Isis: il dibattito assente

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Leggendo i grandi giornali, i discorsi dei politici o anche i semplici scambi di opinioni su Internet, viene immediatamente in risalto la mancanza di un dibattito decente e serio sull’Isis e sui gravissimi problemi che stanno coinvolgendo il medio-oriente. Siamo inondati da semplificazioni, cialtronerie, battute pessime (a cui pure il Presidente del Consiglio si è accodato) e una faziosità che fa ribrezzo, spesso spinta dai soliti personaggi dello show mass-mediatico.
Per trovare informazioni adeguate e non inquinate dal sensazionalismo e dall’imbecillità giornalistica/politica di turno, è opportuno utilizzare il lanternino sui siti specializzati.

Eppure in una fase come questa, sarebbe importante avere una discussione di alto livello sulla pericolosa china presa in certe parti del mondo arabo, in modo da evitare che anche da noi si propaghino come orde inarrestabili le peggiori idiozie; come quelli che propongono di combattere i nuovi “nazisti” usando gli stessi metodi dei nazisti – i mitici rambo da tastiera -, gridando come invasati su Facebook e nei commenti sui giornali online: “”sterminiamo gli arabi”” oppure “”riempiamoli di bombe nucleari”…
Purtroppo, considerato l’andazzo degli ultimi anni, l’analfabetismo di ritorno, il tracollo del livello culturale e la disattenzione sempre più massiccia (la gente molto spesso commenta gli articoli solo in base al titolo, evitando di leggerli), è difficile aspettarsi qualcosa di meglio nel prossimo futuro.
leonardiagosto 2Ma tutto ciò non può impedire una discussione franca e seria sul problema gravissimo rappresentato dall’Isis: dal fondamentalismo islamico a certe amare verità che, molto spesso, vengono sottaciute dai media mainstream, in modo da non rivelare l’ipocrisia delle nostre classi dirigenti e gli interessi oscuri che legano i nostri cari, irreprensibili uomini di affari alle/gli autocrazie/emirati/dittature arabe e ad altri soggetti poco raccomandabili.

1) In primo luogo sarebbe necessario analizzare le origini e la cause che hanno portato il fondamentalismo islamico a dilagare nel mondo musulmano fino a creare armate fanatiche come quelle dell’Isis che sono l’ultima e la più pericolosa evoluzione di una questione che va avanti da oltre un secolo. Un fenomeno che è pesantemente intrecciato con le politiche occidentali degli ultimi decenni: i suoi rapporti con i governi dell’area e le variabili impazzite della globalizzazione.
È sufficiente prendere in mano un manuale di storia per vedere il radicale cambiamento che ha subito il mondo islamico dagli anni ’60 (epoca in cui erano ancora diffuse idee socialisteggianti, partiti comunisti, pan-arabisti e massicce forze laiche) ad oggi, dove in quasi tutti i paesi vi è un problema con gli integralisti e i rispettivi gruppi terroristici.
È possibile chiedersi se siano stati sottovalutati alcuni fenomeni un tempo marginali? È possibile chiedersi se una o più componenti dell’Islam si prestino molto facilmente all’interpretazione errata e fanatica da parte di alcune correnti, come qualcuno sta provando a fare?

2) In secondo luogo, non può mancare un’analisi spietata della nostra politica estera e della caterva di errori e atti disastrosi/criminali che sono stati commessi negli ultimi anni, specialmente a partire dal 2001, con l’inizio della War on Terror.leonardiagosto 4
Ancora oggi risuonano le trombe della propaganda più idiota con cui i leader occidentali dell’epoca predicavano la sconfitta del Male e il trionfo del Bene, salvo poi scoprire ben 13 anni dopo, in seguito a migliaia di bombardamenti, due guerre mai finite, centinaia di migliaia di morti e un danno economico incalcolabile, che la situazione è nettamente peggiorata, con l’avvento dell’Isis e la sua politica di sterminio nell’area; senza menzionare gli altri gruppi fanatici e la strisciante guerra civile fra sunniti e sciiti.
Quanto hanno influito queste politiche? Hanno delle colpe le nostre élites? Hanno alcuni segreti inconfessabili sui loro sporchi affari?

