Io ricordo

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Fin da bambini festeggiamo compleanni, feste comandate, spacchettiamo regali, ringraziamo parenti e amici. I pacchetti rivestiti di carte colorate, i panini al prosciutto, i palloncini, sono simboli di ricordi, di giorni scolpiti nella memoria perché richiamo di felicità. Di anno in anno un genitore vede le sue creature crescere, nel bene o nel male si vede crescere e vede accumularsi dentro sé i cassetti denominati della memoria. Di giorno in giorno un cassetto in più, una maniglia rotta, un armadio pieno di mensole straripanti, ormai difficile a chiudersi.
Ricordi che portano a segnare nel calendario di ogni uomo e di ogni donna, giorni, mesi, anni e a dar loro un titolo, un’immagine, che li riassuma  mantenendo il loro colorito vivo nonostante il passare del tempo.

Ogni 11 settembre, dal 2001 a oggi e fino a quando non smetteremo di credere nella vita e nei suoi sconosciuti meccanismi, ricorderemo cos’é accaduto quel giorno di 13 anni fa.

Un’esplosione, due torri, il simbolo

di un paese occidentale, un simbolo che non é un qualsiasi simbolo bensì il simbolo di un paese che non é un pezzo di terra comune a tante altre ma è il Paese, é crollato.
Motivazioni difficili da incastonare nell’album della storia dai suoi antipodi fino ai giorni nostri, motivazioni terribili senza alcun dubbio, sono alla base di un evento che ha segnato la vita di uomini e donne che quel giorno erano presenti all’attentato, che quel giorno erano negli Stati Uniti d’America, si trovavano a New York, avevano amici o parenti al Word Trade Center.
Quel giorno é diventato il prologo per eccellenza dei racconti che i nostri figli e i figli dei nostri figli (e via discorrendo) leggeranno su i loro libri digitali. Racconti di ricordi, di un mondo che non é più lo stesso e racimola passato per crearsi un futuro più certo.
Ricercatori, scrittori, registi, hanno saputo rappresentare, nel tempo, quel clima di terrore, tensione, sgomento, di fronte all’ evento che nessuno avrebbe mai voluto vivere né raccontare. Una catastrofe, un errore, son ben diversi, in quanto terminologia, da parole come attentato, guerra. Un ricordo si nutre delle parole usate per raccontarlo e l’11 settembre é stato descritto, trattato, analizzato, in mille modi diversi, da mille bocche e mille penne.

 valzer-con-bashirL’11 settembre

é rabbia, costernazione, paura, devozione al proprio Paese o ripudio verso di esso. Il ricordo, volutamente o meno, mette in azione ingranaggi fortissimi ma soltanto la consapevolezza degli eventi, la loro piena comprensione, può mettere in luce la memoria. Quel tempo passato che scorre nelle vene e accomuna gli uomini nel cammino esistenziale. Non si tratta però di un passato esclusivamente individuale: in momenti storici che accomunano l’intera umanità, come guerre e epidemie, nasce una memoria più ampia, una memoria sociale. Una memoria grande quanto il mondo.

Una memoria collettiva é quel che emerge da un evento di portata tale quale è l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001: macerie che scavano le emozioni umane e le scoprono dai filtri razionali che ognuno di noi utilizza quotidianamente per approcciarsi con la realtà. Senz’altro é necessaria una motivazione importante per non dimenticare.

La storia, drammatica, narrata da chi l’ha vissuta in prima persona e da chi é stato lacerato nel profondo dalla morte di una persona cara, dalla perdita di una moglie o di un figlio, é il motivo per eccellenza per continuare e ricordare, é il tassello che riapre costantemente le ferite di un passato sempre presente.

 

Io, essere umano

sono parte integrante di questa memoria. Io posso essere quel pezzo di puzzle in più che aiuta l’uomo a tenere vivo il ricordo di un’umanità sempre più incline a andare a pezzi e cancellare i suoi errori. Le risposte alle domande attuali sono le domande di tempi andati. Le domande di oggi conservano le loro risposte nel passato. Le battaglie di oggi sono lotte e rivolte antiche, e possiamo rendercene conto solo domandandoci il perché, solo chiedendoci “Cos’é successo prima del primo sparo?”. Le guerre attuali cos’hanno in meno rispetto alle guerre analizzate nei libri? Chi combatte oggi é più o meno consapevole delle sue scelte? Domande su domande per risvegliare la coscienza di ognuno di noi e ribaltare le carte in tavola.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?