In viaggio verso Parigi. Con Trionfo sullo sfondo

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Nell’estate sportiva, cui abbiamo assistito, ci sono molte cose che non sono andate per il verso giusto e che continuano ad essere deficitarie: il mondiale di calcio e le ripercussioni dello stesso. Il viaggio in Brasile dei nostri azzurri, infatti, è stato una rappresentazione vergognosa di impegno e prestazione che pone degli interrogativi importanti sull’asset sportivo del pallone. Tuttavia, in quel della Francia, ci ‘ha pensato un altro sportivo a farci emozionare e inorgoglire. Il suo nome è Vincenzo Nibali e la vittoria del Tour De France 2014 è la sua conquista. Il patriottismo sale pensando a Vincenzo e alla sua impresa che non riusciva ad un italiano da 16 anni, soprattutto focalizzando l’attenzione sul suo viaggio periglioso verso il trionfo. Una storia di sacrifici e successi, alti e bassi, salite e discese, in poche parole, qualcosa che val la pena essere raccontato.

Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali

Tutto ebbe inizio 15 anni fa in quel di Messina. Il giovane Vincenzo, per gli amici, Enzo guardava in tv le imprese di un ciclista che faceva battere i cuori di tutti gli sportivi italiani: Marco Pantani ( Il Pirata). Il corridore romagnolo era un autentico mito per il ragazzino siciliano e le vittorie del 1998 di Giro d’Italia e Tour de France avevano forgiato il sentimento di ammirazione. Nibali, dal canto suo, aveva già insito lo spirito della bicicletta e la passione per lo sport sui pedali. Il divertimento di ogni giorno era correre a perdifiato per le strade sconnesse messinesi, sfidando gli amici in delle “Parigi-Roubaix in miniatura”, con la bandana (ispirandosi a Pantani) in testa. Qualcuno guardando il ragazzo esibirsi dirà: ” u picciot è fort!” E così all’età di 15 anni, il giovane Vincenzo lasciava la sua Messina, per tentare le fortune nel ciclismo. Iniziava il suo viaggio e i compagni di avventura erano la passione, l’ambizione e il coraggio. La destinazione di questa prima tappa era Pistoia (Toscana), in particolare,  la sede della squadra ciclistica Mastromarco. La tradizione del team toscano era rinomata nell’ambiente e i presupposti per un buon inizio c’erano tutti. Il carattere assai timido del giovane non rendeva semplicissimo l’integrazione nel cantuccio pistoiese tuttavia la bicicletta, di lì a poco, sarà la chiave per aprire ogni porta. Nibali, nel biennio 2001-2002, otterrà ben 23 vittorie nella categoria allievi e juniores condite dal bronzo ai campionati del mondo di Zolder del 2002.

Il ragazzo ha talento, spirito di sacrificio e ambizione. Il 2003 e 2004 saranno anni densi di successi e piazzamenti importanti sia ai campionati europei che del mondo per la categoria u23 (under 23 anni) e varranno  la chiamata per un team professionistico: la Fassa Bortolo di Giancarlo Ferretti.

 

Vincenzo Nibali 2009 Tour of California

Vincenzo Nibali 2009 Tour of California

I primi anni di professionismo saranno di apprendistato e studio di un mondo nuovo e complesso, affetto anche da tanti problemi. Quali? La piaga del doping rappresenterà infatti, in quel lasso di tempo, uno tsunami di dubbi e sospetti con le positività ,ai controlli, di tanti corridori di livello. Le classifiche saranno riscritte posteriormente e la credibilità del ciclismo ridotta ai minimi storici. Nel frattempo il giovane Nibali, costruirà il proprio universo con convocazioni in nazionale per le corse a cronometro e la prima vittoria da professionista nella seconda tappa della “Settimana internazionale di Coppi e Bartali”. La sfida è lanciata e il viaggio deve continuare  per traguardi sempre più prestigiosi.

Nel biennio 2008-2009 arriveranno i primi importanti piazzamenti sia al Giro d’Italia che al Tour de France nel team Liquigas con la vittoria al giro del Trentino . Nibali confermerà il suo grande talento tuttavia le difficoltà, specie sulle salite con pendenze superiori al 10%, sono il suo tallone d’Achille. C’è un po’ di sconforto nel 24 enne siciliano. Si sarebbe aspettato di essere più competitivo al cospetto di campioni del calibro di Contador , Schleck, Basso, Evans e le domande sulle ambizioni di una vita cominciano ad affollare la mente: “Il mio viaggio per la gloria si conclude qui? Sono troppo forti costoro per me? Sono interrogativi a cui solo la strada fornirà la giusta risposta”.