3) In terzo luogo sarebbe assolutamente doveroso fare un ragionamento sui nostri “amici” e alleati nell’area mediorientale che trattiamo con grandi sorrisi, strette di mano e miliardi di dollari che passano da un conto corrente all’altro. Perchè è facile promettere morte e distruzione alla ditta terroristi&company, mentre “stranamente” è più difficile punire i loro “creatori” e finanziatori, vera linfa economica e vitale di questi gruppi.
È possibile avviare un dibattito serio riguardo ai loro maggiori finanziatori che risiedono nelle ricchissime autocrazie arabe del golfo? È possibile domandarsi che senso abbia gridare alla guerra contro il terrore, se poi si va a cena con quelli che finanziano i fanatici da mattina a sera?

leonardiagosto 34) Infine, sarebbe giusto denunciare anche i giornalisti venduti e l’enorme codazzo di faziosi al seguito, i quali creano da sempre un cortina fumogena intorno alla gravi problematiche che stiamo affrontando in questi tempi. Perchè il grosso del problema non sono solo le menzogne e la propaganda di quelli al potere, ma anche l’ignoranza, le semplificazioni, le omissioni, se non deliberate bugie, diffuse da questi personaggi, traditori della loro professione e dell’onestà intellettuale, quasi del tutto scomparsa in un paese come l’Italia.

Un fenomeno come quello dell’Isis non può essere affrontato solo con gli slogan da quattro soldi e le grida isteriche di gente che non ha le minime basi per discutere della faccenda in questione.
La stessa opzione militare tanto invocata non è sufficiente a contrastare il radicalismo islamico. Sono 13 anni che bombardiamo, usiamo droni e migliaia di soldati per contrastarli. Nonostante la morte di decine di migliaia di terroristi, il problema è più grave che mai. Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, uno che il terrorismo lo ha combattuto veramente, diceva: “per catturare i pesci bisogna togliere l’acqua nel loro acquario, quella in cui nuotano abitualmente”.
Cosa che non è mai stata fatta dai paesi occidentali, tanto che, ad ora, esiste per di più il problema dei terroristi cresciuti in seno alla “società europea” e partiti per la “santa guerra” contro gli “infedeli” in Siria e in Iraq.
Cosa hanno fatto i governi della regione europea per tagliare le fonti di approvvigionamento dei terroristi islamici?

Solo adesso, nel 2014, qualche timido governante ha iniziato ad accusare paesi come il Qatar e soci. Tuttavia la Politica è mancata: dove erano,leonardiagosto 5 i politici, quando l’Arabia Saudita aiutava economicamente le correnti più oscurantiste del Wahhabismo, potente humus culturale per banditi come quelli dell’Isis? Dove erano i nostri leader quando la Turchia, il Kuwait e altri facoltosi e sorridenti paesi addestravano e riempivano di armi/denaro le peggiori canaglie del pianeta?
Nell’asse del maleespressione retorica coniata ai tempi di Bush - avevamo piazzato Assad, l’Iran, Saddam Hussein, Gheddafi, ecc. E tutti gli altri?

Sono proprio questi doppi pesi, questa politica miserabile, ad alimentare insieme a tante altre variabili i nostri peggiori nemici. Perchè il problema non risiede solo nella complessità e negli orrori della politica araba, ma anche in casa nostra, dove gente spregiudicata, collocata ai massimi livelli, collabora con i “creatori” del “male” in nome del “pecunia non olet”, mentre migliaia di innocenti crepano per mano di attentatori suicidi o bombardamenti “intelligenti”.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Pino

    Articolo interessante. Non c’è nulla di nuovo. E forse adesso è più che mai di dominio pubblico, l’informazione su ciò che accade. Mancano gli strumenti per controbattere alla deriva fondamentalista. E i paesi finanziatori sono evidentemente doppiogiochisti. Ma detenendo il prodotti energetici non li si prendere di petto. La battaglia si fa culturale e forse perenne, un po’ come il conflitto Israelo-Palestinese

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  2. Gian Pietro "Jumpi" Miscione

    Ricordiamoci che le cosiddette “invasioni barbariche” furono in buona parte flussi di popolazioni che cercarono rifugio all’interno dell’Impero romano, a causa del radicalizzarsi della aggressività di altre popolazioni “barbare” .
    Mutatis mutandis, l’aumento della destabilizzazione e violenza in medio Oriente potrebbe avere effetti molto concreti e vicini a casa nostra

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  3. francesco tarroni

    Bell’articolo.
    Concordo su tutto.
    Aggiungerei un punto zero ai 4 elencati dall’autore: chi si avventura in disquisizioni su questi temi dovrebbe avere la decenza di informarsi sull’Islam.
    Si è deciso di prendere in mano il manuale di storia?
    Bene, ma è un peccato partire dagli anni ’60, che si parta dalla seconda metà del 500 e ci si faccia uno straccio di idea di cosa vuol dire essere Sunniti o Sciiti.
    Si tratta dell’abc, parte tutto da li.
    Magari si scopre che si tratta di una storia molto avvincente.

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