Il meritato Leone d’Argento a Konchalovskij

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11497-Belye_nochi_pochtalona_Alekseya_Tryapitsyna_6Leone d’argento al russo Konchalovskij con il suo “The postman’s white nights” (Le notti bianche del postino). Neo realismo in un paesino dell’estremo nord della Russia dove il regista dipinge un affresco di purezza, spontaneità e malinconia. Attraverso le mansioni quotidiane del postino incontriamo e ci affezioniamo al resto della comunità, da Irina e suo figlio a Bombolone l’alcolizzato, un vero vecchietto ubriacone. È proprio questo il fascino dell’opera. Konchalovskij infatti non tesse nessun personaggio, semplicemente osserva e riprende l’essenza umana di quelle lande circondate dal verde. Non attori ma persone realmente abitanti in quel luogo intriso di mistero. Un mistero naturalistico che non è il centro dell’opera, seppur assai presente come sfondo e soprattutto in una sequenza in cui il postino racconta al figlio di Irina una storia su una strega che vaga nel lago, un posto magico che la presenza oscura vuole mantenere per sé. Il tutto accompagnato da un brano di sottofondo che ricarica la forza della semplicità.

Seduti tra le prime file della Sala Darsena sembrava di essere posati dietro le spalle di Ljosha, su quella barca con la quale era solito B037_C004_0805HU.0012313Fattraversare il lago per consegnare la posta e le pensioni, e perché no, magari fumare una sigaretta e parlare con gli altri cittadini. L’importante, per noi, è contemplare ciò che delicatamente ci viene proposto.

L’ordinarietà è la parola chiave, ma priva di ogni valenza negativa. Le prime sequenze ci introducono nella vita di Ljosha: ci si alza la mattina, ci si siede sul letto osservando le ciabatte posizionate dinanzi ai nostri occhi, ci si infila i pantaloni e si fa colazione. Tutto questo ripetuto nel corso nel film ma da angolazioni differenti, tranne le prime sequenze del letto.

Ciò che incuriosisce è la presenza di elementi casuali, come abbiamo avuto modo di scoprire durante la conferenza stampa. Infatti si arriverà al finale con la comparsa di un razzo militare a cui segue la comparsa dei personaggi sulla barca, uno affianco all’altro, che si allontanano lentamente dall’isola. Il razzo non era presente nella sceneggiatura ma inserito in seguito, dopo che, durante le riprese, il regista lo scoprì decidendo di lasciare un leggero messaggio? Forse in riferimento al progresso. Chissà, non abbiamo risposte. Non ci sono risposte. L’unica cosa che possiamo fare è lasciarci trasportare dalla magia creata da Konchalovskji e dal gatto nero che ogni tanto spunta nel corso della pellicola oltrepassando il confine tra realtà ed immaginazione, filo conduttore di The Postman’s White Nights.

 

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