Danimarca: 11 cose che non ti aspetti

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La Danimarca…una terra promessa, un mondo diverso … ma se non fosse tutto oro quello che luccica? Ecco cosa ci racconta un italiano che è andato a vivere là, per fortuna senza una valigia di cartone

Alcuni mesi fa, fortunatamente per scelta e non per disperazione, sono emigrato a Copenhagen in Danimarca, non sono partito con la valigia di cartone e allo sbaraglio, ma sono comunque un emigrante.

Accade, e credo che sia lo stesso per molti, che andare via dal proprio paese e dalle proprie radici faccia vedere le cose in una prospettiva diversa sulla madre patria lontana, sulla quale normalmente riversiamo strali e ingiurie sulle cattive abitudini, maleducazione, mancanza di senso civico, politici tutti ladri, cose che non funzionano, la burocrazia, eccetera, eccetera, come se noi fossimo corpi esterni assolutamente avulsi da tutto ciò che succede e non parte in causa.o-COPENHAGEN-facebook

Considerandomi orgogliosamente ed erroneamente, facente parte dei cervelli in fuga tanto documentati dalla Gabbanelli (che Iddio la protegga, comunque), sono partito per una delle terre promesse, secondo tutti i sondaggi, gli studi di organismi internazionali, le classifiche sulla felicità, e mi sono accorto che l’erba del vicino non è poi così verde e la nostra non è così marcia e incolta. Naturalmente questa è solo una breve e approssimativa descrizione di questo bel paese nordico, in particolare di alcuni stereotipi della società danese, spesso completamente errati quando raccontati in Italia.

Due premesse, anzi tre:
Terra di origine: Ravenna (Romagna, Italia), dove, poche “pugnette”, siamo abituati bene come servizi, socialità, opportunità e via dicendo.
Terra di emigrazione: Danimarca, è un paese bello, civile, organizzato e con tanti aspetti positivi.
Seguiranno, doverosamente, anche 11 motivi per cui vale la pena di vivere in Danimarca (sempre visto dalla prospettiva del migrante, of course)power plant in cpn

1) Green Denmark.

Per carità, tutta la nazione è coperta da impianti eolici, e non potrebbe essere diverso: una landa piatta battuta dal vento; ma ancora la maggior parte dell’energia elettrica è prodotta da centrali a carbone (sì sì, quelle che tutte le volte che hanno provato a farne una nuova in territorio italiano la popolazione locale si è rivoltata come se dovesse arrivare la peste bubbonica). I danesi sono un popolo pragmatico, con molto senso pratico e una buona dose di taccagneria calvinistica: il sistema più pratico ed economico per produrre energia elettrica, al momento, sono le centrali a carbone, e allora se le tengono, anzi ne mettono delle nuove. A Copenhagen ce ne sono due, di cui una proprio in città, con buona pace dei vicini svedesi che si lamentano dell’inquinamento – ma loro hanno il nucleare, e questa è un’altra storia.

2) Traffico.milf in copenaghen

Vanno tutti in bicicletta e con i mezzi pubblici. Come no! Difatti la mattina le autostrade dirette a Copenahgen sono tutte intasate di auto con tempi di percorrenza di circa un’ora per 20 km, quando va bene. Avranno tutti forato la bicicletta?

3) Stipendi: tutti in Danimarca, andiamoooo!

Un operaio guadagna almeno 2000 euro! Vero, ma la vita costa mediamente il 50 per cento in più che da noi, quindi alla fine dei conti il potere d’acquisto è assolutamente lo stesso (e non esiste 13esima, 14esima, liquidazione).

4) lo stato sociale, lo stato sociale, andiamoooooooooo!

Se sei disoccupato, ti danno lo stipendio: sbagliato; se non hai lavorato almeno due anni e non hai versato i contributi (volontari) alla cassa disoccupazione, non hai diritto a un bel niente; e se ne hai diritto, è solo per un tempo limitato. La disoccupazione è un problema anche da queste parti, in percentuali inferiori che in Italia, sicuramente, non tutti se la passano bene, specialmente i giovani che non hanno proseguito gli studi.

5) lo Stato Sociale, lo stato sociale, andiamoooooooooo, part 2.

