A proposito del “Giovane favoloso”

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I premi della Mostra del Cinema di Venezia hanno lasciato “a bocca asciutta” il film di Mario Martone, ossia “Il giovane favoloso”, così si legge sui giornali del dopofestival, tanto che  ho pensato, oso dire, meglio così!

Perché in tal modo l’immagine, la figura di Leopardi rimarrà consegnata a quella tradizionale del poeta che, pur afflitto da una particolare “complessione fisica” che non gli ha dato tregua nella sua giovinezza ci ha però fatto amare la vita, la natura e l’amore. Come diceva De Sanctis “non ha mai conosciuto l’amore eppure te ne accende dentro un desiderio inesausto”.

Perché le sue parole vere e intense come queste: “lingua mortal non dice quel che io sentiva in seno” sono l’espressione più felice della ineffabilità che nasce da un profondo sentire.

Così come non si può fare a meno di pensare a lui quando ci sorprendono i primi profumi della primavera: “era il maggio odoroso” o come al momento in cui si alzano gli occhi per guardare il cielo notturno ci salgono subito alla mente i versi “vaghe stelle dell’orsa, io non credea di ritornare ancor per uso a rimirarvi di in sui veroni del paterno ostello”.

Il "Colle dell'Infinito" a Recanati.

Il “Colle dell’Infinito” a Recanati.

Nei mesi scorsi, “Il giovane favoloso” è stato al centro di una polemica fra ambientalisti e non, fra chi vuole costruire sul “Colle dell’Infinito” una country house e chi invece no, fra chi quantifica il valore del brand che Recanati deve a Leopardi con una cifra spropositata.

Non mi sembrano giuste le parole ora spese per lui sulla stampa da alcuni quotidiani come “tenero Giacomo” poiché la sua è sempre stata una tempra forte e coraggiosa che ha guardato in faccia la vita e il dolore senza ”infingimenti” e facili consolazioni che Leopardi ha sempre rifiutato come la religione e le false amicizie.

Il suo modello di approccio alla vita è stato “La ginestra”: “la lenta ginestra” che non ha mai piegato il capo a chi è più forte di lei codardamente supplicando. Ancora versi da cui discende un insegnamento morale soprattutto per gli uomini del nostro tempo.

A lui dobbiamo anche il rinnovamento del linguaggio poetico italiano derivante dalle lingue classiche latina e greca , nella sua penna diventano assai vicine al nostro linguaggio e proprie della lingua italiana. Alla base di tutto il suo pensiero sta la sua lucidità e consapevolezza che il desiderio del piacere è infinito ed essendo così non potrà mai essere appagato. Da qui l’origine della sua infelicità. Eppure questo razionale rifiuto della vita ne acuisce il desiderio come si capisce leggendo la grande poesia degli “Idilli”.

Ora il film sarà presentato al Festival di Toronto da dove il regista Martone si aspetterà certamente di più di quanto ha avuto a Venezia.

 

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