Se Parigi avesse lu mere

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Spero che Les Amants de la Ville Lumière mi perdonino la citazione grossolana. In fondo Lino Banfi è stato riabilitato. E io, in un piovoso sabato di agosto, cercando su internet il posto più prossimo in cui ci fosse il sole, ho finito per prenotare per me e la mia famiglia un viaggio (volo più hotel) con partenza nell’arco di 3 ore per Parigi. Forse perché a Bari pioveva.A casa nostra tutta la famiglia all’unisono è filo anglofona. L’idea è che l’inglese (anche nella variante americana) sia la lingua, con la L maiuscola, universale, quasi un esperanto. Al limite lo spagnolo può aspirare ad essere una valida alternativa. Ma Il francese…

Quindi siamo arrivati a Parigi, dove la figlia minore andava per la prima volta, ben consapevoli che Paris c’est toujour Paris. Parigi rappresenta un classico immutabile nel tempo, con la sua grandeur, lo chic et le charme, con i suoi turisti americani e giapponesi sempre pronti a fare foto. Oggi, anche molti cinesi, tutti a fare selfie, a prescindere da età, sesso, nazionalità e religione. Parigi è un luogo della storia. Non per niente la parola Souvenir, oggi usata in tutto per il mondo per indicare oggetti tipici per turisti acquistati per non dimenticarsi dei luoghi visitati, è francese e significa ricordo. Parigi è romanticismo e nostalgia per il passato.

Museo d'Orsay.

Museo d’Orsay.

Parigi è sempre un incanto perché è innegabilmente una meraviglia. Ma ti fa pensare che sia bella perché è stata bellissima e vuole che tu lo ricordi in ogni momento. Ti invita perché tu l’ammiri, senza mai farti sentire realmente accolto. A Parigi sei ospite, sei turista. Un ammiratore di una bella donna con un passato unico, che non potrai mai avere.

Londra ti invita dicendoti che è, sì, stata bella ieri ma soprattutto è sempre stata viva e che lo è tuttora e continuerà ad essere bellissima e molto viva anche domani. Londra ti offre costantemente di far parte di quel che è e di quel che sarà. Londra potrà essere sarcastica, ma mai presuntuosa, quando ti dice che lì sei nell’oggi e stando lì sarai anche nel domani. Londra è come una rock star che propone sempre nuovi pezzi senza stancarti, un classico senza tempo, ma sempre diverso e pieno di energia.

A Parigi cercavamo proprio un tuffo nella magnificenza di un passato da mostrare alle figliole: monumenti, musei, boutique e cucina francese (Crêpes in particolare).
L’abbiamo trovato, nessuna delusione. Non andavo da 8 anni e devo dire che alcune cose sono se possibile accentuate. Spiace dirlo ma abbiamo trovato tassisti più scorbutici, il personale dell’hotel e dei musei più arrogante e meno flessibile, i commessi più antipatici e purtroppo spesso menefreghisti. Ma forse anche l’aver più anni sulle spalle ti porta a sopportare meno certe risposte o certi modi.

Però gli scorci ti riempiono il cuore e posso dire di aver visto almeno 11 cose da segnalare che mai avevo visto e che, nel bene o nel male, mi hanno colpito.

1) Parigi più di Istanbul.
Arrivando in città alle 18 circa di sabato 16 agosto, passando nella zona di Port de la Chapelle, ti senti non in Francia, ma in un paese mediorientale o magrebino: grandissimi assembramenti di uomini in abiti non occidentali, pochissime donne, tenute in disparte e tutte dal capo coperto. Per terra cartacce e buste di plastica, gente che attraversa la strada senza guardare o che sosta in grandi gruppi sulle strisce pedonali senza spostarsi, nemmeno al suono dei clacson dei taxisti. Ti senti spiazzato, ma in fondo lo stupore non ti dispiace. Soprattutto perché sei sul tuo taxi. Certo Istanbul fra l’aeroporto e l’hotel era più tranquilla, pulita e ordinata.

2) Ratatouille chez lui.
Arrivati verso le 21 e 30 all’Hotel de Ville abbiamo incontrato Ratatouille. Vedere il classico Disney su maxi schermo proprio nella città dove è ambientato è stato emozionante. E lo schermo era gonfiabile, in maniera che, una volta terminata la proiezione, in 10 minuti la piazza fosse come prima. E oltre lo schermo svettava l’incanto di Notre Dame illuminata.