La pensione c’è per tutti: sbagliato ancora. Innanzitutto si va in pensione tutti (uomini, donne) a 67 anni che fra un po’ aumenteranno a 68 (per ora), poi se non ti sei fatto una pensione privata durante la vita lavorativa, la pensione statale è di circa 450 euro netti al mese, se vivi da solo e hai lavorato almeno 40 anni in Danimarca. Se sei sposato o vivi con un’altra persona che lavora o percepisce la pensione, è ulteriormente decurtata. Che tu sia la Regina o un normale impiegato, lo Stato ti fornisce gli stessi servizi, e la stessa pensione; è una filosofia diversa dalla nostra, qui si pagano le tasse in proporzione allo stipendio ma i servizi e la loro gratuità o meno è uguali per tutti, compresa la pensione.

6) ICI, aboliamo l’ICI (o come si chiama adesso), è uno schifo!

L’ICI in Danimarca esiste, ovviamente si chiama in un altro modo, e si paga anche sulla prima casa, tra 1 e 3% del valore reale dell’immobile (un appartamento a Copenhagen costa dai 400.000 Euro in su, fate i vostri conti…).

7) Il canone Rai non lo pago, è un furto, tanto la Rai non la guardo mai (bravo! Guarda Mediaset).

Esiste una tassa, si chiama tassa sulla comunicazione, che serve principalmente per finanziare la TV di stato danese, che se non fosse per la lingua non sarebbe molto differente dallo nostra, per cui, per ogni nucleo abitativo (famiglia, single, studenti, coinquilini) bisogna pagare 350 euro/anno se solo una persona residente possiede una tv o una radio o un qualsiasi apparecchio in grado di connettersi in rete (pc. telefonino, tablet). E si paga, sia chiaro, non si scappa come in Italia (e questo rientrerà negli 11 motivi positivi)BULLITT-Baby-Cargo-in-danish-style

8) Vanno tutti in bici e con i mezzi pubblici (ancora, direte?), nessuno ha l’automobile, perché sono ecologici.

La Danimarca non è un paese produttore di auto (a differenza di Italia, Francia, Germania, Svezia) per cui dalla produzione e vendita di automobili non ci guadagna granché; che si fa quindi per guadagnarci qualcosa? Si tassano le auto del 120% (cioè in pratica contando le tasse, un’auto che in Italia costa chiavi in mano 10.000 Euro in Danimarca si paga 20.000 Euro), e così facciamo anche credere che siamo tutti ecologisti. La realtà è che, essendo il costo delle auto e del suo mantenimento così alto, nella capitale molti rinunciano a possederne una, ma fuori, dove per muoverti sei costretto ad avere una o due auto per famiglia, paghi e basta (e qui torniamo al punto 3: stipendi e costo della vita).
Per questo il parco auto della Danimarca è uno dei più vecchi e inquinanti dell’Unione Europea.

9) I diritti dei lavoratori, i diritti dei lavoratori.

In Danimarca chiunque può essere licenziato (nel lavoro privato almeno) in qualsiasi momento, i validi motivi per un licenziamento basta cercarli nello scarso rendimento, alto numero di giorni di malattia, soprannumero di dipendenti e così via. Il posto fisso da queste parti non esiste.

10) è uno schifo, mi chiedono di lavorare in nero, l’affitto in nero: dove siamo?

Forse in Italia, ma potrebbe essere benissimo la Danimarca. Se da noi I campi di pomodori sono pieni di emigrati sfruttati, è arcinoto che la maggior parte dei contadini dei campi danesi sono est europei pagati 4 euro l’ora. Purtroppo il lavoro nero è una grossa piaga anche in Danimarca. La scusa è sempre quella, le tasse sono talmente alte che, se ci si riesce, si prende la gente “a nero”.

11) Il coprisella.

E’ l’oggetto più ambito della Danimarca, piove spesso e utilizzando la bicicletta è utile per non bagnarti il sedere tutte le volte che sali in bici, ma se per sbaglio ti dimentichi di toglierlo dalla sella, non fai in tempo ad allacciarti una scarpa che te l’hanno già fatto su. E se credi di essere furbo ad appallottolarlo e metterlo sotto il sellino, sono più furbi di te, sparisce comunque.

