Odissea nel Cinema Sardo

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“La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.”

Fabrizio De André

Un’isola dai verdi germogli, che a seconda della luce riflettono nel mare color del cristallo l’armonia della Natura. Il silenzio, dominato dal canto degli animali, sovrasta il caos della quotidianità. Le nuvole nell’entroterra respirano, e respira l’aria dalla freccia dell’oggi non sfiorata, non tradita. Il pulsare della terra rimanda echi lontani, e l’acqua scorre nelle immense cascate nascoste fra le rocce di quei pochi eletti che talvolta si inoltrano nelle foreste per far visita a colei che tutto ha creato, che tutto ha donato, e che la modernità ha lentamente abbandonato. La Sardegna è, per me che vi son nata e cresciuta, l’isola che andrebbe conservata in una sfera dove è permessa l’entrata solo allo trascorrere delle stagioni.

Eppure, noi esseri umani perennemente scontenti di ciò a cui apparteniamo, ricerchiamo la bellezza altrove, lontano. Quante volte, dopo aver guardato un film carico di panorami come The Beach (2000) di Danny Boyle, abbiamo sognato le terre thailandesi. Bastava poggiare un piede oltre la soglia della nostra casa per scoprire che la bellezza era in realtà ad un palmo della nostra mano.
È curioso scoprire come un’isola come la Sardegna sia stata anch’ella protagonista di un numero elevato di pellicole. Vuoi per sfondo decorativo, vuoi per tematiche legate alle tradizioni della nostra terra, o perché venivamo considerati dei selvaggi al pari degli eschimesi come fece negli anni ’60 la Walt Disney, la lista dei registi che vi si sono avventurati è molto vasta.

"CENERE" DI FEBO MARI

“CENERE” DI FEBO MARI

Le prime immagini dell’isola risalgono al 1899, quando fu immortalata per la prima volta in filmati della durata di 55 secondi, realizzato da Francesco Felicetti, in onore della visita di re Umberto I e della sua consorte la regina Margherita. Poche saranno le testimonianze sino agli albori degli anni ’20, periodo in cui verranno girati i primi film muti: nel 1916 comincia a far capolino il primo spiraglio di cinema deleddiano grazie all’adattamento di una delle novelle della scrittrice sarda Grazia Deledda, “Cenere”, ad opera di Febo Mari e che conta sulla magnifica presenza di Eleonora Duse. Mentre nel 1922 verrà girato “Cainà” di Gennaro Righelli, conosciuto anche sotto il titolo “L’isola e il continente” che vede protagonista la pastora Cainà e ambientato nelle zone della Gallura (Aggius, Bortigiadas, S. Teresa e Costa Paradiso).

Con l’avvento del fascismo si metterà da parte la necessità di raccontare storie selvagge, vendette e drammi familiari a favore di un impianto documentaristico che darà vita ai filmati “Mussolinia” che riprese i lavori di bonifica voluti da Mussolini ad Arborea e “Carbonia” che documentò i minatori durante il lavoro.

La guerra, che portò dietro sé sofferenze e drammi, permise la rinascita di un cinema d’evasione nuovamente d’ispirazione deleddiana che, voce della Sardegna, trasmetteva quel tono di fiabesco realismo di cui il popolo aveva bisogno. Se nell’Italia del dopoguerra cominciò a svilupparsi quel fenomeno cinematografico che possiamo definire “ecologia urbana” con pellicole quali “N.U.” (1948) di Michelangelo Antonioni, in Sardegna si cominciò a ruotare la cinepresa intorno a temi come il banditismo attraverso un’impronta prettamente legata al genere Western.

Nel 1951 cominciano a metter piede sulla terra sarda grandi registi come Mario Monicelli che girò “Proibito” nelle zone di Tissi, all’interno della chiesa di Saccargia e nei dintori di Ardara. Dieci anni dopo il festival di Venezia premia come Miglior Opera Prima “Banditi ad Orgosolo” di Vittorio De Seta che tratta il tema del banditismo in uno dei paesi considerato al tempo come il più

DAL FILM "BANDITI AD ORGOSOLO" DI DE SETA

DAL FILM “BANDITI AD ORGOSOLO” DI DE SETA

pericoloso, Orgosolo. Il regista ebbe l’opportunità di conoscere i suoi abitanti, la vita condotta dai pastori fra i pendii del Supramonte e il percorso che talvolta portava un pastore a diventare un bandito.

