Il peso dell’indifferenza

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L’orgoglio a volte fa si che ci offendiamo quando in realtà dovremmo solo fare mea culpa. L’orgoglio di essere italiani a volte offende e non ci fa vedere parte della realtà. Se si viaggia per l’Italia non si può non notare le tante debolezze del popolo che siamo. A primo impatto si osservano i sacrifici che la nostra gente compie da sempre, sacrifici spesso mascherati dalla natura solare e giocosa.

Nessuno di senta offeso, per carità, amo questo Paese, anche se crescendo e con il passare del tempo spesso non lo sento più mio. Voglio dire, una cosa è nostra quando meglio ci rappresenta, quando osservandola da un certo punto di vista esterno a noi stessi la si riconosce come se nulla ci appartenesse di più.

Ecco, a volte, sono davvero delusa. Delusa, anche e soprattutto, da me stessa.

Forse, quando non si è nell’età della maturità quello che intravediamo all’infuori del nostro cortile è così lontano che neanche ci interessa, poi il peso dell’esperienza, i sogni portati avanti con fatica, le montagne scalate e le imperfezioni che prima non ci sfioravano diventano parte di noi. Tutte quelle imperfezioni che ci portiamo addosso, che a stento riusciamo a riconoscere .

Non vorrei appartenere a nessun altro popolo, porto con me molto dell’italianità pura, certamente quello che vorrei per noi è ritrovare le tracce di antici splendori che abbiamo soffocato, sentire nuovamente il profumo della passione quella che tiene svegli, che fa sì che non si smetta mai di vigilare su quello che noi stessi facciamo delle nostre vite, su quello che gli altri fanno di noi.

indifferenzaIl nostro problema è l’indifferenza.

L’indifferenza è ovunque, si traveste con abiti diversi nelle varie circostanze, assume volti e accenti profondamente differenti, arriva dal passato e si nutre del futuro. L’indifferenza è come l’erba cattiva, cresce, si moltiplica ed è sempre più difficile estirparla.

L’indifferenza è verso l’altro, verso il nostro patrimonio artistico e culturale, verso la cosa pubblica, verso che ci rappresenta, verso le azioni che compiamo e che influenzeranno il nostro futuro.

L’indifferenza è quella che ci fa alzare le spalle in risposta alle ingiustizie, che di fronte a chi deturpa la nostra meravigliosa casa abbassiamo lo sguardo, al massimo ci lamentiamo, l’indifferenza profuma di sconfitta sempre, sconfitta per tutti.

Come affermava già Antonio Gramsci nella Città Futura del 1917, “l’indifferenza opera potentemente nella storia: spesso il male che si abbatte su tutti, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza o all’assenteismo dei molti. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è il peso morto della storia.”

Accettare come inesorabile la diffusione di comportamenti opportunistici che danneggiano la collettività sarebbe la prima cosa da non fare. Ognuno è chiamato a contrastarli nel proprio ambito attuando un vero e proprio controllo sociale. Se anche in strutture più complesse ognuno iniziasse a sdegnarsi e a prendere le distanze da chi agisce negando il rispetto del bene comune, si avvierebbe un processo di rinnovamento sociale che arginerebbe la diffusione di comportamenti negativi e limiterebbe l’arroganza dettata dalla impunità.

Seguire la corrente è più facile, anche se a volte questo vuol dire non riconoscere quello che è bene per noi da quello che è male.

Non è facile essere sempre vigili, mai deboli, sempre rispettosi. Non è facile essere critici ogni giorno, soprattutto in tempi come questi (così come in altri), tempi duri, tempi in cui ci affatichiamo per stare a galla, tra la miriade di voci, parole, intenti, promesse, fallimenti e scuse. Presi a rimanere integri almeno nella nostra individualità, nel nostro ristretto ambito famigliare. Un cambio di priorità è l’unica possibilità che abbiamo, che diviene sempre più difficile, vista la perdita di valori umani e sociali che ci colpisce.