Come avete visto in questa breve e superficiale descrizione, quando si parla di altri paesi, non tutte le informazioni che arrivano sono esatte e correttamente documentate, spesso sono basate su luoghi comuni troppo approssimativi, così come sono approssimativi gli stereotipi sugli italiani da parte dei danesi.

Parlando con altri connazionali, leggendo i giornali, i “social media”, si sentono spesso gli italiani desiderosi di emigrare in queste zone perché è luogo comune che qui sia tutto facile, per prima cosa la ricerca del lavoro: anche qui – mal comune mezzo gaudio? – soprattutto per lavori meno qualificati, la concorrenza di manodopera da paesi più poveri è molto forte, con persone disposte a lavorare per stipendi molto bassi (e molti disposti ad approfittarsene, ovviamente), molta della produzione è stata spostata in paesi con costo inferiori oppure chiusa a causa della crisi, che colpisce duro anche qui.Marius-the-giraffe-who-was-killed-by-Copenhagen-Zoo-despite-offers-to-re-home (1)

E tutto questo dovrebbe fare riflettere: sulla crisi che ha pestato duro in Italia costringendo molti a guardare altrove per lavorare, all’attitudine italiana di incolpare gli altri, un’informazione sempre più globalizzata e di facile fruizione ma sempre meno documentata, qualificata e sempre più superficiale … comunque state tranquilli, le giraffe dello zoo di Copenhagen stanno tutte bene.

 

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20 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Sophia

    buongiorno
    Qualcuno mi può rispondere?
    da più di un anno il mio marito lavora in Danimarca, con i soldi che guadagna li qui in italia paga il mutuo di casa e le rate di equitalia io da un anno sono disoccupata.
    La mia domanda è:Per le tasse che paga li dovrebbe dichiarare che ha queste spese? Come funziona?
    Può chiedere qualche aiuto visto che è l’unico che lavora e avendo le grosse spese non rientra . Grazie per qual cessi info.

    Rispondi
  2. Luca

    Il solito italiano che deve trovare difetti anche dove non ci sono. Ravenna e uno schifo come strade, traffico, servizi. Se abiti fuori sei fregato, servizi pubblici 3 volte al giorno. Strade 1 colabrodo, traffico non ne parliamo. Inquinamento? ??Ne vogliamo parlare dell polo chimico

    Rispondi
  3. Daviduccio

    Ma come fate a stare in quei paesi balordi….. Io da ITALIANO INTELLIGENTE CERCO DI METTERE ORDINE A CASA MIA…… CAMPANIA FOR EVER….

    Rispondi
    • Marco

      dovresti provare a vedere che cosa c’è fuori dai confini campani… ti si potrebbero aprire nuovi orizzonti ;)

      Rispondi
  4. Andrea

    Secondo me alcuni punti, tipo il sistema pensionistico e le regole sul licenziamento potrebbero non essere un punto negativo…

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  5. strayeconomist

    Ovviamente non esiste un Paese perfetto sotto ogni punto di vista. Esistono però Paesi che sono obiettivamente migliori di altri in alcuni aspetti. Trovo comprensibile che quando le aspettative sono alte, se poi non vengono rispettate uno ci rimanga male; in un certo senso, si arrabbi. Mi sembra però, al contempo, che questo articolo sia stato scritto con qualche pregiudizio, ed un pizzico d’invidia (che l’Italiano ha nel sangue). C’è anche da dire che l’esperienza personale può essere negativa o positiva, ed in ogni caso non sarebbe sufficiente per generalizzare a livello della popolazione (di immigrati, in questo caso). Punto per punto:

