Il prof. innamorato

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A cosa serve un professore universitario oggi? Oggi, nell’era di Google e dell’”overload” d’informazione. Oggi, che tutto lo scibile umano è a portata di click e in rete proliferano corsi su ogni argomento, anche di ottimo livello. Oggi che, quando un professore entra in classe, gli studenti continuano tranquillamente a parlare tra loro o chattare su WhatsApp.

 Avvertenza: essendo l’autore del presente articolo di sesso maschile, si fa riferimento a “il” professore. Tuttavia ogni ragionamento è da ritenersi egualmente valido per “la” professoressa. Lo stesso dicasi per “lo” studente e “la” studentessa.

professoressa lavagna ipadFino a pochi anni fa – ci riferiamo soprattutto alle materie scientifiche – gli studenti andavano a lezione anche per reperire informazioni, nozioni e dati che, difficilmente, potevano trovare per altre vie. I libri costavano (e costano), in biblioteca spesso scarseggiavano (e scarseggiano), così che gli appunti delle lezioni erano preziosi ed essenziali, perché le equazioni, le definizioni, le dimostrazioni e le relative spiegazioni che contenevano non erano disponibili altrove. In altre parole, il professore e le sue lezioni svolgevano anche il ruolo di trasmettere informazione e conoscenza. Un po’ come le enciclopedie stipate negli scaffali alti delle librerie delle famiglie più fortunate che potevano permettersele.

Oggi, proprio come le enciclopedie, anche quel ruolo del professore è obsoleto. Oggi qualsiasi studente, con pochi click e in pochi secondi, può accedere a centinaia di appunti, lezioni e video online che illustrano tutto quanto il prof. ha spiegato o spiegherà in classe. E’ vero che il livello non è necessariamente eccellente, ma è certo che è possibile trovare materiale di ottima qualità. In rete si possono anche “frequentare” corsi messi a disposizione dalle migliori università al mondo, in pratica su ogni argomento, dalla relatività generale alla storia dei caffè di Bogotá. Per non parlare di database e Dropbox condivisi dove gli studenti possono scaricare o consultare una quantità di libri al cui confronto la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti impallidisce.

Se quindi, fino a poco tempo fa, uno dei problemi degli studenti era recuperare informazioni, oggi non solo questo problema è inesistente, ma anzi, esiste la preoccupazione inversa: come selezionare le informazioni migliori.

E allora, che senso ha ancora che i professori ogni mattina continuino ad entrare in un’aula di università per far lezione a studenti che, nell’aula stessa, grazie a Google possono saperne di più e meglio del professore che, di fronte a loro, parla e si sforza di catturare la loro attenzione? Inoltre, a prescindere dai motivi sui quali non intendiamo qui soffermarci, la scuola in senso lato, conduce spesso gli studenti a confondere processo e sostanza, ossia a concentrarsi sul metodo che li conduce al buon voto piuttosto che sull’essenza di ciò che viene loro insegnato. A fronte di questa “richiesta” e della perdita del ruolo di prezioso depositario dell’informazione, la tentazione del prof. è quella di convertirsi in un mero filtro e “dispenser” delle nozioni più utili agli studenti per passare l’esame.

E’ nostra opinione che il prof. non possa finire schiacciato da questa tenaglia e rinunciare al suo ruolo di educatore e pedagogo.  Tuttavia, ci pare altrettanto ovvio che sarebbe miope ignorare la rivoluzione sociale, culturale e anche didattica scatenata da internet e Google o il dato di fatto che il professore deve guadagnarsi il silenzio, il rispetto e l’attenzione che un tempo erano invece “garantiti” nel momento stesso in cui metteva piede in aula.

