L’uomo che inventò il caleidoscopio

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L’uomo che inventò il caleidoscopio si chiamava Alì. Ed era arabo. Ovviamente. Viveva in una grande città araba, chiamata La-città-dalla-luna-grande. Con il cielo verde chiaro, il mare viola e le palme color indaco. O almeno così la vedevano i suoi abitanti. E quindi così era.

Alcune sere, annunciate da un vento di mare, la luna diventava talmente  grande lassù, che quasi, quasi era quaggiù e ad ammirarla, arrivavano anche dalle città vicine: da La-città-dei-fiori-di-miele da Dove-gli-uccelli-danzano e addirittura da Il-posto-delle-fragole che distava un paio di giorni di cammello.

al-mukalla-03Giù al porto, tra mille tuniche bianche e sotto barbe nere e turbanti blu, si raccontava che ciò fosse dovuto al fatto che, lì, proprio lì, in quel preciso punto del mondo, l’orizzonte era così grande e sconfinato che Dio, o chi per lui, non era riuscito a costruire una sfera celeste abbastanza grande da appoggiarci sopra.

Quello era perciò l’unico luogo sulla Terra in cui le stelle ti entravano in casa e riprendevano fiato sul comodino, la luna si stendeva sui tappeti, le comete sotto il cuscino e Venere e Saturno s’abbracciavano nell’angolo colorato della casa, come quella famosa volta….

Si diceva anche ed erano in molti a crederci, che tutto quanto fosse tenuto in piedi dagli sguardi sorridenti dei bambini: se un giorno i bambini avessero smesso di sorridere e di guardare il cielo sognando…..Ma questo era un rischio che non si correva in posti come quello. Una di quelle città che quando ci arrivi, ti sembra Carnevale e Natale messi assieme e pensi che il tuo viaggiare abbia trovato un senso e che sia bello non solo andare, ma anche arrivare.

Al mercato settimanale, sulla piazza grande, sconfinata e luminosa come gli occhi dei suoi bambini, si poteva trovare di tutto: pozioni magiche contro l’invidia, orologi per fermare il tempo, porte che non si chiudevano, pianoforti con fiori al posto dei tasti neri e profumo di Primavera al posto di quelli bianchi, libri che si scrivevano da soli e tante, tante altre cose, molte delle quali neppure si potevano vedere. Ma vi assicuro, che se erano lì, qualcuno che poteva vederle, c’era…

Ed era forse anche per questo o forse soprattutto per questo che gli abitanti di quella bizzarra città, Alì compreso, erano tutti mercanti e inventori, soprattutto inventori. Da sempre. E per sempre.

Alì, l’uomo che inventò il caleidoscopio, aveva una moglie e tre figli: la moglie si chiamava Occhi-lontani, la figlia femmina, Soffio-di-smeraldo ed i maschi, Polvere-del-Katakan e Nave-pirata. Non esisteva nulla al mondo che Alì amasse più di queste persone.

Ogni tanto, nelle notti d’estate che notti non sembravano neppure, s’alzava, usciva da solo per le strade deserte, arrivava alla spiaggia, sotto il cielo grande, sfiorava con le mani l’acqua fatata e rimaneva ore a contemplare il mare, lontano e luccicante. Perché solo il mare era più grande ed infinito di quell’amore che batteva nel cuore di Alì.

mario02Ma quella sera, la sera di questa storia, Alì, l’uomo che inventò il caleidoscopio, non era con loro. Il suo cammello, chiamato Sabbia-di-fuoco, l’aveva condotto insieme ad una lunga carovana di mercanti a portare merce preziosa in terre lontane. Ed ora, quella sera, la nostra storia lo trova là, seduto attorno ad  un fuoco grande, a bere del tè e a galleggiare con gli occhi tra le danze sempre nuove di una fiamma antica.

Intorno a lui tanti altri cammelli stanchi, tanti altri cuori in cammino, tanti altri turbanti di seta con dentro altrettanti uomini arabi, inventori. E mercanti. Un cerchio di uomini stanchi. Una delle cose più terribili e spietate che esistano da quando esistono le cose terribili. E spietate.

“Allora dicci, Mohammed! A che invenzione stai lavorando?”
“Beh, sto pensando ad un arco capace di scagliare 40 frecce alla volta con la sola forza del pensiero!”
“Eccezionale! Questa sì che è un’invenzione! E tu Rajà?”
Dune e palme perse nell’oscurità.
“Io ho quasi finito un sistema di carrucole che permetta di non chiudere mai gli occhi e non dormire mai: così si potrà lavorare tutto il tempo!”
Applausi d’ammirazione.
“E tu Alì?”

Alì, l’uomo che inventò il caleidoscopio, era conosciuto e sbeffeggiato per avere inventato una candela con la fiamma di novantanove colori ed il tappeto volante che volava solo se si sognava ad occhi aperti. Non era una bella compagnia per Alì, quella. Lontano, lontano mille miglia, Alì avrebbe desiderato essere così lontano, adesso. Sapeva che la sua risposta non avrebbe fatto altro che essere causa di nuove risate di scherno ed ammiccamenti di commiserazione, ma Alì era un tipo fiero di sé.