Da qui in poi Antonioni girerà nel 1964 una sequenza del “Deserto Rosso” nella spiaggia rosa di Budelli, ormai chiusa al pubblico a causa della “carneficina” turistica; nel ’66 il regista americano John Huston girerà sequenze della “Bibbia”; nel ’68 Elizabeth Taylor e Richard Burton saranno protagonisti di “La scogliera dei desideri” girato a Capo Caccia (Alghero).

La fine degli anni ’60 si caratterizza per un aumento di pellicole dedicate alla vendetta e ai sequestri come “Sequestro di persona” (1968) di Gianfranco

TERENCE HILL INTERPRETA GRAZIANO MESINA

TERENCE HILL INTERPRETA GRAZIANO MESINA

Mingozzi con Franco Nero, “Pelle di bandito” di P. Livi e “Barbagia” di C. Lizzani, ispirato alle vicende del bandito Graziano Mesina ed interpretato da Terence Hill.

Nel ’77 verrà girato il capolavoro “Padre padrone” dei fratelli Taviani, trasposizione cinematografica del romanzo di Gavino Ledda e vincitore della Palma d’Oro al 30° Festival di Cannes. La storia è ambientata negli anni ’40 e racconta la storia di Gavino, bambino di soli sei anni che verrà costretto dal padre ad abbandonare l’istruzione per aiutarlo con i pascoli.

Gli anni ’70 saranno anche gli anni della leggerezza di cui si carica la stagione estiva che travolgeranno il ’74 in “un insolito destino nell’azzurro mare di agosto” di L. Wertmuller con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, sullo sfondo di cala Fuili (Dorgali), Cala Luna (Baunei), Capo Comino (Siniscola) ed Arbatax, il ’77 dall’azione di “007-la spia che mi amava” con Roger Moore e Barbara Bach nelle location di Palau, S. Teresa di Gallura, Capo Caccia, Porto Cervo e San Pantaleo e il ’79 dalla maestria di Francis Ford Coppola con “Black Stallions” tra gli scenari di Piscinas e Li Cossi In Gallura.

Infine arrivano gli anni ’80 e ’90, carichi dell’autorialità di Gavino Ledda che girerà “Ybris”, opera sperimentale che racconta il ritorno a Siligo dello scrittore. Questi sono gli anni di Cabiddu con “Disamistade” (1988) e “Il figlio di Bakunin” (1997) dal romanzo di Sergio Atzeni.

Negli anni 2000 la presenza del cinema sardo si fa sempre più forte con opere come “Ballo a tre passi” di S. Mereu, girato a

GAVINO LEDDA

GAVINO LEDDA

S.Teodoro, Urzulei, altopiano di Bitti e presso le dune di Teulada; “Arcipelaghi” (2001) di Giovanni Columbu incentrato sul processo di un ragazzo di quattordici anni accusato di omicidio e “Bellas Mariposas” sempre di Mereu ed ispirato ad un ulteriore romanzo di Atzeni. Di pochi mesi è l’idea della Chunk Collective, una società con sede a Torino, che ha lanciato la puntata pilota del progetto “Ischidados” che in sardo significa “Risvegliati”. La base è Walking Dead ma in aggiunta compare un elemento appartenente alla nostra tradizione: il Mamuthone. Chissà!

Insomma, una storia del cinema che suppongo pochi conoscano ma che merita l’attenzione dei vostri occhi ma soprattutto, della vostra mente.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Paolo Flamigni (Gigi)

    A Locarno l’unico film italiano in concorso era un film sardo, ambientato e girato in provincia di Sassari. “Perfidia” di Bonifacio Angius. Bello davvero, speriamo di poterlo vedere anche al cinema

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  2. anselmo

    Ciao Elena, articolo molto interessante.
    Ricordo un film della Comencini con Corso Salani, ambientato in parte in Sardegna (ma non so se anche girato in loco). C’è una scena con un bar è un’insegna della Ichnusa. Hai presente? Ciao

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    • Elena Usai

      Ciao Anselmo, si ho presente quel film. Se non sbaglio si chiama “La fine è nota” ma solo alcune sequenze sono girate in Sardegna, il resto si muove in differenti location italiane come Torino

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