E allora? A cosa serve, oggi, il professore? Cosa può e deve fare? La risposta che sentiamo di dare è che il compito principale del professore moderno è non più quello di trasmettere nozioni, quanto trasmettere passione ed amore per ciò che sta insegnando. Il prof. deve fare innamorare gli studenti della materia che sta loro illustrando, mostrando loro la magnifica esperienza dell’apprendimento e sottolineando quanto potranno crescere come persone e scolari. Di fronte al potere di internet, della frammentazione, degli Ipad a lezione, il professore non può vincere, ma può convincere, con parole ed azioni piene d’amore per ciò che sta insegnando. Scriveva Antoine de Saint Exupéry, l’autore de ‘Il piccolo principe’: “Se vuoi costruire una nave, quello che innanzitutto devi fare non è radunare gente che raccolga la legna, per poi assegnargli compiti e lavori, quanto piuttosto insegnargli a desiderare di solcare la sconfinata immensità del mare.”

Dunque la sfida del professore moderno sta soprattutto nel riuscire a svegliare (o risvegliare) nelle menti e nei cuori dei propri studenti il desiderio dell’apprendimento, la voglia di assaporare la magia di esplorare territori sconosciuti, la passione e la gioia che nasce dall’avvertire che il proprio cervello sta “aprendosi” in armonia con l’anima.

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Il prof. moderno deve essere soprattutto un prof. innamorato

Se il professore sarà capace di trasmettere questo amore ai propri studenti, se sarà in grado d’incitarli a pensare con amore, indipendenza e voglia di “vedere oltre”, saranno poi gli studenti stessi a servirsi dei potentissimi strumenti moderni per trovare le nozioni di cui hanno bisogno. Il prof. moderno deve dunque essere soprattutto un trasmettitore d’amore e passione piuttosto che di informazioni e nozioni.

Per suscitare amore, è essenziale essere profondamente innamorati, nella fattispecie, innamorati di ciò che s’insegna. E la via per essere costantemente innamorati è innamorarsi continuamente. Se dunque si ambisce a infondere nei propri studenti l’amore per l’apprendimento è bene che questo amore nasca in noi continuamente. E come si ottiene questo? Apprendendo….Solo apprendendo mentre insegna, rimanendo affascinato ogni volta che si prepara e si fa lezione, solo studiando con applicazione e passione ciò che racconterà ai propri studenti, solo così si potrà conquistare il loro rispetto e far germogliare in loro l’amore. Ed essere un bravo e felice professore moderno…

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Sara Assyrianspirit

    Verissimo, e io l’ho trovato, più di uno in realtà… Sono tanto fortunata. <3

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  2. stefano

    Tutto è già scritto, ad esempio in Plutarco: …La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una scintilla che l’accenda e vi infonda l’impulso della ricerca e un amore ardente per la verità. così, tanto per dire, ma benedetti questi articoli, perché la verità non è data una volta per tutte, ma va sempre detta e ri-detta, perché le persone che l’ascoltano sono sempre nuove.

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  3. Antonio

    Bell’articolo, potrebbe contribuire a formare un circolo virtuoso in cui, auspicabilmente a breve, si possa osservare un continuum di amore per l’apprendimento che, nascendo dalle aule accademiche, pervada ogni ambito, primo fra tutti la famiglia.
    Colgo l’occasione per riportare un dato che, seppur non rilevante ai fini statistici, si lega ad un aspetto dell’articolo: la distrazione.
    Ai miei tempi, pressappoco gli stessi dell’autore del pezzo, nelle “aule universitarie” ascoltare le lezioni era quasi impossibile, poiché venivano tenute nelle sale cinematografiche. Per gli studenti della federiciana facoltà di Economia (Napoli, 1987) diveniva un’impresa avventurosa afferrare un’intera frase, frammista spesso ad altre che inevitabilmente venivano pronunciate, soprattutto da coloro che, costretti a sedersi a terra, trovavano posto quasi all’ingresso, ma proprio l’ingresso del cinema.
    Almeno quel periodo, però, è stato superato. Oggi (ma ormai da molti anni) la sede è stata decentrata, mentre quella storica – di fronte al Castel dell’Ovo – fa ora da sfondo ai tavolini di una pizzeria.

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