Inseguendo Luigi XVI

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Tema di questo numero: Il Viaggio. Fine del tema. Sinceramente per me è un argomento molto difficile, da esame. I miei viaggi sono talmente limitati che sicuramente non potrei competere con la maggior parte dei lettori e quindi il mio contributo sarebbe veramente modesto. Però, vi racconterò un viaggio che nessuno di voi ha mai fatto e che non avrà mai l’occasione di fare.

E’ il 21 giugno 1791, il Re di Francia Luigi XVI con la moglie Maria Antonietta e i loro figli sono in fuga da Parigi. Sulla stessa strada, con poche ore di ritardo, viaggia una diligenza diretta a Verdun; trasporta un variegato gruppo di viaggiatori: l’intellettuale inglese e patriota americano Thomas Paine; l’imprenditore De Wendel; la misteriosa Contessa Sophie de la Borde, accompagnata dal suo parrucchiere e da una giovane ancella di colore; la cantante italiana Virginia Capacelli con il magistrato De Florange, suo amante, e un giovane studente giacobino.

beit3Ben presto si uniranno a loro il famoso seduttore Giacomo Casanova, la cui “désobligeant” ha subito un’avaria e lo scrittore francese Restif de la Bretonne, letterato libertino sempre in bolletta, che, avendo perso la diligenza alla partenza, la insegue a cavallo. Inizialmente, chi è a conoscenza della fuga del Re è la Contessa, dama di compagnia di Maria Antonietta, incaricata di trasportare segretamente le vesti del Re che durante la fuga indossa abiti civili, mentre Restif si è messo in viaggio avendo solo il sospetto di tale fuga e incuriosito, decide di narrarne gli eventi.

Saranno le testimonianze dei personaggi che incontreranno alle stazioni di posta, durante il cambio dei cavalli e il susseguirsi di staffette militari che recano misteriosi dispacci, a informare gli altri passeggeri degli eventi storici a cui stanno per assistere. Il viaggio ha termine a Varennes, dove la nostra diligenza raggiunge il Re, ormai intercettato dalle milizie civili e presto ricondotto a Parigi.

La distanza tra la capitale e Varennes-en-Argonne, al giorno d’oggi la si può percorrere con un paio d’ore di auto, un’andata e ritorno in giornata, ma a quel tempo, tale percorso assumeva l’importanza di un vero e proprio viaggio. Se nel 1791, percorrere duecento chilometri a cavallo equivaleva, in termini di tempo, ad un volo Parigi–Sidney di oggi, ben diversa era la percezione del viaggio stesso e il fascino intriseco dell’avventura che aveva il primo.

La diligenza del Re è intercettata a Varennes sul ponte dell' Aire, a pochi km dalla frontiera con il Belgio dove Luigi XVI intendeva trovare rifugio

La diligenza del Re è intercettata a Varennes sul ponte dell’ Aire, a pochi km dalla frontiera con il Belgio dove Luigi XVI intendeva trovare rifugio

Stiamo parlando di una diligenza,
quindi di un viaggio di linea. Le persone ne usufruivano per spostamenti di affari, per andare a trovare amici e parenti e qualcuno anche per raggiungere località a scopo di piacere, ma era sempre e solo un mezzo di spostamento, come lo sono oggi le auto, i treni, le navi e gli aerei. Diverso è il concetto della crociera, che come la intendiamo noi: non esisteva. Sotto il profilo dello spostamento, quindi, i nostri mezzi di locomozione ci consentono di coprire grandi distanze in poco tempo, ma
essendo lo scopo quello di raggiungere una destinazione, il viaggio si risolve in una attesa passiva dell’arrivo, una sorta di teletrasporto rallentato che subiamo, cercando di passare il tempo nei modi più disparati: leggiamo, ascoltiamo musica, vediamo un film, ecc. ecc. ma fondamentalmente ci annoiamo.

Ben diversa era la situazione sulla nostra carrozza, gli spazi ridotti dell’abitacolo, costringevano i passeggeri ad una stretta convivenza per molte ore, ed era giocoforza ammazzare il tempo con la conversazione, alternando, qualche volta, gli interlocutori con il personale dell’equipaggio, salendo in “cassetta” per prendere un po’ d’aria. La diligenza, appesantita dal carico umano e dai propri bagagli, era trainata da due coppie di cavalli su strade sterrate, a volte polverose, a volte infangate dalla pioggia.

Paesaggi campestri o fitti boschi facevano da cornice, e il procedere lento della vettura consentiva la vista dei panorami e di godere dei profumi della natura, a quel tempo ancora incontaminata. Di tanto in tanto, il silenzio era rotto dalle voci dei contadini nei campi che al sopraggiungere della berlina, interrompevano il proprio lavoro per salutare, come un avvenimento, il passaggio degli sconosciuti, quasi un festoso ringraziamento per aver rotto la monotonia del loro lavoro. E chilometro dopo chilometro si giungeva alle stazioni di posta dove durante il cambio dei cavalli, ci si poteva sgranchire un pò le gambe e scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti del posto, i quali ricevevano la posta di giornata e contraccambiavano con qualche pettegolezzo o indiscrezione, come avviene nel nostro racconto, a riguardo del passaggio di una misteriosa carrozza scortata da cavalieri.