Spiaggia sulla Senna.

Spiaggia sulla Senna.

3) Se Parigi avesse lu mere…
Parigi ha sempre la romantica Senna, con i suoi “Quai” e le sue isole. Ma anche se un fiume, per quanto pieno di charme, non sia come il mare, la capitale francese sfoggia spiagge sabbiose con cabine, amache ed ombrelloni. Non ti puoi tuffare ma ti puoi abbronzare guardando la Rive Gauche. E la sera sulle sdraio, con i piedi sulla sabbia, puoi ammirare luci e stelle. Poi a fine agosto, tutto come prima.

4) Libertè, égalité, fraternité. Dov’è?
Forse non tutti sanno che prima di regalare la Statua della Libertà alla città di New York, la città di Parigi ne fece realizzare una più piccola in bronzo che trova posto ai Giardini del Lussemburgo… Beh, trovarla è stata un’impresa, perché, pur chiedendo a poliziotti, guardiani e venditori nel parco, nessuno era certo di dove fosse. Qualcuno ci ha anche detto che non ne aveva mai sentito parlare. In realtà ai giardini c’è una replica e il vero calco in bronzo è al Museo d’Orsay. C’è poi una terza replica di 11,5 metri su l’isola de Cygnes che gli americani hanno donato ai francesi, girata verso il porto di New York.

Giardini del Lussemburgo: Statua della Libertà.

Giardini del Lussemburgo: Statua della Libertà.

5) Altalene chic. E io pago!
A Parigi la maggior parte dei bagni è a pagamento, dentro ristoranti, McDonald e Starbucks: 50 centesimi per aprire la porta. Questo non è particolarmente originale. Ma le altalene a pagamento… Non le avevo mai viste, nemmeno nei parchi di quartieri da ricconi di New York, Londra o Beverly Hills. Ai giardini del Lussemburgo, oltre il laghetto con le barchette di legno, ne vedi una fila, di quelle di ferro verde come si usavano negli anni ’60 e ’70 quando ero bambina. Ognuna ha una rete intorno e un alto cancello. Sul cancello c’è una sorta di parchimetro e il cartello (solo in francese, bien sûr, come del resto tutti i cartelli e le descrizioni nei musei, mai in inglese) che spiega che 20 minuti di gioco costano 1 euro. Dentro le gabbiette ci sta un bambino sull’altalena e un genitore magro che lo possa eventualmente spingere. Postazioni XL non sono previste. C’est Paris.

6) Chiuso per Ferie.
A onor del vero eravamo a Parigi nel week-end di Ferragosto; forse molti residenti – soprattutto dei quartieri più eleganti – erano in ferie. Ma, sempre a onor del vero, i turisti di tutto il mondo non mancavano: file ovunque in chiese, musei, nel metrò, per le strade e davanti ai bistrot del quartiere Latino, nel Marais, a Saint-Germain-des-Prés, su Les Champs-Élysées, a Montmartre… Eppure tanti negozi e locali erano chiusi per ferie, anche per 3 o 4 settimane. Non pensavo che potesse capitare nella città più visitata al mondo per turismo.

Gonna in cocco naturale, 82.000 euro e passa la paura.

Gonna in cocco naturale, in giallo 82.000 euro e passa la paura.

7) Aperto per lusso.
Passeggiata a Rue du Faubourg-Saint-Honoré, la strada più chic e lussuosa al mondo, dove tutte le griffe più griffe hanno le loro boutique storiche. Alcune sono chiuse senza precisare fino a quando, qualcuna è aperta con gli sconti sull’estivo. Hermès è aperto e presenta alcune novità e molti classici. Le sue vetrine (più di 10) sono piene di borse di ogni dimensione, materiale e colore: le classiche Kelly e Birkin in tela, pelle spazzolata, struzzo, lucertola… Turchesi, rosse, arancio, verde bandiera, multicolor, cuoio naturale… Non c’è un prezzo salvo che su qualche foulard e calzatura. Poi, in una vetrina di ambientazione safari, si impone allo sguardo una gonna giallo canarino. Non una minigonna, una vera sottana, in coccodrillo selvaggio color Titti. E strano ma vero, c’è il prezzo. Sbalorditivo: 82.000,00 Euro. Ed è pure brutta. In termini di giri sull’altalena dei Giardini del Lussemburgo, a 1 euro ogni 20 minuti, un bambino potrebbe salire al compimento del terzo anno di età e scendere quasi 3 anni dopo, per iniziare le elementari.