Un popolo indebolito nella condizione economica e sociale, un popolo senza curiosità, senza senso di protezione verso i suoi figli è un popolo perso.

L’indifferenza ci ha portato qui, dove siamo ora, pronti a credere a qualsiasi cosa pur di non assumerci la responsabilità di un cambiamento. Nascosti tra le mura, per paura e per necessità, inclini alla non solidarietà e alla protezione del nostro piccolo orto.

Abbiamo attraversato anni leggeri, dove molto sembrava gratis, l’abbiamo preso e consumato, abbiamo pensato che quegli anni fossero eterni, illusi da chi ci ha raccontato solo successi. Abbiamo imparato come vivere dalla televisione, siamo cresciuti pensando di poter comprare tutto ciò che era in vendita, a volte anche quello che non lo era.

Oggi, siamo noi in vendita, ma non ci pagano, niente è più davvero nostro, barattiamo al massimo un po’ di ossigeno in cambio di vite altrui.

Ecco, se avessimo guardato oltre le nostre personali vite, forse ci saremmo accorti prima di dove stavamo andando. Se avessimo riconosciuto le falsità dette da faccioni di plastica oggi probabilmente avremo un altro Paese da raccontare.

E non ci sono colpe esterne alle nostre, siamo stati noi che eravamo occupati a fare altro, a raccontarci altro, a sognare la facilità inesistente di altre vite, diverse e lontane dalle nostre, che erano e sono comuni e vere.

Temo la rabbia di un risveglio doloroso, la temo e l’aspetto allo stesso tempo, perché questa lenta agonia è solo espressione di una profonda indifferenza.

 

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Francesca Graziani

    Esattamente, è la facilità nell’essere indifferenti, con una visione di noi e di quello che siamo molto ridotta. Ho fatto 10000 km per ritrovare ciò che in Italia non c’è più, nascosto chissà dove. Ho fatto 10000 km per ricordare di quello che gli italiani sono in grado di fare. Per trovare un orgoglio della mia nazione che io forse non ho mai avuto. Chiaramente consapevole di avere mille colpe. E ora di fatto sono distanze, e mi sento distante. E ritrovo gli stessi meccanismi di potere e illegalità, ma allo stesso tempo la volontà congiunta di sconfiggerli e una consapevolezza autentica della realtà che in Italia non si ha o non si vuole avere o si fa in modo di allontanare o soffocare

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  2. Lorenzo

    Concordo su tutto ma trascuri la forza dei pre/potenti il loro denaro la loro intelligenza le loro organizzazioni e istituzioni.La nostra società ( non solo italiana!) è gerarchica.Ed è il pastore che impone al “gregge” la direzione.Oggi siamo più o meno tutti disinformati,rassegnati,disillusi,spesso indifferenti.Pecore obbligate.Occorre ribellarsi ;ma interiormente o esteriormente? da soli o in gruppo ?privatamente o pubblicamente? I soliti interrogativi.

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  3. luigi

    Makita sei sempre eccellente, riesci a far intendere tutto, aleggiando su una latente tristezza che tutti ci avvolge…..in un modo o nell’altro.
    Oggi sappiamo come ci troviamo, ma forse ancor peggio è l’ansia che accompagna i nostri pensieri per il futuro non troppo futuro.
    Ciao
    Piko Val

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  4. Rita Dei Cas

    E’ IL CONDIZIONAMENTO in tutte le sue forme quello che ti anestetizza …non trovi lavoro…non hai tempo per pensare pensi ai problemi tuoi …lavori …lavori troppo non hai tempo per pensare…tv giornali, voci imperanti, sciocche o malefiche o…..-salvo qualche rara eccezione- allineate al peggio…questa non e’ una semplice giustificazione

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  5. fiorella modeo

    Sono pienamente d’accordo, io la definisco anestesia delle coscienze. E ancora non s’è trovato l’antidoto.

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