"La diligenza a Sesto Fiorentino" di Giovanni Fattori

“La diligenza a Sesto Fiorentino” di Giovanni Fattori

Se l’ora era quella giusta, la sosta si prolungava per dare il tempo a tutti di godere della cucina della locanda, polli ruspanti allo spiedo, formaggi locali e buon vino facevano parte del menù accompagnati da qualche torta contadina. Il suono del corno del cocchiere chiamava tutti all’adunata e la comitiva con spirito rinnovato riprendeva il proprio viaggio. Non era raro incontrare salite lungo il percorso, la parola d’ordine per tutti era scendere e camminare, fino alla cima, in quel caso i cavalli avevano già il loro bel da fare a superare l’ostacolo senza il peso dei passeggeri. Giunti in vetta, dopo una breve sosta, si riprendeva il cammino.

Quando le ultime luci del tramonto lasciavano spazio alle tenebre, ceri accesi all’interno di lampioni garantivano quel poco di luce che consentiva di seguire la via e il lento dondolio della fiamma, appesantiva gli occhi di tutti, stanchi di una giornata che volgeva al termine, anelando il meritato riposo alla prossima locanda che in lontananza richiamava l’attenzione come una sirena, con le proprie luci che illuminavano il buio della notte. La cena era frugale, i più coraggiosi, poi, si attardavano intorno al camino a godere gli ultimi bagliori dei tizzoni, fumando una presa di buon tabacco prima di andare a riposare.

Ecco, questo è un viaggio che mi sarebbe piacuto, ma che non avrò mai l’occasione di fare. Qualcosa di simile esiste nel mondo del trekking a cavallo, ma se sono riuscito a trasmettere le mie sensazioni, avrete capito che non mi basta il cavallo per rendere vero il tutto: occorrerebbe essere sufficientemente lontani da qualsiasi forma di tecnologia, dagli orologi alla luce elettrica, dal gas all’abbigliamento, e poi il tutto assumerebbe la forma di un parco giochi: insomma ci vorrebbe un mondo che non c’è più.

cavalloNell’era della velocità, io, francamente sono stanco di correre e per certi aspetti, rimpiango un po’ i tempi in cui si andava piano per forza di cose, i tempi erano più dilatati e la gente viveva ugualmente. Se per fare duecento chilometri ci volevano due giorni di cavallo, tanto ci metteva anche il mio concorrente, se di affari si trattava, e tutto funzionava lo stesso. Ci siamo evoluti tecnologicamente ma, non socialmente, i tempi e i luoghi sono diversi, ma abbiamo gli stessi problemi di guerre, di carestie, di malattie, di povertà con l’aggiunta di tutta una serie di problematiche dovute a ciò che chiamano progresso, a partire dall’inquinamento del pianeta. Il mondo ha incominciato a morire il giorno che il carbone ha sostituito il cavallo e la vela.

E il nostro racconto? Beh, del nostro racconto ho riportato le mie sensazioni di viaggio, ma interessanti sono soprattutto i dialoghi tra i viaggiatori. La comitiva, non a caso così assortita, rappresenta in parte il “nuovo” che avanza: Thomas Paine e il giovane giacobino ne sono i portabandiera, mentre il “vecchio” è impersonificato da Casanova, ormai sul viale del tramonto, dall’imprenditore De Wendel e soprattutto dalla Contessa Sophie de la Borde, vero esponente dell’ Ancien Régime. Si contrappongono, così, i pensieri conservatori della vecchia nobiltà, legata alla monarchia, ai pensieri liberali dei giovani rivoluzionari, fino all’epilogo di Varennes dove tutti sono
coscienti che dopo quella notte, sarà un mondo nuovo.

121006_fullE ” Il Mondo Nuovo ” (La Nuit de Varennes) è il titolo del film di Ettore Scola che racconta questa storia. Il film del 1982, ha come interpreti, tra gli altri, Marcello Mastroianni (Casanova), Hanna Schygulla (la Contessa), Jean-Louis Barrault (Retif de la Bretonne), Harvey Keitel (Thomas Paine) e la partecipazione di Jean-Louis Trintignant e Enzo Jannacci. Sono 150 minuti full immersion nella Francia rivoluzionaria, con grande delizia degli occhi a chi piace il costume settecentesco e soprattutto a chi piace lo slow travel.

“Vi fu sempre nel mondo assai più di quanto gli uomini potessero vedere quando andavano lenti, figuriamoci se lo potranno vedere andando veloci.
[John Ruskin]

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