Bolero

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Stamattina mentre ero in macchina, mi è venuta improvvisamente voglia di Bolero. L’ho cercato nel telefono e l’ho fatto partire. E’ forse il brano musicale più famoso: se ne fai sentire undici secondi a una persona a caso nel mondo, è probabilmente il pezzo che avrà maggiori probabilità di essere riconosciuto. Tecnicamente il brano è strutturato dalla ripetizione di due temi principali A e B, di diciotto battute ciascuno, proposti da strumenti diversi. I temi si inseriscono sull’accompagnamento ritmico ossessivo ed ipnotico del tamburo. La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al fortissimo finale, per un totale di diciotto sequenze musicali. Diciotto, diciotto: chissà se era il numero preferito di monsieur Maurice Ravel…?

Maurice Ravel

Maurice Ravel

E’ un pezzo che sembrerebbe molto facile da suonare e da dirigere, tutt’altro. Il maestro deve staccare un tempo perfetto: se è appena troppo veloce o troppo lento perde tutta la sua sensualità. Il tempo è esattamente quello lì, quello che pensiamo tutti quando lo canticchiamo. Tutti abbiamo dentro il pulsare ritmico dei nostri sensi e quello deve essere il ritmo del Bolero. Non solo: per essere ancora più erotico, deve essere esattamente in quel tempo, ma deve anche dare la sensazione di ritardare, mai di accelerare. Insomma dentro il ritmo perfetto dei tamburi, gli strumenti solisti devono dare l’impressione all’ascoltatore di bramare un tempo più calmo, per poi essere costretti invece esattamente dentro l’ossessione dell’accompagnamento. Questo, lo dico per i non addetti, è uno dei miracoli della musica: due o più musicisti possono suonare con lo stesso tempo metronomico, dando due sensazioni contrarie, di accelerato e di rallentato.

Finalmente tutta l'orchestra

Finalmente tutta l’orchestra

Torniamo al Bolero, questa volta dal punto di vista di chi suona il tema. Tutto il mondo lo conosce, non si può sbagliare una nota, si farebbe la peggiore figuraccia della carriera. Il suono deve essere bello, l’intonazione assoluta, il ritmo perfetto, come sempre. Ma qui è ben più difficile perchè si ha l’impressione che tutto il mondo aspetti il tuo assolo.Prima partono gli strumenti leggeri con il tema: flauto, clarinetto, fagotto, oboe. Poi inizia ad aumentare la sonorità: sax, tromba, corno, trombone. Poi sempre di più con violini, violini e fiati e finalmente tutta l’orchestra.

E chi suona il tamburo? E’ lui che ha in mano il pallino del gioco. Deve suonare per un quarto d’ora esattamente le stesse due battute, sembrerebbe facilissimo. Eppure deve essere perfetto, mantenere un ritmo da computer. E poi partire pianissimo, quasi inudibile. Poco a poco far prendere vita al suo suono, fino a un piano, poi mezzoforte, poi forte. Sempre di più, sempre di più, fino al più forte possibile del finale. Davvero difficile essere perfetti.

Davvero difficile essere perfetti

Davvero difficile essere perfetti

Io non so se davvero Ravel avesse in mente la sua fidanzata mentre scriveva il Bolero. E’ davvero banale accostare questo pezzo, come fatto col famoso film della leggendaria Bo Dereck, alle schermaglie amorose di due innamorati, dalle iniziali occhiate furtive, ai primi languidi contatti, fino al crescendo incontenibile di passione che esplode nell’estasi finale. Di sicuro il Bolero è il pezzo più sensuale che sia mai stato scritto.

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