La vita è il viaggio

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Ho conosciuto persone con l’ansia del viaggio. Partire, partire, partire. Persone che lavorano undici mesi e mezzo per quel lasso di tempo unico, irripetibile, sognato, agoganto, atteso; quel momento di due o tre settimane capace di ripristinare gli equilibri, riempire l’anima e gli occhi, rilassare, rimettere tutto a bolla … almeno così si spera.

Ho conosciuto persone senza casa, vagabondi per inclinazione o per scelta, un continuo cambiare luogo, paesaggio, pensiero, alimentazione, clima, umanità … per avere tante vite e provare l’ebbrezza di essere sempre diversi. Per non fermarsi mai. Per non mettere radici. Per fuggire dalla banalità e dall’abitudine. Per non avere schemi. Per non doversi adeguare. Per non avere vincoli né legami. E per coltivare così l’illusione di essere liberi.

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Poi c’è chi non riesce a stare a casa. Se ne va per due giorni, il tempo di un week end, appena può, toccata e fuga, dovunque sia, purché lontano dalla solita quotidianità. In apnea fino al prossimo respiro. Una boccata di ossigeno per poi ingranare la marcia e resistere fino alla prossima diserzione.

C’è chi viaggia “comodoso” perchè, dice, “mi faccio un culo così” tutto l’anno, almeno in vacanza voglio essere servito di barba e cappello …

… e chi parte all’arrembaggio, con quattro stracci nello zaino alla ricerca dell’emozione dell’avventura, dell’imprevisto, dell’insolito. Succede quel che succede purchè non ordinario e ordinato, purchè capace di stupire, di lasciare senza fiato, di emozionare, di capovolgere le prospettive. E poi tornare per sentirsi eroi.

C’è chi pensa che i viaggi debbano per forza essere culturali per essere interessanti e rimanere scolpiti nella memoria. E allora le grandi capitali, i monumenti e i musei fanno a gara per farci dimenticare chi siamo e riempiono a tempo pieno gli spazi di vita e i pensieri per nutrire il bisogno di sapere, per sentirsi protagonisti nel mondo, per dire io c’ero, io ho visto, non importa se il fisico barcolla.

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… e chi programma e organizza meticolosamente una vacanza sportiva ed ecologica, per rimettersi in forma. Oggi va di moda. Fitness. Wellness. Bio. Perchè star bene, ma soprattutto essere belli è un dovere. Correre ogni giorno è un dovere – magari respirando smog – per mettere in moto tutti i muscoli e scolpire la propria immagine. Tartarughe e glutei tonici sono l’obietiivo. Andare in palestra è un dovere perché impegnarsi, talvolta fino allo sfinimento, stringendo i denti finché la fatica non si fa sentire violenta e il sudore non gronda abbondante, è una necessità per sentirsi a posto, per purificarsi, per liberarsi dalle tossine e dai dolori del corpo e dell’anima, per poi sentirsi più leggeri e potersi piazzare serenamente sulla bilancia e provare un brivido orgasmico nel vedere la lancetta posizionarsi su 100 grammi in meno. O darsi una rapida e furtiva occhiata narcisista nello specchio dello spogliatoio prima di indossare i jeans e uscire dalla palestra per incontrare gli amici. Happy hours per rilassarsi e ridere, ma non solo, anche per guardarsi, confrontarsi, sentirsi bene nella propria pelle. E, se non è ancora abbastanza, si programma la vacanza salutista.

A volte un viaggio è anche speranza di risolvere un conflitto, di dimenticare un dolore, di fuggire da una vita ingrata, da un sogno svanito, da un amore perduto. Può essere una fuga dalla noia di un’esistenza senza luce. Può essere ricerca di solitudine. Voglia di stare con se stessi. E basta.

E’ tutto questo il viaggio e forse, ognuno di noi, si ritrova un po’ in tutte queste categorie, magari in momenti diversi della vita, con compagni diversi, con obiettivi e aspirazioni nuove. Si cambia.

Ho viaggiato anch’io. Portando con me, al ritorno, ciò che l’esperienza mi ha lasciato. Ho visto, cercato, guardato, rincorso. Ho pianto anche. Disperatamente. Ma son tornata a casa, sempre, portando con me qualcosa di grande. Ed è quando si torna che si tirano le somme.

Nessun viaggio è inutile.

Ho viaggiato molto. Più dentro che fuori di me. Lì gli spazi sono infiniti. Ti regalano la possibilità di cambiare. Ci sono sentieri, dentro, che puoi percorrere mille volte e ogni volta in modo nuovo scoprendo che essi stessi sono sempre diversi. Assumono luce, colore e sapore allineandosi al tuo bisogno o al tuo piano di realtà. O di sogno. Questione di prospettive. Ti regalano metamorfosi continue e sorprendenti. Ti lavano le lacrime appiccicate all’anima.