    1. è vero: il carbone è la fonte primaria di energia in Danimarca. In quale Paese così non è? Questo però non fornisce l’interezza della situazione energetica del Paese. Ad esempio, il consumo di carbone in Danimarca è in netto calo dalla metà degli anni Novanta (fonte: http://www.eia.gov/cfapps/ipdbproject/iedindex3.cfm?tid=1&pid=1&aid=2&cid=all,&syid=1980&eyid=2011&unit=QBTU#). In compenso, la Danimarca è uno dei Paesi con la maggior produzione di energia eolica (fonte: http://www.eia.gov/cfapps/ipdbproject/iedindex3.cfm?tid=6&pid=37&aid=12&cid=regions&syid=2007&eyid=2011&unit=BKWH), dalla quale deriva il 30% del fabbisogno energetico, e cioè una delle più alte percentuali al mondo; facile dire che hanno le risorse, visto che per le rinnovabili serve anche la volontà, altrimenti l’Italia sarebbe già indipendente dai combustibili fossili da decenni. E nonostante il clima certamente non favorevole quanto quello Italiano, la Danimarca ha raggiunto nel 2013 gli obiettivi prefissati per il 2020 in quando ad installazione di impianti fotovoltaici (fonte: http://um.dk/en/news/newsdisplaypage/?newsid=25147b44-3dce-4647-8788-ad9243c22df2). E nel frattempi, il Paese sta seriamente cercando di spostarsi dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, per arrivare al 100% di energia “verde” entro il 2050 (fonte: http://www.kebmin.dk/sites/kebmin.dk/files/news/from-coal-oil-and-gas-to-green-energy/Energy%20Strategy%202050%20web.pdf). Ad ora, non ho trovato notizie sulla costruzione di nuove centrali a carbone; l’ultima che mi risulta è quella di Viborg, costruita nel 1996. Per caso hai qualche fonte riguardo questa affermazione? Chiaramente il percorso per produrre energia in maniera più pulita e sostenibile non è privo di ostacoli: non è semplice per un Paese piccolo come la Danimarca, figuriamoci per gli altri. Quello che però racconti non mi pare però un quadro realistico della situazione, quanto parziale.

    2. il traffico c’è per andare a Copenhagen; essendo una capitale (quindi costosa), molti abitano fuori e lavorano in centro; questa non è certo una prerogativa della Danimarca, anzi. Se facciamo però un confronto con città come Milano, Roma, ma anche Tolosa, o Parigi (senza scomodare Londra, troppo grande), Copenhagen è peggio? Meglio? A Roma in un’ora fai sì e no 10 chilometri nelle ore di punta. Il traffico, però, toglie alla Danimarca il primato di nazione con più biciclette pro capite e più vivibile in bicicletta? No (fonte: http://www.businessinsider.com/the-worlds-20-most-bike-friendly-cities-2013-4?op=1). Il traffico, per caso, riduce l’efficienza dei mezzi di trasporto come pullman o metro? Ovviamente no. Il discorso quindi è: verissimo, il traffico esiste anche in Danimarca (specialmente a Copenhagen, una grande città); al contempo, però, esistono alternative, ed una situazione decisamente più vivibile per chi vuole spostarsi a piedi, con i mezzi pubblici, oppure in bicicletta. Tra le grandi città europee, Copenhagen è indubbiamente quella più vivibile senza macchina, personalmente parlando. Non faccio un confronto con l’Italia, che sarebbe impari, visto che qui in bicicletta si rischia la vita, i mezzi pubblici sono praticamente non esistenti e la situazione è insostenibile.

    3. lo stipendio minimo in Danimarca non esiste, ma esiste un minimo orario: 20 dollari (fonte: http://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/humanrightsreport/index.htm#wrapper), cioè poco più di 15 euro all’ora. In media, si guadagna il 50% in Danimarca rispetto all’Italia; e tu dici: eh, ma il costo della vita; in media, i prezzi non sono più alti del 50% (fonte: http://www.numbeo.com/cost-of-living/compare_countries_result.jsp?country1=Denmark&country2=Italy). Certo, bisogna poi distinguere tra la capitale e le altre città; Arhus, la seconda città della Danimarca, è già molto più economica rispetto a Copenhagen. Come in tutti i Paesi, alcune cose costano di più, ed altre di meno; per fare un esempio da “gggiovani”, ho sempre trovato la birra più economica nei locali danesi rispetto a quelli italiani; il contrario per i drink. Il fatto che gli stipendi siano abbastanza commisurati allo stile di vita, comunque, è evidente anche solo guardando gli indici di povertà (la Danimarca è il quinto Paese per HPI; fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Human_Poverty_Index#For_developing_countries_.28HPI-1.29) o il coefficiente di disuguaglianza (la Danimarca è il Paese con il coefficiente di Gini più basso, fonte: http://data.worldbank.org/indicator/SI.POV.GINI/). Questo significa che è tutto rose e fiori? Certamente no. Ma lungi dal condannare il costo della vita come qualcosa di spropositato, specialmente sulla base degli stipendi. Non parliamo poi del fatto che, ad esempio, l’educazione in Danimarca è gratuita; le cure dentistiche per i figli sotto i 18 anni sono gratuite; e tutta una serie di benefit che portano ovviamente il costo della vita a pesare molto meno.