“Io vorrei inventare una scatola per metterci dentro il colore delle stelle che si posa sui miei bambini e su mia moglie, quando li abbraccio di notte e poi un cannocchiale per guardarci dentro.” Alì non ascoltò nemmeno quello che gli altri ebbero da dirgli: le solite cose, le solite cose da qualche migliaio d’anni. Sempre quelle…

desert-246601_640Si alzò, prese il proprio bastone, perché tutti i mercanti arabi hanno un bastone e non sanno nemmeno loro il perché, montò sul fido Sabbia-di-fuoco e si diresse verso il buio del deserto, in un mare di stelle. E di notte, nel deserto, il buio è buio davvero. Alì, da solo, nel deserto. Buio. Buio davvero. Oceano di silenzio. Un nulla che s’appropria di te, della tua anima, la porta a galla, aprendo una dopo l’altra le camere della tua mente, come tombe di re lontani, dove vivono da secoli tesori preziosi.

Con i bambini a dondolarsi sul profumo d’erba fresca del giardino di casa. Lì Alì avrebbe desiderato essere: su quell’erba, ascoltando le onde del mare tra i vicoli della sua città, con la mano stretta di un bambino felice, adesso. Occhi lontani. Chiuse le palpebre e si guardò le mani, vedendo i suoi desideri davanti a sé. Prese a correre più forte, incontro al nulla, sul tappeto soffice e sempre nuovo della sabbia del deserto. Poi, quando fermò Sabbia-di-Fuoco, capì di essere giunto in un luogo molto particolare, del quale aveva spesso udito parlare, ma che mai avrebbe pensato di vedere un giorno: il Pozzo delle stelle colorate!

Si diceva che in quel luogo, il cielo fosse così scuro e le stelle così tante e luminose, che poteva capitare di prendere a ridere e non smettere più, di sentire dentro cose che facevano paura e di vedere cose che non si vedevano. Era insomma, considerato un posto molto pericoloso. In realtà chi raccontava queste cose non vi aveva mai messo piede, le aveva solo sentire dire da persone che l’avevano sentito dire… Si sa come va il mondo, anche in Arabia…

P1020703Alì accarezzò Sabbia-di-fuoco, sempre con la mente ed il cuore rivolti ad Occhi-lontani, Soffio-di-Smeraldo, Polvere-di-Katakan e Nave-pirata, scese, si sistemò il turbante perché il momento lo richiedeva e con il piglio e la sicurezza di chi sa d’essere sulla propria strada anche se non sa dove sta andando, cominciò a camminare sulla sabbia del Pozzo delle stelle.

Buio, stelle, colori dappertutto, respiro sempre più affannoso, come se dentro qualcosa stesse crescendo senza trovare abbastanza posto, occhi spaventati, ma grandi, grandi come l’anima, per prendere tutto, tutto quanto c’era là attorno. Come un bambino, la sera di Natale, con i regali pronti da aprire sotto l’albero. Il respiro sempre più forte. Alì.

Questa storia non dice ciò che vide e sentì Alì quella notte, perché è qualcosa che non può essere raccontato. Bisognava viverlo e basta. Per fortuna, esistono cose che non si possono raccontare. Cose che si può solo esserci dentro, sentirle infilarsi sotto la pelle, nel sangue, fin dentro il cuore. E poi lasciare che ti portino via. Per fortuna esistono ancora cose del genere. E finché esisteranno, varrà sempre la pena di stare al mondo e di raccontare sogni ai bambini. Questo fu quello che pensò Alì, quella notte. Ed è la stessa cosa che continuano a pensare quelli che non si sono stancati di sognare e di vedere stelle colorate in cielo, anche quando sembra che i sogni ti siano scivolati via come la sabbia del mare solo un’ora prima e le stelle essersi spente lassù.

La storia invece dice che dopo quella strana sera, Alì tornò a casa da Occhi-lontani, Soffio-di-Smeraldo, Polvere-di-Katakan e Nave-pirata, riprese ad accarezzare la sabbia nelle notti d’estate, ad abbracciare nel buio e nel sole i suoi bambini e ad immaginare bizzarre invenzioni, sorridendo alla luna sui tappeti di casa. E soprattutto, la storia dice che dopo quella strana sera, Alì diventò l’uomo che inventò il caleidoscopio.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Genoveffa

    L incanto del caleidoscopio raccontato con parole evocative che rotolano giù nell anima

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  2. Maria Lorello

    Un racconto che si dipana come una fiaba antica e che ti porta lontano, a sognare ad occhi aperti! Un’ atmosfera ricca di suggestioni, la stessa che si respira quando mettiamo il nostro occhio davanti a un caleidoscopio e vediamo figure e forme che si compongono e si scompongono. Il racconto di colui che inventò il caleidoscopio, così come ci viene narrato qui, riproduce quella stessa magia!

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