Il miracolo del lago

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Passo Tre croci, Dolomiti ampezzane, 1850 metri slm, si parte. Poche persone e tutti al primo bivio prendono a sinistra, per il sentiero tradizionale, quello facile. Voi prendete a destra, il sentiero per esperti, verso la forcella Marcoira, 2300 metri. 

Forcella Marcoira

Forcella Marcoira

Inizio molto comodo, sentiero dove si può andare spediti. Non c’è nessuno di qua, siete solo circondati da fiori, profumi e cinguettii di uccelli. La montagna, quella vera, vi inebria con la sua presenza silenziosa. Dopo qualche decina di minuti il sentiero inizia ad inerpicarsi e ben presto sopra di voi vedrete un ghiaione molto ripido che dovrete scalare per arrivare lassù, alla forcella.

Forse le gambe non vi basteranno e in qualche punto vi aiuterete con le mani. Forse il sentiero non è proprio evidente, ma in fondo un punto vale l’altro per salire in questi frangenti. In cima il vento e il suo rumore copriranno il vostro fiatone, mentre davanti a voi a 360 gradi, godrete di un paesaggio che vi toglierà ulteriormente il fiato. Lassù, in un territorio poco battuto potrete vedere, se cercate bene, anche una stella alpina. 

stella alpina

stella alpina

Inizia ora un sentiero in falsopiano, che vi farà passare anche da un paio di piccoli nevai e in un paio di punti sarà attrezzato con una innocua ferrata, perchè alla vostra sinistra un burrone di diverse centinaia di metri sarà distante solo un metro dal vostro piede sinistro. Un’ultimo strappo in salita e improvvisamente laggiù spunterà uno strano puntino azzurro. Anzi non azzurro, turchese, proprio sotto un enorme massiccio. Cosa sarà? Mano a mano che camminate il puntino si ingrandirà e, quando finalmente riuscirete a metterlo a fuoco, un brivido vi correrà veloce dalla nuca, alla schiena, alle gambe.

Ora, con gli occhi sempre fissi al puntino colorato, ormai molto ingrandito, passerete in un piccolo sentiero circondato da una fittissima vegetazione di pini mughi e conifere che vi pungeranno delicatamente e vi faranno pensare: “Ma sono sulle dolomiti o in una foresta tropicale?”

Lago Sorapis

Lago Sorapis

Poi, improvvisamente come era apparsa, la macchia turchese sparisce. Ne sentirete la mancanza per venti minuti, pregando senza essere ascoltati ad ogni curva di riincrociarne la vista. Fino ad un ultimo strappo di pochi metri, superato il quale, di nuovo senza alcun preavviso vi apparirà il miracolo del lago Sorapiss. 
Un colore turchese, denso, unico. Una macchia di vernice circondata da monti di tremila metri che ci si specchiano con le loro lingue di neve e dominata in particolare da una vetta isolata, un po’ inquietante, che lì chiamano “Il dito di Dio”.
Poi vi informerete e saprete che questo colore unico è dovuto al candore della roccia calcarea del fondale del lago. Lo riguarderete, cercherete di imprimervelo nella memoria, farete tante foto.

E tornando, questa volta per il sentiero facile dove incrocerete decine di persone, penserete ancora una volta che la nostra bistrattata Italia è forse realmente il Paese più straordinario del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dito di Dio

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Chi lo ha scritto

Zcc

Musicista da sempre, nato in una famiglia di musicisti e quindi della peggiore specie. Suona la viola e uno dei suoi sogni è trovare qualcuno che a un concerto non abbia la faccia sbigottita quando gli si dice che no, non è un violino. Ama Tchaikovsky e Puccini, Mahler e Schumann. Non gli piacciono molto Verdi e Rossini, ma non lo dice a nessuno perché se ne vergogna. Da qualche tempo adora la contaminazione e quindi osa accostare Bach ai Deep Purple, Mozart ai Gun's and Roses, Beethoven agli U2. E crede perfino di avere ragione...

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