    4. premettendo che la disoccupazione sempre ci sarà (per il semplice fatto che è componente naturale del mondo del lavoro), la Danimarca non solo è uno dei Paesi con il più basso tasso di disoccupazione (5,1% a febbraio 2014; a confronto, l’Italia è al 13% e la media europea è all’11%; fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-01042014-AP/EN/3-01042014-AP-EN.PDF), ma è anche uno dei Paesi con il più basso tasso di disoccupazione giovanile (12,60%, in calo rispetto l’anno scorso; a confronto, in Italia è al 40% o giù di lì; fonte: https://ycharts.com/indicators/denmark_youth_unemployment_rate_lfs e http://www.ibtimes.co.uk/italys-jobless-rate-hits-37-year-record-high-youth-unemployment-reaches-41-6-1431445). Non capisco poi, onestamente, da dove tiri fuori la certezza che per i giovani sia questo enorme problema trovare un lavoro; nel 2008, quasi la maggior parte degli studenti di 16 anni, ed il 70% degli studenti sulla ventina, avevano un lavoro, oltre allo studio (fonte: OEC, rapporto sul mondo del lavoro nei Paesi del gruppo). Il fatto, poi, che non ci siano troppi ammortizzatori sociale non è necessariamente un male, ma sorvoliamo.

    5. il fatto che l’età pensionabile aumenti non è di per sé sbagliato (se aumenta l’aspettativa di vita, e migliorano le condizioni di salute della popolazione, il pensionamento per forza di cosa si sposta un po’ in avanti), ed il fatto che l’età sia uguale per uomini e donne è solamente un esempio di come la parità dei sessi sia culturale e sociale, in Danimarca si può andare in pensione dai 65 ai 67 anni (fonte: http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/publication14992_en.pdf) in base alle differenti tacche contributive. Riguardo al resto delle tue asserzioni, ti consiglio di leggere un riassunto di come funziona il sistema pensionistico, sia mai che tu voglia scrivere qualcosa di corretto la prossima volta: http://www.oecd.org/finance/private-pensions/42565773.pdf

    6. parliamo dell’imposta sulla casa; prima parlavi della presunta ingiustizia di non fare distinzioni per la pensione: qui casca l’asino, perché i pensionari hanno, ad esempio, una riduzione di questa imposta (fonte: http://denmark.angloinfo.com/money/general-taxes/property-taxes/). La tassa sul terreno è chiamata ejendomsskat; questa è progressiva, è in media intorno al 2,5% e, soprattutto, è calcolata in maniera tale da prendere il più basso tra due valori dell’immobile. Inoltre, non sono tassate moltissime cose accessorie alla casa, come ad esempio le rendite nel caso si vendesse. Le tasse sono “uno schifo” solo se non sono redistribuite in maniera tale che vengano giustificate. Visto il livello dei servizi danesi, si può davvero dire che sia uno schifo? Non scordarti, poi, che in Danimarca, come in tutto il Nord Europa, non esiste la mentalità di possedere la casa; moltissime persone sono affitto, e non si fanno problemi: più flessibilità, meno costi e più soldi per altre attività.

    7. una tassa comune in moltissimi Paesi, a mio parere senza senso; in ogni caso, oltre 180.000 famiglie non pagavano questa tassa qualche anno fa (fonte: Berlingske), quindi chi non paga c’è, eccome.

    8. una tassa per scoraggiare l’utilizzo delle automobili è quanto di più paternalistico uno Stato possa fare; lo Stato può pensare dove il cittadino arriva, e quindi in alcuni casi opera al fine di raggiungere determinati obiettivi. L’utilizzo dell’automobile al di fuori delle grandi città non è così necessario come vuoi farlo passare, e la mobilità è decisamente migliori di un Paese a caso come l’Italia.

