Odissea: tra viaggio fisico e viaggio psichico

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Attenendomi con piacere all’argomento assegnato per questo mese, “Il Viaggio”, mi sono detta “Chi meglio di Ulisse, può rappresentare il tema del viaggio nella letteratura antica?”. Potrebbe sembrare banale. Odisseo che se ne va in giro dieci anni, per terra e per mare, per tornare nella sua patria, Itaca, e da sua moglie Penelope. Tuttavia, rivedendo la trama dell’Odissea a grandi linee, sorge spontaneo un particolare che, ai tempi della scuola non avevo notato. Il viaggio compiuto non è uno solo, bensì sono due reali e uno ipotetico. Non è follia, questa, ma solo una passione sfegatata per i classici, soprattutto se ci sono dei morti di mezzo.

Il viaggio reale
ulisse e i FeaciIl primo, vero e concreto viaggio di Ulisse è quello che ha, come punto di partenza, la terra dei Feaci; in particolare il palazzo del re Alcinoo. Infatti, nell’Odissea il viaggio non comincia da Troia, ma da Scheria, dove l’eroe riceve una nave in “regalo” per tornare a Itaca, sconfiggere i proci, riprendersi moglie e castello e far contento il figlio Telemaco che, a parte vagabondare alla ricerca di informazioni, sembra non sia in grado di radunare l’esercito e il suo popolo per combattere. Questa è la Conclusione di tutta la storia. Il lieto fine che ci si aspetta, che comincia all’inizio del poema, passa in secondo piano, e torna alla ribalta per la chiusura della storia. Concretamente, il narratore, racconta “direttamente” il viaggio solo dalla partenza da Scheria. Il lungo e tortuoso peregrinare di Ulisse arriva nel secondo piano narrativo.

 

Il viaggio psichico
Cavallo di troiaQui Omero, o chi per lui (non è il momento o l’articolo giusto in cui parlare della “Questione omerica”), fa un balzo indietro nel tempo, ed ecco che parte il viaggio mentale dell’eroe. La narrazione si dipana all’interno della memoria, dei ricordi. Quello che al lettore/ascoltatore sembra essere un racconto attuale, che si svolge contemporaneamente alla storia, in realtà non esiste. Serve attenzione e memoria per ricordarsi che ciò che stiamo ascoltando/leggendo è “passato”, è già avvenuto. Dalla fuga da Troia all’arrivo nella terra dei Feaci è un poema nel poema, un viaggio nel viaggio, stimolato dal cantore Demodoco, che ha intrattenuto gli ospiti del re con le gesta di Achille e di Ulisse, senza sapere che l’ospite straniero fosse uno dei protagonisti. Immaginate la gioia dei commensali che possono avere notizie “fresche” e di prima mano, e il disappunto del povero aedo che rischiava di non avere la sua razione di cibo quotidiano. (Ricordo che i poemi erano così lunghi perché i cantori o aedi, venivano ricompensati con pranzi o cene, ogni volta che avevano qualcosa da raccontare. Di conseguenza più le storie erano lunghe, più pasti si accaparravano). La narrazione di Ulisse sconvolge e commuove tutti, ed è proprio in questi momenti di commozione generale che il lettore viene scaraventato fuori dalla memoria di Ulisse e si ricorda che è una storia, non il presente. Questa parte dell’Odissea occupa la maggior parte del poema e può essere considerata “reale” come quella del viaggio fisico compiuto dall’eroe verso Itaca. Da qui si intuisce il terzo livello di lettura.

Il viaggio ipotetico
PoseidoneNon sarebbe un poema greco ne, tantomeno, eroico se non ci fosse lo zampino degli dei. Non sarebbe stato Omero se non avesse chiamato in causa anche quelle entità superiori e capricciose che hanno tenuto banco e fatto danni e preferenze nell’Iliade. Da qui parte il viaggio ipotetico, cioè il percorso “più veloce” che Ulisse avrebbe voluto fare per tornare a casa. Punto di partenza: Troia, punto di arrivo: Itaca. Fine del viaggio. Sarebbe stato tutto molto più semplice. Qualche tempesta giusto per non far andare tutto liscio. Magari qualche bella fanciulla solitaria nei momenti di attracco sulla terra ferma per fare rifornimento di cibo e acqua, e poi via dritti a casa. Invece, no: non poteva essere così, Omero aveva bisogno di più imprevisti per guadagnarsi qualche pasto in più. Arrivano, quindi, gli dei: Atena a favore di Ulisse, Poseidone contro. Zeus… in giro a fare il farfallone come al solito ma, sostanzialmente, sempre dalla parte della moglie (ci mancherebbe anche che desse ragione al fratello!). Tutti i buoni propositi, la voglia di tornare a casa di Ulisse, l’intenzione di restare fedele a Penelope, svaniscono nel nulla per colpa di Poseidone, prima, e di Eolo poi. Tra isole abitate da creature mostruose, maghe e donne invaghitesi dell’eroe, il tragitto si allunga. Questo è il viaggio “fittizio”, quello ipotetico che, togliendo imprevisti vari e naturali, e amanti saltuarie, Ulisse avrebbe voluto percorrere.

In base al terzo livello narrativo, togliendo le problematiche legate agli dei, il nostro eroe avrebbe fatto una figura migliore e, forse, Dante lo avrebbe messo in purgatorio a scontare una lunga pena, destinata a terminare, invece che sbatterlo ferocemente all’inferno senza possibilità di fare ricorso.
Tuttavia, la parte più importante, il tema del “viaggio” si complica e si intreccia in vari livelli stilistici e mentali, che solo prestando molta attenzione alla lettura possono essere compresi e scremati. Se siamo affascinati dai viaggi nel tempo, da “Stargate” o “Ritorno al futuro”, sappiate che Ulisse/Omero, in quanto ad immaginazione, non era secondo a nessuno. Dal presente al passato, da una terra ad un’altra, ha affascinato per secoli le giovani menti, catturando la fantasia di ogni lettore, in ogni epoca storica, e spostandolo ripetutamente avanti e indietro nel tempo.

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