Vincenzo Nibali. Vuelta a España 2010

Vincenzo Nibali. Vuelta a España 2010

Il 2010 è l’anno del big bang per Nibali: terzo posto al Giro d’Italia e soprattutto la vittoria alla Vuelta di Espana, cosa che un corridore italiano non riusciva a realizzare da anni. La convinzione prende vigore e i dubbi dissipati dai risultati altisonanti ottenuti. Tuttavia la crescita del siciliano è messa in secondo piano dalle cronache sportive per gli innumerevoli casi di doping che colpiranno in sequenza tanti atleti di livello tra cui Alberto Contador, vincitore del Tour De France. Il ricorso al cosiddetto passaporto biologico, tecnica antidoping introdotta dalla WADA che consiste nel tracciamento nel tempo dei parametri ematici dell’atleta, rappresenterà una soluzione ma la credibilità dello sport a due ruote faticherà non poco a ritrovarsi. In un contesto del genere, emergere e vincere non basta e Nibali lo capirà ben presto. I controlli cui saranno sottoposti i ciclisti saranno infiniti , in un clima da caccia alle streghe, e la diffidenza, come detto, a regnare sovrana. Come fare per riportare un po’ di credibilità?

La risposta è complessa. Dal canto suo il siciliano , nel 2011 e 2012 otterrà un secondo posto al giro e un terzo al tour, rispettivamente, dimostrando sempre grande trasparenza nelle sue prestazioni e soprattutto evidenziando che le prestazioni velocistiche del ciclismo “post passaporto biologico” siano assai più umane di annate precedenti. Tuttavia, al di là di uno spirito chiaro e pulito, Nibali comincia ad entrare nel cuore dei tifosi con il nomignolo de “Lo Squalo dello Stretto” (vista la sua provenienza) per la grande creatività in corsa e coraggio che gli porterà anche tante critiche dagli addetti ai lavori : “non sa correre, non legge bene la corsa ecc”. Comunque anno dopo anno Vincenzo, aggiunge un pezzo del proprio puzzle e il 2013 sarà l’anno della sua definitiva consacrazione.

Il corridore siciliano festeggerà il sogno rosa del Giro d’Italia con l’immagine simbolica della vittoria delle “Tre cime di Laveredo” a immortalare una tappa importante non solo della corsa ma anche della vita stessa del corridore siciliano. Il successo del Giro darà notorietà al ragazzo che tuttavia conserverà intatta semplicità e spontaneità grazie ad una presenza familiare stabile. Il viaggio è arrivato ad un punto di svolta e ora a Vincenzo non resta che puntare al bersaglio grosso,  quello che non riesce ad un ciclista italiano da 15 anni,  il Tour De France.

Nibali

Nibali

La missione “gialla” scatta nel 2014 e la preparazione è dura e logorante. Il ritiro in altura è denso di sofferenza e i sacrifici nell’alimentazione  portano Enzo a confessare, a qualche amico, di poter contare anche le gocce d’olio sulla pasta senza che questo abbia gli aspettati riscontri sulla strada.  Tuttavia, il giorno del Tour arriva con estrema rapidità e il tempo della grande attesa è terminato. Gli avversari sono tanti e forti: Froome e Contador nel giro del Delfinato, proemio del Tour, se le sono date di santa ragione con Vincenzo a guardarli senza poter fare molto. Ci sono dubbi su quanto potrà avvenire però la convinzione di Nibali per l’appuntamento francese conforta assai.
La seconda tappa, a Sheffield, dissiperà le perplessità con una splendida vittoria del siciliano in una corsa, sulla carta, non adatta alle sue caratteristiche. Successo doppio: tappa e maglia gialla con avversari e detrattori a mordicchiarsi il labbro. Da quel famoso giorno inglese, comincerà una vera e proprio cavalcata, un “Tour De Triomphe” per Nibalì, come lo chiamano i francesi, con la foresta di Arenberg domata e i suoi principali avversari attardati (Contador) o ritirati per le cadute (Froome). Sarà una corsa ad eliminazione con Contador a dover alzare bandiera bianca sui Volgi per via di una caduta in discesa. Le malelingue da lì parleranno di tour di “Serie B” dimenticandosi del vantaggio che Vincenzo aveva già costruito precedentemente.

Tour de France 2014: Stage 2

Tour de France 2014: Stage 2

Ma che volete! Siamo Italiani, il Paese degli eterni scontenti!

Detto tra noi, interessa poco. Il corridore italiano arriverà a Parigi con 4 tappe vinte 3 delle quali sugli arrivi in salita di Volgi , Alpi e Pirenei. Un tris d’assi che parla più di mille parole. Ci siamo, il viaggio è giunto a la Station de Paris  e l’arco di Trionfo ,alle spalle di Vincenzo, a far da scenografia perfetta per il suo successo. Vittoria di un ragazzo serio, disponibile e con la voglia di andare sempre oltre. Nell’entusiasmo generale, capeggia un cartello che dice: “Nibali come Pantani…orgogliosi di essere Italiani!”. Questa frase è esaustiva del significato dell’impresa del siciliano e quanto il suo viaggio sia figlio di una miriade di sentimenti di cui, noi tutti, dovremmo prendere esempio. Enzo ha raggiunto lo stesso traguardo  del suo mito giovanile (Marco Pantani) e ora può guardare dall’alto del podio tutti gridando , senza alzare troppo la voce :
“Io ce l’ho fatta, sta a voi percorrere il vostro viaggio e raggiungere sempre nuove mete!”.

 

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