese che il premier non possa aver responsabilità dirette per l’andamento negativo e comatoso del sistema economico o per gli eterni ritardi, disastri e omissioni nel funzionamento della macchina pubblica. Ma allo stesso tempo non si possono rigettare le accuse di aver illuso la gente con un sogno impossibile, alimentato spregiudicatamente per ottenere consenso e potere, sottovalutando le pastoie e la lentezza del nostro sistema e le variabili impazzite del modello globale. Lo stesso “cambiamento” da portare in Europa, si è tradotto in una vittoria simbolica (l’elezione di Miss Pesc), ma con scarso peso reale, tanto che nella lotta contro l’Isis, ogni Paese UE sta agendo per i fatti suoi (chi bombardando, chi dando aiuti, chi non facendo niente), a conferma dell’eterna frase attribuita a Kissinger: “Chi devo chiamare, se devo parlare con l’Europa?”
Il vero baricentro del potere rimane saldamente ancorato nelle mani dei paesi del nord Europa e soprattutto della Germania, i quali attraverso un sottile gioco di lottizzazioni, si sono assicurati il peso necessario nelle questioni economiche.

Cultura del Vuoto

Il problema più grave per il Renzismo risiede però nella sua “politica culturale” e nell’immagine che esso dà di se stesso. In un mondo in cui le divisioni di destra e sinistra hanno perso forza, a favore di una tacita accettazione del pensiero unico (il turbo-capitalismo globalizzato), la nuova fase della politica italiana mostra tutto il vuoto di questo Sistema, con tutti i problemi connessi. Mentre il nostro modello di vita affronta crisi sempre più gravi e profonde, il nuovo Governo non fa altro che ricalcare le stesse modalità culturali fallimentari, già praticate sui mass media occidentali da decenni con effetti deprimenti.
La vecchia partecipazione è stata soppiantata da un continuo show in onda 24 ore su 24, dove i politici sono diventati delle pop star, impegnati più ad apparire che a comandare e risolvere. Il culto dell’immagine e del leaderismo ha soppiantato valori e ideali, tanto che si tributaLeoset6 il voto in base al carisma del capo o alla sua abilità nell’imbastire l’intrattenimento, piuttosto che in base ad un programma, un’ideologia, una dottrina o altro. Questo, ovviamente, accadeva anche in passato (il carisma di certi dittatori, la “milano da bere craxiana” o il “berlusconismo”), ma ora si è giunti all’apoteosi.
In una società dove il narcisismo, l’edonismo e il culto dell’inutile, è arrivato a livelli patologici e deliranti, ci ritroviamo un premier che pensa più alle battute continue, allo show con il gelato, alla sparate roboanti di fronte a leader stranieri perplessi, fino alle pose narcisistiche e mondane su Chi, Vanity Fair o da Amici. Molti replicano che questo è snobismo di sinistra/destra/chic o da salotti di intellettuali decaduti. Ma non si può chiudere gli occhi di fronte al fatto che, un tempo, l’influenza sulla società era determinata da filosofi, pensatori, grandi leader, intellettuali, artisti, mentre ora dominano commedianti, attori, pop star, eroi del trash e mediocrità a non finire. Un video demenziale ormai è in grado di fare più proseliti e ascolti, rispetto a secoli di cultura.
Di fronte a tutto questo, il governo non solo è assente, ma accondiscendente. Accondiscendente nei confronti del Vuoto…

All In

Matteo Renzi è l’ultimo leader prodotto da questo Sistema. Infatti ha l’appoggio mediatico da parte di tutti i maggiori quotidiani e della TV, che ne hanno approfittato per riverniciare la facciata del Palazzo (fino a quando regge…).
Allo stesso tempo, però, il tempo di Renzi è sempre più ridotto: inchiodato a correre in modo folle per stare dietro ad un Sistema nazionale e planetario fuori controllo, si è lanciato in un gigantesco bluff nella partita decisiva della sua vita. Dietro di lui si è creata una gigantesca bolla a cui si sta aggrappando parte del Paese, il quale spera disperatamente in un nuovo “miracolo italiano”. Ma la Storia, inevitabilmente, arriva sempre a regolare i conti con le bolle e le illusioni…

Senza alcuna pietà.

 

 

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