    9. il fatto che sia facile licenziare (quando poi le ragioni che elenchi sono piuttosto giuste, e dovrebbero essere utilizzate quando necessario) poco importa nel mercato del lavoro danese, quando il tasso di disoccupazione è uno dei più bassi al mondo e le opportunità lavorative sono le più alte al mondo. Il mercato del lavoro è più flessibile e meno rigido: questo significa che è più facile essere licenziati, ma anche essere assunti; questo è evidenziato dai dati sulla disoccupazione e di come questa sia ormai stabile da anni (quando negli altri Paesi europei è in crescita). Non citi poi il fatto che nel caso in cui un’azienda debba chiudere, i dipendenti sono protetti da un fondo, Lønmodtagernes Garantifond, che per un periodo continua a fornire il salario. Inoltre, è illegale licenziare sulla base delle caratteristiche individuali (come l’orientamente sessuale; cosa che in Italia purtroppo avviene spesso). Vogliamo poi parlare delle garanzie fornite ai neo-genitori?

    10. in Danimarca ci sono discriminazioni, ingiustizie, e tutte queste brutte cose; certo! Ma quanto sono comuni? Il lavoro nero esiste (come in ogni altro Paese), ma la percentuale si assesta su livelli bassissimi, rispetto Paesi come la Spagna e l’Italia (fonte: http://www.undocumentedmigrants.eu/library/s15990_3.pdf). Parlare di “grossa piaga” è fuorviante, a meno che tu non tiri fuori dei dati a supporto della tua tesi.

    11. già. A me hanno rubato la bici a Copenhagen… Saranno stati degli Spagnoli?

    Queste precisazioni per dire che ogni Paese ha i suoi lati oscuri, i suoi problemi, le sue magagne. Ma che bisogna essere realisti. Si mangia male in Danimarca? Rispetto all’Italia, sicuramente; ma se fai la spesa, mangi bene come a casa, e se ti piace il pesce, c’è l’imbarazzo della scelta. Una metafora per spiegare che dipende dalle esigenze e da cosa si vuole dalla propria vita. Io vorrei crescere dei figli con il mio partner (omosessuale) in un Paese mediamente tollerante, e dove la vita è mediamente tranquilla, e dove ho opportunità lavorative nel mio ambito. La Danimarca in questo senso è un Paese (quasi) perfetto. Poi sicuramente mi incazzerò del coprisella, ma difficilmente perdere una giornata intera per fare 140 chilometri in treno.

    Rispondi
    • Lucia

      Grazie del tuo documentato contributo. Veramente interessante. In bocca al lupo per la tua vita!

      Rispondi
    • Raf

      Spero che tu abbia intenzione di intraprendere la carriera giornalistica, commenti così ben documentati non si leggono nemmeno più sui giornali. Grazie del commento, più interessante dell’articolo

      Rispondi
    • Manuele

      Mi accodo a Raf, complimenti per il commento, è stato utilissimo come quasi mai accade. Grazie

      Rispondi
    • Giuliana Sofia Vitelli

      Sinceramente hai dato più informazioni tu dell’articolo .. e tutto era molto più interessante e dettagliato, infatti ho aggiunto qualche tuo punto nella mia ricerca sulla Danimarca quindi grazie per questo commento

      Rispondi
    • gulisano2

      Caro Riccardo! Hai fatto bene a correggere molte cose non esatte o addirittura false da Lello Z. ma tu anche ne fai delle bugie o ignori le fonti e anche delle cose che non sei aggiornato bene.Se c’e’ uno che ne sappia un po di piu’ sulla Danimarca,sarei io, poiche’,ci abito da 46 anni e so di quello che dico e penso.Ho lavorato come giardiniere al comune e alla provincia,oggi regione,Nord Jylland,Jutlandia Nord,esattamente Aalborg terza citta’ danese,ha superato Odense pr. abitanti. Io e moglie abbiamo due figlie che sono andate all’universita’ di Aarhus e non hanno costato quasi nulla per l’ intruzione e ottenuto la Laurea in Legge(Avvocato )e Laurea in Medicina(chirurgia).La piu’ grande e’ Direttrice dell’ intistuto
      Leggi Data Personale(Privacy) e l’ altra figlia e’ Primaria di Neurochirurgia qui a Aalborg all’
      Universita’ Hospital Aalborg,questo in Sicilia io e mia moglie non potevamo farlo senza soldi,mi sono spiegato bene.Poco tempo fa OECD disse che la Danimarca era la nazione piu’ felice al mondo,mentre Aalborg era la piu’ sicura dell’ Europa!Ammetto non e’ tutto oro
      quello che l’ uccica!Ciao