Non ho bisogno di un biglietto e una valigia per andarmene in giro. Mi basta chiudere gli occhi, lasciar andare la mente, creare il pensiero, dando forma, sostanza, vibrazione e profumo a un’idea. E poi aspettare lasciando sedimentare un precipitato di novità. Straordinaria esperienza il viaggio dentro. Ti fa fare passi da gigante e lascia sempre aperta la porta per un’altra avventura, un’altra esplorazione, un’intuizione, una scoperta. E poi ci ritorni in quei posti, dove sei già stato e hai imparato, conosciuto, afferrato, digerito. O vomitato. Perchè anche quello serve. Così quel vagabondare nei meandri della mente può diventare attesa e speranza, morte e rinascita, gioia e dolore, fuga e ritorno a casa.

Quando riesci a viaggiare dentro stai sicuro che accadrà qualcosa di straordinario che non dimenticherai mai più. Non è difficile ed è alla portata di tutti. Un percorso interiore che può incominciare, finire e rinnovarsi ogni giorno.

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Ricordo … un viaggio importante dentro e fuori di me, per coglierne il senso più puro e più profondo “Il mondo fuori era improvvisamente sparito. Respiravo, senza controllare la mente. Stavo dentro di me. Nessuna aspettativa.Nessun pensiero. Solo un vuoto che poteva contenere tutto. Forse ho solo mollato le redini. Ho lasciato che fosse. Ho accettato. Di fronte all’ineluttabile mi sono arresa. E ho aperto le porte dell’anima sospendendo il giudizio. E poi un lampo. Dentro, una luce improvvisa. Ho intuito che nulla è per caso, che ognuno viene su questa terra per compiere il suo viaggio. Unico, meraviglioso e irripetibile. Una volta finito, se ne andrà. Non è un male, non è un bene. Semplicemente è.” (da “Quattro giorni, tre notti”)

Buon viaggio a tutti!

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. belincanta

    bello, bello :) adesso chiedero’ un passaggio all’ossigeno per portarmi all’interno delle mie vie che sboccano nell’oceano di questo viaggio senza fine :)

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  2. Paolo De Bonis

    Quella sensazione, quell’illuminazione, quel caldo dorato che ti riempe dentro e ti sfinisce dandoti un senso di pace, lasciandoti con un sorriso prima di addormentarsi, come mai prima di allora.
    Bhe l’ho provata anche io, capendo che le casualità della nostra nascita, della nostra vita, sono talmente molteplici ed infinite su infiniti binari, che alla fine siamo tutti, ogni individuo, un tutt’uno scisso in parti connesse.
    All’infuori dei ragionamenti personali, è quella sensazione provata che non scorderò mai e che rimarrà per sempre la mia calda oasi dorata.
    Buona vita e buon viaggio Daria.

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    • Daria Cozzi

      Caro Paolo grazie per il tuo contributo così profondo e allo stesso tempo leggero come un alito di vento :-)

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  3. phoenix08fiamma

    Ci sono ‘viaggi’ che non sono il prodotto di uno stress, di un’impazienza di vivere, di una fuga dalla realtà. Ci sono ‘spostamenti di vita’, che non sono viaggi. Ci sono realtà diverse da vivere e imparare: da introitare ed elaborare per aumentare la conoscenza di se stessi. Sono viaggi sereni, sapendo di sé in altre parti del mondo, in un abbraccio ampio e comprensivo di altre culture e storie e paesaggi e colori e odori e suoni diversi. A volte non importa ‘tornare’ perché non si appartiene a un solo posto. Ci si appartiene e si sta bene ovunque. Questione di assorbire energie che non hanno frontiere. Questione di vibrazioni. E tutto questo non necessita di esposizione.

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    • Daria Cozzi

      “Ci si appartiene e si sta bene ovunque” ed è forse proprio questo il senso ultimo del viaggio, dentro o fuori di sé. O ancora meglio è la ricerca e il bisogno di ritrovarsi per sentirsi a casa. Grazie Phoenixo8Fiamma :-)

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  4. francesca graziani

    Perchè a volte attraverso il viaggio al di fuori cerchiamo di varcare quei limiti che forse ci impediscono di terminare il viaggio all’interno di ognuno di noi. C’è che vive il viaggio come una navigazione su internet o una lettura dei libri di arte e storia, che invece si lascia travolgere dal nuovo in cui è immerso…e in quei momenti ci si perde all’interno del se, e in quel connubio di ciò che appare e è, di ciò che non traspare ma che è vivo come non lo è altra cosa, ci si ritrova in una dimensione che si sente come propria di noi, che parla e racconta del se. O esattamente il contrario. C’è chi viaggia con lo scopo di rendere pubbliche su facebook le fasi salienti ma anche assolutamente insignificanti del proprio viaggiare. E c’è chi viaggia per quell’esempio positivo ascoltato e condiviso. E chi viaggia perchè attraverso il viaggio ci si può davvero sentire parte del mondo, perchè al di la di differenze culturali, di tradizioni, di modi, ognuno soffre, ride, piange, lotta per arrivare o si lascia sopraffare da una pigrizia cronica..perchè attraverso il percorrere mete vicine e lontane, sconosciute o note ma soltanto attraverso filtri, ci si può sentire stranieri, stranieri come gli stessi che si definiscono nel nostro paese tali…

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    • Daria Cozzi

      … il viaggio è tutto questo e molto altro ancora … grazie Francesca per il tuo contributo! :-)

      Rispondi

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