8) Senza tetto nè legge.
A contrastare l’immagine di lusso chic, c’era l’altissimo numero di clochard. Non abbiamo mai visto tanti senzatetto da nessuna parte (nemmeno a New York dopo la crisi del 2008). Famiglie intere che appena faceva buio, si attrezzavano con materassi, coperte e cuscini negli androni, sotto i portici o negli ingressi di grandi magazzini chiusi, ma privi di saracinesche. Ragazze e ragazzi, padri, madri e prole, persone attrezzate, come se quella di chiedere la carità e dormire all’aperto fosse una scelta di vita. Qualcuno aveva le tende canadesi che si montano in 4″, quelle che puoi comprare da Decathlon. Chi domandava la carità accompagnato da uno o più cani poteva essere considerato un dilettante, visto che c’era chi poteva sfoggiare fra le coperte anche 3 figli. Da una lato ti si stringe il cuore, anche perché, pur essendo Ferragosto, la sera c’erano 12 o 13 gradi. Un bel freddo. Dall’altro, vedendo le espressioni sui volti degli adulti, veniva voglia di strappare i bambini a quei genitori. O di dire alla biondina sorridente che beveva acqua Evian sotto la trapunta, che nel bistrot all’angolo c’era un cartello di ricerca personale.

9) Parigi val bene una messa? Sì, ma non cantata.
Sia al Sacro Cuore che a Notre Dame la nostra visita è stata effettuata durante la Messa. Le lunghe code all’ingresso non permettono di scegliere il momento in cui entrare e il flusso turistico non può essere fermato durante le funzioni. Se da un lato per la prima volta ho visto coppie mussulmane visitare monumenti consacrati, il che mi ha fatto piacere, perché arte e architettura dovrebbero essere al di sopra della fede religiosa, dall’altro le musiche suonate all’organo durante il momento della Comunione erano angoscianti. Invece di trasmettere pace e serenità, di innalzare lo spirito, finivano per inquietare l’anima. Sembrano brani per vecchi film horror, musiche scartate come colonna sonora di Profondo Rosso o Belfagor. Abbiamo pensato fosse una scelta strategica per far uscire i turisti velocemente e smaltire più in fretta le code.

Siamo stati alla caccia del leon... Gnam Gnam

Siamo stati alla caccia del leon… Gnam Gnam

10) Chocolat! La cosa più bella vista a Parigi.
La boutique più bella, più chic e più invitante, è quella di Patrick Roger, che si definisce “Artiste et artisan du goût”. Si tratta di negozi che vendono le sue creazioni di cioccolato. Sono luoghi di design di rara eleganza e originalità. Quello che abbiamo notato di fronte alla chiesa de la Madeleine è realizzato in acciaio, cristallo e verde smaltato. Esponeva in vetrina un leone in posizione acquattata di dimensione naturale scolpito in un unico blocco di cioccolato; a fianco, quelle che potevano sembrare le ossa del costato di un elefante, sempre a grandezza 1 a 1 e scolpite nel cioccolato. Dentro cioccolatini, praline esposte come opere d’arte minimali e una commessa bellissima e gentile. I prezzi non erano esposti.

La leggenda del pianista all'aeroporto.

La leggenda del pianista all’aeroporto.

11) Finale con sorpresa
Quattro giorni e quattro notti a Parigi passano velocemente. In un momento sei di nuovo all’aeroporto, al Charles De Gaulle, Terminal 2. E mentre aspetti di imbarcarti, vedi in fondo al terminal un angolo ricreativo stupefacente: poltroncine colorate e comode, piante e verde rilassante, un padre e un figlio orientali che si sfidano a calcino (un oggetto di legno molto elegante ed è pure gratis) ma soprattutto un pianoforte rosso fuoco, laccato, perfettamente funzionante lasciato a disposizione di chi vuole suonare e cantare. Bellissimo. Abbiamo rischiato di perdere l’aereo.

Non! Rien de rien…
Non! Je ne regrette rien…
C’est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!

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