      Rispondi
  6. Gius

    Complimenti, il tuo articolo si legge tutto d’un fiato. Mi sembra giusto raccontare qualcosa descrivendo entrambi i lati della medaglia, secondo una percezione realista e non stereotipata. Sarei anche chiurioso di conoscere, nel caso in cui ve ne fossero, i lati positivi per cui una persona dovrebbe partire per la Dannimarca.
    Ciao!

    Rispondi
  7. lello z.

    Caro Riccardo,
    le fonti, hai ragione, mancano: comunque in poche righe e’ difficile spiegare tutto (ad esempio come funziona A-Kasse o come funziona il sistema pensionistico) e quindi alcuni dati possono essere incompleti (ma cmq. non campati per aria)
    Il concetto di fondo del mio articolo e’ ….. che mi sono rotto di leggere, anche in siti di alcuni popolarissimi movimenti politici, che in Danimarca si riscaldano le case con il calore delle fogne (a Copenhagen dormiamo in un caldo letto di m….) e baggianate del genere.
    I danesi sono i primi a guardarci come degli stupidi quando gli chiediamo se queste cose sono vere. Allo stesso modo mi indigno quando ci accusano di avere dissanguato le casse dell’unione europea per risanare la nostra economia come la Grecia……

    p.s. scusami ma sul lavoro non capisco il tuo commento: io ho detto che non esiste il “posto fisso” non che non esiste il lavoro a tempo indeterminato, forse mi sono spiegato male: il succo e’ che l’equivalente del nostro articolo 18 in Danimarca non esiste (naturalmente ci sono gli ammortizzatori sociali eccetera eccetera). Io stesso ho un contratto a tempo indeterminato ma l’azienda puo’ licenziarmi semplicemente dandomi un preavviso e un valido motivo (tra cui anche scarsa produttivita’)

    Ciao

    Rispondi
  8. Riccardo Saracino

    A marcello ma le fonti??? il 50 % in più ? ma dove? 1 anno di contributi all’ A-Kasse non 2! i dati sulle pensioni sono sballati. ESISTE IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO non fisso.

    Rispondi
    • kiki

      Marcello è un portatore sano di fonti (soprattutto sul coprisellino).
      Limitandosi però al CPI (Comparative price level) fornito da Eurostat (fonte!) il valore dell’indice è 142 per la Danimarca e 105 per l’Italia, quindi Marcello vergogna! Non è il 50% in più dell’Italia, ma solo il 37% in più (esticazzi, che errore!)

      Rispondi
  9. Gian Pietro "Jumpi" Miscione

    Grazie dell’istruttivo resoconto.
    Io ho vissuto in una casa danese per pochi giorni. Il bagno aveva l’estensione di una cuccia di un cane, mentre le dimensioni del lavandino consentivano di lavarsi al massimo “i diti” indici. Pensavo fosse una particolarità di quell’appartamento, ma poi, in un negozio di sanitari sotto casa, ho notato che il 90% dei lavandini in vendita erano uguali a quello….
    Poi, certo, per andare all’aeroporto l’autobus viaggiava 24 ore su 24 al prezzo di un biglietto urbano. Mentre a Bologna, per raggiungere l’aeroporto percorrendo un tratto inferiore di strada, si paga l’iradiddio.
    In due parole, direi che la differenza tra paesi latini e nordici sta nel rapporto tra individuo e collettività: è di diffidenza nei primi, di cooperazione nei secondi.

    Rispondi
  10. antonio

    bravo Marcello!!!
    allora quando torni a Ravenna??
    ( puoi sempre pagare il volo con i token rimasti.

    Rispondi

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