Diego Valeri, poeta d’autunno, veneziano

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Con l’arrivo di settembre, in un’estate che già di per sé non è stata calda, l’occhio osserva e percepisce i primi sentori d’autunno. La mente vaga a ricercare quella luce non più così brillante, mentre l’aria si riempie di profumi che già parlano di cambiamento. In un clima malinconico per il ricordo di ciò che è stato, interessante appare l’associazione con una poesia di Diego Valeri,
“Riva di pena, canale d’oblio…”.

Ora è la grande ombra d’autunno:
la fredda sera improvvisa calata
da tutto il cielo fumido oscuro
su l’acqua, la pietra malata.

Ora è l’angoscia dei lumi radi,
gialli, sperduti per il nebbione,
l’uno dall’altro staccati, lontani,
chiuso ciascuno nel proprio alone,

Riva di pena, canale d’oblio…
Non una voce dentro il cuor morto.
Solo quegli urli straziati d’addio
dei bastimenti che lasciano il porto.

(da “Poesie”, 1910- 1930)

Diego Valeri

Diego Valeri

Diego Valeri, nato a Piove di Sacco nel 1887 e morto a Roma nel 1976, fu forse uno dei più grandi cantori della splendida città di Venezia, dopo Goldoni. Fu un poeta minore del Novecento italiano, che sicuramente non ha avuto la stessa attenzione riservata ai grandi, quali Ungaretti, Quasimodo e Montale. Egli fu un timido e colto signore che conduceva una vita appartata, coltivando il gusto della poesia. Sua e altrui. Valeri fu infatti grande saggista e traduttore di versi francesi dell’Ottocento e del Novecento. Di origini venete, egli iniziò la sua carriera come insegnante di liceo e, in seguito, insegnò letteratura francese e letteratura moderna e contemporanea all’Università di Padova. Di indole malinconica, fu anche uomo di grandi passioni civili. Restò sempre socialista e antifascista, perciò costretto al tramonto del regime all’esilio in Svizzera e, dopo l’8 settembre del 1943, chiamato a dirigere il quotidiano veneto “Il Gazzettino”. Dopo il congedo della cattedra visse a Venezia e fece parte della Giunta comunale.

Tornando alla poesia, Valeri racconta l’emozione di un autunno veneziano nebbioso che lo sommerge di malinconia e di tristezza. E ancora una volta nel finale è l’ambiente esterno a significare il tormento del poeta: lo strazio delle sirene delle navi che lasciano il porto. Tematica attorno alla quale ruota la sua poetica è il persistente sentimento di frustrazione, di brutale esclusione che dà lo spettacolo della bellezza. Lo struggimento che prende, la consapevole sensazione di essere “estranei” di fronte alle cose, che deriva dalla visione del mondo.

La sua poesia è musicale, al limite della canzone un po’ suadente e un po’ triste. Con tutta probabilità il suo maestro è stato Paul Verlaine, poeta da lui tanto amato. Venezia è una città che si apprezza maggiormente nei grigi giorni d’autunno, quando vi sono meno turisti e l’atmosfera rivela la sua vera anima, quella dolente tristezza di città “condannata”. Quel canale, quel rio, quella “riva di pena” acquista nei versi un significato intimo e metaforico, mentre nella realtà era un lato oggettivo del paesaggio. D’inverno dalle finestre di Valeri che risiedeva a Dorsoduro, i fanali apparivano chiusi dentro ad un alone di nebbia che li rendeva lontani. Di fronte, dal porto di San Basilio, giungevano fischi di navi in partenza. E questo, nell’uomo adulto, nel poeta provato da dolorose vicende familiari, suscitava un senso di enorme tristezza.

La poesia di Valeri è in apparenza facile, poiché i versi possiedono ritmo e colore. La sua formazione letteraria è avvenuta attraverso Pascoli, dal quale ha acquisito il lessico, la sintassi e le forme metriche. Si avverte l’influenza del D’Annunzio dell’”Alcyone” e dei poeti crepuscolari, così come di Verlaine e dei post-simbolisti. Il tema principale della poesia valeriana è la natura, una natura che vive autonomamente escludendo così qualsiasi elemento.

Doveroso era riscoprire e rivalutare le opere di questo poeta “tragico”. Sicuramente la sua fortuna letteraria non ha toccato picchi degni dei grandi, ma le sue poesie possiedono una musicalità e una delicatezza degne di nota. La sensazione di trovarsi al cospetto di un poeta da ricordare.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?