Il viaggio è sguardo sul lontano, sull’inedito, sull’inattuale

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Premessa

Rubrichiamo il Viaggio come la metafora di sequenze di vita incantate e seduttive per merito dei suoi paesaggi e dei richiami delle sue immagini: le loro catture scuotono la mente e la fantasia.
Mai vorremmo un Viaggio dequalificato. Caricatura di un peregrinare con i paraocchi da un luogo ad un altro: spostamenti anonimi, inscatolati, senza possibilità di sguardi rinchiusi in un battito d’ali oppure in sequenze di lunga durata.

In nessun momento, vorremmo vivere Viaggi senz’anima, blindati su rotaie, stipati in piedi, rinchiusi in cabine dagli oblò vuoti di paesaggi marini, pigiati in un auto dai vetri inabili alla vista. Viaggi privi di incanti e di magie. Domanda. La Scuola e la Famiglia educano ad amare il lontano, l’inedito e l’inattuale?

Non lo so. Non spetta a noi indossare il mantello del Giudice. Se lo ponessimo sulle nostre spalle ci avvolgerebbe di presunzione e di supponenza. Il pedagogista può soltanto alzare al cielo il suo urlo di Munch. Una sorta di telegramma che invia agli insegnanti e ai genitori sul pericolo di una Educazione rinchiusa nel “vicino” (la classe e l’appartamento), nel “conosciuto” (il manuale e la Tv) e nel “presente” (le interrogazioni e i cartoni animati).

1. Il ritorno del figliol prodigo

VIAGGIO DI ANDATA. Esprimiamo un netto dissenso a una visione aziendalistica del Sistema di istruzione. Soprattutto se è veicolo di rozze cifre “antidemocratiche” (viva la Scuola selettiva: dà di più a chi ha di più!) e “nozionistiche” (no, all’istruzione/processo cognitivo; sì invece alle conoscenze enciclopediche da imparare a memoria e da spendere nelle verifiche quadrimestrali e finali: tramite test/quiz sì o no. Mai “ni”: regno del lontano, dell’ inedito e dell’inattuale).scuola

Per combattere questa linea anti/Scuola occorre richiamare urgentemente sul palcoscenico i suoi attori-protagonisti: veri e propri figliol/prodigi. Possibile se la Scuola darà protagonismo agli “stili” cognitivi degli allievi che chiedono un’istruzione a misura dei loro linguaggi, dei loro tempi di apprendimento e dei loro modi di sognare.

Al contrario, se prevalesse il modello antipedagogico della Scuola/azienda, il soggetto-in-formazione sarebbe costretto a trovare posto in platea perché il palcoscenico sarebbe riservato agli “oggetti” cognitivi di rapido consumo: le conoscenze mnemoniche e ripetitive, copiosamente introdotte nelle aule dai Programmi/Gelmini. La loro bruttura? Impongono una valutazione immiserita in banali prove di controllo. Siamo alla dittatura di una visione mercantile delle conoscenze. Da misurare come fossero merce (bulloni?) in uscita dalla catena di montaggio di una fabbrica. Siamo al cospetto di una visione utilitaristica della Formazione, mille miglia lontana dalla scommessa educativa dell’autoapprendimento, dell’autonoma interiorizzazione delle conoscenze, della libera accumulazione della cultura. Attraverso le quali si persegue l’i- deale formativo del dare di più a chi ha di meno.

Replichiamo lo “scippo” subìto dall’allieva e dall’allievo nei primi tre lustri del Secolo per via della cancellazione dei loro “stili” di apprendimento. Il fallimentare risultato é stato di farli scomparire dal palcoscenico scolastico.

Il tutto attraverso una concezione mercantile delle conoscenze: da misurare come fossero merci (bulloni?) in uscita dalla catena di montaggio.

money bookQuesta visione utilitaristica dell’istruzione è mille miglia lontana dalla scommessa educativa dell’autoapprendimento, dell’autonoma interiorizzazione delle conoscenze, della libera accumulazione della cultura.
La letteratura psicopedagogica più accreditata non si fa incantare dagli specchietti aziendalistici per le allodole perché va esattamente nella direzio- ne opposta: ovvero, non simpatizza con l’“avventurismo” liberistico della
new-economy.
Per marcare questa distanza culturale, le scienze dell’Educazione sostengono con forza il ritorno dell’allievo (il figliol-prodigo) sul palcoscenico della sco- larizzazione di massa. In questo potrà recitare il copione di un’istruzione a sua misura e rispettosa dei suoi stili di apprendimento.

Il che significa cucinare in classe le conoscenze/competenze in modo che sia- no masticabili e digeribili da ciascuno scolaro. Significa mettere sui banchi un’istruzione che sia al “passo” dei suoi tempi-ritmi di apprendimento, e, insieme, “in/sintonia” con i suoi registri linguistici (ristretti e/o elaborati) e con i suoi schemi interpretativi e inventivi (concreti e/o astratti, induttivi e/o deduttivi).

Se la Scuola mira a un apprendimento a/misura degli allievi, necessaria- mente dovrà garantire due strategie didattiche.

  • Prima strategia. Concedere “flessibilità” ai tempi-ritmi dell’apprendimento, al fine di renderli aderenti alla velocità cognitiva dei singoli scolari: ci sono allievi scattisti e allievi fondisti nell’assimilare le conoscenze.
  • Seconda strategia. Concedere copiose cifre di “socializzazione” nella classe tramite molteplici attività di gruppo. Il che significa evitare che gli alunni restino inchiodati da soli per ore nel proprio banco.
2. Il ritorno del figliol prodigo

VIAGGIO DI RIENTRO. Il percorso di ritorno degli allievi nella Scuola è possibile a patto che cavalchino i propri modi di apprendere. Quindi, scolari in sella sia alle loro dimensioni di sviluppo (le loro potenzialità e virtualità affettive, cognitive e creative), sia ai sistemi simbolico-culturali che disseminano le loro contrade sociali (i “saperi” legittimati presso le molteplici antropologie territoriali).imagination2

Costretto da tempo nella penombra, il figliol/prodigo ritornerà da “protagonista” tra i banchi di Scuola se sarà alla guida della vettura della Formazione. Di più. Salirà le scale di un nuovo edificio scolastico in cima al quale impugnerà una bandiera a due colori.

Simboleggiano altrettanti ineludibili traguardi formativi: la Mente plurale e l’Etica solidaristica. L’una e l’altra negate da una Scuola/nozionistica (obiettivo: il pensiero unico) e discriminatoria (obiettivo: dare di più a chi ha già di più).

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